Esserci senza apparire. Nel romanzo mozzafiato di Wells il sogno di tutti

9788834733219_1024x1024L’Uomo Invisibile di H. G. Wells contiene il sogno dei sogni, confessato o celato, un po’ di tutti. Il desiderio principe che si esprime con la lampada davanti. Genio, apri bene le orecchie così non ti sbagli: voglio diventare invisibile quando lo decido e poi, quando decido di ritornare me stesso, voglio ritornare come mi vedi ora. Sono due desideri. Va bene, toglimene due dei tre che ho a disposizione. Per l’ultimo ci rivedremo.

C’è qualcosa di più accattivante, misteriosamente meraviglioso, attraente, allettante, affascinante che far parte di questo mondo, viverne le sue realtà quotidiane come qualunque essere umano ma senza apparire? Essere dentro a una situazione e fare quello che si vuole senza poter essere notato. Agire senza lasciare tracce e non venire proprio visti mentre ci si muove. Non dareste un anno di vita per una giornata così?

1Sin da piccolo ho avuto questo pensiero. Ma non sono Griffin, il protagonista del magnifico e insuperabile romanzo di Wells, e non sono mai riuscito a diventare invisibile (anche se la situazione del fisico sperimentatore non è esattamente quella che ho sempre sognato al riguardo). L’ho anche chiesto al Signore, insieme all’altro gran desiderio, far parte di una realtà parallela e trasportarmi nel mio passato. Ma zero su zero. Forse mi esprimo male o forse parliamo una lingua diversa.

Gli ho detto: senti, non mi interessa entrare in un’astronave, dimentica per ora quello che ti ho chiesto sul fatto di farmi fare un giro sul Tardis, non voglio saltellare da una facciata all’altra di un palazzo attaccandomi a una ragnatela, non trasformare la mia Fiat 127 in una Batmobile, non trasformarmi in uomo di pietra. Voglio solo diventare invisibile quando lo decido io. Tipo Harry Potter con il suo mantello. Ma io glielo chiesi molto prima al Signore. Non ci sente.

Il romanzo di Wells contiene la tragedia entro una cornice drammatica e il riccio del invisible1disastro. Griffin procede come rivalsa all’isolamento in cui l’ha cacciato la Società (o dentro cui per personalità è caduto dentro) e ha la mira del denaro condita dal terrore da incutere ai suoi contemporanei. Diventa sì incorporeo ai suoi simili, ma lui come persona continua a percepire sul suo corpo l’inclemenza climatica di un inverno impossibile il che lo costringe a portare il cappotto e di conseguenza a crearsi una sorta di viso nascosto e mascherato perché un cappotto che si muove senza testa non è esattamente ciò che dà meno nell’occhio. E deve pure mettersi le scarpe, ma le scarpe lasciano le orme sulla neve e visto che un intero paese lo sta cercando (e non certo per amicizia) ecco un’altra prova che la scoperta dovrà essere perfezionata. Infatti i suoi studi al momento del racconto sono diretti a come ritornare a essere visibile.

No, io più decerebralmente e fanciullescamente vorrei fantasmizzarmi per piazzare una serie di calci nel sedere a chi so io e a chi al momento non so. Secchi, ben dati, con la punta arrotondata della calzatura destra. Delle fiondate improvvise sulle terga di uomini e donne (ah sì, sono democratico io) che poi si troverebbero a triplicare la spaesante curiosità: cosa, perché e chi. Soprattutto quest’ultimo. E godermi la colpa attribuita a qualche poveretto che passa di lì per caso. Perché qualcuno deve essere stato ad avermi menato il culo, a meno di non credere alle presenze invisibili.

depositphotos_5464796-stock-photo-motivational-kick-up-the-assGente che all’improvviso grida in Galleria: «Ahia, ma che male!», con un gioco di piedi e gambe scoordinato che la porta repentinamente in avanti di qualche passo, e poi si guarda intorno senza riuscire a realizzare se scotta più il lato B dolorante o la figura da fessi proprio nel mezzo di una moltitudine. E il sottrarre la sedia a chi si sta per sedere e poi beneficiare di ogni tipo di reazione della malcapitata vittima?

Insomma, nell’uno e nell’altro caso (ma in realtà ne conoscerei un album intero che tengo chiuso per pietà) creare un palcoscenico dove gli attori siano chiamati a riempire la scena con un’altra recita, non quella prevista nelle pagine della sceneggiatura del autostoppistadestino di cui pensano di far parte. Una recita a soggetto, improvvisata come una suite jazz, che si alimenta intrecciando un equivoco sull’altro. Con i protagonisti sbalorditi e via via sempre più incattiviti nel loro sbigottimento.

