Rosario dylaniano sulla verità uccisa

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Un piano, un contrabbasso, una viola e una batteria che per quasi diciassette minuti girano su se stessi vestendosi di una lentezza dolente. La voce del narratore che cammina nella scia della mesta calma degli strumenti. Si entra nel regno della parola giacché è la parola letteraria che forma il cuore di questo rosario che parla di cose laiche appendendosi ai rami dello spirito.

3Bob Dylan si siede a poppa a barca ferma per “il delitto più disgustoso”, Murder Most Foul, l’improvviso inedito dai tempi, eravamo nel 2012, di Tempest. La sua canzone più lunga di sempre. Che parte nel titolo dall’Amleto di Shakespeare (atto I, Scena 5, quando il fantasma del re appare ad Amleto intimandogli di vendicare il suo “assassinio orribile, mostruoso”) e da un film tratto da un libro di Agatha Christie e da noi tradotto con Assassinio sul palcoscenico. E arriva a girare attorno all’assassinio di John Fitzgerald Kennedy a Dallas il 22 novembre 1963 alle 12.30 ora locale.

La voce di Dylan si svolge immutabile nel colore col suo ultimo abituale tono caldo che imprime forza ai versi. Narra più che cantare. Più vicino a dar conto della Ballata del Vecchio Marinaio che a usare lo strumento della canzone. E l’uscita di questo pezzo di questi tempi mentre il mondo intero, con il fulcro dell’Occidente ridotto a simulacro in ginocchio, combatte per trovare uno schermo contro il virus planetario, assume una potente suggestione apocalittica.

Note e versi su un giorno che vivrà nell’infamia, l’identica espressione con cui il presidente F. D. Roosevelt definì il 7 dicembre 1941 quando i giapponesi nella Seconda guerra mondiale bombardarono Pearl Harbour. A Dallas invece viene ucciso il Re e il rito (Condotto al massacro come un agnello sacrificale) è solo l’allestimento di una mattanza che ha nella scena il suo colpo d’occhio per i giorni a venire.4

Come Gesù nella via per la salita al Calvario, Kennedy si rende conto del suo destino sulla limousine nera ma, a differenza del Cristo, ha l’ardire di chiedere: “Aspettate un attimo, ragazzi, sapete chi sono?”. Affermativo signore. E, proprio per questo, niente di più spettacolare per presenti e posteri che fargli saltare la testa, il centro pensante dell’essere umano, abbatterlo come un cane in pieno giorno al momento in cui la cosa deve essere fatta (Era una questione di tempismo e il tempismo era giusto), come atto di giustizia (Hai debiti non pagati, siamo venuti a riscuoterli) che ha in sé la condanna più totale (Ti uccideremo con odio, senza alcun rispetto ) e la più completa assenza di pietà (Ti derideremo e ti sconvolgeremo e te lo sbatteremo in faccia).

C’è sempre un nuovo monarca dopo il Re (Abbiamo già qualcuno qui a prendere il tuo posto), e la sicurezza è che, proprio come un virus, la missione venga compiuta senza lasciare traccia (Migliaia di persone stavano guardando, nessuno vide nulla). Un trucco abilmente portato a termine con una rappresentazione impeccabile davanti agli occhi di tutti, mentre il narratore entra nel corpo di Kennedy morente nel descrivere i suoi ultimi movimenti (Mi chino a sinistra, ho la testa in grembo).

1A cosa ha portato l’esecuzione della sentenza? In quale illusione abbiamo poi vissuto e dove ci ha condotto quel fatto? Dylan si affida a Wolfman Jack, un celebre disc-jockey americano. Lo utilizza come un messaggero, uomo lupo, sorta di Caronte normalizzatore a cui chiede di suonare un lunghissimo elenco di canzoni che accompagnino la lenta uscita di scena del Re.

L’America, e il mondo, avrebbe conosciuto il rock e il pop, avrebbe continuato ad ascoltare il jazz e il blues e a guardare i film. Ci sarebbero stati i mafiosi ma anche i comici, sarebbe andata in massa a Woodstock per l’Età dell’Acquario per poi però conoscere anche la fine del sogno ad Altamont, avrebbe continuato a mascherarsi con la pelle degli altri anche per motivi di cassetta.

L’America avrebbe continuato a parlare di fede, speranza e carità, ma non avrebbe mai fatto meno della pistola (Sparagli mentre corre, ragazzo, sparagli mentre puoi), avrebbe citato a più non posso il Re ora divenuto memoria (Non chiedere cosa può fare il tuo paese per te) e fatto dello scetticismo culturale e sociale il proprio credo centrale (Arrivederci, Charlie! Arrivederci, zio Sam!) con un bel me ne infischio appreso direttamente da quella fonte di stereotipi e razzismo che fu Via Col Vento.

