Atto finale: Harald Gilbers, Oppenheimer e il crimine più odioso

24clt2aperturaRichard Oppenheimer atto terzo. Berlino è caduta, i sovietici impazzano per le strade. L’ex commissario di polizia è ancora in piedi. E lotta nel momento più tragico. Non solo per il futuro del Paese. Dopo Berlino 1944 e I Figli di Odino, Harald Gilbers è nelle librerie con Atto Finale (Emons) il volume più drammatico perché guarda in faccia il crimine più odioso: lo stupro delle donne, vittime dei nuovi occupanti. Si chiude la trilogia, ma la storia non è finita. La nostra chiacchierata.

Come si sente dopo aver terminato la trilogia?

103341-9783740804893«Se mi guardo indietro scopro di essere venuto a conoscenza di un numero incredibile di dettagli durante la ricerca. Quanto più ne so, oggi! Il piano originale era scrivere un paio di storie con protagonista Oppenheimer, la prima durante il periodo di guerra e la seconda verso la fine degli anni Quaranta. Ma il mio editore tedesco mi propose di utilizzare una finestra temporale più stretta. Un’idea intrigante a cui non avevo mai pensato. Oggi dico che sono molto contento di aver accettato quella sfida. Così, mentre il secondo romanzo, I figli di Odino, ha luogo durante l’ultimo inverno di guerra, il terzo inizia giusto due settimane dopo la chiusura del precedente. Mi hanno preso molto tempo la ricerca e la scrittura della trilogia. Come autore non saprò mai l’impatto che si ha nel leggere i tre romanzi in rapida successione. È un peccato.»

Trovo che l’intero romanzo sia percorso da “atomi narrativi” che spingono l’evocazione di una Berlino altamente fantasma. Il primo lo trovo perfetto: a quattro giorni dalla resa, in una Berlino infernale Oppenheimer viene svegliato dal canto di un gallo. Un tocco da grande narratore: un gallo che ancora canta nella città più spettrale del pianeta. Stupendo. Come le è venuto in mente?

«Quando si tratta del contesto storico dei miei romanzi, di solito tendo a inventare il meno possibile. Il mondo in cui la storia prende piede è quasi totalmente oggetto di una ricerca, anche per definire il più microscopico dettaglio. Il momento più difficile per me è mettere insieme tutte le informazioni che ho ottenuto e miscelarle senza che appaia la cucitura. Il dettaglio del canto del gallo viene dai diari di Marta Hillers. Fu una delle vittime degli stupri durante la caduta di Berlino. I suoi appunti vennero pubblicati anonimamente a metà degli anni Cinquanta e ancor oggi sono una delle più importanti testimonianze sui crimini dell’Armata Rossa. Un autore è più libero di agire nel descrivere i sentimenti dei suoi personaggi, cosa slegata dai fatti. Oppenheimer e Lisa sono intrappolati in un ambiente potenzialmente ostile. Per catturare quello speciale stato d’animo mi sono per davvero messo a guardare un certo numero di film sugli zombie perché trovo impressionante il parallelismo tra i diari contemporanei e il sentimento post apocalittico di quel genere di film.»00389606_n5

Ha deciso di inserire la violenza carnale subita da Lisa, moglie di Oppenheimer, per mano di un soldato dell’Armata Rossa, senza descriverla. Scena consumata prima dell’arrivo del lettore, che raccoglie solo il suono sordo di un dolore che non si è ancora manifestato. Tutto sembra procedere al rallentatore. Perché questa scelta narrativa?

«Sì, lo stupro accade fuoriscena. Io vado subito sul punto di vista di Oppenheimer. Accade lo stesso con la tortura della donne in Berlino 1944, in cui sentiamo solo il suono prodotto dal giradischi. Non mi piace l’occhio pornografico in voga nei thriller contemporanei. Preferisco presentare il frutto di quelle barbarie, che sono sufficientemente orribili. Si potrebbe dire che si tratta di un approccio di stampo psicologico: nei miei anni teatrali ho imparato che il pubblico non è un recipiente passivo. I lettori sono loro stessi dei detective, cercano indizi, involontariamente cercano di riempire i vuoti che man mano trovano. E il risultato è che nella loro immaginazione ci sia più potere di quanto io possa mettere sulla pagina. Lo stupro nel terzo romanzo è un caso speciale. Sono del parere che sia più interessante mostrare come Lisa e le donne di Berlino riescano a rapportarsi con la violenza subita. In più dobbiamo affrontare la domanda su come tutto questo colpirà Oppenheimer.»

