Egidio, tesoro rossonero

8 dicembre 1976, Milan vs Athletic Bilbao 3-1Niente affatto vero che il Tempo è un galantuomo. Non sempre almeno, qualche volta fa cilecca. Cura o lenisce le ferite, accettiamolo. Ma non è un balsamo automatico per la memoria. Il Tempo nulla può ad esempio se una reputazione è stata ammaccata da una definizione che, nata prendendo una parte per il tutto, si è mangiata appunto il tutto.

EGIDIO CALLONI e GIAMPIERO MARINI. novembre 1976 MILAN Inter 1-1Il Tempo non è stato galantuomo con Egidio Calloni. A parte per un momento i gol segnati e quelli sbagliati. Egidio, numero 9 rossonero sulla schiena a metà degli anni ’70, fu amato dall’intero popolo del Milan. E il mandarlo al diavolo (e l’idiomatica qui agisce come i “tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi”1) per una nuova occasione sprecata, un gol che “lamadonna, ma anche un cieco avrebbe segnato!”, era solo la prova dell’acuta passione che i secondanellisti delle gradinate (un po’ come i loggionisti di un teatro d’opera) provavano per il ragazzo di Busto Arsizio.

Perché di gol ne faceva e mica pochi. Quando le difese schieravano dei “fuoriusciti da Alcatraz” il cui scopo era defendere, defendere, defendere, i palloni pesavano già il doppio dopo le prime gocce dal cielo e non conoscevano le traiettorie mefistofeliche dell’era catodica, il campionato di Serie A constava solo di 30 autarchiche partite, le Coppe non prevedevano i gironi e i gol di una domenica italica di calcio erano in genere manna che fioccava con parsimonia.987t6tr

Gianni Brera dovette addirittura aprire i Promessi Sposi per impallinarlo a futura memoria. Sciagurato Egidio, scrisse. Anche se, sul prato di “San Siro e i suoi fratelli” la Monaca di Monza veniva sostituita dalle reti delle porte rimaste intonse. E il milanista Beppe Viola si accodò con il sarcasmo targato Derby (il cabaret di via Monterosa a Milano non la stracittadina) affermando che l’Egidio non sbagliava, lui semplicemente sventava la minaccia.

Eh no, di clamoroso in Calloni non erano le impappinature sotto porta, ma le reti gonfiate. In acrobazia ad esempio. La prima perla rossonera, in rovesciata all’Olimpico di Roma, così dirompente ed esteticamente armonica che ciao CR7. E che riportò a casa il Milan con la vittoria.

26 gennaio 1975, Milan vs Ternana 3-1Lui era lo scudo di Zeus, come dice il suo etimo. In area ci sapeva fare, lo scatto c’era tutto, le velocità nel breve pure. Nel lungo faceva valere la sua corazza. Si buttava su ogni pallone, impavido e incurante del numero e dalla mole dei difensori, lo difendeva, sponda per un compagno o stoccata finale. Di testa aveva una gran bella agilità e scelta di tempo. E la zuccata, cari nemici miei, la zuccata era di quelle che facevano male. Magari non come l’Hateley di qualche stagione più tardi, ma facevano male. E sui rigori il portiere non aveva praticamente scampo.

Insomma, Egidio l’era bun de giugà al balun.  

Più di cinquanta volte alzò le braccia o l’indice verso i tifosi rossoneri, in un numero di partite che oggi porterebbe qualunque presidente a chiedere la luna per cedere un centravanti di tale razza. E in quel Milan qualcosa pur vinse. Anche individualmente, andate a cercare.

E noi? Noi alzavamo il culo dai cuscinetti. Gridavamo “Egidioooo!!!” perché un gol bastava a obliare i non-gol. Ma il sedere lo tenemmo incollato ai gradoni quando, lui in gialloblu veronese, proprio nel Tempio ci thumbnail_FB_IMG_1632328345245fece prendere spavento mentre stavamo uncinando la stella dei dieci scudetti. Non esultò quella volta, ma anche dal terzo anello che non c’era si poteva notare la guerriglia tra rabbia, rivincita e amore che gli era scoppiata dentro.

Il sedere lo tenemmo ancor più marmorizzato quando, qualche anno più tardi, nella categoria infernale, lui in rosanero palermitano ce ne fece tre. Pum, pum, pum. Col primo pum da riportare in vita il fantasma di Mario Corso. Quella volta esultò, perché così era giusto fare. Perché lui era Egidio Calloni, di mestiere centravanti, e non la sciagura che penne giudicanti mai educate a giudicare se stesse spacciavano con ghigno cameratesco. A cui regaliamo il silvestre “Taci” d’annunziano.

Ci piaceva così l’Egidio. Ci piaceva coraggioso e smanioso di andare ad accaparrarsi la boccia con l’entusiasmo dell’infante, i duelli ravvicinati con chi vestiva la divisa di un altro colore. E oggi, quando ormai il Tempo ha già fatto sfaceli dei nostri corpi, chi ha a cuore la creatura di Padre Kilpin, la misera per quanto celebre definizione malefica non può essere la prima associazione mentale quando viene pronunciato quel nome e quel cognome.

Rigore CalloniPerché Egidio Calloni, per noi che ci faceva desiderare/ che potesse durare/ quel tempo passato 2, resta un ricordo felice e commosso. Strette righe verticali rossonere addosso, mani al cielo. E il pallone… Immaginatevelo da soli.

Nota 1: da Meriggiare pallido e assorto… (Eugenio Montale)

Nota 2: da Il tempo passato (Percy Bysshe Shelley)

 

 


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