La musica, gli States e i cani dormienti secondo C. Daniel Boling

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Songwriter e storyteller sono due termini che gli appassionati di Americana (e della canzone d’autore in genere) pongono al centro del cuore. Cantare e suonare per trasmettere un’emozione attraverso il ricorso a una storia. Si racconta una foglia per ricomprendere il mondo intero.

C. Daniel Boling, da Albuquerque, New Mexico, è questo tipo di artista. Il suo ultimo album, Sleeping Dogs, uscito lo scorso anno, è una boccata d’aria pura in un marasma di rumore straripante che solo l’abitudine ci permette di considerare realtà immodificabile. Questa la nostra chiacchierata.

Quanto i tuoi lavori nel passato come ranger o investigatore hanno influenzato la tua musica, se in qualche modo la hanno influenzata?

«Come songwriter, porta qualcosa di me ogni personaggio di cui scrivo. Sono sicuro che a tutti accada. La vita che conduco alimenta i personaggi e mi mette inoltre a contatto con una larga fascia d’umanità… e certamente alcuni di quei tipi trovano il loro spunto dentro le mie canzoni.»

Chi sono i padri e le madri della tua musica?

«Quando ero ragazzo mia madre si esibiva da amateur folksinger e io e mia sorella probabilmente iniziammo a cantare quando imparammo a parlare. Ci sono così tanti songwriter e performer che mi hanno influenzato, alcuni dei quali ho conosciuto personalmente e altri di cui conosco solo le canzoni. Della prima categoria cito innanzituttoTim Henderson, che molti considerano il migliore autore di ballad in America negli ultimi cinquant’anni, e io sono tra questi, e John Darlowe Boswell, che mi ha insegnato molto di quello che conosco come folksinger. Altri grandi autori e performer che ho incontrato senza però conoscere bene sono Pete Seeger e Tom Paxton. Non ho mai incontrato Steve Goodman o Harry Chapin, ma le loro canzoni e il modo in cui loro si sono relazionati alla gente mi hanno aiutato a scoprire cosa volevo fare della mia musica. Uno dei primi songwriter che mi fece una grande impressione fu John Prine. Inoltre, Jean Ritchie, cugino della mia nonnina, e così la musica delle montagne del Kentucky è letteralmente nel mio sangue.»

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Com’è lavorare con Jono Manson?

«Jono è la vera carta in mano contemporaneamente in tanti settori. È un esperto musicista, songwriter e performer. Come produttore e ingegnere ha un orecchio perfetto e una perfetta tecnica e così l’approccio per ottenere il meglio da un artista e catturarne al meglio la prestazione. Ciascuna di queste voci sono un enorme exploit e vederle combinate in una sola persona è cosa rara. Jono è anche tremendamente gentile, generoso e positivo, il solo passare un po’ di tempo con lui è un piacere e un onore. Spero avremo tante altre opportunità di lavorare insieme!»

Qual è il motore della tua musica?

«Se mi chiedi qual è la mia musa, la mia fonte d’ispirazione, ti rispondo che è la mia famiglia in generale e in particolare mia moglie Ellen.»

Qual è il più profondo sentimento che vivi quando sei sul palco?

«Sul palco il mio più profondo desiderio è riuscire a comunicare, a condividere quello che sto dicendo o cantando e sapere che la gente è sintonizzata con me e che trovi lei stessa le sue storie personali nei personaggi e nelle storie che sto dividendo con lei.»

E cosa comunica a te stesso questo tuo modo di partecipare?

«Mi dice di prestare meno attenzione a cosa sto suonando o cantando e precisamente alle note e agli arrangiamenti che ho provato e stare più attento a come sto procedendo col mio personale legame, se le vere emozioni della storia stanno uscendo e arrivando.»

Quante date in genere fai durante un anno?

«Sono sul centinaio di concerti ogni anno, qualche volta di più, qualche volta meno.»

Come songwriter hai un dono particolare nelle liriche, basta seguire il testo di Sleeping Dogs per rendersene conto. Perché hai scelto la figura del cane?

«Sono partito dall’espressione idiomatica americana “Lascia dormire il cane che riposa”. Appare nella Bibbia, nei testi romani, nella letteratura francese, inglese e appunto americana e probabilmente anche altrove. Significa qualcosa come: lascia il passato al passato, lascialo bello solo là, non andare in cerca di problemi, non rimestare cose che ora ti portano solo a qualche accidente. Ma nella mia esperienza, anche se è un buon consiglio lasciare riposare i cani, loro comunque tendono a svegliarsi dal loro torpore e portarti preoccupazioni alla porta, che tu li disturbi o li lasci stare.»