Le bombe atomiche americane cadono lontano nel romanzo. E non solo ovviamente perché il Giappone non confina con la Germania. Creano rabbia tra i protagonisti, Oppenheimer in primis, ma la sensazione per il lettore è che ormai la vera bomba atomica sia quella che si è propagata per Berlino negli ultimi sei mesi di guerra, con il botto finale dato da quel plus di dolore e sofferenza che la popolazione ha dovuto subire per l’intervento dell’Armata Rossa. Come dire: non è una bomba a misurare la profondità del disastro. Si trova d’accordo?

GIlbers_2018«Punto di vista interessante. Come può una bomba atomica differenziarsi dal prolungato bombardamento su una stessa area? I risultati immediati sono simili: muore tanta gente. E in entrambi i casi si propagano gli effetti a lunga durata: la radioattività in Giappone e la medesima terra divisa in due in Germania. Penso che sia difficile trovare una comparazione diretta, troppe sono le differenze.»

A proposito di bomba atomica. C’è qualche legame tra Robert Oppenheimer, padre della bomba, e il suo protagonista Richard Oppenheimer, almeno quanto alla scelta del nome?

«Scelsi “Oppenheimer” come cognome perché è anche il nome del protagonista del celebre film di propaganda Jud Süss di Veit Harlan. Quel film fu piuttosto popolare durante il nazismo e così una persona di nome Oppenheimer veniva subito riconosciuta come ebrea. Il dettaglio contribuisce a rafforzare il ruolo di outsider di Oppenheimer. Richard l’ho scelto perché volevo un nome non in voga oggi. E la combinazione mi suonava bene. Solo più tardi mi accorsi della somiglianza con J. Robert Oppenheimer, ma giuro, è solo una coincidenza.»

La scelta di mostrare una porticina di Berlino viva attraverso l’apertura di un locale con donnine succinte a fare da attrazione non mi ha ricordato tanto i cabaret della Weimar degli anni Venti quanto l’abitudine all’interno del bunker di Hitler di fare feste con tanto alcol e balli scollacciati proprio durante i bombardamenti americani e il progressivo arrivo dei sovietici. Come a dire: se fuori il mondo collassava, il mondo dentro il bunker, il Führer escluso naturalmente, reagiva dedicandosi in modo sguaiato ai piaceri della vita. Trova legittimo questo collegamento?d731d49c35e665f5ef348f25c97410ce

«I cabaret al tempo di Weimar rappresentavano il simbolo di una prospera cultura liberale che era, almeno in certi casi, anche piuttosto edonistica. Nella Berlino del dopoguerra la situazione cambiò particolarmente. La popolazione cercava di campare utilizzando ciò che rimaneva di ciò che possedeva, scambiando ad esempio costose porcellane o antichità con il cibo. E in una città che si era riempita del testosterone dei giovani soldati ci fu una grossa domanda di nudo femminile. Vendevano quel che avevano per sopravvivere. Fu coinvolto certo un indubbio elemento di disperazione che in qualche modo porta a fare un parallelismo con le feste selvagge prima dell’entrata dell’Armata Rossa. Ma durante gli ultimissimi giorni anche le feste nel bunker del Führer smisero di essere organizzate. Ci sono racconti che spiegano che ci furono anche delle ragazze che andavano a quei party con l’intenzione di perdere la verginità perché la loro prima esperienza sessuale non fosse sporcata da uno stupro. Ho inserito una breve scena che sottintende quanto dico. È quando Oppenheimer va alla prima fontana che trova per prendere un po’ d’acqua e nota una giovane donna scomparire con un soldato tedesco nelle rovine di un palazzo.»

