Una vita dentro una canzone – 41: Perfect Day (Lou Reed)

01

Me lo ripetevano un po’ tutti in famiglia. Raccoglierai ciò che hai seminato. A guardare indietro la mia vita penso di non aver seminato un granché. Di una cosa però sono certo. Ho seminato per meritarmi una giornata perfetta. No, non trovai una borsa con un milione di dollari nel sottoscala né il mio nome venne estratto per passare un giorno intero con il mio eroe del rock. Però sì, a me capitò di passare una giornata perfetta.

Non saprei definirla diversamente che così. Una giornata perfetta. Ogni tanto la ricordo ancora e ancora ricordo lei. E ci parlo. Metto un disco di Lou Reed nel player, introduco le cuffie e faccio partire la canzone numero tre. Poi chiudo gli occhi. E le parlo. Così.

02

Ricordi quando bevemmo sangria a Central Park? Quel giorno lì ecco. E dopo allo zoo del parco a dare da mangiare agli animali. Ricordi pure quello? E il film del pomeriggio. Ricordi tutto anche tu? Io non ricordo di che storia si trattasse né chi fossero gli attori, ma ricordo che eravamo insieme, tu e io. E il mondo fuori. Ci girava attorno senza sfiorarci. E noi nell’indescrivibile vortice a riuscire nell’impresa di vivere.

E poi a casa. Un passo dopo l’altro. Un po’ sotto la pioggia e un po’ sotto i raggi del sole che spazzarono via la pioggia anche se il buio sarebbe giunto di lì a poco. Tu e io. Ricordo anche quello. Anche tu? Non so di che parlammo ma so che parlammo tu e io. Le persone ci passavano a lato o eravamo noi a fenderle nel mezzo. Ci sembrava di appartenere a un’altra sfera terrestre che in qualche modo continuava a tenerci abitanti del pianeta Terra.

03

Oh, fu una giornata così perfetta che non solo sono ancora contento di averla passata con te, ma fu proprio così perfetta che ogni tanto mi torna il desiderio di passarne un’altra così, restando solo con te. A vivere di noi. Io e te. Non so di che chiacchierammo ma so che mettemmo da parte i nostri problemi. Parenti, capufficio, vicini di casa, ansia, cellulari che fanno rumore. Paure.

Ricordo che tu ridevi spesso ed era musica per me. E ricordo che ridesti pure la volta che inciampai salendo uno scalino. Eri vestita di luce e i tuoi occhi disegnavano arcobaleni nel cielo. Io ero vestito del mio vestito. Ma ricordo che non mi lasciò mai una sensazione. Sentivo una pressione sulla testa. Come se portassi in testa una corona di Re.

Fu così divertente girare come turisti della vita in una giornata così perfetta col primo caldo della primavera che ci accarezzava le ossa. Fu così divertente che mi fece dimenticare me stesso da pensare di essere un altro, come dire, addirittura una persona migliore. Ritorni quando chiudi gli occhi e rivedo quella giornata così perfetta. Si posa sottopelle e mi scuote le vene. Anche il mio sangue si fa migliore e il mio cuore si placa.

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Ovunque tu sia, quali che siano le persone che frequenti ora, qualunque cosa tu stia facendo e qualunque cosa tu stia raccogliendo dopo aver seminato i tuoi semi, ricordi quella giornata perfetta?

Tu ricordi?

A LIFE WITHIN A SONG – 41: PERFECT DAY (LOU REED)

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All my family used to repeat it. You’re going to reap just what you sow. Looking back on my life I think I’ve not sowed that much. But one thing I’m sure of. I’ve sowed to deserve a perfect day. No, I didn’t find in the basement a bag with one million dollar within nor my name had been drawn from a hat to spend a whole day with my rock hero. But yes, It happened that I spent a perfect day.

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I couldn’t describe it differently. A perfect day. Every now and then I recall it and I remember her as well. And I talk to her. I put a Lou Reed’s album in the player, I insert the headphones and I play the song number three. Then I close my eyes. And I talk to her. This way.

 Do you remember when we drank sangria in Central Park? Precisely that day. And than we fed the animals in the zoo? Do you remember that too? And the movie in the afternoon. Do you remember all? I don’t remember what the story was about nor who the actors were, but I remember that we were together, you and me. And the world outside, turning around almost touching us. And the two of us in the whirlwind beyond words succeeding in the challenge of living.

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And the home. One step after another. A little bit under the rain and a little bit under the sunbeams that wiped out the rain just before it would get dark. You and me. I remember it too. You too? I don’t know what we talked about but I know that we talked, you and me. People passed us by or it was us ploughing through them. It seemed to us belonging to a different terrestrial sphere that would go on keeping us citizens of Planet Earth somehow.

Oh, it was such a perfect day that not only I’m glad I’ve spent it with you, but it was so perfect that every now and then I’ve the desire to replay it. To be alone with you. Living only of ourselves. Me and you. I don’t know what we talked about but I know problems were all left alone. Parents, boss office, neighbours, anxiety, cells making noise. Fears.

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I remember you often started laughing and it was music to me. And I remember you laughed the time that I stumbled climbing a step. You were dressed with light and your eyes drew rainbows in the sky. I wore my clothes. But I remember a neverending sensation. I felt a pressure on my hair. Just like I wore the crown of a King.

It was such fun walking as weekenders of life on our own on a such a perfect day with the first warm spring weather that caressed the bones. It was such fun that made me forget myself and thinking I was someone else, someone good. You come back when I close my eyes and I see that such a perfect day again. It goes under the skin and shakes the veins. Even my blood gets better and my heart appeases.

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Wherever you are, who the ones you hang out at are, whatever you have been doing and whatever you have been reaping after having sown the seeds, do you remember that perfect day?

Do you remember?


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