Il tempo tornò a scorrere dopo essersi fermato un micromomento quel giorno. Ma l’unica verità a cui possiamo attingere, secondo Dylan, è che solo i morti sono liberi. Forse la conoscono Lee Oswald e Jack Ruby, il presunto omicida e l’omicida del presunto omicida, ma non è questo proprio il punto su cui spendere troppe energie. L’anima del Re è già volata altrove e lo spirito del popolo torna a vivere con lo sguardo rivolto verso terra come quando si cercano le ghiande.images

Quel giorno incominciò l’era dell’Anticristo. E se si strappa l’anima di un’intera nazione hai voglia a rimettersi in cammino a cercare una nuova frontiera. Il singolo sarà, come ci disse Sartre, sempre condannato a scegliere. E potrà scegliere di non sparare mai a nessuno. Ma al centro del nostro sguardo rimarrà il marchio di quell’omicidio. La cosa più brutta che tu abbia mai visto. L’omicidio più disgustoso.

E quando hai sangue negli occhi e sangue nell’orecchio, puoi solo cercare di restare in piedi. Dentro un tempo sempre più freddo. Non ci resta che vivere. Qualunque cosa accada. Anche continuando ad avere una pallottola magica in testa che ci fa credere a verità che, se soltanto ci fermassimo a riflettere, ci farebbero ridere sonoramente di noi stessi. Forse non c’è via d’uscita che ammettere l’omicidio più disgustoso come strumento formativo. Da cui magari poter riprendere.

DYLANIAN ROSARY ON THE MURDERED TRUTH

2A piano, a double nass, a viola, a drum that for nearly seventeen minutes turn around themselves creating a sore slowness. The storyteller’s voice walking within the sad calm of the instruments. We come into the reign of the word because it’s the literary word that builds the heart of this rosary which deals with secular things hanging up on spiritual branches.

Bob Dylan and his Murder Most Foul, the unespected unreleased song since Tempest (2012). His ever running time longest song. Which quotes Shakespeare’s Hamlet as far as the title is concerned (and also a movie taken from a Agatha Christi’s novel) and flows all along the murder of John Fitzgerald Kennedy in Dallas, Nov. 22, 1963, 12.30 local time.

Dylan’s voice stands unchanging in the colour and warm in the tone to give strenght to the verses. He tells rather than singing. Closer to the tale of the Rime of the Ancient Mariner than the tool of the song. And the listening of this track via youtube, while the world is struggling versus Covid-19 and America appears a simulacrum on its knees, receives a powerful apocalyptic suggestion.

Notes and verses on a day that will live on ininfamy, the same expression used by President F. D. Roosevelt after Pearl Harbour. In Dallas the King is murdered and the ritual (Being led to the slaughter like a sacrificial lamb ) is just the setting up of an execution whose scenography is fundamental for the forthcoming years.3

Just like Jesus on the Calvary slope, in the black limousine Kennedy realizes the unrolling of his fate but differently from the Christ he ask: “Wait a minute, boys, you know who I am?”. Affermative mr President. For this reason, no higher show for the spectators and the posterity than blowing your head off (the thinking engine of mankind), shooting down like a dog in broad daylight in the most perfect moment when the thing had to be done (Was a matter of timing and the timing was right ), as an act of justice (You got unpaid debts, we’ve come to collect ) containing the fullest condemnation (We’re gonna kill you with hatred, without any respect) regardless any kind of mercy (We’ll mock you and shock you and we’ll put it in your face).

A new day after the King (We’ve already got someone here to take your place ) being sure that, just like a virus, the mission got the point without a trace (Thousands were watching, no one saw a thing ). A perfect trick thanks to a flawless representation right there in front of everyone’s eyes , while the narrator, embodying the dying President, describes his last gestures (I’m leaning to the left, I got my head in her lap).

4Where did the execution of the sentence lead us to? In which illusion did we live from that moment on? Dylan calls to Wolfman Jack, a famous american disc-jockey and uses him as a sort of Charon asking to play a very very long list of songs able to follow through the exit of the King.

America (and the whole world) would know rock and pop, would go on listening to jazz and blues and wacthing movies. America would know mafia but also comedians, America would go en masse to Woodstock and then attended the end of the dream in Altamont and America would disguise with somebody else skin for business too.

America would go on speaking of faith, hope and charity without forgetting to take the gun (Shoot him while he runs, boy, shoot him while you can), would go on quoting the King, now pure memory, (Don’t ask what your country can do for you) living following the Book of Skepticism (Goodbye, Charlie! Goodbye, Uncle Sam!) waving with that Frankly, Miss Scarlett, I don’t give a damn directly taken from the racism and the sterotype of Gone With The Wind.

Time returned to flow after a little stop that day. But the only truth we can grasp, in Dylan’s opinion, is that only the dead are free. Perhaps Lee Oswald and Jack Ruby (the supposed killer and the killer of the supposed one) know the truth, but that’s not the real point. The King soul’s flown away and we stand still.

That day the era of Antichrist has just only begun. And if the soul of a nation is torn away it’s almost impossible to search for another frontier. We’ll always be condemned to omicidio-kennedychoose, like Sarte said, and we can even choose not to shoot anyone. But in the middle of our eyes there will always be the mould of that murder. The ugliest thing that you ever have seen . The murder most foul.

And when you have blood in your eyes and got blood in your ear you can just try to keep yourself standing. Within a time getting colder and colder. Whatever it happens. We can also go on with a magic bullet in our head that makes us believe in everything is declared or whispered. A truth that if we only stopped for a while it would make us laugh of ourselves. Maybe there’s no other way out than admitting the murder most foul as a training tool. From which perhaps restarting our path.


6 risposte a "Rosario dylaniano sulla verità uccisa"

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