Le strade si fanno sempre più nere, il noir cattivo. Bisogna chiamare Piero Colaprico

01Nella crème dei cronisti di nera. Uno dei noiristi più celebri della nostra letteratura contemporanea. Inventore di un termine, tangentopoli, che la Crusca ha elevato a italiano ufficiale (ah, se solo l’avesse depositato da un notaio!). Padre del maresciallo Binda prima (con e senza il compagno di penna Pietro Valpreda), ora affida al ben più cattivo Corrado Genito il compito di ristabilire un po’ di rispetto per la legge. Per quanto figlio della Murgia, Piero Colaprico sembra giunto a noi dalla Milano dei tempi magici di Jannacci, Viola, Herrera e Rocco. Più piscinin del Giambellino che fighetto di corso Como, per intenderci. E questo anche se il suo decennio aureo fu quello della Milano da bere.
02L’uscita del suo ultimo romanzo, La strategia del gambero, è l’occasione buona per una chiacchierata sul nero di questa città. E di questi tempi.
Il passaggio dal maresciallo Binda all’ex agente segreto Corrado Genito è anche un modo per sottolineare quanto sia cambiata la criminalità contemporanea, una trasformazione che un servitore dello Stato come il primo non avrebbe potuto affrontare?
«Sì e no. Genito c’era già in Kriminalbar, compariva di sfuggita in Qui città di M. ed è uno dei tre protagonisti di La donna del campione. Cioè il passato e il contemporaneo convivono.»

A proposito, come se la passa in pensione il vecchio maresciallo?
«Ricorda. Magari tra un po’ ricompare. Sai come sono i pensionati, più imprevedibili di un prestigiatore.»

Il passaggio di testimone illustra anche un tempo più sbrigativo, sfacciato, torbido, più volgarmente ordinario nelle forme e nella sostanza rispetto a un recente passato. Una scelta consapevole o che le è venuta fuori da sola?
«Scelta consapevolissima.»

Siamo abituati a definire “romantica” la criminalità degli anni ’60 e ’70. Ma è questo un termine davvero spendibile per riferirci all’universo malavitoso?
«Credo di non averlo mai usato in vita mia. La mala è mala, a volte è più crudele e staccata dal contesto sociale, a volte ne fa parte. Da quando c’è la droga da vendere, la mala poi è staccata dalle famiglie, le ha devastate, o ha contribuito a farlo.»

Perché il crimine non produce più popstar alla Vallanzasca o Turatello?Renato Vallanzasca«Loro ci tenevano a essere conosciuti, i nuovi criminali se ne fregano della popolarità, più sono invisibili, più guadagnano. I Pablo Escobar finiscono in gabbia, i Mister X no.»

Quando con Pietro Valpreda incominciò la sua carriera di narratore noir, il thriller o giallo che dir si voglia era ancora confinato nella cosiddetta letteratura di genere, definizione che lo confinava alla periferia del vero salotto letterario. Oggi, almeno in .

Oggi, almeno in Italia, è da tempo la fetta più consistente dell’intera nostra editoria libraria. Abbiamo generato eccellenti giallisti o mediocri romanzieri con cui riempire divani e poltrone?
«Era cominciata prima, con Sequestro alla milanese, ma non se n’è accorto nessuno. Poco male. Solo i decenni rivelano i romanzieri, non i minuti né i clic. Secondo me, ci sono buoni giallisti, in questo momento storico, e romanzieri abbastanza scarsi. Cioè, dopo Scerbanenco, nel genere giallo, non è che vengano pubblicate eccessive schifezze. Dopo Sciascia, Testori, Pasolini, Buzzati, chi abbiamo? Baricco e Ferrante? Aiuto.»

colaprico1Rispetto agli esordi, com’è cambiato oggi il mestiere di scrivere un romanzo nero?
«In niente. Se uno ha qualcosa la scrive. Se non ce l’ha, purtroppo, la scrive lo stesso. Temo che più che lo scrittore, o l’aspirante tale, sia cambiato l’editore. Non manda a ranare come un tempo.»

Da cosa è partito per arrivare a La strategia del gambero?
«Da quello che so della ’ndrangheta, argomento del quale potrei parlare otto ore di seguito senza ripetermi. Da Per un pugno di dollari, inteso come film. Dall’assenza di un vecchio amico.»

