Oscurati dalle nuvole – The Final Cut (Pink Floyd)

01Scrivere e produrre qualunque cosa dopo The Wall poteva essere anche un atto d’incoscienza. Certo di coraggio. L’alienazione di Pink si era presa tutto. L’unanime successo planetario, i conti correnti di band e dintorni esplosi anche grazie al magnifico film di Alan Parker tratto dal disco. Di The Wall si poteva morire. E infatti i Pink Floyd morirono.

Morì la band così come ci eravamo abituati a conoscerla e farla nostra dopo l’uscita del diamante impazzito. Ora venimmo informati del foglio di via a Richard Wright. Troppe le sue critiche a Roger Waters, la sua grande distanza verso una nuova ossessione. Per un nuovo album che non sarebbe stato dei Floyd ma coi Floyd. Un disco, come indicato nel libretto, scritto da Waters ed eseguito dalla band. O dal trio che ne era rimasto. The Final Cut. Dodicesimo album, uscito a fine marzo 1983. Ma, come detto, il taglio era stato già dato. Chirurgico. Senza che l’arteria fosse in grado di contrarsi e bloccare il flusso di sangue. Col colpo netto la fuoriuscita non si blocca. Il muro era stata la lama perfetta.

The Final Cut quindi non poteva avere le carte per essere una storia qualunque. Purtroppo non giocò neppure quella dell’album di passaggio. Si parlò quasi esclusivamente di quanto distruttivo stava accadendo dentro il gruppo. Il tempo di metterlo in vendita e poi toccò a Waters uscire (o a essere invitato a farlo) e a Wright rientrare. Eppure, a distanza di 32 anni, questa è un’opera d’arte di enorme interesse. Declinata totalmente in nero, ma ugualmente gonfia di bellezza e alimentata da sussurri e grida per una vita che non può essere più uncinata, un’esistenza condannata ai bordi di un tempo sgonfiato ma che non smette di emettere un ricordo vivido per cose e persone perdute.

Una nuova ossessione. Questa volta per il padre del dominus dei Floyd, Eric Fletcher Waters (a cui l’album è dedicato), morto durante la Seconda guerra mondiale. Sbarcato ad Anzio nel gennaio del 1944 e ucciso neanche un mese dopo ad Aprilia e da allora ancora disperso. Una memoria intima che non ha smesso di essere centrale nell’esistenza del figlio Roger, visto che solo l’anno scorso il musicista venne a visitare i luoghi dei combattimenti del padre e a scoprire ad Aprilia un obelisco commemorativo in memoria dei caduti senza sepoltura.02

Un Requiem per il sogno del dopoguerra, quindi. Poco, pochissimo rock. Qui il passaggio di morte, sogni spezzati, riflessioni su una sconfitta umana senza redenzione avviene tra una lenta ballata e un momento sinfonico. Waters si supera liricamente. Il mormorìo dell’incubo (Si agitano confusi alle vostre spalle/ i vostri possibili passati) e della registrazione di una morte che precede la vera dipartita (Ora i nostri sentimenti diventano profondi e freddi come l’argilla) in Your Possible Pasts, la necessità resistenziale di riempire gli armadi di fantasmi per riuscire sopravvivere (E c’è qualcosa che tengo accuratamente nascosto/ un ricordo troppo doloroso/ per resistere alla luce del giorno) in The Hero’s Return, un presente davanti al sopravvissuto che non si trasforma in futuro (Ti nascondi, nascondi, nascondi/ dietro occhi pietrificati/ hai creduto alle loro storie di fama, fortuna e gloria/ ora sei perso nella nebbia di una mezza età addolcita dall’alcol) in Paranoid Eyes, la necessità di non smettere di guardare oltre (Prendetevi cura del sogno) di The Gunners Dream e la verità più semplice e inaccessibile allo stesso momento, quella che sarebbe stata incisa trent’anni dopo sul monumento ai Caduti: Alla fine capisco/ ciò che pochi provano/ diamanti e ceneri/ amico e nemico/ siamo tutti uguali alla fine (Two Suns in the Sunset). Con la chiosa finale della titletrack: Non ho avuto il coraggio di dare il colpo finale.

L’eroe raccontato quindi è sopravvissuto. Forse più per stanchezza e debolezza che per reale convinzione, ma è ancora nel mondo dei vivi. Il prezzo del sortilegio? I Pink Floyd, ovvio.

