Oscurati dalle nuvole – Dream Of Life (Patti Smith)

01Incominciamo con i cahiers de doléances che si diffusero quando ancora non era terminato il primo ascolto di questo disco (la rete ne raccoglie ancora un buon archivio): populista, demagogico, modesto, lontano dai capolavori del passato, simbolo del declino della ex sacerdotessa, frutto di un’artista diventata petulante e priva di rabbia, disco coacervo di sermoni, voce che suona falsa, femminista svenduta alla pace del focolare.

Nico bollò Patti Smith come «noiosa e sposata»; la scrittrice, poetessa e sperimentatrice teatrale Penny Arcade andò giù più duro affermando pubblicamente che la avrebbe volentieri uccisa per essersi trasformata in una reazionaria conservatrice. Quest’ultima non negò che pure nella sua ristretta schiera di amici l’album venne accolto con grande scetticismo. Come nel resto degli States. C’è una parola molto corta e molto semplice per identificare la situazione. Flop. Questo fu a distanza di qualche mese Dream Of Life, l’album che segnava il ritorno di Patti Smith dopo una decade. Un flop.

Ma una storia non si racconta dalla fine. Riavvolgiamo il nastro. La cantante e poetessa di Chicago saluta il mondo con Wave. Siamo nel 1979. Patti non è più la bohémienne che divideva la stanza 1017 al Chelsea Hotel con Robert Mapplethorpe. Non è più la testa di sfondamento del punk americano. Ha lasciato i voti: via le vesti di sacerdotessa. Non è ancora iniziato il riflusso, ma per Patti è venuto il momento di dare aria nuova alla sua vita. Scopre che il suo profilo privato non può continuare a passare in secondo piano rispetto a quello pubblico. E la sua vita si chiama casa di Detroit e Fred “Sonic” Smith, suo marito, a cui ha appena dedicato Frederick, una canzone impressionante per bellezza.02

Proprio dopo il matrimonio ai due viene un’idea: perché non scrivere un album assieme, così senza l’ansia di dover rispettare una tempistica? E così avviene. Lei si occupa dei testi e ci deve mettere l’anima della sua voce. A lui la produzione e la costruzione musicale. Facile, no? Sì, finché i due universi opposti non si scontrano. Perché mentre Patti resta un’artista tutta nervi e istinto che vive di fiammate ispiratrici improvvise, indisciplinata, ingovernabile, disordinata e incapace di ricordarsi dove diavolo ha messo quel foglietto su cui ha scritto due minuti prima quel particolare verso, Fred al lavoro è giusto il contrario: metodico nell’organizzazione del lavoro, maniaco della perfezione creativa, ossessionato a succhiare dalla giornata più passi avanti possibili rispetto a quella precedente, grazie a una forza di concentrazione totale.

5ph3PPatti porta alla disperazione Fred. Lui non sopporta quelle esecuzioni approssimative che tanto fanno dire alla moglie: «Questa è buona, passiamo alla prossima». No, Patti, questa faceva schifo perché tu hai fatto schifo e continui a far schifo. La rifacciamo anche quaranta volte se non ti impegni, altrimenti molliamo. Questo più o meno il suo mantra. La prima volta accade proprio questo. Progetto mollato. Matrimonio salvato.

I due riprovano dopo un paio di anni. Siamo alla fine del 1981. Fred incomincia a stare male e in più ha permesso alla scimmia dell’alcol di accomodarsi sulla spalla. Poi succede che nasce il loro primo figlio, Jackson e per cinque anni, addio di nuovo al progetto. Siamo nel 1986. Jackson è cresciuto e Patti si è nascosta dietro il velo della vita del figlio, mentre Fred è in piena depressione ed è riuscito a diventare un alcolizzato autentico al punto che, come era accaduto con Syd Barrett e i suoi vecchi compagni dei Floyd, un giorno i suoi amici degli MC5 riescono a riconoscerlo.

