Alla stazione di benzina di Hopper un pieno di altrove

Gas-Hopper-Quadro-PictureA contemplare (sguardo + tempo) Gas di Edward Hopper ci assale la sensazione che non ci si trovi davanti a una stazione di benzina quanto a una dimora. Il luogo è così famigliare nelle forme e nei colori che la scambiamo per una casa di campagna. Potrebbe essere il focolare dell’uomo alle pompe.

A proposito di quell’uomo. Chi può essere?

 

Il proprietario

Quell’uomo non può che essere il padrone. Sta maneggiando un elemento di una delle pompe in un momento di quiete. I clienti sono già passati, altre automobili, camion o moto arriveranno. Possibile che sia così curato, se non addirittura elegante nel vestito? Erano gli anni ’40. Anzi, è proprio il 1940, la volgarità nell’abito è un concetto alieno. In America come in Italia. E, proprio perché così ordinato, può il proprietario di una pompa di benzina essere così poco accorto da mettere le mani nello sporco nel mentre che indossa un gilet e una cravatta? Olio, grasso industriale, fuliggine, gocce di carburante. Restare lindi è un’impresa.

 

Un automobilista

Un cliente insomma. L’abito esclude un camionista o un motociclista. Ma la domanda può essere solo un’altra. Cosa sta cercando? La sua vettura non si vede. Può averla lasciata a qualche miglia perché si è fermata a secco di benzina. Sta riempiendo una tanica? La posizione delle braccia, così in alto, parrebbe poco naturale, per quanto piccola possa essere una tanica. Sta tenendo una bottiglia per mettere nel serbatoio il minimo per riavviare il motore, ritornare alla pompa, fare il pieno e ripartire? Plausibile. E filmico.ndessay_hopper

 

Un benzinaio

Un dipendente insomma. Azzardato più che ardito. Anche nei film del tempo un semplice lavoratore non può sfoggiare quell’eleganza. Vada per l’età, ma un garzone rimane un garzone anche nella divisa. Si tenga l’opzione solo se per la mente gira una sceneggiatura noir con ruoli mascherati in attesa di una fuga definitiva o di una dea che incendia la testa.

Quell’unica figura umana però non esaurisce l’incanto del quadro. La pompa dà l’idea di un avamposto creato dall’uomo industrializzato che ha sradicato un bel po’ di natura. Un’attività commerciale rappresentata con un profilo di pace maggiore del sentimento che ci nasce se sostiamo con gli occhi sul paesaggio naturale. La civiltà che ci placa l’animo più della natura, solo apparentemente calma (in Hopper tutto ciò che appare all’inizio è solo apparentemente quel qualcosa) ma che in verità mostra il suo volto impervio, a dar l’idea di non essersi affatto rassegnata ad accettare l’intruso che l’ha squartata.

Eppure un punto d’unione tra paesaggio naturale e la stazione di benzina si trova. Ed è piuttosto palese. Il punto di fuga. Che ci porta all’infuori del quadro. Come nell’insuperabile Mattina a Cape Cod dello stesso pittore americano, l’occhio dell’osservatore prosegue la sua strada fuori dal dipinto. Parte dalla strada o dai vialetti della pompa di benzina o dall’inclinazione dei rami e delle foglie o da quella del caseggiato. Direttrici spaziali parallele che ci trascinano in un viaggio sconosciuto che ci porta lontano da questo “non-luogo” che, nella nostra auto immaginaria, scompare nel giro di qualche minuto dal quadrante della nostra memoria. Questa stazione di benzina, con le sue belle pompe rosse, colta in un dolce crepuscolo, immersa nel silenzio dell’assenza di ogni via vai, diventa presto un “mai esistito”. Ci ricorderemo mai del cavallino alato o della scritta dell’insegna? Mr Hopper, è questa la materia nera del suo pensare?

