Audiolibro, benvenuto amico mio

niubhu

Sono un lettore furioso. Accompagnato da un compulsivo slancio nell’acquisto di libri ho, da qualche anno, dovuto alzare l’acceleratore su questo secondo tratto. Con mia moglie continuo a entrare nella prima libreria che scorgiamo nelle nostre camminate. O usciamo di casa con il solo obiettivo di respirare l’aria di questa o quella libreria. Nei viaggi d’estate l’andamento si acuisce. Dalla Germania all’Estonia, dalla Finlandia all’Inghilterra. New York, Madrid, Parigi, Berna, Vienna, Anversa, Napoli, Praga, Riga, Aix En Provence, Amsterdam, si entra nel paradiso dei libri, scaffali, totem, bancali e buona notte al secchio.

Non amo i libri digitali. Mi limito all’efficace eufemismo. Li percepisco disgustosi soldati del disumano esercito composto da Cybermen (replicanti di quelli di Doctor Who), esseri denaturalizzati, depersonalizzati, deprivati del cuore, esanimi e del tutto irriconoscibili gli uni dagli altri. Entità senza odore e forma, mancanti di colore, portatori di una ricchezza umanistica oltremodo più alta del loro supporto meccanico, eccellenti invece nel liquefare la sostanza di vita che è stata loro iniettata.

uivbucvNon credo che il libro di carta sarà mai sostituito, almeno non nel medio-lungo tempo. Ora però accolgo con piacere una notizia che non immaginavo potesse riguardare anche il Belpaese. La circolazione e le vendite degli audiolibri sono in costante aumento. Un articolo su La Lettura di qualche settimana fa. L’ho riletto e no, non avevo capito male. Diceva proprio questo. In Italia si incomincia davvero ad acquistare audiolibri. La notizia trova conferma anche in rete. Epperò! Vuoi vedere che ci mettiamo a rincorrere Germania e Scandinavia?

Perché la notizia mi fa felice? Perché l’audiolibro è un caldo amico per chi ama la lettura, i libri, la letteratura, le biblioteche e le librerie. E anche le case editrici, dai. Anche se per queste ultime, almeno al di qua delle Alpi, ci vuole un doppio salto carpiato di fede e fiducia. L’audiolibro è un amico che entra nelle nostre case da parente prossimo di quella voce dotata di funambolica immaginazione che fu la radio.

Eh sì, perché agli inizi fu la radio. Il canale nazionale della Rai. Intere famiglie della scrivere_radiodrammiPenisola zitte zitte (guai a far circolare il respiro) attorno all’impianto radiofonico ad ascoltare, nel religioso silenzio del dopocena, la puntata dello sceneggiato tratto da un classico della letteratura oppure una completa piece teatrale o ancora un’opera sinfonica. Ascoltare. Non sentire. Non udire. Ascoltare.

Nel salotto entrava una voce amica che quando l’intero ciclo o la puntata si concludeva, era diventata un membro aggiunto della famiglia. Vittorio Gassman, Andreina Pagnani, Tina Mayer, Arnoldo Foà riportavano l’orologio della giornata nel suo punto d’equilibrio più naturale. I radiodrammi fornivano un prezioso segreto aiuto linguistico e ci regalavano la presenza di un nuovo amico.

americLa radio, come la tv, si è trasformata da decenni ma, a voler far riposare gli occhi e continuare a navigare nel grande mare della letteratura ecco l’audiolibro. Un narratore che ci racconta la storia. Un narratore di cui spesso conosciamo la voce e pure le fattezze umane, ma che ora arriva nel nostro salotto come plana un sol, un contrappunto, un abbellimento armonico. Ci mettiamo seduti, calziamo le cuffie o ci limitiamo a chiudere gli occhi e il narratore incomincia a raccontare lungo il tempo che vogliamo. Dieci minuti, mezz’ora, un’ora. Tanto poi ritorna perché l’intera storia chiede anche dieci o venti ore di ascolto.

Noi ci mettiamo comodi. La trama prende la via di padiglione e timpano con un suono, un accento e un timbro che da lettori con ogni probabilità faremmo scorrere silenti in modo diverso, ma il patto che stringiamo una volta che schiacciamo il tasto play dice che noi ci siamo, siamo lì, accettiamo il racconto che l’amico sonoro che ci farà compagnia può riportarci con il rispetto anche delle pause. Lui, la Voce Umana, è l’amico venuto da lontano, colui che ora ci regala, con fatica mitigata dalla gioia, lo scrigno che l’autore 61Ojzg8OD-L._SL500_estrasse dalle tenebre.

I personaggi escono come dalla pagina di carta. Entrano nel salotto, girano per le camere, aprono le ante della cucina, parlano quando devono, aspettano, ascoltano come noi. Li vediamo nella loro fisicità. Il piccolo Karl Rossman dovrebbe mangiare un po’ di più; il nobile Giorgio Aurispa avrà anche fatto il pieno di buone conversazioni ma trasmette una sinistra luce obliqua; quel giovane, Arturo Bandini, non sa proprio come governare il fuoco che ha dentro per scrivere, amare e uscire dalla povertà; questa sacerdotessa Cassandra è pronta a dare il sangue per l’uscita dalla notte del mondo femminile.

emons-1548081749E noi ne sappiamo sempre di più. Perché sentiamo tutto. Perché vediamo tutto. La vista riposa, la mente s’incendia, torniamo lettori senza leggere. La Voce Umana lo sta facendo per noi. Ci conduce al Palazzo della Bellezza, visto che quello della Saggezza è già occupato da chi passa dalla strada dell’eccesso.

Alla fine, la Voce Umana ci è diventata così familiare che ci viene persino naturale offrirle un bicchiere di Grog o un brodo caldo. Fuori si è alzato un vento antipatico. Le previsioni danno neve a momenti. Resti a cena, la prego, ci fa piacere.

 


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