Gli occhi di Motorcycle Boy

03Non serve ricordarti che nome hai quando per tutti sarai sempre come tutti ti chiamano. Motorcycle Boy. Non serve saper distinguere i colori per sapere come sono e come vestono la realtà. Il daltonismo permette di vedere con l’essenziale e quello di Motorcycle Boy restituisce il blu e il rosso solo ai Pesci Tuono, tenuti in due vasche distinte di un negozio di animali da appartamento.

E così pure noi vediamo il mondo di Rumble Fish coi suoi occhi di daltonico. In bianco e nero. Opaco, fumoso. Dove tutto appare sempre in qualche modo sudato, pericolosamente lucido o colpito da una luce di traverso che illumina, certo, ma mai proprio tutto. Parlano le ombre che invadono i muri e 02quelle che si allungano sulle porte, mentre in alto, nel cielo, le nuvole non fanno che correre, correre, correre.

Motorcycle Boy è appena tornato dalla California. Osserva il piccolo mondo antico di Tusla che è casa sua. Il bel fratello sedicenne Rusty James, che sogna di emularlo e intanto cammina come Tony Manero; quell’avvocato alcolizzato e fallito di suo padre, abbandonato dalla moglie (e madre degli allora due pargoli) come un idiota dieci anni prima per andare a cercare fortuna dove Motorcycle Boy l’ha appena ritrovata per un momento che è già terminato. E poi i personaggi di contorno. Uomini e donne che sembrano incrociarsi più per abitudine e noia o baristi che filosofeggiano sui tempi e sulla vita passando lo straccio sul bancone.

700bbc39dc99320bcf754af567e51331be7054704577457d8ad27eb05d3227ad_facebookMotorcycle Boy fa ancora paura. Ha lasciato dietro di sé una fama e un’ammirazione che precedono qualunque parola possa essere pronunciata perché chiunque lo possa raggiungere col pensiero. Lui, il capo solitario della più famigerata banda, quando ancora le bande erano una cosa seria e le loro fondamenta non minate dall’eroina. Appare invecchiato, ha solo ventun’anni ma ne dimostra ben venticinque. Ma trasmette sempre il magnetismo di quello che non si sa mai bene cosa stia pensando.

Non sa bene cosa farà, ma dà l’impressione di sentirsi un sopravvissuto. Vive «come la tv in bianco e nero col volume abbassato» dice di sé a Rusty. Se c’è ancora da picchiare lo fa a mani nude e con risultati strabilianti, se c’è un bastardo da abbattere tirandogli addosso la moto lo fa incrociando tempismo, riflessi e mira. Gli riesce tutto, ma è sempre una specie di re in esilio. Uno che, come dice il padre sempre a Rusty, «è nato nell’epoca sbagliata, sulla sponda sbagliata del fiume». Uno che può far tutto senza avere nulla da voler fare. Ma sta bene perché, togliendoli le parole dalla bocca, anche le società più primitive mostrano il dovuto rispetto agli alienati.

Rusty_il_selvaggioI muri e le frecce direzionali in strada lo dicono chiaramente. Qualcuno lo ha vergato e nessuno si permette di cancellarle: Motorcycle Boy regna. Lui ora vede gli abitanti di Tulsa vivere nell’illusione di un mondo che non c’è più. Anche le risse tra bande non sono più le stesse. Prima erano un modo per socializzare, ora balletti con precisi passi tanto che viene il forte sospetto che Michael Jackson partì proprio da qui per dare forma imperitura al video del suo Bad.

sdfghujiopèDotato di una più acuta percezione della realtà senza che possa essere considerato un folle, ascolta la definizione del padre al fratellino, che protesta perché lui quelle parole mica le capisce. Se glielo si chiede Motorcycle Boy risponde che lui vuole restare un’attrazione locale senza diventare il Pifferaio Magico o Robin Hood, ma neanche le sue pur precise letture gli permettono di capire bene cosa dell’input del cervello gli è uscito dalla bocca. Però una verità l’ha ben chiara: «Se vuoi guidare la gente devi avere dove andare». E lui ha solo la moto, non un percorso.

Perché ovunque si vada o si scappi, poi si ritorna a quei pesci siamesi. Così gonfi di aggressività da attaccare i loro simili, tanto che se li si mette davanti a uno specchio cercano di uccidere se stessi. «Appartengono al fiume, non combatterebbero se fossero al fiume e avessero più spazio, qualcuno dovrebbe riportarli al fiume» dice Motorcycle Boy al fratello. Questo fa una notte. Senza pensare che liberare qualcosa, ma più spesso qualcuno, è il gesto più pericoloso che la storia dell’umanità non smette ancora di insegnare all’uomo.

Forse proprio l’alienazione in cui è caduto è la spinta per rubarli con l’intenzione di consegnarli al mondo. Il fiume. Il Potere non la pensa proprio così. E se solo trova un presupposto per farlo cadere Motorcycle Boy gliene ha appena fornito uno per non farlo rialzare.

dfghjklRumble Fish. A noi ce lo hanno consegnato prima Susan Heloise Hinton (che pubblicò l’omonimo libro nel 1975) e successivamente Francis (allora anche Ford) Coppola, che ne firmò l’adattamento cinematografico nel 1983. Il film vinse la partita, almeno quanto a popolarità. Non solo per il potente cast. Grandangoli e carrellate continue per farci entrare in una narrazione visionaria che respira tanto di cinema espressionistico. Immagini al contempo spesse e fluide. La musica percussiva di Stewart Copeland e la voce che sembra metterti in guardia di Stan Ridgway. Don’t box me in. Non ingabbiarmi. Non confinarmi. Non togliermi il respiro. Uccidetelo, ma non cambiate gli occhi a Motorcycle Boy.