In ogni caso, si ricomincia di nuovo. Questa volta Patti ci dà dentro facendosi violenza. A quasi quarant’anni sa che deve cambiare anche il suo approccio. Le tracce si concludono, si perfezionano, si arricchiscono. Lei scopre di essere di nuovo incinta (una bimba che chiameranno Jesse Paris) e finché riesce a stare in piedi non fa che scrivere e mettersi dietro al microfono. Suo marito chiama i fedeli Sohl e Daugherty, poi è il turno di un plotone di bassisti che ruotano a meraviglia, fa una telefonata a Jimmy Iovine che lo coadiuvi nella produzione e si fa dare una mano da Scott Litt. E anche lui annota, compone, taglia, cancella, ricompone.

Una volta che Jesse Paris è nata l’ensamble si trasferisce alla Hit Factory di New York, per la finale session di registrazione. Patti canta che è una meraviglia, i suoi versi si fanno più chiari ed espliciti, ma non smettono di essere visionari o per lo meno di tendere a una visione, Fred suona la chitarra in ogni pezzo. I due Smith firmano tutti i brani. Uscirà nel giugno del 1988, si chiamerà Dream Of Life e Patti dimostrerà che, dieci anni dopo, sarà lei la big thing del rock femminile. Non è vero. Non andrà così. Per quei motivi scritti nel cappello.Patti-Smith-butterfly

A quasi trent’anni di distanza quegli otto pezzi che compongono l’album hanno ricevuto l’indulto del Tempo. A partire dalla canzone d’apertura, quella People Have the Power che tanti strali si attirò e che ora, quando Patti Smith la propone ai concerti è recepita per quella che è: un inno da cantare assieme sulla possibilità di fare della propria vita una rivoluzione permanente a qualunque età e condizione perché non c’è età e condizione finale per la spiritualità che ci porta a vedere sempre più lontano e in profondità.

Un album pop, volutamente semplice e multicolore per non essere ossificato in teche celebrative da esibire nel grande museo della musica contemporanea. Dentro è una cascata di impulsi verso una visione perennemente accesa della vita, stimoli al costruirsi di giorno in giorno, a essere contemporaneamente poeti e muse di noi stessi incastonati in un pianeta da conservare e proteggere con tutta la forza che possiamo esprimere.

C’è il riconoscimento della bellezza e della felicità come emanazione del divino (Going Under); la forza incontrovertibile della natura, Unica Madre verso cui incanalare il nostro amore (Up There Down There); la morte quale passaggio per un prossimo incrocio e non certo fine (Paths That Cross, dedicata all’amico Sam Wagstaff, morto di Aids, che la aiutò nelle cure riabilitative dopo una rovinosa caduta dal palco durante un concerto); l’impasto tra felicità e dolore come unica ricetta per forgiare un’esistenza (la titletrack); la dissacrazione umana che continua a essere la guerra (When Duty Calls, allora sulla guerra civile libanese tra cristiano-maroniti e musulmano-palestinesi); l’amore nel testo più rimbaudiamente lirico (Looking For You) per finire in una ninna-nanna dedicata al primo figlio, spaventosamente commovente per la dolcezza infinita che emana (The Jackson Song).

tumblr_m0gsedpTT81r0iqavo1_500E la musica? Di certo né punk né da beat the street. Non c’è cantina, né muri di suono, niente di lisergico né di sanguinante. Suoni aperti, gioiosi e lievemente tristi, essenziali nei passaggi ma mai uguali a se stessi. Da cantare mentre si cammina, si guida o si fa la doccia. O ai concerti. Con qualche intervento da maestri della comunicazione musicale (il parlato improvviso che spezza l’incedere di Up There Down There; l’aver previsto il pop più leggiadro per vestire Looking For You che presenta il testo più lirico dell’intero album; le tastiere lievi che accarezzano la voce secca e ben tenuta a freno nella più che intima Paths That Cross, tanto per citare i primi esempi).