Uno dei punti caldi del libro è l’imperversare dell’Armata Rossa. Nonostante una precisa disposizione del governo sovietico che minacciava pesanti pene verso chi non rispettava le donne tedesche, di stupri e violenze si persero il conto. C’è chi tutt’oggi è propenso a parlare di vendetta contro il genocidio tedesco in terra russa chi invece parla di atti deliberatamente criminali. Come inquadra lei la condotta dei soldati sovietici?

WWII Europe  Czechoslovakia   People«Stupri e saccheggi sono da sempre parte di una guerra. Le cose non cambieranno, neanche nei cosiddetti tempi civilizzati. Tredici milioni di soldati sovietici e 14 milioni di civili furono uccisi nella battaglia contro Hitler, un numero così enorme anche perché Stalin fu così cinico da usare i suoi soldati come carne da cannone. Ciò nondimeno è un bilancio enorme, specialmente se lo compariamo ai 5,2 milioni di soldati e 1,2 milioni di civili tra i tedeschi. Non c’è da sorprendersi se quindi i soldati sovietici arrivarono particolarmente arrabbiati. La propaganda poi diede il meglio nel rimestare l’odio. I soldati invasero un Paese che sembrava incredibilmente in salute. Fu un’amara bizzarria pensare che l’attacco contro la povera Russia avvenne da un Paese che viveva in uno stato di relativo lusso. La vendetta fu consequenziale. Anche se non c’è scusa che tenga per questi crimini. Alla fine tutto si riduce alle scelte morali dell’individuo. Ci fu anche il caso di ufficiali sovietici che passarono per le armi i propri soldati proprio per aver stuprato donne tedesche. E c’è il caso del colonnello Nikolai Berzarin, il primo sindaco di Berlino, a mio parere un autentico eroe, non tanto per le sue imprese durante la guerra, ma per il suo rifiuto alla vendetta e per il suo onesto tentativo di migliorare le condizioni di vita della popolazione della città.»

Delle tre indagini in cui è coinvolto Oppenheimer, qual è stata la più difficile da ideare e scrivere dovendo calarla dentro una storia ben più ampia e tremenda?

«La seconda. La prima mi ha dato la libertà di prendermi il tempo di cui avevo bisogno per le ricerche e la scrittura. Con la seconda le cose sono cambiate. Improvvisamente ho dovuto affrontare scadenze strette e, per prima, l’assenza della certezza di star coltivando qualcosa che fosse un romanzo. Il puro e semplice carico di lavoro invece è stato più intenso nel terzo romanzo. La ricerca è stata particolarmente difficile per la mia fissazione di sapere con esattezza la posizione delle prime linee durante ciascun giorno in cui andò in scena la battaglia di Berlino. Non fu un gran divertimento scrivere Berlino 1944 a causa della gran mole di lavoro preparatorio che dovetti portare avanti su serial killer e nazismo. Il risultato fu di espormi per due anni e mezzo agli abissi della natura umana. Ma ero conscio di doverlo fare per fronteggiare questo passato insopportabile.»105426126-6212553_544-iNG

Più emozionante l’attività di ricerca storica, di creazione della storia nella testa o la composizione vera e propria?

«È elettrizzante la combinazione di questi tre elementi, in un certo senso anche spaventosa. Non cadere negli errori, il pensiero di riempire più di cinquecento pagine, insomma, una bella minaccia. Mi sforzo fino all’ultimo di descrivere una storia nella maniera più accurata possibile, il che significa non poter cambiare alcun fatto successo. Ed è affascinante riportare alla luce accadimenti dopo un’era così lunga. Ma quando m’imbatto in una vicenda che in qualche modo contrasta con l’idea della storia che ho in mente devo mettermi ad aggiustare l’intero plot. È una sfida intellettuale. Un qualcosa simile a un gigantesco mosaico. Paragonato a questo, l’atto dello scrivere è piuttosto noioso.»

Continuerà a scrivere gialli?

«Terminai Atto Finale circa due anni fa, ma non ho mai smesso di scrivere. Nel frattempo ho pubblicato il quarto romanzo con Oppenheimer, sto preparando il quinto e un piano per le storie future. Oppenheimer sarà piuttosto occupato negli anni del post-guerra. La sua storia non è ancora finita.»

