13 scrittori attorno a Edward Hopper

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Tredici scrittori. Tredici racconti. Tredici tele. Un pittore. Tredici storie che partono da un quadro specifico di quel magnifico pittore americano che fu (o è, secondo l’immortalità dell’arte) Edward Hopper e pubblicate da noi tre anni fa da Einaudi (pagg. VIII-304, euro 18,50) col titolo Ombre – Racconti ispirati ai dipinti di Edward Hopper (In Sunlight or in Shadow – Stories Inspired by the Paintings of Edward Hopper nell’edizione originale).

connellyI nomi degli story-painting teller: Megan Abbot, Jill D. Block, Robert O. Butler, Lee Child, Nicholas Cristopher, Micheal Connelly, Jeffery Deaver, Stephen King, Joe R. Lansdale, Joyce C. Oates, Kris Nelscott, Jonathan Santlofer e Lawrence Block, quest’ultimo anche curatore dell’edizione. C’è chi ha intessuto la storia avendo sempre la tela di Hopper al centro del suo sguardo, chi ha scelto strade più oblique. In ogni caso, i mondi e lo spirito evocati dal pittore bussano in ogni pagina dei racconti.

Scritti molto forti, alcuni dei quali nella sintesi del profilo narrativo degli autori, dotati di una forte carica di durezza. Che mai tradiscono il cuore della pittura di Hopper, forte e violenta allo stesso momento tanto per il contrasto cromatico, quanto per l’immobilismo, l’incomunicabilità e la solitudine che pervadono le sue opere. Ecco forse quest’ultimo, la solitudine, è il fil rouge che lega tanto gli scritti tra di loro quanto cuce i racconti con la fonte d’ispirazione primaria.

Lo sguardo di Hopper in New York Movie è nel protagonista de Il proiezionista di Joe R. Lansdale (il più bello della raccolta per chi scrive), uno scritto carveriano intinto nel nero, in cui il carattere solitario del narratore fa a pugni con una vita ben meno ordinaria di quel che connelly 2all’esterno si percepisce. E così Eleven A.M. diventa La donna alla finestra di Joyce C. Oates, tutto giocato sull’attesa all’interno di un’esistenza infima di una povera ragazza dentro un gioco più grande di sé, Nighthawks restituisce tutta la sua insondabile magia nel melanconico pezzo omonimo di Michael Connelly e Hotel Room, che Kris Nelscott fa diventare Natura Morta 1931, si trasforma in una giostra dei sogni falliti dove la volontà di Lurleen di cambiare il mondo con opere di bene si trasforma in uno studio sui mali a distanza per spiare le vite degli altri.

C’è chi come Stephen King intesse una storia di normale horror casalingo partendo da Room in New York che ritrae un uomo e una donna in una stanza, lui a leggere il giornale e lei voltata dall’altra parte a far noiosamente altro (La Sala della Musica), Jeffery Deaver ne L’incidente del 10 novembre fa diventare Hotel by a Railroad (sempre due persone in una camera che non si guardano né si parlano) una lettera accorata a un generale vice di Chruscev di un alto militare sovietico incarcerato per una landsdalebrutta faccenda sulla fuga di una spia degli Usa, Jonathan Santlofer con Finestre di Notte sviluppa l’omonimo quadro in cui dall’esterno di un palazzo si vede uno scorcio di donna che si sta spogliando nella sua camera in un beffardo e malvagio giro del destino del protagonista maschile in un continuo rimbalzo del ruolo tra vittima e carnefice.

Gli scritti muovono le tele. Meglio, aggiungono al movimento emozionale ed emotivo che le pitture sanno stanare nell’osservatore un’azione che gira intorno a se stessa con lo stile del letterato e la medesima potenza evocativa del pittore. Hopper guardava con fastidio a quei critici che sostenevano che le sue tele fossero semplici illustrazioni. Lui ha descritto un mondo di stati d’animo dove le figure umane rappresentano enigmi dentro cui poter immaginare di vedere tutto e il contrario di tutto. I suoi chiaroscuri landsdale2trascendono la pittura e si fanno poesia e filosofia. Il suo è un silenzio perpetuo che finisce con l’inizio delle cornici. Al di fuori delle quali, prendono corpo le emozioni e le sensazioni più recondite dell’animo umano.

I racconti dei tredici autori danno voce al silenzio. Fanno camminare a vuoto queste figure, alcune con comportamenti anche atroci per non dire criminali, ciascuno nel classico stile di chi lo ha fatto venire alla luce, ciascuno restando con lo sguardo sul profilo del quadro prescelto restituendoci l’anima di Hopper.