08cdd7a929766d4441449a987a42b141--edward-hopper-artist-studiosMa noi non usciamo dal dipinto. O meglio, ci fermiamo poco fuori e poi facciamo marcia indietro e torniamo dentro. Perché c’è un motivo che ci è apparso davanti senza ancora essersi posato sulla nostra cornea. Contemplare questo quadro significa anche godersi lo scontro tra luci. Quelle artificiali che escono dalla casa o negozio, quella dell’insegna (anche se, in assenza di una lampadina o di un neon, ci appare più riflessa dal rimbalzo luminoso che proviene dalle finestre, come accade per le pompe) e l’illuminazione naturale. Il bosco è scuro e tale vuole restare. Non partecipa al gioco. Ma guardate le erbacce che dividono la strada dal bosco stesso e la strada dal vialetto. Si sono trasformate, nel loro rosso vivo, in lingue di fuoco ardenti che illuminano il quadro, anzi raddoppiano l’illuminazione di questo tardo pomeriggio malinconico.

La luce di queste due fonti si affrontano come i battaglioni di Wellington e Napoleone a Waterloo, ma non si sono (ancora) toccate. Sono una di fronte all’altra, in posizione d’attesa. Accadrà tutto quando non ci sarà più nessuno a osservare, quando la scena avrà lasciato spazio ad altra non ancora fermata sulla tela dal pittore. Di nuovo un altrove, Mr Hopper.

 

A TANK OF “ELSEWHERE” AT HOPPER’S GAS STATION

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Gazing upon Edward Hopper’s Gas (look plus time) we’re caught by the sensation that what we’re looking at is not a gas station but a house. The place is so familiar in its shake and colors that it’s easy to confuse it with a country abode. It could be the home of the man at the gas pumps.

By the way, that man: who can he be?

 

The owner

That man can’t be none but the master. He’s handling a component of one of the pumps during a quiet moment. Customers arrived and went away, others will be coming. Is it possible he’s so tidy or even elegant dressed? Back to the Forties. Better, exactly 1940, the mass vulgarity as far as the clothes are concerned is something still alien. In America just like in Italy. But, because of this attention to the way we can make an impression to the others, can the owner of a gas station be so little watchful and getting his hands into the dirt wearing a waistcoat and a tie? Greasy oil, soot and gasoline drops. Keeping clean is a challenge.

 

A motorist

A customer. The clothes exclude he’s a biker or a truck driver. Anyway, the question is: what he’s looking for? We don’t notice any car. He can has left it some miles before totally out of gas. Is he loading a tank? The movement of his arms, so high, is not really natural. Is he keeping a bottle to pour the fuel in the car just to succeed in driving back to this gas station, fill the car and leave again? Plausible. Good for a movie.

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The gas station attendant

A clerk. A risky solution. Even in the Forties an attendant didn’t use to wear like him. Let’s take the option only if we’re working on a noir screenplay with the main character on the run for love or for his life.

The sole human person doesn’t exhaust the spell of the painting. The gas station gives the idea of an outpost created by industrial mankind which have destroyed a part of the nature. A trade represented in a way that suggests us more peace than the one of the natural landscape. The nature is calm only on the surface (in Hopper everything that appears at the beginning is only apparently that thing that appears) but actually it shows its rocky face, telling us it’s not resigned to accept the human theft.

And yet a connection between nature and human work can be easily found. The exit point. Leading us off the painting. Just like it happens in the insuperabile Morning at Cape Cod by the same painter, the observer eye goes on its way outside the drawing. It starts from the road or the driveways or the trees’ tilt or the one of the building. The same space parallel directrix that takes us into an unknown travel, far away from this place that in our imaginary car vanishes in a few seconds from our recollection. This gas station soon will become a “never existed”. By any chance, will we remember the flying horse or the inscription of the sign? Mr Hopper, is this the subject of your belief?

Edward_HopperBut we don’t get out of the painting. There’s a final spark we’ve glimpsed in our contemplation. Gazing upon this painting means also enjoying the battle of lights. The artificial ones coming out the house or shop and the natural enlightenment. The wood is dark, it doesn’t take part the game. But look at the weeds on the sides of the road. They’ve been turn into a flashing red tongue of lame enlighting the picture on this melancholy late afternoon.

The light from these two sources they’re confronting each other like Wellington’s and Napoleon’s battalions at Waterloo without bumping into yet. One is in front of the other. Everything will happen when none is remained to gaze, when the scene will have left space to another one not focused on the canvas yet. Another “elsewhere” again, Mr Hopper.

 


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