Caro libro ti ascolto. Emons e l’incanto del racconto che si fa voce

1Eppur si muove. O, rimescolando nel magma degli anni anni Settanta, “c’è del movimento”. Ma il dato non è quello (vero) della crescita del pubblico italiano dei libri. Per carità, ne registriamo con gaudio la notizia, ma c’è n’è un altro ancor più sorprendente che lo copre: tra gli italiani aumentano finalmente la voglia e l’uso di audiolibri.

Una realtà che a nord delle Alpi è per tradizione considerata vitale come l’acqua e il pane ma che da noi ha faticato a camminare con le proprie gambe. Se ancora non è il momento di annunciare di aver visto le “navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione”, c’è da registrare con soddisfazione una realtà che ormai si alimenta di grandi investimenti e che attrae l’attenzione di tutti i più grandi gruppi che fanno della letteratura e della saggistica business e ragione di esistenza.

app-emonsNell’universo dell’audiolibro agisce Sergio Polimene, direttore editoriale di Emons Libri & Audiolibri, marchio romano nato nel 2007 con l’obiettivo innovativo di trasformare la pagina scritta in narrazione orale senza limitarsi ai grandi classici, ma offrendo al pubblico anche titoli scelti tra la letteratura contemporanea di qualità. Con olio di gomito la casa editrice si è guadagnata una posizione centrale in questo settore in così evidente ascesa.

Come avviene la scelta di un titolo della letteratura da trasformare in audiolibro?

«È il frutto di una precisa scelta editoriale. Per noi è sempre più difficile accapparrarci i diritti della narrativa contemporanea di qualità e di maggior successo in quanto i  grandi editori ormai hanno preso a produrre gli audiolibri in proprio. Ci sono celebri autori che tuttavia il diritto di trasformazione della loro opera in audiolibro lo tengono separato dalla pubblicazione dei loro testi ed è a loro ci rivolgiamo. C’è chi, come Gianrico Carofiglio o Michela Murgia, ha voluto fornire direttamente la propria voce, mentre a chi ha preferito evitare un coinvolgimento diretto abbiamo offerto la voce di un grande nome della recitazione.»

Voi avete avuto un filo diretto con Feltrinelli.

«Sì, nel biennio 2011-2012 abbiamo coeditato quaranta titoli. Feltrinelli ed Einaudi sono gli editori a cui ci sentiamo più vicini per la qualità editoriale.»

Tra i criteri della scelta dell’attore o dell’attrice che leggerà la storia ci deve a priori essere un’empatia tra il futuro narratore e il testo o vi dirigete direttamente al colore e al timbro della sua voce?festaaudiolibribannerf

«Direi un mix di tutto questo. A meno di non venire a conoscenza dei desiderata degli attori su un preciso titolo o autore, partiamo dal narratore della storia insieme a una serie di elementi come l’età, il sesso. Il compito è quello di identificare la voce del romanzo. Attraverso lunghissime riunioni andiamo quindi alla ricerca della voce attoriale più adatta. Successivamente contattiamo l’artista, gli spieghiamo il progetto e vediamo se, compatibilmente al suo tempo a disposizione, possiamo realizzarlo. L’empatia tra attore e testo è comunque fondamentale. Nella lettura l’attore si mette a nudo perché si cala non in un personaggio, ma nella storia completa. La sua prova è un autentico atto di umiltà.»

Michela-Murgia-audiolibro-emonsQuale la qualità che non può difettare in chi si mette dietro al microfono?

«L’istintiva comprensione del testo. Se leggi Umberto Eco devi usare una certa intonazione e un particolare atteggiamento che rimandino con naturalezza a Eco. Consideri che poi c’è un poderoso lavoro di regia in sala d’incisione. Il regista stimola il narratore, lo frena, lo guida affinché risulti evidente che l’attore sta facendo emergere il testo e non la propria capacità attoriale.»

A proposito dello scrittore/narratore: è più difficile che il padre di un romanzo sia anche il narratore a voce?