Quanto è potente in te la forza della memoria?

«Non ho memoria della mia prima infanzia, almeno fino al primo anno della scuola elementare. E da adulto, afferro sporadici momenti di memoria della mia vita e di quello che è diventata! Ma ogni cosa che è capitata, che abbiamo visto e fatto, compone quello che siamo diventati, giusto? Così io credo che le esperienze che non ricordo consciamente trovano il loro modo di apparire nelle mie canzoni.»

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Il narratore di Doesn’t Get Better Than This dice: “No necesito nada but a big stack of blue corn enchiladas”. In un certo senso si tratterebbe comunque di un grande risultato in un tempo come questo in cui, avendo dimenticato le rose, siamo tornati a cercare il pane.

«Be’, di certo abbiamo bisogno sia del pane sia delle rose per essere del tutto felici e appagati dalla vita! Sono stato fortunato nella mia vita ad avere entrambi più volte che no. E come Union artist e Board Member della Traveling Musicians Union (American Federation of Musicians Local 1000) sono orgoglioso di fare il possible per aiutare i miei compagni musicisti.»

Quando ho ascoltato per la prima volta Someday ho pensato: questa canzone viene dallo stesso campo di e Shall Overcome ed è lo specchio di Blowin’ In The Wind. Una canzone che cerca di presentare una risposta e che dice che forse, in un giorno futuro, qualcosa cambierà.

«Esattamente!»

Non ho ancora deciso se è più forte in te la luce del futuro o l’amarezza del presente.

«Bella domanda! Immagino cambi di giorno in giorno, e talvolta va da momento a momento.»

Pensi che le generazioni più giovani abbiano ancora desiderio di mettersi ad ascoltare una parola cantata lentamente con la compagnia di una chitarra acustica?

«Forse non tutti i giovani, ma di certo alcuni di loro. I miei figli, ad esempio, ora ventenni, ascoltano una vasta scala di espressioni musicali, incluse le vecchie canzoni folk, i cantanti e songwriter dei decenni passati, il folk moderno, i cantanti attuali come John Darnielle e Sufjan Stevens. Di certo alcuni giovani, ma aggiungerei alcuni adulti, non sono interessati nel significato delle liriche, ma credo che molte persone, indipendentemente dalla loro età, lo siano. Naturalmente, lo stile musicale può rendere l’approccio narrativo più o meno semplice, dipende dal tuo gusto e dalla tua esperienza.»

Riferendosi a Bob Dylan, Joan Baez disse nella sua Diamonds and Rust: “You, who are so good with words/ And at keeping things vague”. È questa la chiave per stare in auge tanto tempo, essere vaghi?

«Io cerco di non essere vago nei miei testi, ma c’è una delicata bilancia da osservare. Io voglio essere chiaro in quello che dico e avere spazio abbastanza nei miei personaggi e nelle situazioni che descrivo affinché una grande varietà di ascoltatori possa portarci dentro la propria esperienza e non sentirsi esclusi. È qualcosa che riguarda la complessiva verità emozionale, non la specificità dei fatti.»

Qual è la migliore canzone che sia stata mai scritta?

«È una domanda che ha tante risposte quante sono le persone. E i vari generi ne entrano dentro allo stesso modo. Come puoi paragonare una classica ballata folk a una classica canzone rock o all’aria di un’opera, ad esempio?»

Com’è lo stato di salute oggi dell’Americana?

«Le definizioni di Americana continuano a cambiare. C’è del buono e del cattivo in ogni genere e l’Americana non fa eccezioni. Penso che ci sia tantissima musica buona che ancora deve essere fatta.»

Chi ti piace di più tra le nuove band e i nuovi musicisti?

«C’è un mucchio di nuovi, giovani (e non così giovani) artisti che davvero mi ha impressionato. Per citarne qualcuno: Matt Harlan, Connor Garvey, Devon Sproule, Antje Duvekot, Jonathan Byrd.»

Come ti senti quando rifletti sul presente della tua terra?

«Mi auguro che riusciremo a trovare leader che lavoreranno insieme per il bene comune invece di scegliere di fare ostruzione verso i politici rivali a detrimento di quasi tutti noi. Spero che i miei figli possano godere del tipo di libertà e di opportunità che la generazione dei miei genitori e la mia generazione abbiamo conosciuto.»

Dopo sei anni alla Casa Bianca: cosa ne pensi della presidenza Obama?

