Una vita dentro una canzone – 33: “Requiem” (Jethro Tull)

1Allora, le cose sono andate così. Mi sono alzato alla solita ora di sempre, neanche la colazione è stata diversa. Lavato, vestito, fuori. A prendermi come posso il matttino. Quando vedo un cespuglio. C’è sempre stato, giusto all’angolo degli Anderson dove poi procedo per Minstrel Gallery St. Un rumore improvviso. Una vita impigliata dentro ma che finalmente riesce a liberarsi. Un uccello. Bene, mi sono detto. Ce l’hai fatta a restare aggrappato a questo mondo. Quando si è alzato un vento impossibile che mi stava portando via. È durato meno del mio stupore. Io sono restato in piedi, la terra come sempre appena sotto le suole delle scarpe. La raffica sì era inghiottita il piccolo animale.

2Ma cosa è stato, mi sono chiesto. Ho alzato gli occhi al cielo. Il sole era sempre lì. Non che lo avessi controllato nel cammino, ma sapevo che era lì perché da qualche settimana ormai a quell’ora se ne sta lì. L’ho guardato e ho notato che non era quello di sempre. Due puntini allineati nella sfera di fuoco. Come due occhi neri. Il tempo di aggiustare la vista e la farfalla venata di velluto che mi è passata davanti agli occhi si è incendiata. Poi solo freddo. Un sospiro proveniente da una bufera invernale, una nuvola d’argento a soffiare contro il sole. Mi sono mosso, anzi si sono mosse le mie gambe portandomi nella direzione giusta. Non ho osservato più niente in  particolare. Solo forza soltanto di cantare “Oh Requiem”. Iniziò a piovere.

Capii. Capii che tutto è nato quando la donna che amavo mi disse: «Resta». Mi ero guardato attorno e i passi mi avevano portato sullo Strand. Così oggi. Non ho detto una parola. Neanche quando l’ho rivista. Si era appannato l’orario dei treni dietro alla vicina stazione. Avevo appena scorto il suo viso. Per un attimo, dentro una goccia a mo’ di 3lacrima nel finestrino di un taxi nero. È passata in un istante. L’ho vista scomparire nel traffico, l’ho di nuovo perduta vedendola andare. Sono rimasto nel mio mattino. Sono rimasto ad ascoltarmi cantare “Oh Requiem”. Eccomi di nuovo. La solita vecchia storia.

Sono riuscito ad arrivare al lavoro. Nessuno dei miei colleghi si è accorto di niente. Neanche il capufficio. Mi sono seduto alla mia scrivania, ho acceso il computer, mi sono collegato con la posta. Ho messo il mouse sulla prima mail. E, prima di aprirla, mi è venuto naturale. Allora, oggi ho visto un uccello, mi sono voltato dall’altra parte e incamminato lungo lo Strand. Niente di nuovo. Le cose hanno un modo tutto loro di andare.

 

A LIFE WITHIN A SONG – 323 “REQUIEM” (JETHRO TULL)

5Well, things happened this way. I got up at the same hour. The same breakfast. Washed, got dressed, out in street to grab my morning the way I am able to. When I see a bush. It always been there. At Anderson’s corner right tomove forward to Minstrel Gallery St. A sudden noise. A life hooked inside which succeeds in getting free. Ok I said, you worked it out to stay alive. When an extraordinary wind started blowing shaking my all body. It lasted less than my astonishment. I was always there in my position, but it had swallowed the little animal.

I wondered, what was that? I looked up to the sky. The sun was always there. It has been there since some weeks, at the same place. But this time I gave a look at it and noticed it wasn’t the one I knew. Two small spots alligned in the ball of fire. Like two black eyes. 4Got my time to watch it better and the velvet veined butterfly I had just seen, well I saw it burn. Afterwards only cold. A wintry storm-blown sigh, a silver cloud blowing against the sun. I moved. No, not me, my legs bringing me in the right direction. I didn’t observed nothing in particular anymore. Just the strenght to sing “Oh Requiem”. It started to rain.

I understood. I realized that everything came to light when the lady I loved said to me:  «Stay». I looked aside and walked away. My steps had led me along the Strand. Just like today. I didn’t say a word. Not even when I’ve seen her again. The train time-table 6blurred, close behind the taxi stand. I had just caught sight of her face. A flash, within a tear-drop black cab window. Passed in a while. I saw her fading into the traffic, I lost her one time more watching her go. I’ve stayed into my morning. I’ve remained hearing me singing “Oh Requiem”. Here I go again. It’s the same old story.

I ‘ve succeeed in getting at work. None of my collegues noticed anything. Neither my office manager. I sat at my desk, switched on my computer, connected to the mail box. Put the mouse on the first mail. It was natural before to open it tinking: well, I saw a bird today, I looked aside and walked away, along the Strand. Nothing new. Things have their own way to go on.

 


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