Viaggi – 3

Le due ragazze canticchiano qualcosa in una lingua che sembra spagnolo. Una delle due intanto si lucida le labbra riflettendole in un piccolo specchio. Sono vestite in maniera identica. Sandali uguali, unghie dei piedi pitturate di azzurro con ghirigori brillantinati, pantaloni e maglietta blu. Sono molto truccate e stropicciano in bocca una gomma. Con ogni probabilità stanno andando in discoteca.01

A destra, nel fondo della carrozza, un’altra ragazza. È più vecchia. È sudamericana. Lo dice con assoluta chiarezza il suo viso. Ha i capelli lunghi e molto mossi. Non porta con sé alcun oggetto di accompagnamento. Non una borsetta, un libro, una rivista. Non ascolta musica né usa un ventaglio. Guarda diritto verso il fondo del convoglio. Alla sua sinistra, spostato di quattro, cinque posti, un vecchio signore veste una maglietta impossibile per la sua età che lo fascia come un guanto. Un colore arancione troppo carico per la faccia che la sostiene e una scritta in bianco che dice: “Io mi amo”. Gli dà la parvenza di un Tognella dei poveri e se non si facesse attenzione al suo volto sembrerebbe un vero e proprio scimunito. Ma non è possibile non guardargli il volto. Due baffi neri, ben curati e ben neri a dispetto dell’età e tutt’intorno un marmo epidermico su cui passano fiumi trasversali e autostrade di rughe che portano a uno sguardo azzurro azzurro. Così fluido da irrigare l’intera piana piagata.

Il treno fa due, tre fermate senza che nella carrozza salga nessuno. Sono le dieci di sera di una giornata di fine estate. Ultimo caldo robusto e gran commiato di zanzare.

Nessuno sale e nessuno scende. Le due ragazze continuano a frantumare quel pezzo in spagnolo e ogni tanto si provocano aumentando a vicenda il tono. La sudamericana respira e l’anziano signore resta seduto nella conca dei suoi 400 anni.

Alla fermata di Lampugnano sale una coppia. Lei è alta, bella, capelli corvini che le cadono lisci ben oltre le spalle, indossa una gonna molto corta, ma i denti mostrano l’opera del disastro. Va ad appoggiarsi a una delle porte opposte a quelle d’entrata. Lui le si china davanti. Anche se la tiene nascosta, ha nella mano destra una siringa. Lei si alza la gonna destando l’attenzione delle due ragazze che smettono di cantare e della sudamericana. Lui le picchia con la mano sinistra la zona del ventre vicino al pube. Le dà dei piccoli ma decisi colpi piatti con le quattro dita.

02«Allora esce?» chiede lei.

«Non ancora» fa lui, senza interrompere il lavoro.

«Ma sì che c’è, eccola qui la vedi?» di nuovo lei.

Lui sposta verso l’alto il filo della mutandina scoprendo un lembo del sesso. Vi si appoggia sopra con la mano destra a pugno come se fosse un tappo facendo attenzione alla siringa. Cerca così di farsi sostegno per non cadere dopo la ripresa del treno. Con pollice e indice della mano sinistra le pizzica la pelle del ventre e dopo qualche secondo la vena appare alla luce come un debole segno di biro blu sulla pelle.

«Eccola» esclama piano.

Lei resta immobile. Lui inserisce l’ago della siringa nella vena e spinge nel sangue la dose. La mano sorprendentemente ferma, sorda allo sballottamento naturale della carrozza in azione. Da come governa l’operazione è facile scommettere che non le si spezzerà dentro. Una delle ragazze ha la testa chinata tra le gambe, l’altra stringe chiusi gli occhi. Sugli occhi la sudamericana ha posato invece la mano.

La metro è arrivata a QT8. Lui estrae la siringa e con un dito pulisce la pelle da quelle due gocce di sangue che le sono uscite. Pulisce a sua volta il dito succhiandoselo. Si alza e si mette la siringa in tasca. Lei si accomoda la gonna e tira un forte respiro. Le porte della metro si stanno per chiudere ma il ragazzo riesce a far perno tra loro. Si riaprono. Scendono. Il treno riparte.03

 

John

 

TRAVELS – 3

 

The two girls sing softly someting in a language that is like spanish. At the same time one of them is glossing the lips reflecting them in a little mirror. They’re dressed alike. The same sandals, the nails of the feet blue painted with brillantina decoration, trousers and blue t-shirt. Their make-up is hard and they’re chewing a bubble gum. Likely they’re going to the Disco.

04

On their right, at the bottom of the train, another girl. Older than them. She’s southamerican. Her face tells it so easily. She got long and wavy hair. She’s no object with her. Not a purse, a book, a magazine. She neither listens to music nor uses a fan. She look straight to the bottom of the train. On her left, four-five seats from her, an old man wear san impossibile shirt on account hi age, it bandages him like a glove. An orange colour too much heavy considering his face and a white expression that says: “I love me”. The dress makes him look like a fool on the hill and, if we don’t watch his face, he would be the spitting image of an idiot. But it’s not possible not to watch his face. Two black moustaches, well-finisged and well black in spite of the age and all around an epidermic marmble on which crossing rivers and highways of wrinkle pass and take to a deep blue gaze. So flowing and able to irrigate the whole plain full of sores.

The train stops at two, three stations and none gets into.it’s ten p.m. of a late summer day. The last big heat blessed by mosquitos’ great farewell.

None gets into, none gets off. The two girls go on crumbling that spanish track and now and again they provoke raising mutually their tone. The southamerican girl breathes and the old man remains seated into the valley of his four hundred years.05

At Lampugnano station a twosome gets in. She’s tall, beautiful, the raven-black straight hair end well beyond the shoulders, she wears a very short skirt, but the teeth show the work of the disaster. She goes leaning against one of the doors which stand on the opposite side to the entrance ones. He bends down in front of her. Even though he conceals it, she got a syringe on his right hand. She lifts the skirt drawing the attention of two girls, who stp singing, and the southamerican. With his left hand he taps the portion of her stomach near the pubis. He’s working with little but determined four fingers flat bangs.

«So, ha sit come out?», she asks.

«Not yet», he answers without stopping.

«My God, that’s it, don’t you see it?», she again.

He raises the string of her panty, exposing a strip of her sex. He leans against it with his right hand closed in a fist as if it were a cap, watching out for the syringe. He triest to hold up himself not to fall after the train restarts to go. With the right han’s thumb and index he stings her stomach skin and just after some instant the vein appears as a feeble sign on the skin made by a blue ball-point pen.

«Here it is». He cries out slow.

She stands still. He inserts the nail into the vein and pusher the dose in her blood. His hand’s surprisingly stable, deaf to the natural movement of the train in action. The way he steers the operation tells that the nail won’t break inside. One of the two girls keep her head down on the legs, the other strong closes her eyes. On hers the southamerican on the other hand has lain her hand.

06The metro’s arrived at QT8 station. He pulls out the syringe and with a finger cleans the two blood drops which have come out on her skin. In turn, he cleans the fingers sucking it. He stands up and puts the syringe in his pocket. She tidies the skirt up and takes a deep breath. The metro doors are about to shut, but the boy manages to pivot on them. The open again. The get off. The train leaves again.

 

John

 

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