«No, affatto. Emons nasce con l’idea della letteratura italiana letta direttamente dall’autore di un testo narrativo. Succede, come ho accennato, che uno scrittore non si senta di leggere il proprio libro, ma quando questo invece accade il risultato è perfetto, Oggi non saprei immaginare un titolo di Carofiglio, Murgia, Vitale o Pif, tanto per dire i primi nomi, con voci diverse da quelle degli autori stessi che si sono prestati a leggere personalmente le loro pagine.»

Mi racconta come faceste a convincere un artista complesso come Francesco De Gregori a dare la voce non a uno ma addirittura a due testi?cuore-di-tenebr

«Una bellissima scoperta. Gli chiedemmo una rosa di libri tra quelli che amava di più sperando di trovarne almeno uno da poter produrre. Riuscimmo a realizzare due titoli: America di Franza Kafka e Cuore di Tenebra di Joseph Conrad. Mi colpì la sua umiltà. Chiese di essere sottoposto a un provino e alla nostra resistenza diretta a convincerlo dell’inutilità della cosa perché la sua voce era un suono sperimentato da decenni lui s’impose: “O capiamo dal provino se sono in grado di entrare nel ruolo o non se ne fa niente”.  Allora ci concentrammo sui romanzi e su come trasformarli in parola orale parlandone in un’atmosfera estremamente calma e piacevole, lui si sentì a suo agio, fece il provino e… lo superò.»

Siete stata la prima casa a crederci. Che cosa vi spinse a provarci?

«In realtà la prima fu Il Narratore, anche se si limitava a proporre i classici della letteratura. Noi venimmo poco dopo con una proposta del tutto nuova. I soci fondatori erano ben a conoscenza che sarebbe stata un’impresa e non mancarono i tentativi per dissuaderli. Eppure la consapevolezza che in Italia mancassero audiolibri dedicati alla letteratura contemporanea fu una sfida più alta di ogni consiglio a evitare di trasformare una suggestione in un progetto operativo. Erano fiduciosi che anche nel nostro paese questo tipo di prodotto culturale potesse farcela a camminare con le sue gambe. L’importante era trovare un autentico contatto con il pubblico. E fu trovato nel proporre lo scrittore che legge direttamente il suo libro o il grande attore o la grande attrice che si cimentano con un pregevole testo narrativo. Il pubblico poteva fidarsi della qualità del prodotto. La sete di conoscenza e la curiosità del lettore sarebbero state rispettate e soddisfatte trasformandosi in ascoltatore, senza per questo dover abbandonare il suo essere lettore.»

Quindi possiamo evitare di parlare di potenziale guerra tra libro e audiolibro?

«Guerra tra libro e audiolibro? Ma nemmeno per sogno! Piuttosto, compagni in ruoli diversi della stessa squadra.»

Quanto tempo è necessari in media per trasformare un testo pubblicato in audiolibro?

«Per un testo di 250-300 pagine ci vuole una media di una settimana di lavoro. Il pifnarratore non puo’ leggere più di tanto al giorno, la voce si affatica col tempo, l’intonazione ne risente e così la qualità del prodotto finale. Poi c’è un lavoro di postproduzione che non ha niente da invidiare a quello che richiede un film. Si rende necessaria un’intensa attività di montaggio, dato che al narratore spesso viene chiesto di ripetere le frasi. Emons si avvale solo di studi di registrazioni iper professionali dotati di una strumentistica in grado di percepire nell’immediato i nemici della lettura da filtrare ed eliminare come la saliva, il brobottio dello stomaco, il respiro. È capitato che, terminato l’intero ciclo di lavoro, ci abbiano chiamato attori o attrici chiedendoci di ripetere parti che non li convincevano. Il loro ascolto critico è un vantaggio per noi e un interesse per loro stessi.»

Quale la produzione che le sta più a cuore?

