Milady, la longa manus di Satana

i-tre-moschettieri2-e1488631336841Nella storia della letteratura esempi e tipologie del Male completano un intero tomo di ogni enciclopedia di tema. Impersonificato in azioni, pensieri e spirito del tempo, esso ci arriva con le pagine più celeberrime dei romanzi fondanti la nostra storia letteraria. Omero, Dante, Manzoni, Goethe, Baudelaire, Dostoevskij, Dickens, Brontë, Kafka, Stoker, Poe, Shelley (Mary), King, Ellroy, la lista è infinita.

E così è anche se intendessimo col termine Male una rappresentazione fisica, un protagonista di un romanzo che accolga dentro sé tutta la simbologia del nero esistenziale. Con questo scritto ne offro uno in particolare, un personaggio femminile creato dalla penna di Alexandre Dumas padre, luce dall’inferno e perla narrativa di quel capolavoro in prosa che conosciamo come I tre moschettieri.

978880623409GRAOcchi di Medusa e voce di Sirena

Parlo di Anne de Breuil, poi Contessa de la Fère, poi Milady de Winter, baronessa di Sheffield, poi lady Clarick, poi Charlotte Backson, ma per tutti solamente Milady. Una donna di ventidue anni, alta, bionda, di una bellezza estrema, dotata di occhi azzurri che fanno il paio con quelli della Medusa per potenza, ciglia e sopracciglia nere e voce che ci mette un niente ad ammaliare. Un passato oscuro e un presente al servizio del cardinale Richelieu, che la usa per i servizi più torbidi che ella esegue senza il minimo scrupolo, da professionista computerizzata fosse una protagonista della letteratura contemporanea. Soprattutto quando c’è di mezzo il vero cuore pulsante del romanzo, quel d’Artagnan per le cui azioni il libro varrebbe da solo la pena di essere letto.

Milady agisce sempre dietro le quinte della storia, le sue innumerevoli identità non permettono di fare diversamente. Ma è proprio lasciando il proscenio ad altri che la sua forza distruttrice, e incantatrice anche per noi lettori, che la sua volontà di potenza si trasforma in azioni che ne danno cornice e tela intera.

Dea nera

L’aspetto di Milady ha certo un ruolo fondamentale nell’identificazione del personaggio, ma la sua bellezza da sola non saprebbe descrivere un ruolo che va ben oltre il classico profilo di femme fatale che è giunto fino a noi. «Raccomandatemi a Satana», la saluta chi la conosce, prima di prendere la sua strada, e quegli occhioni, dentro a un corpo da Dea, non basterebbero a spiegarne il senso.de0ca814eb987c586653d0ffd03d17101555107120

Milady è un personaggio diabolico, la personificazione del Male più abietto. Mandante di delitti, assassina lei stessa, simulatrice in ogni secondo del suo recitar vivendo, in lei agisce a briglia sciolta la cattiveria più spettrale che esalta il terrore e l’orrore che lascia in ogni uomo che ha la sventura di conoscerla intimamente.

Manipolatrice di giovani cuori poi destinati a disperazione e tormenti, corruttrice di menti e spiriti, cupa come il castigo, tetra come la disperazione che infligge, tempesta di progetti funerei per i loro destinatari, vendicatrice impassibile, Milady è più dura del marchio d’infamia che porta sulla spalla sinistra, il giglio della vergogna sociale, impressole da giovane a seguito delle sue prime imprese criminali.

8326cf2b82eb1c7f97970fb98bdd44e2--milla-jovovich-victorias-secret-modelsInfallibile seduttrice

Siamo, come lettori, rapiti non solo e non tanto da come riesce a insudiciare amori e anime, dal suo essere infallibile seduttrice per ottenere ricchezze e potenza, quanto da come il supplizio che scava nella vittima procede esattamente come ella prevede.

A un tratto il Narratore si lascia andare. E scrive che era ben difficile immaginare tanta perfidia in una donna “e non sapeva che una donna del genere avesse avuto una parte così grande e funesta nella sciagura della sua vita”, compatendo la miseria di Madame Bonacieux, mentre si trova davanti proprio Milady.

Da una spia transgender?

Ma è alla fine della sua storia, e al limitare di quella del romanzo, che l’inferno di cui è rappresentante in natura esplode. Occhi fiammeggianti fino alla fine, capace di far tremare la servitù che l’ha in custodia con il suo sguardo e le sue parole, annunciatrice di tremende vendette e tentatrice nella corruzione anche a qualche istante dalla sua fine, non fa una piega nel ricevere le parole che Athos (suo ex marito) non riesce più a trattenere per sé: «Voi non appartenete alla specie umana, siete un demone fuggito dall’inferno nel quale vi faremo rientrare».

La parte della sua esecuzione sembra essere dettata direttamente dall’alto dei cieli, col Boia quale elongazione del braccio di Dio. Sono righe di una sequenza narrativa tesissima, con tempo della storia e tempo del racconto quasi a procedere a braccetto pur non essendoci nulla di dialogico. Una scrittura che ci lascia a bocca aperta per la scena dentro cui siamo immersi e per la perfezione stilistica con cui è raccontata.

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Chevalier d’Éon

Un’antagonista, Milady, per la cui messianicità Lord Sudley, traduttore dell’opera in inglese e studioso dell’autore, sostiene che Dumas sia uscito dal campo dei sessi binari e abbia fatto riferimento al Chevalier d’Éon, una spia transgender che agì sotto Luigi XV come inviato segreto in Russia e Inghilterra. Un cavaliere che trascorse metà della sua vita come uomo e metà come donna, venendo pure accusato di ermafroditismo. Lo stesso Sudley ammise che si tratta di “ovviamente, pura congettura, impossibile da provare o confutare”.

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Alexandre Dumas

Provata o confutata la questione resterebbe pane per la storiografia letteraria. Milady vive di vita propria. Dal 1844 questo romanzo ci affascina. I bambini se ne innamorano da subito. Perché non c’è fase dell’essere umano più incline all’oscurità di quella dell’infanzia. Il fascino perverso di questo personaggio raggiunge il lettore più giovane. Si sdraia nella sua mente. E si risveglia ogni qualvolta il libro verrà, avanti negli anni, preso nuovamente in mano, aperto e frequentato. Milady colpirà di nuovo. Di questo siatene certi.


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