I tre occhi di James Barlow

01.

Galles, anno del Signore e della Regina 1956. Una cittadina come le altre. Il mare, i pub, i negozi, le sale da ballo i club del tennis. La guerra è ormai vecchia di undici anni. Olwen Hughes, capelli rosso castano, occhi blu, carnagione perfetta, gambe snelle e flessuose, braccia lunghe, non riesce però ad andare oltre i 26 anni. Uccisa da un uomo a cui stava per dare un figlio e col quale voleva mettere su famiglia.

Ma quell’uomo non è quell’uomo. Quell’uomo, che dice di chiamarsi Roy Harrison, è sì un essere umano, ma non gli piacciono i suoi simili anche se si serve di loro per i suoi piaceri. La gente gli è odiosa. Lui guarda, annusa, sceglie la preda, la studia e poi colpisce. Semplice come buttare giù un bicchiere d’acqua. Viaggia tanto il finto Roy Harrison. Fa il rappresentante di saponi.

Il terzo personaggio è l’ispettore capo MacIndoe. Poveretto, deve indagare su un pietoso caso di omicidio e non ha neanche le ombre a cui aggrapparsi per incominciare l’indagine. Nessun testimone, zero tracce, nessuno che ricordi qualcosa che possa essere utilizzato, nebbia sugli indizi. Solo il diario di Olwen. Che serve però solo a fargli capire che bella persona questa ragazza era. Tutto il resto, nome dell’amante in primis, inservibile. Al singolo occhio totalmente inutilizzabile.

02

Ma in fondo, cos’è un omicidio se non un fatto umano? E cos’è un fatto umano se non tanti fatti quanti sono quelli che sono in esso implicati o che, conoscendolo, lo raccontano o se ne fanno un’idea? L’assassinio di Olwen Hughes non scappa dalla regola. Il suo omicidio sono almeno tre omicidi. Tre punti vista: la vittima, il criminale e la polizia. Tre casi differenti, per quanto la sofferenza e l’agonia sia stata una sola. Tutto il resto è semplice verità giudiziale.

Lo narra Olwen nel suo diario, lo ricorda Ron e lo rivive MacIndoe. Rivivere, questa la parola. Perché l’investigatore ha solo questa unica carta da giocare: entrare nel corpo dell’assassino per svilupparne una totale empatia e contemporaneamente fare entrare dentro sé la vittima per provarne affetto, udirne la voce, sentire lo stesso dolore per aver capito l’impostura e l’abbandono giusto prima di essere soppressa.

03

Tre fatti e tre verità. E tre bugie. Tre cause, tre motivazioni. Tre giustificazioni e tre diverse accuse. Tre storie e tre conclusioni. Chi è la vittima? E chi il criminale? Se iniziamo a montare degli specchi, gli specchi iniziano a giocare con noi. Torno Presto di James Barlow da quasi sessant’anni è il riflesso della nostra mente a cui non riusciamo far vedere nient’altro che il nostro sguardo non riesca a vedere.

 

JAMES BARLOW’S THREE EYES

 04

Wales, A.D and Year of the Queen 1956. A small town like many others. The sea, the pubs, the shops, the ballrooms, the tennis clubs. The last war is eleven years old., Olwen Hughes, red auburn hair, blue eyes, perfect skin, slender and willowy legs, doesn’t succeed in going go on more than twenty-six however. Killed by a man to whom she was going to give a child and with whom she wanted to bring on a family.

But that man is not that man. That man, who says his name is Roy Harrison, is a human being of course, but he doesn’t’ like his likes even if he uses them for his pleasures. According to him people are hateful. He watches, smells, chooses the swag, studies it and then he hits. Simple as drinking a glass of water. The bogus Roy Harrison travels a lot. He works as soap salesman.

The third character is the chief inspector MacIndoe. Poor creature, he must investigate on a merciful murder and he doesn’t get even the shadows to hook on to start the investigation. No witness, zero traces, none who reminds something that can be useful, fog on the evidences. Only Olwen’s diary. But it’s useful just to understand what kind of beautiful person she was. The rest, starting from the name of her lover, is completely useless.

05

But what’s a murder at heart if not a human case? And what’s a human case if not as cases as are the ones who are implicate or the ones who, being aware of it, tell it or get a sense of it? Olwen Hughes’ crime’s not out of the rule. This murder are at least three murders. Three points of view: the victim, the criminal, the police. Three different cases, even if the grief and the agony have been just one. The rest is simply truth of the court.

Olwen writes her story in her diary, Ron reminds it, MacIndoe relives it. Reliving, that’s the word. Because the detective has got only this card: getting into the figure of the murder to develop a complete empathy and at the same time getting the victim into himself to feel affection, hearing her voice, feeling the same pain to realize the charlatanism and the dereliction just before dying.

06

Three cases and three truths. And three lies. Three causes, three motivations. Three justifications and three different accusations. Three stories and three conclusions. Who’s the victim? And the criminal? If we start to put on the mirrors, the mirrors begin to play with us. Since nearly sixty years James Barlow’s The Protagonists is the reflex of our mind to whom we’re unable to let it see nothing more our look can’t see.

 

Annunci

One thought on “I tre occhi di James Barlow

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...