Natura impazzita? La risposta soffia nella letteratura

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Benjamin Button è nato vecchio e cresce ringiovanendo, Scott Carey I a un certo punto della sua vita invecchia perdendo tre millimetri al giorno, Scott Carey II a un certo punto della sua vita perde mezzo chilo al giorno senza dimagrire. La natura non fa sempre un suo corso lineare. Ne prende uno tutto misterioso e imprevedibile. Per dirci che se l’essere umano può intervenire a modificarne le sue tracce su di sé a maggior ragione lo può fare lei? Per sottolineare che la diversità è un privilegio anche quando spinta ai confini più estremi?

La natura scherza, prendiamone atto. Sinistra giudice che attribuisce un copione impossibile a chi sceglie a caso. La letteratura ha immerso mani, spirito e immaginazione nel canovaccio. Tre autori della contemporaneità ci hanno in particolare consegnato storie sui passi più impervi per continuare a tenere teso quel folle equilibrio su cui (sempre) si contano i nostri giorni.

Francis Scott Fitzgerald nel 1922 pubblicò su Collier’s Il curioso caso di Benjamin Button (poi confluito nei Racconti dell’età del jazz), Richard Matheson nel 1956 diede alle stampe Tre millimetri al giorno, mentre l’anno scorso Stephen King uscì con Elevation, un romanzo breve (o racconto lungo) dedicato proprio a Matheson e incentrato sulle peripezie di un uomo il cui nome è identico a quello del protagonista del romanzo di Matheson, Scott Carey.

Di esempi se ne potrebbero citare altri, da Franz Kafka (La Metamorfosi) a Ray Bradbury (il racconto Addio), ma la parabola impazzita della natura che comunque mantiene la crisalide di una fattezza umana consueta viene bene rappresentata nei titoli prescelti.

 

Il tempo all’incontrario di Benjamin

button 1Benjamin nasce di 70 anni e muore piccolo piccolo di qualche chilogrammo. Appena nato sa tutto quello che un uomo anziano conosce sui passi da fare per sopravvivere alla nuova avventura e diventare essere autonomo. Si sente a suo agio più con la compagnia del nonno che del padre (a proposito, fatto salvo il leitmotiv, il celebre film che David Fincher ne ha fatto nel 2009 non c’entra un tubo con lo scritto di Fitzgerald) e in prossimità dell’addio la sua empatia va ai bambini. Nel mezzo, una famiglia tutta sua e una vita vissuta con la consapevolezza di ciò che sarà l’alquanto bizzarra e tremenda fine. Ha appunto dalla sua il vantaggio del tempo e, per quanto talvolta angustiato dalla sua irreversibile singolarità che capisce non compresa dai suoi stessi cari quando diventa vecchio (ma sempre più giovane nel fisico), si lascia trasportare dalla vita facendo esattamente ciò che fa un essere umano nella sua stessa età biologica, non potendo appigliarsi in alcun modo a quella anagrafica.

Una tragedia, mitigata forse dalla seguente riflessione. Il suo procedere al contrario nel tempo può essere inteso come la consapevolezza che, nella testa del suo autore, riposi l’idea che anche l’addio da questa terra sia un’epifania verso una vita nuova sulle cui forme non vale la pena congetturare (si entra come espressione materica impostata) ma la cui sostanza spirituale si completerà nel nuovo viaggio perfezionando il profilo del nostro essere. Ma se è così è solo la big picture a essere salvata.

 

Scott (I) e la vita submicrorganica

Scott Carey I è un pezzo d’uomo alto un metro e novanta centimetri ma all’improvviso capisce che si sta rimpicciolendo. Pochi, tre millimetri ogni 24 ore, ma la discesa è millimetri 1costante. Riesce a individuare in una gita in barca la fonte del suo male. È stato esposto a una nube radioattiva che gli cancella quel tanto di fisicità al giorno lasciando intatte le proporzioni del suo corpo. Accoglie la rivelazione con orrore e cristallizza la paura quando arriva a essere più piccolo di un gatto e di un insetto e a notare quanto il manico di un pennello sia dieci volte più lungo di lui.