«Da quando ho l’età della ragione, questo è il presidente in assoluto più intelligente, espressivo, riflessivo che abbiamo mai avuto. Non si butta in giudizi né segue la folla, ma pensa ed è attento a ciò che risulta essere il più grande bene per l’America e il mondo. Speravo che il presidente Obama sarebbe stato in grado di raggiungere più delle cose che volevamo ottenere. Ha incontrato insormontabili ostacoli, ha ottenuto tanto, ma c’è ancora molto da fare.»

Pensi che gli americani abbiamo superato l’11 settembre?

«Non so se ci riusciremo mai veramente. Qualcosa come l’orrore e la tragedia dell’11 settembre 2001 ti cambia per sempre.»

Citando il titolo della tua canzone d’apertura: è ancora tempo per la moderazione?

«Mia mamma diceva sempre: “Moderazione in tutto”. Ma è molto più facile a dirla che a viverla.»

Ho visto alcuni tuoi video e le foto sul tuo sito. Sono stato colpito da quella sul disco, proprio sotto il cd. Devo confessartelo: adoro le tue scintillanti, vivaci camicie in stile hawaniano.

«Anche io le amo! Molte vengono da negozi di seconda mano. Ellen e io diamo sempre un occhio alle camicie della mia taglia che mi starebbero bene sul palco. Ne abbiamo trovate molte alle Hawaii lo scorso febbraio.»

Verrai in Italia un giorno?

«Verrò, non vedo l’ora. Lo stesso desidera naturalmente Ellen!»

 

“Sleeping Dogs” di C. Daniel Boling sono anche su http://www.mescalina.it/musica/recensioni/c-daniel-boling-sleeping-dogs

 

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THE MUSIC, THE STATES AND THE SLEEPING DOGS OF C. DANIEL BOLING

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Songwriter and storyteller are two words that we Americana fans hold in
the middle of our hearts. Singing and playing to evoke an emotion relating to a story. Telling a tale about a single leaf to help comprehend the whole world.

C. Daniel Boling, from Albuquerque, New Mexico, is this kind of artist. His latest album, Sleeping Dogs, released last year, is a breath of pure air amid the explosion of overflowing noise that only our routine allows us to accept as immutable reality. This is our conversation.

How have your past job experiences as a ranger and criminal investigator influenced your music, if that happened?

«As a songwriter, I bring some of myself into any character I write about – I’m sure that we all do. The life I’ve lead informs my characters and also brought me into contact with a very broad cross section of humanity… and certainly some of those folks find their way into my songs.»

Who are your fathers and mothers as far as music is concerned?

«When I was a child my mother performed as an amateur folksinger and my sisters and I started singing probably as soon as we could talk. There are so many songwriters and performers who have influenced me – some I’ve met and gotten to know, and others I know only through their songs. Very high on the list in the first category are Tim Henderson – many consider him America’s premier ballad writer in the past 50 years, and I am certainly in that camp – and John Darlowe Boswell, who taught me a lot of what I know about being a folksinger. Other great writers and performers I have met but never knew well are Pete Seeger and Tom Paxton. I never met Steve Goodman or Harry Chapin but their songs and the way they related to folks helped me figure out what I wanted to do with my music. One of the first songwriters to make a big impression on me with his words was John Prine. Also, Jean Ritchie is my Granny’s cousin, so Kentucky mountain music is literally in my blood.»

What’s working with Jono Manson like?

«Jono is the real deal in so many ways all at once. He is a consummate musician, songwriter and performer. As a producer and engineer he has a great ear and perfect technique and approach for getting the very best, natural performance from an artist and capturing it well. Each of these is a huge feat in itself, and combining them in one person is very rare. Jono is also a tremendously kind, generous and positive person – just spending time with him is a pleasure and an honor. I hope we will have many more opportunities to work together! »

Which is the engine of your music?

«I believe you are asking about my muse – my inspiration… my family in general, and my wife Ellen in particular.»

When you’re on stage what is your deepest feeling?

«On stage my deepest desire is to communicate – to share what I’m talking or singing about and to know that folks are tuning in and finding themselves and their own stories in the characters and stories I am sharing.»

And what does it tell you?

«It tells me to pay less attention to whether I’m playing or singing precisely the notes and arrangements I rehearsed, and more attention to whether I am making the personal connection – whether the true emotions of the story are getting through and being served.»

How many dates you do in general per year?

«I aim for around 100 dates each year – sometimes a few more, sometimes a few less.»

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As a songwriter you’re particularly skilled with words, as following the lyric of Sleeping Dogs is enough to show. Why did you choose the dogs?