I fan originari del gruppo di Cambridge (o per lo meno, quelli ante The Wall) non ci stanno. Lo acquistano, lo fanno andare al numero uno delle charts, ma non ci stanno. Non sentono la band. Troppo Waters, troppo invadente la sua monomania. Una misera virgola di Gilmour al canto in Not Now John e poi amen. Non va giù la defenestrazione di Wright e l’assenza delle tastiere. Waters, fratello nostro, perché hai fatto questo?

03E poi i fan vogliono tornare a sognare. Sulle onde e dentro le autostrade di una psichedelia anni Ottanta. Basta con gli incubi di uno solo o la singola fissazione della memoria. D’accordo l’olofonia, ma non basta questa diavoleria teconologica che rende tridimensionale il suono. Insomma “ridateci i Floyd”, sembrano dire. “E tornate a essere un’unica anima. Non fate neanche un tour per celebrare il disco. Voltate pagina assieme e che ritorni Richard.”

Tempo scaduto, invece. Iniziano le battaglie sull’uso del marchio. Incomincia la Seconda Guerra Pinkfloydiana, dopo il blitzkrieg dell’allontanamento di Syd Barrett. Un caos che svia l’attenzione. Perché la bellezza è comunque già tutta dentro al disco della discordia. Le frasi musicali si allungano pur non avendo nulla di sperimentale nella scrittura; il piano e l’orchestra la fanno da padroni per evocare la malinconia, se non quando il senso di estraneità che il sopravvissuto paga nei confronti della realtà; le esecuzioni vocali si fanno tirate, anche se l’atmosfera resta in genere sinistramente dolce, quieta, pacata. La tessitura musicale rimane da “classico” Pink Floyd. Meno monolitica di Animals anche se compatta come neanche The Wall (dal cui periodo molti pezzi o monconi provengono) riuscì a essere. Non ci sono canzoni da poter mandare alla radio, il disco deve respingere le leggi del musical business.

Ma il grosso lo fa il tema lirico. L’incapacità del bambino di accettare la perdita di un padre che non ha mai conosciuto si trasforma nel rifiuto di accettare la morte della politica che mina la crescita delle nuove generazioni e minaccia l’intera razza umana. Entra in campo il post conflitto mondiale ovviamente, ma trova spazio pure la guerra delle Falkland-Malvinas e allora l’urlo di Waters diventa una denuncia in toto dell’assurdità della guerra, non solo per i corpi che lascia per terra, ma per il tempo della ricostruzione, che d’abitudine non riesce a essere alto quanto le aspettative. Un mondo in cui si affacciano minacciose nuove potenze (allora fu il Giappone, menzionato in un verso di Two Suns in the Sunset), tanto per affermare che lo spaesamento di chi non è caduto non avrà requie.04

Un disco senza via d’uscita. Altrimenti Waters non lo avrebbe sottotitolato “requiem”. Un album nero, ma privo di rabbia. Che incomincia chiedendo “dimmi la verità, perché fu crocefisso Gesù? Fu per questo che morì papà?” e che chiude con la già citata asserzione che nell’ultimo viaggio siamo tutti uguali, qualunque idea abbiamo professato e qualunque comportamento abbiamo tenuto in vita. Una messa funebre col morto che morto non è. Ma che porta dentro di sé centinaia, se non migliaia, di anime cadute in battaglia. Un fantasma. In carne e ossa. Senza più una vera strada da percorrere mentre il mondo riprende rapidamente a ricostruirsi dentro una luce morente. Lui non lo riconosce. E torna nelle tenebre.

 

Pink Floyd on The Final Cut

ROGER WATERS – voce, basso, chitarra acustica

DAVID GILMOUR – chitarra elettrica, voce in Not Now John

NICK MASON – batteria

 

SESSION MUSICIANS

Michael Kamen – pianoforte, tastiea / Andy Bown – organo Hammond / Ray Cooper – percussioni / Andy Newmark – batteria in Two Suns in Sunset / Raphael Ravenscroft – sassofono tenore in The Gunner’s Dream e Two Suns in the Sunset / The National Philarmonic Orchestra diretta da Michale Kamen

 

THE FINAL CUT a requiem for the post war dream by Roger Waters

Data di uscita: 21 marzo 1983 Testi e musiche di Roger Waters eseguite dai Pink Floyd

UK chart: 1/ US chart: 6 /Ita chart: 1

Registrato tra il luglio e il dicembre 1982 nei seguenti studi: Emi Studios, Olympic Studios, Audio International Studio, Eel Pie Studio, Rak Studio, Hooken Studio e Biliard Room Studio.

