Remarque, la Grande Guerra e la perdita della gioventù nel girone più basso dell’inferno

 

 

Guerra di posizione e di trincea. Questa la sintesi che riportano a noi i libri degli storici sulla Prima guerra mondiale. Ma gli storici raccontano i fatti, gli scenari, le decisioni. La letteratura scava più a fondo e ci apre porte e finestre sul vero volto della Grande Guerra. Soprattutto se l’autore l’ha combattuta per davvero (e ferito alla gamba sinistra, al braccio destro e al collo), come Erich Maria Remarque che, su quella terribile esperienza, scrisse un autentico capolavoro, ormai un classico, intitolato Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues nell’originale), pubblicato in Germania nel 1928 e da noi cinque anni più tardi.

Nella sua Lecture Bob Dylan, premio Nobel per la Letteratura 2016, ricordando le sue letture giovanili dedica ampio spazio al romanzo di Remarque definendolo “un racconto dell’orrore” e che “leggerlo vuol dire perdere l’infanzia”, un libro dove “sei prigioniero di un incubo, risucchiato in un gorgo misterioso fatto di morte e di dolore”, pagine che raccontano “il girone più basso dell’inferno” in cui “dappertutto è morte”.

Un Nobel non si contraddice. Il romanzo è ancora qui con noi e noi lo possiamo riaprire. Anche solo per tornare per una volta a riflettere sulla bestialità prima del genere umano (o semplicemente un tratto naturale del suo profilo), la guerra tra i popoli. La fotografia della realtà si mangia la bellezza della scrittura. Proprio per la chiarezza di quest’ultima.

Paul Bäumer, il protagonista del romanzo nonché narratore, vede sgozzare senza misericordia, vede coetanei con la pancia gonfia come un pallone per il gas muoversi gorgogliando, ci racconta del vento che soffia portando l’odore dolciastro e nauseabondo del sangue, riferisce di giovani che vengono falciati perché ancora non conoscono la differenza tra uno shrapnel e una granata e di pance squarciate, braccia e gambe fracassate, di uomini soffocati per attacchi di asfissia per aver ingoiato troppo gas che ha bruciato loro i polmoni.

Osserva vivere uomini a cui manca il cranio, correre soldati a cui un colpo ha falciato via i piedi e che inciampano sui moncherini scheggiati oppure che si trascinano sui gomiti per via delle ginocchia frantumate o ancora che si stringono la pancia per non fare uscire le budella. Vede uomini senza bocca. La vita è trincea, ospedali e fosse comuni, non c’è altro. Come contorno anche topi che si moltiplicano, ripugnanti per la loro grossezza e con orribili musi. La mente è solo su sciabole-baionette, gas, bombe a mano, vanghette, flottiglie di tank, vie di fuga. Nell’animo solo paura, inquietudine, disperazione, angoscia che sale dalla gola. Per non impazzire ci si lascia andare a freddure volgari e rabbiose.

La vita se ne va goccia a goccia. Bäumer va in licenza col groppo alla gola perché non si sa se al ritorno ritroverà i suoi compagni. Ma soprattutto pensa. Riflette su cosa è diventato. Un giovane di vent’anni che della vita non conosce che la disperazione, la morte, il terrore e la insensata superficialità che fa il paio con un abisso di sofferenze. Fissa Lee, un mostro in matematica, che ora, dopo che una scheggia gli ha aperto il fianco, geme, si punta sulle braccia, si dissangua rapidamente come un otre vuoto, si affloscia e giace. Che cosa gli serve ora essere stato il primo in matematica a scuola?

E, si chiede Bäumer, se per anni la loro professione è stata uccidere, che accadrà dopo? Che ne sarà di loro? La risposta non soffia da qualche parte. Qualcuno si adatterà e qualcuno rimarrà disorientato per sempre, intanto “passeranno gli anni e finalmente scompariremo”.