Grattata la patina del realismo quotidiano si scoprono miserie, ingiustizie, dietro ai giri di lancette dell’orologio che creano vite grigie, d’ordinarietà simenoniana, si cela quel moto dello spirito capace di rievocare Hopper con l’aggiunta di un movimento fisico circolare, più volte fine a se stesso, che porta il destino del protagonista al punto di partenza o a un arrivo del tutto opposto rispetto alle intenzioni di chi agisce. Come se la vita fosse un quadro immobile all’apparenza, ma capace di scatenare le più impensabili e terrificanti reazioni.

 

13 WRITERS AROUND EDWARD HOPPER

copertina usa

Thirteen writers. Thirteen tales. Thirteen painting canvas. One painter. Thirteen stories starting from a particular painting of that huge american painter who was (or is, if we believe in the immortality of art) Edward Hopper and published three years ago under the title In Sunlight or in Shadow – Stories Inspired by the Paintings of Edward Hopper.

The names of the story-painting tellers: Megan Abbot, Jill D. Block, Robert O. Butler, Lee Child, Nicholas Cristopher, Micheal Connelly, Jeffery Deaver, Stephen King, Joe R. Lansdale, Joyce C. Oates, Kris Nelscott, Jonathan Santlofer and Lawrence Block, the last one also in the role of editor of the collection. Among them we find some who have composed their stories staying with the eyes on Hopper’s canvas and some who have chosen a more roundabout way. Catching the whole work, the worlds and the spirit recalled by the master painter knock on each page of these tales.

Strong writings, mostly according to the traditional narrative style of the authors, furnished by a hard charge of toughness. Tales that never betray the heart of Hopper’s art, strong and violent at the same time both on nelscottaccount of the chromatic contrast and for the immobilism, incommunicability and solitude that permeate his works. Precisely, exactly this last one is the fil rouge connecting the writings among themselves and wrapping them all around the primary source of inspiration.

Hopper’s gaze in New York Movie is inside of The Projectionist main character by Joe. R. Lansdale (the best of the collection according to me), a “Carverian black writing” in which the solitary temper of the narrator punches his life really less ordinary than we could watch from outside. And so, Eleven A.M. turns into The Woman in tne Window by Joyce C. Oates, all played on the waiting inside the worthless existence of a poor girl fallen into a game bigger than her, Nighthawks gives all its unfathomable magic in the melancholic namesake tale by Michael Connelly and Hotel Room, that Kris Nelscott re-entitles Still Life 1931, turns into a carousel of broken dreams where Lurleen’s will to change the world with charitable works becomes just a study on the evil of human kind, a way to spy on others’ lives.

nelscott 2Stephen King plots a story of normal domestic horror starting from Room in New York that depicts a man and a woman in a room, he’s reading a newspaper and she’s looking the other way making boringly nothing important (The Music Room), Jeffery Deaver in The Incident of 10 November turns Hotel by a Railroad (a man and a woman again in a room without looking and speaking each other) into a heartfelt letter to a General vice president of Chruscev of a high Soviet commander imprisoned because of a bad affair about the getaway of a spy in USA, Jonathan Santlofer with Night Windows develops the namesake painting, in which from outside of a palace it’s possible to see a part of a woman who’s taking off her clothes, in a mocking and and wicked twist of fate of the male character due to a bounce of the role, victim or perpetrator.

The writings move the canvas. To the emotional movement that the paintings catch from the observers they add an action that turns around them with the style of the authors and the same evoking power of the painter. Hopper used to feel bother for the critics which claimed that he oateswas nothing else than an illustrator. He painted an entire world of moods and state of mind where humans represent an enigma, something in which it’s possible to see everything and the opposite of everything. His chiaroscuro trascend painting becoming poetry and philosophy. His never-ending silence stops with the beginning of the frames and the most obscure sensation of human soul.

The tales of the thirteen writers give voice to this silence. They make those human figures runaround, some of them with dreadful or criminal behaviours, each of them with the classic style of the author who, staying with the eyes on the soul of the chosen painting, gives us back Hopper’s soul.

Scratched off the surface of the daily realism we discover misery and injustice, behind the hands of the clock that gives birth to gray and little oates 2lives we feel a beating motion of the spirit able to recall Hopper with the plus of a circular physical movement, most of the time end in itself, that leads the characters to the starting point or to an opposite place concerning their intentions. As if life were apparently a motionless painting, but able to burst the most inconceivable and terrifying reactions.

 


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