Ottimo, significa che non dobbiamo dirgli addio. Questa è proprio una buona notizia.

Berlin, Brandenburger Tor und Pariser Platz«Scriverò romanzi con Oppenheimer finché troverò interesse nella Storia come soggetto letterario. Negli anni a venire Berlino diventò una zona calda per gli affari internazionali e Oppenheimer si troverà giusto nel mezzo. Un’interessante premessa con molte opzioni per successivi plot

Ma che ne sarà di lui?

«Immediatamente dopo la guerra Oppenheimer si troverà a lavorare per la Croce Rossa in cerca di persone scomparse. All’inizio è piuttosto riluttante a entrare in una forza di polizia di nuovo perché l’influenza sovietica è piuttosto pesante e lui non ha dimenticato che, anche se solo per qualche ora, lui stesso fu chiuso in un campo della polizia segreta staliniana. Ma alla lunga torna a farsi carico del suo vecchio talento per risolvere di nuovo dei crimini. È il suo destino, non può sfuggirgli.»

Continuerà a dare un profilo storico alle sue storie?

index1«Nei prossimi due romanzi con Oppenheimer protagonista gli eventi storici della quotidianità sono sì importanti, anche se non più centrali come durante il conflitto. Perciò non si prendono tanto spazio come nella prima trilogia. Il cambio avviene col blocco di Berlino durante il 1948/49. Penso di coprire questo periodo con il sesto romanzo, così può ben supporre che sono in pieno processo di scrittura della seconda trilogia che prende luogo tra la fine della Seconda guerra mondiale e l’inizio della Guerra Fredda.»

 

THE FINAL CUT: HARALD GILBERS, OPPENHEIMER AND THE MOST HATEFUL CRIME

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Richard Oppenheimer act three. Berlin has fallen, soviet soldiers raids’ are all over the city. The former police commissioner is alive and kicking fighting in the most tragic moment. And not only for the future of his country. After “Berlino 1944” (Germania) and “I Figli di Odino” (Odins Söhne), Harald Gilbers is now out with Atto Finale (Endzeit), the most dramatic volume because it makes us to face the most hateful crime: the rape of the women, victims of the new occupants. The trilogy comes to an end, but the story is not finished. This is our talk.

How do you feel now after the closing the trilogy about Richard Oppenheimer and the fall of Berlin?

«Looking back it’s incredible how many details I discovered during research – and how many things I learned myself. The original plan was to write stories with Oppenheimer that are a couple of years apart, the first novel taking place during wartime, the second one probably in the late 1940’s and so on. But my German editor proposed to use a much tighter time frame. I thought that this was a really intriguing idea, that somehow had never occurred to me. And now I’m very glad that I accepted that challenge. So the second novel takes place in the last winter during the war and the third one begins about two weeks after the end of I Figli di Odino (Odins Söhne). It took a long time to research and write these novels. I – the author – will never know how the impact would be if you binge-read the three novels in a short succession. That’s a pity.»

I find that the novel is covered by a series of “narrative atoms” which push the recollection of a Berlin highly lived and surrounded by dead people walking. The first one is perfect: four days before the fall, in a spectral city, Oppenheimer is wakened by a cockcrow. According to me, this is the touch of a great writer: a rooster still crowing in the most ghostly city of the planet. Amazing. How did you come up with it?

«When it comes to the historical background of my novels, I usually try to invent as little as possible myself. The world, in which the story takes place, is thoroughly researched – even the smallest details. For me the hardest work is to compile all those informations and to blend them seamlessly together. That detail of the cockcrow comes straight from the diaries of Marta Hillers. She was a rape victim during the fall of Berlin. Her notes were published anonymously in the mid-1950’s and are still regarded as one of the most important accounts of the crimes of the Red Army. While describing the feelings of your characters, an author is much more flexible, because this is not just about facts. Oppenheimer and Lisa are trapped in a potentially hostile environment. To capture that special mood, I actually watched a number of Zombie movies, because I found striking parallels between the contemporary diaries and the post-apocalyptic feeling of that film genre.»