2_promessi-spos«Tante e non è una risposta di comodo. Ma se devo scegliere un momento che mi è rimasto nella memoria per l’emozione che vissi fu la registrazione dei Promessi Sposi da parte di Paolo Poli. Il grande attore di teatro era già alla fine dei suoi giorni e ci confessò non solo che il testo manzoniano era in assoluto il suo grande amore letterario, ma di conoscerlo per intero a memoria. Durante la registrazione, lo vidi leggere il testo, poi chiudere gli occhi e continuare tranquillamente. Lo stava leggendo nella sua mente con la voce del cuore. Una totale fusione tra testo e voce. Una commozione senza rivali.»

Quali i costi nella produzione di un audiolibro?

«Le faccio un titolo: Anna Karenina, il nostro testo più lungo. Più è lungo un libro più il costo sale visto che, tra i capitoli di spesa c’è l’affitto della sala. Costò 25.000 euro, un mese e mezzo di lavoro, cento ore di registrazione, quarantadue ore di ascolto del completo prodotto finito.»

Quali i numeri delle vostre produzioni?

LaLunadiCarta_Audiolibro_Emons_Camilleri_LoCascio«Oggi la mggior parte dei nostri ricavi viene dallo streaming, un calcolo basato sui minuti consumati quindi è arduo, se non impossibile, parlare di numeri di copie. Nel più recente passato, quando la contabilizzazione veniva soltanto da cd e mp3 acquistati, titoli come Orgoglio e Pregiudizio letto da Paola Cortellesi, La Luna di Carta raccontato da Luigi Lo Cascio, il già citato Promessi Sposi o i romanzi di Elena Ferrante con la voce di Anna Bonaiuto, viaggiavano dalle 5.000 alle 10.000 copie.»

Il mercato dell’audiolibro ha preso a muoversi anche in Italia. A cosa è dovuta quest’ascesa?

«Gli indicatori sono plurimi. Innanzitutto il frutto del lavoro serio di tanti anni. Quindi i forti investimenti delle piattaforme digitali che si sono avvalse di un marketing enorme che ha portato a numerosi abbonamenti. Cito, ma è solo un esempio, la pubblicità di Audible durante la messa in onda su Rai1 della fiction L’Amica Geniale di Eelena ferranteFerrante. State guardando il romanzo, ma sapete che ora potete anche ascoltarlo anche su audiolibro? Si è tradotto in un messaggio dirompente. Non dimentichiamoci infine che oggi i grandi gruppi editoriali si sono strutturati per autoprodursi.»

In un mio pezzo precedente collegai l’audiolibro ai radiodrammi targati Rai dell’Italia del primo dopoguerra. Quelle produzioni ci fecero conoscere fior di testi della letteratura mondiale. Qual è la sua opinione?

«Il collegamento è evidente, ma non mi fermerei ai radiodrammi. Negli anni Novanta su Rai Radio 3 partì Ad Alta Voce, trasmissione che ancora oggi ogni giorno ci regala la lettura di un capitolo di un romanzo. Il pubblico quindi c’è sempre stato, l’oralità della letteratura scritta è un mezzo che ha varie radici nel nostro paese. Io ho un passato di vent’anni da libraio e ben mi ricordo i cd della Fonit Cetra con i classici letti da celebri voci in compagnia di una colonna sonora in sottofondo.»

Il futuro di questo strumento da noi può trovare un ostacolo nella scarsa propensione dell’italiano medio a tenere accesa per tanto tempo la concentrazione che esso richiede?

«No e ci sono i numeri a provarlo. Un’indagine di mercato di un grande portale come Audible che ha dati effettivi in mano rivela che, mentre la media europea di ascolto 20180621034730-testataemonsmobq89-giornaliero di un audiovideo si attesta sui 20′, quella italiana passa a 30′. Per quanto possa risultare sorprendente, un dato che dimostra, come spesso avviene, quanto siano infarciti di luoghi comuni fatti e abitudini riferiti all’Italia.»

Quindi nessuna moda momentanea?