 

MOTORCYCLE BOY’S EYES

ccccccccIt doesn’t matter if you don’t remember your own name if the others always call you one way. Motorcycle Boy. It doesn’t matter if you don’t recognize the colors to know the way they are and how they fit reality. Colour-blindness allows to see what is essential and the one of Motorcycle Boy gives red and blue only to the Rumble Fishe, kept in two different tanks in a pet shop.

So we watch the world of Rumble Fish with his colour-blinded eyes. Black and white. Opaque, smoky. Where everything always emerges in some way sweaty, dangerously shiny or hit by a sideways light which enlightens but not the whole. Revealing are the shadows invading the walls and those streching all over the doors while up above the clouds the keep on running, running and running.

Motorcycle Boy has just come back from California. He looks at his little ancient world of Tusla. His handsome sixteen-year-old brother, Rusty James, who wishes to emulate him but at the moment he just walk like Tony Manero; his father, a failed and addicted to alcohol lawyer, left by his wife (and mother of those, at that time, children) like an idiot in searching for fortune where Motorcycle Boy has just found her for a little while before going away. And eventually the side characters. Men and women who seem meet together just for routine and boredom or barmen who use to philosophize about times and life while they’re moping the counter.òlpkè

Motorcycle Boy still commands respect. Behind him he left a fame and an admiration that precede whatever word can be pronounced in order that whoever can reach him with a thought. He, the solitary leader of a well-known gang, when gangs were a serious thing not undermined by heroin. He looks he got old, he’s only twenty-one but looks like twenty-five. But he still imparts the magnetism typical of someone you never know what he’s thinking about.

He doesn’t know what he’s going to do but giving the impression to feel a survivor. He lives just like the black and white color with the volume turned down, he says about himeself to Rusty. If he have to punch there’s no problem, if there’s a bastard to knock him down hurling his bike, the result is still terrific. He manage to do anything, but he’s a kind of king in exile. Someone, just like his daddy expalins to Rusty, «born in the wrong era, in the wrong side of the river». He was born with the ability to do anything he wants and he finds nothing he wants to do. But he feels good because, quoting him, even the most primitive society has an innate respect for the insane.

The walls and the road signs says it clearly. Someone wrote and none has had the courage to erase it yet: Motorcycle b0160319_17413830Boy reigns. Now he watches Tulsa inhabitants living into the illusion of a world that has disappeared. Even the fights among young people are not the same anymore. They were an instrument of socialization and now they’ve turned into ballets with so precise step that you feel the suspect that Michael Jackson strated from here for his eternal video Bad.

Endowed with a deeper perception of reality without he can be considered a fool, he listens to this definition his father is telling his brother, who reacts saying he doesn’t understand such words. About himself Motorcycle Boy says he wants to remain a local attraction and not getting to be the new Pied Piper or Robin Hood, even though he first is not so sure about the meaning of that. He just knows that «if you’re going to lead people, you have to have somewhere to go». And he got a bike not a path.

At the end, whatever he goes, he comes back to the main point. Those siamese fishes. So violent and aggressive to attack their counterparts that if you put a mirror in front of them they get to kill themselves. «They belong to the river and wouldn’t fight if they were there and had more space, somebody ought to put them in the river» Motorcycle Boy says to Rusty. He does it one night. Without thinking that free something or somenone is the most dangerous action thta the history of humanity has not ceased to teach to mankind yet.

01It’s possible that the insanity he’s fallen into has been the push to steal them to deliver them to their world. The river. Power doesn’t agree with him. And if only Power finds the slightest premise to make him fall, Motorcycle Boy has just given one not to stand up anymore.

Rumble Fish. First Susan Heloise Hinton gave us (1975) than Francis (in that moment also Ford) Coppola, who realized a movie in 1983. The movie won as far as fame is concerned. And not only for the mighty cast. Wide-angle lens and tracking shots to be into a visionary narration who tastes of expressionist. Thick and liquid at the same time. The percussive music by Stewart Copeland and Stan Ridgway’s voice that seems to warn you about the dangers. Don’t box me in. Don’t put me in a cage. Don’t detain me. Don’t deduct my breath. Kill him, but do not change the eyes to Motorcycle Boy.

 ———————————————————————————————-

VIVERE E MORIRE A MILANO (CRONACHE METROPOLITANE)

cover.jpg                  cover.jpg                  cover.jpg

Un’anziana spogliarellista che non si arrende al tempo che passa, la tragi­ca follia di un ragazzo della comunità cinese, la donna col sedere più profumato della città, i clienti di un ben strano hotel, le performance notturne e i sogni frustrati di un bancario dotato di un membro gigantesco, la guerra dichiarata di due neonazi al telefono, la giornata senza scampo di un povero redattore di un mensile sportivo, il mondo esploso di un’adolescente enorme, il guaio di un giovane a cui ingrassa solo la testa, il terzo grado di un boss della mala.

Questi e altri insoliti personaggi popolano una Milano che vive alla luce del sole ma che più spesso assomiglia a un fantasma. Più che una città che si alza, lavora, mangia, si diverte e poi va a dormire, la fotografia in bianco e nero di un arredo urbano in movimento. Racconti in forma di cronache e cronache che raccontano una modernità priva di tempo. Una città che insegna a vivere. O da cui si impara presto come morire.

 

ALCUNI DEGLI STORE IN CUI È POSSIBILE ACQUISTARLO

http://www.youcanprint.it

http://www.lafeltrinelli.it

http://www.mondadoristore.it

http://www.omniabuk.com

http://www.amazon.it

https://store.kobobooks.com

http://libreriarizzoli.corriere.it

http://ebook.ilfattoquotidiano.it

http://www.libreriauniversitaria.it

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...