Prodotto da: Roger Waters, James Guthrie e Michael Kamen Diretto da: James Guthrie e Andy Jackson Assistenti: Andy Canelle, Mike Nocito e Jules Bowen Cover Design: Roger Waters Fotografie: Willie Christie Lavoro Artistico: Artful dodgers Olofonia; Zuccarelli labs. ltd Pink Floyd management: Steve O’Rourke Re-mastering visionato da: James Guthrie Masterizzato da: Doug Sax ai Mastering lab di Los Angeles Ringraziamenti speciali a: Neal Wharton

in memoria di Eric Fletcher Waters 1913-1944

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TRACKLIST

The Post War Dream – 3:00

Your Possible Pasts – 4:26

One of the Few – 1:11

When the Tigers Broke Free * – 3:16

The Hero Return – 2:43

The Gunne’ìs Dream – 5:18

Paranoid Eyes – 3:41

Get Your Filthy Hands Off My Desert – 1:17

The Fletcher Memorial Home – 4:12

Southampton Dock – 2:10

The Final Cut – 4:45

Not Now John – 4:56

Two Suns in the Sunset – 5:23

* nella riedizione del 2003

 

OBSCURED BY CLOUDS – The Final Cut (Pink Floyd)

05Writing and releasing something after The Wall could be an irresponsible act. A brave one, indeed. Pink’s alienation got it all. The worldwide success, the accounts of the band and around it hugely expanded also thank to Alan Parker’s resounding and stirring movie taken from the album. It could be possible dying of The Wall. And indeed Pink Floyd died.

The band as we used to know it after the exit of the crazy diamond had died. Now we were informed about the expulsion order to Richard Wright. Too many critics to Roger Waters from him, too big the distance from the new obsession. On an album that it wouldn’t be by the Floyds but with the Floyds. An album, as it was writtend in the booklet, writtend by Waters and performed by the band. Or by the trio left. The Final Cut. Twelth album, released in the late March, 1983. But, as already told, the cut had been already given. Surgical. Without the artery could contract and block the blood flow. With a sharp cut the leak doesn’t stop. The wall had been the perfect blade.

Therefore The Final Cut couldn’t have the cards to play a whatever tory. Neither the one of the passing album. On that period there was exclusively talk of how self-destructive was the behaviour of the band. The right time to have it on sale and then it was Waters’ turn to go away (or to be invited to do it) and Wright’s one to get back into. And yet, 32 years later this is still a work of such a great interest. Totally laid down in black, but at the same time full of beauty and fed by cries and whispers for a life that can’t be hunched anymore, a human existence condemned to the edge of a blown-out time but that at the same time it doesn’t stop to produce a lively recollection for lost things and people.

A new obsession. Now it’s about the dominus Floyd’s father, Eric Fletcher Waters (to whom the album is dedicated), died during the II World War. Went ashore at Anzio on Jan. 1944 and killed not even one month later in Aprilia and missing from then. An intimate memory that never stopped to stay deep alive in his son’s existence, considering that exactly last year the musician came to visit the places of his father battles and to unveil a memorial obelisk in Aprilia to remember the unknown soldiers.06

So, a Requiem for the postwar dream. Little, very little rock. Here tha passage of death, broken dreams, reflections on a human defeat that doesn’t bring no redemption comes between a slow ballad and a simphonic moment. Lirically Waters is uneqalled. The murmur of the nightmare (They flutter behind you your possible pasts) and the discover of a death that foreruns the real passing away (Now our feelings run deep and cold as the clay) on Your Possible Pasts, the need to fill the wardrobes of ghost to be able to survive (And there is something that i’ve locked away/ A memory that is too painful/ To withstand the light of day) on The Hero’s Return, a present time in front of the surviving unable to turns into future (You hide hide hide/ Behind petrified eyes/ You believed in their stories of fame fortune and glory/ Now you’re lost in a haze of alchohol soft middle age) on Paranoid Eyes, the need not to give up watching beyond (Take heed of the dream) on The Gunners Dream and the simplest and at the same moment unattainabile truth, the one thirty years later would be engraved in the war memorial: Finally I understand/ The feelings of the few/ Ashes and diamonds/ Foe and friend/We were all equal in the end (Two Suns in the Sunset). With the note in the titletrack: I never had the nerve to make the final cut

 07So the narrated hero is survived. Maybe for weakness but he’s till in the world of the living. The price of the witchcraft? Pink Floyd, it’s obvious.

