Un doppio anche per me

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Dopo qualche decennio ho incontrato di nuovo Jakov Petrovič Goljadkin. Non è cambiato. Lavora ancora come consigliere titolare, è sempre convinto di essere un uomo tra il mediocre e l’inetto, ma il suo essere riservato e impacciato continua a tenerlo lontano da ogni adulazione, tanto che mi ha ripetuto di non amare lustrare il parquet con gli stivali.

5000089565779_0_0_536_0_75Anche l’ambiente attorno a lui non ha cambiato il suo profilo. La società pietroburghese è così ancora attaccata alla conservazione delle sue tradizioni! Comunque, conoscenti e colleghi non perdono occasione di schernirlo e neanche in modo elegante o almeno decoroso. In anni e anni Jakov Petrovič Goljadkin non ha fatto un passo in avanti quanto a classe. Continua a non immischiarsi agli affari altrui e anche il suo desiderio per Klara Olsuf’’evna non è mutato. Il suo amore non conosce invecchiamento, ma la donna resta pur sempre la figlia del Consigliere di Stato e non è che le possibilità di Jakov possano aumentare, capirete.

Sto parlando di Jakov Petrovič Goljadkin senior sia chiaro. Perché ho incontrato anche Jakov Petrovič Goljadkin junior. È sempre il suo doppio, anche se in Italia il legame tra i due, chissà per qual motivo, è definito ancora con il termine sosia. Il guaio, per Jakov Petrovič Goljadkin senior è che Jakov Petrovič Goljadkin junior è anche lui sempre quello di sempre da quasi duecento anni. Sicuro del suo agire, pieno di sé, subdolo al punto di riuscire a farsi amare da tutti per calcolo. Non me lo ha detto direttamente, ma ho capito che ha sempre il pallino di eclissare del tutto Jakov Petrovič Goljadkin senior, indifferente al fatto che questo suo tirare la corda porterà il maggiore al delirio o addirittura alla pazzia.

 

Io & IoIl-tema-del-doppio-attraverso-la-teoresi-psicoanalitica-Sigmund-Freud-e-il-Perturbante

Potevo andare a cercare i gemelli Menecmi, fare un salto dal visconte Medardo per vedere se è stata nel frattempo ritrovata la sua parte sinistra o constatare a che punto stanno dottor Jeckyll e Mister Hyde, invece, sarà per il momento che il mondo sta vivendo, mi sono catapultato a San Pietroburgo.

Una volta di ritorno, sono stato colto da un interrogativo: qualunque fosse la causa, non sarebbe un’esperienza da provare quella del proprio doppio? Un doppio del tutto particolare e originale però. Questa volta più giovane di noi. Non dico un compagno che ci porti alla follia, per questo c’è Jakob che ha già dato, ma una versione meno favolistica dell’angelo custode di quando eravamo infanti.

Corinth-AutoritrattoD’accordo, poi abbiamo sostituito l’angelo con l’amico immaginario, ma il doppio è ben altra cosa. Intanto è noi in tutto e per tutto. Perché parlo di un ragazzo, un ragazzo che è quello che fummo e che sarà quello che siamo. Un Io che serva più a noi che a lui. Perché lui ci risveglia la memoria di dove siamo arrivati, ma noi non dobbiamo togliergli il gusto di conoscere quel che lui sarà. Per un giorno, quattro, un mese o un anno. Un viaggio all’indietro in cui noi saremmo il doppio del nostro altro Io.

Il nostro doppio non come reazione. Niente alienazione rispetto alla società che non decifriamo più, nessuna difesa autolatrica contro i nostri fallimenti e neanche repliche allucinate per l’incomprensione dei nostri simili o riposta alla solitudine in cui siamo caduti a causa di un tempo apertamente ostile che ci scinde il cervello in due metà.

Nessun frutto della nostra immaginazione. Il nostro doppio gentile esiste in carne e ossa ed è riconosciuto, almeno come come persona, da chi incrociamo. E lo stesso quando è toccato a noi vivere il suo tempo. Che poi fu il nostro.

Mi ripeti quella volta che…?kkkkk

Al nostro Io junior chiederemmo di riportarci le voci che vogliamo riascoltare, il volto della città che è cambiata con noi, di ricordarci i toni dei colori che non vediamo più, di raccontarci le situazioni dentro cui ci infilammo. E poi di dirci di nuovo di quel concerto, festa, compleanno, compito in classe, bacio, nottata d’amore, lettura, partita allo stadio e partita giocata, film al cinema, pizzata, vacanza, gita scolastica, cena a casa con genitori, fratelli e sorelle, giro solitario in macchina per vie o strade sconosciute, collezione di figurine, edizione straordinaria del tg, camminata, tela disegnata, regalo ricevuto, regalo fatto, vestito acquistato, litigata, primavera d’aprile, estate di luglio…

 

maschera-300Il nostro compito

Noi invece dovremmo procedere col freno a mano tirato. A che pro svelargli il tutto-ma-proprio-tutto? Non potrebbe certo agire diversamente da noi, errori compresi. Anche tragici. Se cambiasse anche un solo giorno della nostra-sua storia l’ordine mondiale intero collasserebbe, giusto?

E poi perché negargli il profondo sapore del mistero che si rivela, di quel senso di conquista che ci pervade quando in libreria troviamo proprio il titolo di cui non vogliamo più restare senza o con la scoperta di un luogo che si aprì a noi come un fiore contro ogni nostra previsione?

Avremmo inoltre un severo compito nei suoi confronti. Spogliarci delle nostre eventuali ansie, rabbie, tristezze e compagnia di squadra per apparire al meglio al suo cospetto. Glielo dovremmo, non siete d’accordo? Per dargli una spinta in più a proseguire con la sua vita quando ritornerà al suo presente. Perché il suo futurodovrà contenere tutto l’interesse di essere addentato come una mela. Avrebbe il sacrosanto diritto di ammirare il modello che diventerà.

Il nostro Io junior, diversamente dal secondo Jakov Petrovič Goljadkin di Dostoevskij, non solo è una bella persona, ma ne diventerà una migliore.

E, una volta ai saluti, ancora migliori saremmo noi.


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