You decided to place the rape of Lisa, Oppenheimer’s wife, by a soldier of the Red Army, without describing it. A scene we don’t see. The reader picks up just the deaf sound of a pain that has not revealed yet. Everything seems to move forward slow motion. Why this precise choice?75f1fdde-2b1a-4b11-9d5d-6fc899eb4c31_16x9_788x442

«Yes, the rape itself happens offstage. Instead, I switch to Oppenheimer’s viewpoint. It’s the same with the torture of the female victims in the first novel Berlino 1944 (Germania), we hear only the sound on the record player. I don’t like the kind of torture porn that is en vogue in contemporary thrillers. I rather like to present the result of these barbarities – they are horrific enough. You could argue that this is a more psychological approach: In my years of theatre work I learned that an audience is not simply a passive recipient. Readers act very much like detectives themselves, they are looking for clues and involuntarily try to fill in the gaps. And what happens in their imagination is much more powerful than anything that I could put down to paper. The rape in the third novel is a special case. In my opinion, it’s much more interesting to show how Lisa and the female inhabitants of Berlin manage to deal with this violation. And there is also the question of how it will affect Oppenheimer.»

U.S. atomic bombs fall so faraway in the novel. Obviously not only because Japan doesn’t border with Germany. They cause anger among the characters, Oppenheimer in primis, but the sensation is that the real atomic bomb propagated all over Berlin during the last six months of war, with the final blow given by the plus of sorrow and suffering Berliners had to endure on account of Soviets’ behavior. As if to say: it’s not a bomb that can measure the depth of a disaster. Do you agree with this opinion?

Gilbers1_2017«That is an interesting viewpoint. How does an atomic bomb differ from prolonged area bombings? The immediate results are similar – many people die. And in both cases there were long after-effects, in Japan there was radioactive fallout over a densely-populated area, while Germany was divided into two different countries. I think that a direct comparison is very difficult, because there are so many differences.»

As far as the atomic bomb is concerned. Is there any link between Robert Oppenheimer, father of the bomb, and your main character, Richard Oppenheimer, as regards at any rate the choice of the name?

«I chose “Oppenheimer” as surname, because this is also the name of the main protagonist of Veit Harlan’s notorious propaganda movie Jud Süss. That movie was quite popular during the Nazi era. So a person with the name “Oppenheimer” would instantly have been recognized as a Jew. That detail contributes to Oppenheimer’s role as an underdog. His first name is Richard, because I wanted a name that is not very common nowadays. And that combination sounded good. Only later I realized that it also sounds somewhat similar to J. Robert Oppenheimer, but it was a coincidence.»

The choice to show a little part of Berlin still alive by reopening a club with half-naked women as best attractions didn’t remind me to Weimar’s cabarets of the Twenties but rather the habit of organizing parties within the Führer bunker with alcohol and spicy dances just in the moment of the American bombings and the progressive arrival of the Soviets. While the world outside was collapsing, inside the bunker the reaction headed to the life pleasures. Do you find this connection right?

«The cabarets during the Weimar era were a symbol of a flourishing liberal culture, that was, to some degree, also quite hedonistic. In post-war Berlin the circumstances became very different. The population tried to make a living using the last remaining rest of their possessions – quite often-costly porcelain and antiques were traded for food. And in a city filled with testosterone-driven young soldiers there is a very big demand for female nudity. They sold everything they had in order to survive. There is certainly an element of desperation involved that could be seen as a link to the wild parties before the advent of the Red Army. But during the last few days there were not only parties in the Führer bunker. There are accounts that quite a few young women went to those parties with the intent to lose their virginity, rather than having their first sexual encounter soiled with a rape. There is actually a small scene in the novel that implies this situation. It happens when Oppenheimer goes to the next fountain to fetch some water and sees a young woman disappearing with a German soldier in the remains of a destroyed building.»berlin34_0

One of the hot points of the novel is the raging of the Red Army. In spite of a precise order of the Soviet government threatening heavy punishments towards the soldiers who wouldn’t respect German women, rapes and other kinds of aggressions were a daily presence. Nowadays somebody still talks of revenges toward Nazi’s genocide in Russian lands and some other considers them just criminal acts. How do you frame the Soviet soldiers’ misconduct?