Le chart USA permisero a Dream Of Life di accomodarsi alla posizione numero 65. Nel Regno Unito fece addirittura peggio (70). Meglio nell’Europa del nord. A posteriori quasi un successo visto il fuoco di fila. Il mondo si aspettava provocazioni e sputi (che, inter nos, la Nostra continua a fare nei suoi live) e si ritrovò con una donna fuori da quella sintonia. Colpiscono le parole di Marianne Faithfull: «Patti non era più una tossica scatenata, ma una donna innamorata e con due figli. Non le perdonarono di aver fatto un disco tenero».Patti-Smith-1

Il colpo che ricevette fu di quelli che spesso non permettono di rialzarsi e risalire. Ma più di lei, a terra rimase Fred. Prima psicologicamente e spiritualmente. Poi in modo definitivo. In mezzo ci fu il turno di Robert Mapplethorpe, che proprio per questo disco la aveva fotografata l’ultima volta. Se ne andò pure Richard Sohl. Lei no. Patti restò in piedi.

 

 

Tracklist

Tutte le canzoni sono scritte da Patti Smith e Fred Sonic Smith.

  1. people have the powerPeople Have the Power
  2. Going Under
  3. Up There Down There
  4. Paths That Cross
  5. Dream of Life
  6. Where Duty Calls
  7. Looking for You (I Was)
  8. The Jackson Song

Ristampa su CD con due bonus tracks: As the Night Goes By/ Wild Leaves

 

Musicisti

Patti Smith – Voce, Chitarracouple

Fred Smith – Chitarra

Jay Dee Daugherty – Batteria, Tastiere

Richard Sohl – Tastiere

Hanno collaborato

Andi Ostrowe – voci

Bill-Dog Dooley – assistente ingengnere

Bob Glaub – basso in Going Under

Bob Ludwig – masterizzazione

Brian Sperber – ingegnere

Errol “Crusher” Bennett – percussioni in Looking for You

Dave McNair – assistente ingegnere

Gary Rasmussen – basso

Hearn Gadbois – percussioni

Jay Healey – ingegnere

Jesse Levy – violoncello in The Jackson Song

Jim Michewicz – ingegnere

Kasim Sulton – basso

Kevin Killen – ingegnere

Malcolm West – basso in The Jackson Song

Marc DeSisto – assistante ingegnere

Margaret Ross – arpa in The Jackson Song

Maude Gilman – design

Richard Travali – assistente ingegnere

Rob Jacobs – assistente ingegnere

Robert DeLaGarza – assistente ingegnere

Robert Mapplethorpe – fotografo

Robin Nash – voci in Going Under

Roger Talkov – assistente ingegnere

Sammy Figueroa – percussioni

Scott Litt – produttore associato, mix, assistente produttore

Shelly Yakus – mix

Thom Panunzio – ingegnere

Vic Anesini – mastering

 

Dati tecnici

Pubblicazione: giugno 1988

Etichetta: Arista Records

Produttori: Fred Smith, Jimmy Iovine

Registrazione: The Hit Factory NYC, 1987

 

OBSCURED BY CLOUDS – DREAM OF LIFE (PATTI SMITH)

Patti%20SMITH%20dream%20of%20lifeDown immediately with the cahiers de doléances, ready to spread out our mouths before the first listening of this record was over: populist, damagogic, mediocre, far from the past masterpieces, symbol of the decline of the ex-priestess of rock, fruit of an artist twisted in a smart-ass and anger lacking, record characterized by a mass of sermons, voice sounding phoney, former feminist sold out to the fireplace peace.

Nico branded Patti Smith as a «boring and married»; Penny Arcade, writer, poetess and drama experimenter pushed pretty hard saying she would gladly kill her for turned into a conservative reactionary. Patti herself didn’t deny that even in her closest circle of friends the album caused an evident skepticism. There’s a very short and simple word to identify the situation. Flop. That was Dream Of Life, the album which greeted Patti Smith comeback after nearly a decade. A flop.