Quale il profilo o il personaggio del romanzo che sente di aver creato particolarmente bene?
«Genito funziona. Kurt Stringoli, il cattivo, pure. Ada, la sua futura sposa, anche. Non ho recriminazioni verso me stesso, stavolta.»

Quali sono le sue letture preferite oggi?murakami
«Sono onnivoro. Murakami è un grande scrittore mainstream. Don Winslow conosce i meccanismi del noir.»

Non le sembra che nel nostro Paese il noir sia legato a un profilo eccessivamente localistico tanto che ogni lembo della penisola può mostrare con orgoglio la medaglia del suo giallista che lo racconta?
«Sì, ci sono giallisti di quartiere. È un po’ patetico, ma se vende e rende la gente felice, chi sono io per giudicare?»

Fino agli anni ’80 il giallo è stato un genere tendenzialmente di destra o per lo meno conservatore. Dagli anni ’90 ha svoltato decisamente a sinistra. Cosa è successo?
«Siamo arrivati noi, ragazzi di strada, non necessariamente di sinistra, ma che la destra faccia abbastanza pena come produzione di autori e, soprattutto, di lettori, è cosa nota nel mondo. Il fascista legge poco e non si vende agli ignoranti.»

Lei è anche un grande appassionato di pallone. Come lo era Montalbán, di cui si ricorda un bellissimo romanzo con al centro proprio il mondo del calcio. Non è mai stato tentato di prendere in mano questa materia e plasmarla con una storia nera? Intendo più di quanto fece con L’estate del Mundial.
«I sogni muoiono all’alba: se l’Inter vince un altro scudetto, o se torna Mourinho, ci penso.»

kaboboAl giallista Colaprico, che cosa fa più paura della strada oggi?
«La follia alla Kabobo, questa miseria che alla fine sfocia in atti di violenza assoluta, scriteriata, casuale.»

E al giornalista?
«Le persone civili che voltano sempre la testa dall’altra parte. I benpensanti diventati vigliacchi.»
Da conoscitore decennale della strada, per contrastare il nuovo crimine la polizia di cosa avrebbe bisogno: nuovi mezzi e persone o leggi diverse?
«Dovrebbe trovare un maggiore collegamento con i cittadini, che oggi hanno meno sfiducia di un tempo delle divise. E dovrebbe affrontare alcuni fenomeni come ha affrontato le mafie: basta arresti spiccioli, ma microspie, controlli, indagini più lunghe, in modo che alcune organizzazioni, anche straniere, siano debellate per decenni. Altrimenti, piccoli Totò Riina crescono anche nelle periferie.»

Un celebre ritornello di De Gregori faceva: Tu da che parte stai?/ Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati/ o di chi li ha costruiti rubando? Una dicotomia ancora valida o una sintesi ormai un po’ troppo affettata?
«Cioè, tra Caprotti dell’Esselunga e chi dirige il racket dei nigeriani che chiede la carità davanti al supermercato, tutta la vita con Caprotti. Ma sono categorie obsolete. Diciamo che se chi ruba nei supermercati è un vero povero, sto con lui, se è uno che rivende il salmone sottobanco al salumiere, sto con il sorvegliante.»

Lei si è guadagnato un posticino imperituro nella nostra lingua per aver coniato il termine Tangentopoli. Mani Pulite non era ancora nata e l’albergo Trivulzio era un luogo pio in tutti i sensi. Se avesse registrato da un notaio quel termine…tangentopoli
«Non sono avido, questo è sicuro. E per quel termine, e per quelle storie, ho avuto molte più maledizioni che benefici. I corrotti, forse non lo sa, sono un po’ dovunque. E i quaquaraquà al loro servizio dilagano. Quindi, ne ho ricavato soprattutto rogne e scocciature, ma a me il corpo a corpo non dispiace, quasi sempre ignoro, se devo dire la mia la dico.»

C’è un politico oggi che potrebbe ispirarle una storia?
«Ah ah ah, in che senso? Ne La strategia del Gambero c’è un politico, proprietario occulto di una discoteca, chissà se esiste.»

colapricoCome sta cambiando il mestiere di cronista di nera?
«Troppi cronisti non di nera ci provano. Il cronista di nera non aveva e non avrebbe bisogno delle conferenze stampa per sapere che cosa sta accadendo nella “sua” città.»

Questo suo nuovo personaggio avrà un seguito?
«Il mio universo letterario è circolare, tutti, se sono vivi, tornano. A volte persino se sono morti.»

 


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