«No, penso proprio non si tratti di una moda. Mi rifaccio di nuovo a una ricerca di mercato che ha evidenziato che un buon 30% di nuovi abbonati arriva da non-lettori. Si tratta di persone quindi che con l’audiolibro si sono affacciate per la prima volta a contenuti culturali che altrimenti avrebbero continuato a non far parte delle proprie abitudini. È un dato di eccezionale interesse perché significa che l’audiolibro crea e muove potenzialmente una nuova schiera di futuri lettori,donne e uomini che in futuro potranno aggiungere la lettura di un libro all’ascolto dell’audiolibro. Come ho detto prima, due attività in grado di autoalimentarsi vicendevolmente senza farsi i dispetti.»

Restiamo all’oggi. La differenza ancora evidente tra Italia, Germania e Scandinavia nella divulgazione di questo mezzo si spiega solo con l’evidente differenza del numero dei lettori tra noi e chi ci sta più a nord in Europa?

«L’italiano, anche il più progressista, è un conservatore. Da noi tutto attiva più tardi. Nei paesi che ha citato ci sono stimoli ben diversi, sono culture in cui da sempre l’ascolto è audiolibrifondamentale. Poi aggiungiamo che l’imprenditoria italiana è lenta, da anni latitano nel nostro paese imprenditori illuminati. Anche restando al dato meramente economico, mi aspettavo che i più potenti gruppi editoriali si sarebbero mossi con più anticipo alla scoperta di questa nuova opportunità di mercato invece di agire a rimorchio di una situazione creata da altri fattori e attori sociali.»

Qual è o quale è stata la fatica maggiore?

«Indurre il pubblico a fare la prima esperienza di ascolto. Nelle fiere del libro in tantissimi ci rispondevano: “No, grazie, io i libri li leggo”. Uno su trenta si convinceva a fare il primo tentativo. Quel singolo però l’anno successivo tornava, ci cercava e acquistava un numero altissimo di nuovi titoli.»

Quali i mezzi per aiutare una maggiore divulgazione dell’audiolibro?

«Le nuove tecnologie, che rendono più semplice l’ascolto e la fruizione; la diversità dell’offerta e la continua lotta contro la mentalità conservatrice.»

Questo della natura conservativa dell’italiano sembra un nervo scoperto. Dove soprattutto si è imbattuto nel conservatorismo della nostra società?

email veronese - veronese -«Nella scuola. Che invece dovrebbe essere un naturale bacino per l’elevazione nei numeri di questa nuova proposta di cultura e che, invece di essere un traino, ancor oggi più spesso agisce come freno. Un freno anacronistico, se permette. Tanti insegnanti non ammettono l’audiolibro perché lo considerano un mezzo contrario alla crescita del giovane, uno strumento che lo allontanerebbe dal libro e dal piacere della lettura. Una posizione che non ha alcun senso. Altri sono i nemici del libro. L’audiolibro, non mi stanco di ripeterlo, oltre a essere un mezzo autonomo per migliorare la propria  conoscenza, aiuta casomai a fare il passo successivo. Quel passo che magari, in sua assenza, il giovane non farebbe mai. E questo senza addentrarci negli ormai tanti studi di pediatri e logopedisti illustri che, a riguardo del linguaggio e dell’articolazione della parola, pongono l’accento sulle dislessie visive. Per fortuna nei miei viaggi ho incontrato anche insegnanti molto più aperti. Noi come Emons nel 2020 abbiamo in programma un’iniziativa in una scuola di Milano che coinvolgerà nove classi in un laboratorio d’ascolto per appassionare gli studenti alla letteratura.»

Il sogno: quale titolo le piacerebbe che gli italiani conoscessero attraverso la sua voce?fotr-banner-1

«Non mi piace parlare di me e non ho una voce in grado di rappresentare un’opera. Posso dire invece qual è il nostro sogno, anzi il doppio sogno. Produrre la Ricerca del Tempo Perduto di Proust e Il Signore degli Anelli di Tolkien. Quest’ultimo, in particolare, anche per il desiderio di contribuire a cancellare quell’odioso luogo comune, oggi in verità meno più sfumato, che lo vuole ostaggio culturale di una precisa ed estrema parte politica. Due obiettivi di ben difficile realizzazione, ma il tentativo sarà fatto.»

 


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