But a story can’t be told from the end. Do rewind the tape. The Chicago singer and poetess kisses the music goodbye with Wave. It’s 1979. Patti is no more the bohiemian lad who shared the 1017 room at Chelsea Hotel together with Robert Mapplethorpe. She’s no more the american punk battering ram. She left the priestess votes. The Eighties flowing back has not started yet but she feels it’s the moment to fill up her life with new air. She discovers her private profile can’t keeep on standing aside compared with her public one. Her life now means Detroit home and Fred “Sonic” Smith, her husband to whom she’s just dedicated Frederick, an impressive track as far as beauty.content_womany_8e0b066e1b64d4f81f016656bbebcc16_1408449162-2756-2992

Just after their wedding they got an idea: why not writing an album together without the anxiety of a label being on our back and released it in the nick of time? They grab it. She cares of lyrics and has to put her soul in the voice. He deals with music and production. Easy, isn’t it? Yes, until the opposite universes don’t crush into a bang. Patti is still a nerves and instinct artist, she lights up thanks to unexpected blazes, she remains undisciplined, ungovernable and unable to remember where the hell she put that little sheet of paper she put down that particular verse on two minutes before. At work Fred is just the opposite: systemathic in the organization, a creative perfection maniac, obssessed by succeeding in drawing more possible from the working day, focused on concentration.

Patti leads Fred to despair. He doesn’t put up with those sloppy performances that make her say: «This is good, what the next?». No, sweetheart, this one sucked because you suck and keep on sucking. Let’s do it over even forty times if you don’t put effort in it or we quit, right? More or less his mantra. This happens: quit the project, saved the wedding,

5c0f3e7f1d6a43cf8351cfc17ea07d47Two years later the try again. End of 1981. Fred starts to feel bad and furthermore he lets the monkey of alcohol to have her place on his shoulder. Then it happens that their first son, Jackson, comes to light and for others five years farewell to the project. We’re in 1986. Jackson has grown up and all along these period Patti has sheltered herself behind his life, while Fred is in full depression and got to be a real alcoholic at the point that, as it happened to Syd Barrett and the his Floyd old friends, one day his MC5 mates fail to recognize him.

In any case they do it again. This time Patti gets stuck in it even if she must rape herself. She’s nearly forty and she knows that her whole approach must change. The tracks being finished, being perfected, being enriched. She discovers she’s is pregnant again (a girl they’ll call Jesse Paris) but until she can resist she goes on writing and singing behind a microphone. Her husband calls out his faithful Sohl e Daugherty, then it’s the turn of a platoon of bass players, he makes a phone call to Jimmy Iovine to help him for the production and asks an hand even to Scott Litt. And he too takes notes, composes, cuts, creates again.

Once Jesse Paris is born, the ensamble moves to New York’s Hit Factory for the recording final session. Patti sings in an astounding manner, her lyrics are more clear and explicit than the past ones, even they don’t get up being visionary or at least to tend for a vision. Fred plays guitar on each track, the couple signs all the songs. It will be out on sale on June 1988, it’s going to be titled Dream Of Life and Patti will show that, ten years after, she’s still the female next big thing of rock . It’s not true. It won’t go this way. For the reasons written in the attack of the article.

Nearly thirty years later those eight tracks got the indulgence of Time. Starting from the so badly treated People Have the Power that now, when it’is played alive is accepted for what it is: a hymn to sing along about the chance we get to make an endless revolution of our life because there’s no limit of age and social conditions for a spirituality that can head us to watch always further on and in depth.147042900dfsdv

A pop album intentionally simple and multicolor not to be ossified into celebrative shrines exposed in the great museum of contemporary music. A waterfall of impulse toward a permanently bright vision of life, stimulus to build our existence day by day, to be at the same time poets and muses ourselves set in a planet we have to protect and preserve wit all the efforts we’re able to prove.

We find the recognition of beauty and happiness as effluence from the divine (Going Under); the incontrovertible strenght of nature, Unique Mother to which lead our love (Up There Down There); the death as passage to a forthcoming crossing and not end of things (Paths That Cross, dedicated to her friend Sam Wagstaff, died for Aids, who paid her the therapies after the severe fall from the stage during a concert); the mix between happiness and pain as sole receipt to forge an existence (the titletrack); the human sacrilege that war keep on being (When Duty Calls); the love in the most Rimbaud-like text (Looking For You) and at the end a lullaby dedicated to their first child, so highly touching for the endless sweatness it comes from (The Jackson Song).