Chiuso nel seminterrato di casa, tutto diventa più grande, enormemente più ampi gli spazi, talmente più lungo il tempo. Impossibile sentirsi parte della propria famiglia quando si sudano sette camice per riuscire a succhiare un angolo di cracker per sfamarsi. Procede con un carico di vergogna che ne marmorizza l’anima, deve combattere il terrore di un focolare diventato ormai avverso e combatte per individuare una fessura nell’immenso muro della sua impotenza.

Si riabilita a se stesso quando, ridotto a una dimensione di qualche millimetro, intuisce che è vita anche il mondo sub-microscopico entrato nel quale potrà uccidere i giganti. Non può scomparire perché non esiste alcun punto di non-esistenza nell’universo. Il suo cervello è tornato a macinare idee e le idee sono la farina di un’esistenza in vita.

 

Scott (II) e la lievità che ci porta alla verità

elevation 1Lo Scott Carey di King invece perde peso senza dimagrire. Resta decisamente sovrappeso, ma che mangi come e quanto prima e che salga sulla bilancia nudo o zavorrato da qualche peso, per lui ogni pesata è un colpo al cuore. Perde in media mezzo chilo al giorno, qualche volta di più. Parte ben oltre i cento e avanti così sparirà. Nel peso, non nella fisionomia.

La sua è una perdita di gravità che tra poco non gli permetterà più di mettere piede in terra e muoversi. Ne parla con il vecchio amico dottore in pensione, Bob Ellis, che però oltre a una fattiva solidarietà non può andare. Perché non esistono casi del genere. Scott non vuole rendere pubblica questa sua dannazione, non ha la minima intenzione di diventare la scimmietta da tendone né ha interesse a guadagnarci sopra. È agli sgoccioli.

Elevation segna un continuum nell’arte narratoria di King, almeno quella più vicino ai giorni nostri , e cioè il confronto con mostri che abitano dentro di noi più che il faccia a faccia con l’horror uscito in superficie da centri nervosi e forze extra umane. A far da cesura della crepa, l’impossibile situazione di un uomo che lievita a dispetto del suo vissuto quotidiano e la cui elevation gli insegna a mettere la giusta distanza tra sé e le cose del mondo tanto per una migliore comprensione dei flussi umani quanto per la scelta dell’unica reazione da prendere. Anche se si veste la tragedia nella sua interezza e si consegna ad andare su, su, su. Sempre più su.

 

Zona d’ombra

Al di là dell’epilogo delle tre storie, una domanda coglie l’attenzione più di ogni altra: perché tanti sforzi per combattere quando tra poco tutto sarà finito? Le tre opere ci stanno dicendo che la possibilità di continuare a sperare è l’unica fiche che ci è concessa per continuare a vivere?Subconscio-e-leggi-di-Mercato

La vicenda dei tre protagonisti contiene in sé un’estensione simbolica ben più ampia del quadro narrato. È la personalità umana a risultare annientata in un mondo in cui il singolo constata la sua pogressiva perdita di potere dentro la stessa limitata cornice di mondo che è in grado di disegnare. Siamo guidati da massacranti nevrosi e non ci rimangono che scatti d’orgoglio per reagire. Non agiamo, reagiamo. Non dettiamo la nostra agenda esistenziale. Ecco la condizione (e la commedia) umana. I due Scott e Benjamin sono l’archetipo di quanto sia pronta a esplodere la zona d’ombra del nostro subconscio. Questo è l’essere umano. Quella cosa che gli vive dietro.

 

NATURE GOT CRAZY? THE ANSWER IS BLOWING IN LITERATURE

ultimoBenjamin Button was born old and grows up getting younger, at a certain moment of his life Scott Carey I gtows up reducing three millimeters a day while Scott Carey II sudenly notices that his scale marks half a kilo less every day without he loses weight. Not always nature follows a own linear road.

