Una vita dentro una canzone – 40: Strange Fruit (Billie Holiday)

01 itaMi chiamo Billie e ho dodici anni. Porto sempre un vestito che una volta era color crema. Dalle spalle fino a sotto le ginocchia. Anche le scarpe sono sempre le stesse, ma il colore non so più riconoscerlo. Cammino molto. Dicono che la mia voce sia molto bella. Che canti come un usignolo. E infatti canto a casa, nelle feste di compleanno, ai matrimoni e ai funerali e pure durante le funzioni. Anche quando cammino intono sottovoce una canzone. Mi piace molto camminare senza una meta.

Per il mio piccolo paese del sud dell’America che, mi ha detto mia mamma, non lo si trova neanche sulla cartina geografica. Ognuno si fa i fatti suoi anche se i miei genitori non sono molto contenti quando vado in giro da sola. Ma io di restare nel nostro piccolissimo buco tutto il tempo non ci riesco. Così mi metto a camminare. Soprattutto di primavera, quando l’aria fa ballare le foglie sugli alberi.

02 - itaMi piace vedere un po’ di tutto. La legge non mi permette di entrare in tutti i negozi, ma almeno li posso vedere dalla vetrina. La pasticceria, il parrucchiere, quello di animali, la macelleria. Vedere le persone dentro. Vedere le belle signore bianche o i signori dello stesso colore con la pancia grossa e un sigaro. Vedere quelli come me che portano sulle spalle grossi pesi che li fanno camminare chinati.

Non tutto mi piace. E quello che non mi piace mi fa anche paura. Ho scoperto che da qualche tempo i pioppi del paese portano uno strano frutto che ondeggia nella brezza del sud. Ne sboccia uno solo alla volta per albero, anche se una volta ne ho visti due. Un frutto lungo e nero, secco e diritto. Colora di rosso sangue le foglie e le radici.

Non mi crediate stupida e neanche ingenua. So benissimo di che si tratta. Se per voi è una cosa superata, per me che vivo nel passato mentre le cose stanno accadendo, questi frutti mi fanno venire gli incubi la notte.

È un paese di campi questo. Tanti contadini e pastori. Quelle che vedo, dice sempre mio padre, sono le scene pastorali del prode sud. Me la ricordo bene la prima volta. Camminavo tra il profumo delle magnolie, dolce e fresco, un profumo così buono che quasi i miei passi sembravano volare. Poi, 03 -itad’improvviso un odore di carne bruciata mi prese il naso e lo stomaco. Mi avvicinai e di quel frutto mi colpirono gli occhi sporgenti e la bocca contorta.

La gente del paese non aveva gran fretta di coglierlo. Ci avrebbe pensato il becco dei corvi. Poi lo avrebbe colto la pioggia e succhiato il vento. Prima o poi l’albero lo avrebbe fatto cadere. Non so bene che gusto abbia ma penso sia un raccolto strano e amaro. Chi lo ha fatto nascere poi non lo vuole raccogliere mai.

Io non capisco perché facciano nascere questi frutti. Ma perché abbiano sempre lo stesso colore, questo sì. Avere dodici anni, ve l’ho già detto, non significa non sapere niente di come funzionano le cose da queste parti. Anche se quando lo domando a mio papà lui mi risponde sempre: «Non chiedertelo, bambina mia. L’uomo è un essere malvagio».

04 - itaIo canto. E cammino. E non vorrò mai avere paura di cantare e camminare. Un giorno salirò su un autobus e se mi diranno che quel posto non è per me io me resterò seduta. Io farò volare l’usignolo che ho nella voce. Ditemi voi che siete nel futuro, è cambiato? Ma anche se cambierà, dall’aldilà, ne sono sicura, non smetterà di salire l’anima di tutti questi frutti che non nacquero per essere frutti. E non lasceranno mai in pace chi avrà dato vita alle ombre nel mondo.

A LIFE WITHIN A SONG – 40: STRANGE FRUIT (BILLIE HOLIDAY)

engMy name is Bill and I’m twelve years old. I wear the same dress that once was cream-colored. From shoulders down under my knees. The shoes are the same as well, but I don’t remember their original colour. I walk a lot. They say my voice is beautiful. That I sing like a nightingale. Indeed I use to sing at home, birthday parties, weddings, funerals and during the functions. Even when walk I quietly start singing a song. So much I like walking with no direction.

Walking through my small village in the south of America that, my momma told me, it’s not indicate on the map. Everyone here minds his business even if my parents are not glad when I roam all alone. But I really can’t stay at my tiny home all time. So I start to walk. In springtime above all, when the air makes the leaves on the trees dance.

I like to see a little bit of everything. The law doesn’t allow me to come into all the shops, but at least I can look at the windows. Pastry shop, hair salon, pet store, butcher shop. Watching poeple inside. Watching fine white ladies or big belly gentlemen smoking cigars. Watching those like me with big loads on their shoulder that make the walking bent down.

But there’s something I don’t like. And it scares me. For quite sometime I’ve discovered that village poplars bear a strange fruit swinging in the southern breeze. It blossoms one at a time, even thoug once I saw two. A long and eng1black fruit. It paints leaves and roods with a blood red colour.

Don’t guess I’m silly and naive neither. I really knows what’s about it. And, for you it’s something oudated, for me living in pthe past, in the time when things are happening, these fruits cause me nightmares.

This is a village full of fields. Lots of farmers and shepherds. And those I see when I look at the trees, my dad says, are pastoral scenes of the gallant south. I really remember the firs time. I was walking amazed by the scent of magnolias, sweet and fresh, a so good scent that I almost my paces seemed flying. Then the sudden smell of burning flesh caught me the nose and stomach. I approached and that fruit stroke me for the bulging eyesand twisted mouth.

eng2Village people were not in a hurry to pick it up. Ravens beak would pluck it. Then it would b for the rain to gather, for the wind to suck, for the sun to rot, for the trees to drop. I don’t really knows which taste it is but I think it’s a strange and bitter crop. Who brings it to life never wants to take it.

I don’t understand why they make these fruit appear. But I know why these fruit have always and only the same coulour. Being tweleve, I already told you, doesn’t mean not know how things work here. Even if when I ask my dad he answers: «Don’t ask yourself, my dera child. Man is wicked».

I sing. And walk. And I never want to scared of singing and walking. One eng3day I’ll get on the bus and If the tell me that’s not my seat I’ll remain seated. I’ll make the nightingale in my voice fly. Tel me you all living in the future, is it changed? But even if it change, I’m sure that the soul of these fruits that weren’t born to be fruit won’t ever stop to come up from netherworld. And they’ll never give no quarter to those who create shadows in the world.


3 risposte a "Una vita dentro una canzone – 40: Strange Fruit (Billie Holiday)"

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