«Rapes and lootings have forever been a part of warfare. And I’m afraid that this will never change, even in supposedly “civilized” times. Thirteen million Soviet soldiers and fourteen million civilists were killed during the battle against Hitler – this number is also so high, because Stalin was so cynical to use his soldiers frequently as cannon fodder. Nevertheless that is an enormous death toll, especially if you compare this to the 5.2 million soldiers and 1.2 million civilians killed on the German side. So it’s not surprising that many Soviet soldiers were very angry. And the official propaganda did its best to stir this hatred. The soldiers invaded a country that seemed incredibly wealthy. It was a bitter realization that poor Russia had been attacked by people that were living in relative luxury. Acts of revenge were the natural consequence. But there is no excuse for violent crimes. In the end it all comes down to the moral choices of the individual. There are also instances of Soviet officers shooting their men, because they had raped German women. And then there is the case of Colonel General Nikolai Berzarin, the first town mayor of Berlin. In my opinion he is a truly heroic figure – not because of his feats during the war, but for his rejection of revenge and the honest attempt to improve the living conditions of the city’s population.»

About the three investigations Oppenheimer deals with: which has been the most difficult to create and write being aware you had to put them into a wider and more unbearable story?

Gilbers2_2017«The second novel is always the most difficult one for an author. For the first novel I had the liberty to simply take the time I needed for research and writing. But with the next one everything changed. Suddenly I had to deal with tight deadlines – and, at first, without the certainty that I had more than one novel in me. The sheer workload was probably most extensive for the third novel. Research was especially difficult this time, because I wanted to know the exact position of the frontlines for each day during the battle of Berlin. The least fun was writing Berlino 1944 (Germania), because I had to do so much groundwork concerning serial killers and Nazism. In the end I exposed myself to the abyss of human nature for two and a half years. But I had the feeling that I had to do this in order to confront this unbearable past.»

Was it most exciting the work of historic research, the creation of the plot in your mind or the composition?

«It is really the combination of all those three elements during preparation that is so thrilling for me – and at the same degree it is also frightening. Make no mistake, the thought of filling more that 500 blank pages is a menace. I strive to depict history with the biggest possible accuracy, that means that I cannot change any of the real events. And it’s fascinating to dig out facts from a long gone era. But when I stumble across a point that contradicts my story ideas I sometimes have to adjust the whole plot. It’s an intellectual challenge. You can compare it to a gigantic jigsaw puzzle. Compared to this the act of writing is quite boring.»

Will you go on writing thrillers?Ruins_of_the_Reichstag_in_Berlin,_3_June_1945._BU8573

«I completed the final draft of Atto Finale (Endzeit) about two years ago, but never stopped writing after that. In the meantime, I published a fourth novel with Oppenheimer, now I’m preparing the fifth installment and already plan further stories. Oppenheimer will be quite busy in the post-war years. His story is not finished yet.»

Good news, it means we have not to bid him farewell.

«I will write novels with Oppenheimer as long as I find interesting historical subjects. In the following years Berlin suddenly became a hotspot for international affairs. And Oppenheimer is right in the middle of it. This seems like an interesting premise with many options for further plots.»

What will happen to him?

«Immediately after the war Oppenheimer works for the Red Cross searching for missing persons. At first he is reluctant to enter the police force again, because the Soviet influence is quite strong and he still remembers that – for some hours – he was put in a special camp of Stalin’s secret police. But in the long run he embraces his old talents as a crime-solver again. It’s his destiny. There is no escape.»

index3Will you go on giving a historic frame to your stories?

«In the next two novels with Oppenheimer the everyday historical events are still important, but they are naturally not as dramatic as during wartime. Therefore they don’t take up as much space as in the first trilogy. This changes again with the blockade of Berlin that took place in 1948/49. I plan to cover this time in the sixth novel, so you could argue that I am in the process of writing a second trilogy that takes place between the end of World War II and the beginning of the Cold War.»

 

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