«There is an idiomatic expression, “Let sleeping dogs lie”. In various forms this shows up as far back as The Bible and appears in Roman, French, English and American literature and probably others too. It means something like: leave the past in the past; leave well enough alone; don’t look for trouble; don’t stir up things that aren’t causing trouble at the moment. But in my experience, while it may be good advice to let sleeping dogs lie, they tend to wake of their own accord and bring trouble right to your door, whether you disturb them or not.»

How deep is the strength of memory in your life?

«I have no memories from early childhood – mine start sometime around my first year in elementary school. And the older I get the more sporadic memories from the rest of my years become! But everything that has happened and that we’ve seen and done makes us who we are, right? So I believe that experiences I don’t even consciously remember find their way into my songs…»

The narrator of Doesn’t Get Better Than This says: “No necesito nada but a big stack of blue corn enchiladas”. In a way, it would be a great result at a time like this in which, having forgotten the roses, we’ve come back to look for bread.

«Well, we certainly do need both bread and roses to be truly happy and fulfilled! I have been fortunate in my life to have both more often than not. And as a proud Union artist and Board Member of the Traveling Musicians Union (American Federation of Musicians Local 1000) I do what I can to help make sure my fellow artists can as well.»

When I listened first to Someday I thought: well, this song comes from the same field of We Shall Overcome and is the mirror of Blowin’ In The Wind. A song that tries to present an answer and says that on a future day, maybe something’s going to change.

«Exactly! »

I haven’t decided which is stronger in you – the light for the future or the bitterness for the present.

«Good question! I imagine that varies for me from day to day – and sometimes from moment to moment.»

Do you think that younger generations still want to listen to words sung slowly with an acoustic guitar?

«Perhaps not all young folks, but certainly some of them are. My own children for example – now in their 20s – listen to a broad range of musical styles including old folk songs, singer/songwriters from past decades, modern folk songs, and current writers like John Darnielle and Sufjan Stevens. Certainly some young people, and some older people for that matter, aren’t interested in meaningful lyrics – but I believe that many people are, regardless of their age. Of course, the musical style may make the narrative more or less accessible, depending on your taste and experience.»

Referring to Bob Dylan, Joan Baez said in her Diamonds and Rust: “You, who are so good with words/ And at keeping things vague”. Is this the key to go through the decades, keeping things vague?

«I try not to be vague in my lyrics – but there is a delicate balance to maintain. I want to be clear in what I am saying, but to have enough room in my characters and situations that a variety of listeners can bring their own experiences to bear and not feel excluded by the differences. It is about the overall emotional truth, not about the specific facts…»

Which is the best song ever written?

«That’s a question with as many answers as there are people! And genres come into it too – how do you compare a classic folk ballad with a classic rock song or an operatic aria, for example?»

What about the health of Americana today?

«Definitions of Americana keep changing. There is good and bad in any genre, and Americana is no exception. I think there is lots of great music still being made.»

Among the new bands and new musicians who you like best?

«There are lots of new, young (and not so young) artists who really impress me. A few leap to mind – Matt Harlan, Connor Garvey, Devon Sproule, Antje Duvekot, Jonathan Byrd.»

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What do you feel now when you reflect on the present of US?

«I hope we can find leaders who will work together for the common good instead of choosing to obstruct their political rivals to the detriment of nearly everyone. I hope my children can enjoy the kind of freedom and opportunity my parents’ generation and my generation have had.»

After six years in the White House: what do you think about Barack Obama’s presidency?

«During my adult lifetime this President is by far the most intelligent, eloquent and thoughtful. He does not rush to judgment or follow the crowd – he thinks and cares deeply about the greater good for America and the world. I wish that President Obama had been able to accomplish more of what he hoped to. He has faced insurmountable odds, and he has done a great deal of good, but there is so much more to do.»

Do you think that Americans have now gotten through Sept. 11?

«I don’t know that we ever will entirely. Something like the horror and tragedy of 9/11 changes you forever.»

Quoting the title of your opening track: is this still time for moderation?

«My mother always said, “moderation in all things.” But that is a lot easier to say than it is to live!»

I’ve seen some pics of you on your site and the one on the page appearing under the disc and watched some videos about you. I must confess: I adore your sparkling, lively and Hawaiian style shirts.

«I love them too! Most of mine come from second-hand stores. Ellen and I always keep our eyes open for shirts in my size that will look good on stage – we found several in Hawaii this February.»

Will you come to Italy some day?

«I will – I’m looking forward to that, and Ellen will want to come too, of course!»

 C. Daniel Boling’ “Sleeping Dogs” are also on http://www.mescalina.it/musica/recensioni/c-daniel-boling-sleeping-dogs

 

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