La grandezza di questo romanzo sta nell’assenza di tutto ciò che narrativamente Remarque avrebbe potuto inserire per calmare la carica di crudeltà e brutalità di cui s’imbeve la lettura. Lo scrittore fu soldato dentro a quella Geenna che fu la replica di altri inferi e la madre di altri ancora dopo. E allora che la letteratura faccia il suo con la spietatezza che le è propria e riporti a noi almeno una briciola di un vissuto lontano galassie dal nostro vivere nella quotidiana normalità delle cose. A costo di far perdere l’infanzia o qualunque tratto innocente di sé a chi decide di affrontarne la compagnia.

Tanto per sapere, nel 1933 i nazisti bruciarono i libri di Remarque e la propaganda fece circolare la voce che non si trattava di uno scrittore tedesco ma di un discendente da ebrei. Era solo un nuovo inizio.

 

REMARQUE, THE GREAT WAR AND THE LOSS OF YOUTH IN THE LOWEST CIRCLE OF THE HELL

War of position and trench. The synthesis we commonly find in the historical books about I World War. But History scholars tell about facts, scenarios and decisions. Literature digs deeper opening us doors and windows on the real face of the Great War. Above all if the author is someone who fought in it for real. On his terrible experience Erich Maria Remarque wrote a masterpiece, at this point a classic, entitled All quiet on the Western front (Im Westen nichts Neues in the original language), published in Germany in 1928.

In his Lecture Bob Dylan, 2016 Nobel Prize in Literature, recalling his youthful readings, deals with some pages to Remarque’s novel defining it a horror tale and writes that reading meant to him the loss of his childhood, a book where the reader is prisoner of a nightmare, swallopped up in misterious whirlpool made of death and suffering, pages which tell about the lowest circle of the hell where everywhere is death.

A Nobel can’t be contradicted. The novel is still among us and we can open it again. Also just to came back one more time to reflect on the top of mankind beastliness (or simply a natural feature of its own profile): the world among people. The reality depicted overcomes the beauty of the writing. Precisely for the clearness of the second one.

Paul Bäumer, the main character and narrator, sees throats being merciless slit, he sees peers whose bellies are inflates because of the gas, he tells us about the wind blowing the sugary and disgusting smell of the blood, he reports about boys cut down by the grenade , shattered arms and legs and men strangled due to their burnt lungs.

He watches men without skull going on living, soldiers whose feet have been cut down going on running or who drag themselves on the elbows on account of crushed knees or who hold the belly with the hands not to let the guts spill out. He sees mouthless men. Life is trench, hospitals and mass graves, there’s nothing else. With the company of repulsive big mice. Mind is only on shotguns, hand grenades, tanks and getaways. In the soul only fear, anxiety, desperation, anguish. Gross and enraged puns help them not to go crazy.

Life goes away drop by drop. Bäumer takes some leave but sadly things about who hell’ find of his companions when he come back. But above all he thinks. He meditates on what he has become. A twenty year old young man who knows just desperation, death, terror and the meaningless superficiality source of abysses of pain. He stares at Lee, a wiz in maths, that now, after a splinter opening his hips, moans, stays on his arms, quickly bleeds, sags and lies. What does he need now have been the first in math at school for?

And Bäumer wonders: if for all these years our profession has been killing, what will it happen to us when everything is finished? The answer doesn’t blow somewhere. Here it is: someone will roll with it and someone will live disoriented forever, in the meantime years are going to pass and finally we’ll pass away.

The greatness of this novel lies on the absence of everything that narratively Remarque could include to ease the load of cruelty and brutality that the reading spreads off. The writer was a soldier in the heart of that Geheenna, something that was the repetition of other underworlds and mother of many others after that. Therefore do literature do its job with ruthlessness and bring back at least a morsel of an experience so faraway from our daily normal kind of life. It doesen’t matter if someone looses her or his childhood or any kind of innocent sign.

As a matter of interest, in 1993 the Nazis burnt Remarque’s books and the propaganda said that he was not a German writer but a Jewish descendant. It was just a new beginning.


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