Pirandello che incontra Stanlio e Ollio, insomma. Non vi piacerebbe dirigere l’umanità nella pièce in cui, per natura, riuscirebbe meglio? La reazione del come viene viene. I nervi liberati e la consapevolezza di poterli usare anche se non se ne conosce proprio bene bene il motivo e non si sa esattamente contro chi. Il Gioco del Caos fatto a Caso potremmo intitolarla.1311915_20151022_2754

Griffin vuole assoggettare il mondo per vendetta e vede tanto nelle morti che lascia dietro quanto in quelle ipotizzate per l’avvenire dei puri e semplici inevitabili danni collaterali. Io sono più tragico. A me basterebbe la possibilità di un calcio ossococcigeo. O una sedia animata.

Ora vi lascio. È il mio compleanno. Devo soffiare sulla torta e spegnere tutto d’un fiato le dieci candeline che la mia mamma vi ha acceso sopra.

 

BEING WITHOUT BEING WATCHED. THE EVERYBODY DREAM WITHIN WELLS’ PAGE-TURNER NOVEL

9781473217980G. Wells’ The Invisible Man contains the everybody’s dream of the dreams, confessed or concealed. The desire expressed in front of the lamp. Genie, listen to me, I want to be invisible and coming back visible when I decide to. Two desires? Alright, one still left.

Is there something more charming, marvellous, alluring, tempting, captivating than being part of this world, living its daily reality just like everyone being watched by nobody? Being part of a situation and making what we want without being watched. No track left. Wouldn’t you change a whole year of your life for a day like this?

Since when I was young I’ve had this thought. But I’m not Griffin, the main character of the excellent novel by H.G. Wells, and I never succeeded in becoming invisible (even though the situation of Wells’ protagonist is not exactly the one I’ve always dreamt). I even prayed the Lord. But with no tangible results.

I said to Him: listen, I don’t want to drive a space-shuttle, please forget my application about flying into the Tardis, I don’t want to jump from a palace to another thanks to a spider web, don’t turn my old Fiat 127 into a Batmobile nor myself into the Thing. I just want to become invisible and then to come back visible when I want. Just like Harry Potter and his mantle. But I asked the Lord before than Miss Rowling. He didn’t heed me.

Wells’ novel contains the tragedy into a dramatic frame and the cap of the disaster. Griffin goes on with anger versus the isolation the Society (or himself) flinged him into that makes him aspire to the money and the power. He gets incorporeal to his counterparts but he goes on feeling on his invisible body the harshness of an impossible winter which obliges him to wear a coat and to create a sort of masked face because a coat walking headless is not what we presume go unnoticed. And he must wear a pair of shoes as well, but the shoes leave the tracks on the snow and considered that a whole hamlet is going to chase him here it is a new evidence that his discovery must be perfected. As a matter of fact at the moment of the novel his studies are directed to become visible back.hg-wells

Well, I aim for another goal. A childlike one, I confess. I’m totally aware about it. I wish to turn into a ghost just to put some kicks in the ass of somebody well-known to me. But I don’t disdain the unknown ones asses. Straight, well-done. To men and women (oh yes I feel I’m a real democrat) who’ll wonder about what, why and who. Above all who. And joying the forthcoming scene: the blame on to some innocent walking around the place. Because somebody must have done that, unless we believe in the invisible presences.

People who suddenly shout: «My God it hurts!», loosing balance in the traditional funny way making them think if it’s more painful the B-Side hit or the embarassing personal situation in the middle of a crowd. And what about pulling the chair away when someone is going to sit? Is it not so amusing?

frank-sinatra-falls-off-his-chair-laughing-at-a-joke-told-by-joe-e-brownTherefore, the kick or the chair (and the thousand others I got on my album) just to build up a stage where actors are mobilized to fill up the scene with another play and not really the one on the script of their personal fate. An impromptu play like a jazz suite that grows intertwining a series of misunderstandings leaving the characters definitely stunned and little by little turned evil in their distress.

So, Pirandello meeting Stan & Ollie. Wouldn’t you love direct humanity in the pièce most natural of all? The reaction of the “as it comes”. The nerves are free to behave as they prefer even though we don’t really know the reason and against who. The Chaos Play At Random could be entitled.calcio-700x391

Griffin wants to enslave the world for revenge and considers the deaths he leaves behind him simple inevitable collateral damages. I’m more tragic. To me it would be enough the change of a coccyx-and-sacrum-bone kick. Or a lively chair.

Now I got to leave you. It’s my birthday. And I must to blow out the candles my mother prepared on the cake.

 


3 risposte a "Esserci senza apparire. Nel romanzo mozzafiato di Wells il sogno di tutti"

  1. Prima di tutto : TANTISSIMI AUGURI DI BUON COMPLEANNO!!!!!!!!!!
    e poi grazie per il post, ne hai così ben descritto trama e magia, che mi hai fatto venire voglia di leggerlo!

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