And what about the music? Certainly neither punk nor beat the street. No underground, no walls of sound, nothing lysergic or bleeding. Open sounds, joyful and slightly sad, essentials in their key changes but never repeated. Songs to be sung while walking, driving or having a shower. Or at the concerts. And a few interventions as master of musical comunication (the spoken words all of a sudden on Up There Down There; the most graceful pop to dress Looking For You, that presents the most lyrical text of the whole album; the light keyboards to caress Patti’s skinny voice kept distance from heavy commotion on Paths That Cross, just to say some titles).

74_Robert_Mapplethorpe_&_Patti_Smith_1969US charts allowed Dream Of Life to hook position no. 65. Worst gone in UK (70). Better in Northern Europe. Nearly a success in hindsight considered the whole barrage. The world was expecting provocations and spits (that, inter nos about the lattest one, Our Lady keeps on doing alive) and discovered a woman out of that sync. Marianne Faithfull’s words affect: «Patti was no more a wild toxic, but a woman fallen in love and with two kids. The wouldn’t forgive her doing a tender record».

The shot she received was one that doesn’t let you get up again. But more than she, it was Fred who got knocked down. At the beginning psichologically and spiritually. Then definitively. In between it was the turn of Robert Mapplethorpe, who precisely for this record took the last pictures of her. Also Richard Sohl passed away. She didn’t. Patti kept on being standing.

 

 

Tracklist

All the songs by Patti Smith and Fred Sonic Smith.

  1. People Have the Powersmith2
  2. Going Under
  3. Up There Down There
  4. Paths That Cross
  5. Dream of Life
  6. Where Duty Calls
  7. Looking for You (I Was)
  8. The Jackson Song

Reprinted on CD with these bonus tracks: As the Night Goes By / Wild Leaves

 

Musicians

Patti Smith – Voice, guitar

Fred Smith – Guitar

Jay Dee Daugherty – Drums and keyboards

Richard Sohl – Keyboards

 

Additional personnel

Andi Ostrowe – backing vocals

Bill-Dog Dooley – assistant engineer

Bob Glaub – bass on “Going Under”

Bob Ludwig – mastering

Brian Sperber – engineering

Errol “Crusher” Bennett – percussion on “Looking for You (I Was)”

Dave McNair – assistant engineer

Gary Rasmussen – bass

Hearn Gadbois – percussion

Jay Healey – engineering

Jesse Levy – cello on “The Jackson Song”

Jim Michewicz – engineering

Kasim Sulton – bass

Kevin Killen – engineering

Malcolm West – bass on “The Jackson Song”

Marc DeSisto – assistant engineer

Margaret Ross – harp on “The Jackson Song”

Maude Gilman – design

Richard Travali – assistant engineer

Rob Jacobs – assistant engineer

Robert DeLaGarza – assistant engineer

Robert Mapplethorpe – photography

Robin Nash – backing vocals on “Going Under”

Roger Talkov – assistant engineer

Sammy Figueroa – percussion

Scott Litt – associate producer, mixing, assistant producer

Shelly Yakus – mixing

Thom Panunzio – engineering

Vic Anesini – mastering

 

Technical informations

Published: June, 1988tumblr_lty498h8U41r0iqavo1_500

Recorded: 1987

Recording Studios: The Hit Factory

Label: Arista Records

Producers: Fred Smith, Jimmy Iovine

 

 

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VIVERE E MORIRE A MILANO (CRONACHE METROPOLITANE)

cover.jpg                  cover.jpg                  cover.jpg

Un’anziana spogliarellista che non si arrende al tempo che passa, la tragi­ca follia di un ragazzo della comunità cinese, la donna col sedere più profumato della città, i clienti di un ben strano hotel, le performance notturne e i sogni frustrati di un bancario dotato di un membro gigantesco, la guerra dichiarata di due neonazi al telefono, la giornata senza scampo di un povero redattore di un mensile sportivo, il mondo esploso di un’adolescente enorme, il guaio di un giovane a cui ingrassa solo la testa, il terzo grado di un boss della mala.

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