The authentic fans (or at least the ones before The Wall) don’t accept it. They buy the record, push it to charts no 1, but they’re upset. They don’t feel tha band. Too much of Rogers Waters, just a comma of Dave Gilmour. Shame on the banishment of Wright. Why did you do that, brother Waters?

The fans want to come back to dream. Within the waves and along the motorway of psychedelia of the Eighties. “Stop with the nightmares of the leader or the single obsession of the memory! Alright with the Holophonic system that gets three-dimensional the sound. Do give us back Pink Floyd” they seem to say. “And het back to be a one soul together. Turn the age and that Richard come back!”

Out of time. The fight for the legale use of the name of the band is here to be happened. It starts the II Pinkfloydian War after the blitzkrieg which led to Syd Barret’s firing. A chaos that turns the attention aside. Because beauty is just in the record of the discord. The musical phrases stretch without nothing of experimental in the writing, piano and orchestra evoke melancholy and irrelevance towards reality, vocal performances become tense even though the atmosphere keeps on being sweet, calm and deathly quiet. The musical weaving is classic Pink Floyd. Less monolithic than Animals but even more compact than The Wall (whose time lot stuff comes from). There’re no radio hits, the record must push music business rules away.

But the core is the lyrical theme. The inability of the kid to accept the death af a father he never knew turns into the rejection of the death of politics that break entire generations and threatens the whole human race. The postwar comes in and with it also the Falkland-Malvinas war and therefore Water’s howl becomes a statement against the insanity of the war both for the lives it takes and for the following time of reconstruction that often is never ahigh as people dreamt. A new era so similar to the old one, where new world powers peek out (at that time it was Japan, mentioned in a verse of Two Suns in the Sunset), just to affirm that the survivor’s befuddlement won’t have no quarter.08

A record with no way out. Otherwise Waters wouldn’t subtitle it “requiem”. A black album, in which anger is lacking. A record who starts wondering “tell me why was Jesus crucified? Was it for this that daddy died?” and ends wit the already quoted claim that in uor last trip we’re all equal, whatever idea we’ve believed in, whatever behaviour we’ve had in life. A funeral mass with a dead who’s not dead. But one who carries in himself hundreds, if not thousands, souls fallen in the battlefield. A ghost. In the flesh. Without a real road to walk on while the world’s rapidly resuming to rebuild inside a dying light. He doesn’t ricognise it. And therefore he comes back in the darkness.

 

Pink Floyd on The Final Cut

ROGER WATERS – voce, nass, acoustic guitar

DAVIDE GILMOUR – electric guitar, voice in Not Now John

NICK MASON – drums

SESSION MUSICIANS

Michael Kamen – piano, harmonium / Andy Bown – Hammond organ/ Ray Cooper – percussion/ Andy Newmark – drums on  Two Suns in the Sunset / Raphael Ravenscroft – tenor saxophone on The Gunner’s Dream e Two Suns in the Sunset / The National Philarmonic Orchestra conducted and arranged by Michel Kamen

 

THE FINAL CUT a requiem for the post war dream by Roger Waters released: March 21, 1983 Written by Roger Waters, permorfed by Pink Floyd

UK chart: 1/ US chart: 6 /Ita chart: 1

Recorded between July and December 1982 in this studios: Emi Studios,Olympic Studios, Audio International Studio, Eel Pie Studio,Rak Studio, Hooken Studio e Biliard Room Studio .

Produced by: Roger Waters, James Guthrie and Michael Kamen Directed by: James Guthrie and Andy Jackson Assistants: Andy Canelle, Mike Nocito ans Jules Bowen Cover Design: Roger Waters Photography: Willie Christie Sleeve Design: Artful dodgers Holophonics: Zuccarelli labs. ltd Pink Floyd management: Steve O’Rourke Mastered by: James Guthrie and Joe Piante at Das Boot Recording for Eric Fletcher Waters 1913-1944

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TRACKLIST

The Post War Dream – 3:00

Your Possible Pasts – 4:26

One of the Few – 1:11

When the Tigers Broke Free * – 3:16

The Hero’s Return – 2:43

The Gunner’s Dream – 5:18

Paranoid Eyes – 3:41

Get Your Filthy Hands Off My Desert – 1:17

The Fletcher Memorial Home – 4:12

Southampton Dock – 2:10

The Final Cut – 4:45

Not Now John – 4:56

Two Suns in the Sunset – 5:23

* 2003 remastered version

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