Nature makes jokes, let’s consider this. And it makes impossible somebody’s life. Literature has put its hands and immagination into it. Especially with three contemporary writers.

In 1922 Francis Scott Fitzgerald published on Collier’s The Curious Case of Benjamin Button (then part of Tales of Jazz Age), in 1956 Richard Matheson prublished The Incredible Shrinking Man while last year Stephen King released Elevation, a brief novel (or long tale) dedicated to Matheson and with a main character having the same name of Matheson’s novel: Scott Carey.

This threesome don’t complete the subject. We could consider Franz Kafka (The Metamorphosis) and osi) or Ray Bradbury (Hail and Farewell), but the went insane parabola of nature that keeps the chrysalis of the usual human features it’s well represented by the chosen titles.

 

The backwards time of Benjamin

fs fitzgeraldBenjamin is more or less 70 when he comes to light and when he dies he’s turned into a baby. In the middle: a family of his own and an existence lived with the suffering awardeness of the forthcoming tremendous ending. As far as in trouble on account of his irreversible singularity he first knows that his fate is not accepted by the family when he grows old (but always younger in the body), he lets his life floating exactly making what a human being of the same biological age does, unable to hook the chronological one in any way.

A tragedy maybe mitigated by the following reflection: the backwards time can be seen as the awardeness (or hope) that the farewell to the Earth is an epiphany as well towards another form of life. The tragedy doesn’t change its name only its perspective.

 

Scott (I) and the submicrorganic life

Scott Carey I is a hunk of man tall 1,90 centimeters who all of a sudden realizes he’s getting smaller every day. Very few millimeters every 24 hours, but the descent is neverending. Each day his phisicality is cancelled just enough leaving untouched the proportions of his body. He feels the news with horror and he gets afraid when he realizes he’s smaller than a cat, an insect and notices how the the grip of a paint brush is ten times longer than him.matheson

Closed in the basement of his house, everything becomes greater than him and the time so much slower. It’s impossible we feel we’re part of our own family when it’s hard to suck the little corner of a cracker just to feed himself. He goes on with a cargo of shame but he still have to fight to find a crack into the huge wall of his impotence.

He restores his honor when, reduced to a dimension of some millimeters, he foresees that the sub-microscopic world is life as well and once there he will be able to kill the giants. He can’t disappear because there is no no-existence point in the universe. His brain gets back to create ideas and the ideas are the superfine flour af a living existence.

 

Scott (II) and the lightness that brings us to the truth

King’s Scott Carey loses weight remaining the same. He goes on eating a lot but when he steps onto a scale, naked or filled with weights, it’s an heart attack. On average he loses half kilo a day. Going on this way he’ll be disappearing. His weight not his features.

elevation 2He loses gravity and in a few days he won’t be ever able to put his feet on the ground and walk or move. There’s no cure for it but he doesn’t want to make it a public speaking and becoming the little monkey for somebody’s amusement.

Elevation marks a continuum in King’s contemporary artistic creation in which we’ve to deal more with the monsters inside us than the face to face with the horror born from extrahuman forces. In this impossible situation, the elevation teaches Scott to put the right distance between himself and the things of the world to have a better comprehension of human flows. Even though he turns himself to the tragedy and goes always higher and higher.

 

The dark zone

Beyond the epilogue of these three stories, a question breaks in: why all these efforts if that end is irreversible? The three works are telling us that the chance to go on hoping is the only fiche given us to keep on living?

The sequence of events of these three main characters keeps inside a symbolic extension decisively wider than the painting offered us. It’s the human personality to be imagesannihilated in a world in which the single person certifies the loss of power beyond the personal frame of the world in which he lives. We’re guided by exhausting neurosis and we have only some kicks of pride to react. We don’t act we react. We don’t write our personal existential agenda. Here it is human condition (and comedy).

The two Scott and Benjamin are the archetype of our subconscious dark zone ready to blow up. This is human being. That thing living behind.

 


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