Una vita dentro una canzone – 33: Invisible sun (The Police)

untitledNon avevo grandi sogni a cui affidare la mia vita. Non pensavo neanche di poter sognare di avere o fare qualcosa. Avevo quel che facevo. E facevo la mia parte di cittadino che fatica.

Non pensavo neanche di entrare un giorno in una canzone. Finire dentro una musica ipnotica con un sintetizzatore che non la smette di girare su se stesso che mi ricorda tanto l’aria e il cielo della guerriglia che prima ha circondato le nostre vite e poi ce le ha strizzate da dentro.

Crescevo pensando che per il mio futuro avrei dovuto impegnarmi ad arrivare al mio posto di lavoro in orario, tornare a casa la sera, rispettare le leggi e il mio vicino di casa. Poi però sono arrivati gli spari, che si sono ripetuti per giorni e i giorni sono diventati mesi e i mesi anni. Quindi le bombe hanno versato sangue senza la vergogna del calore che toglievano a questa terra. Allora ho avuto tutto chiaro davanti a me.

Non quello che avrei voluto. Quello che volevo lo avevo già con me. E proprio perché consisteva in poca roba l’appello del mattino durava meno del pensiero di farlo. No, io ebbi chiaro quello che non dovevo diventare. Non volevo passare i miei giorni guardando la canna di una mitragliatrice. E neanche trascorrere il resto della mia vita pensando a come evitare di finire nei guai passando da queste strade all’inferno di una prigione a guardare i muri e sentirmi lontano da casa e dalla gente a cui volevo bene.the-police-invisible-sun-1982

Decisi che io non sarei mai stato un numero nella grande statistica del governo. Né un segno nel suo grafico dei caduti. Anche se il giorno nasceva per restare buio e la notte si accendeva di una terrificante luce incandescente, anche se dalla mia fabbrica saliva il fumo ed era fisso nell’aria quel bagliore di acetilene che ci infiammava gli occhi. Se per tanto tempo ho affrontato la mia giornata con la testa scavata dentro, ho lasciato alla fine che il gatto la trovasse e la tirasse fuori.

È stato allora che ho trovato un sole invisibile. Che faceva muto il suo lavoro. Dandoci calore per le ore successive a quella di quando sarebbe finito tutto questo. E che intanto ci desse speranza alla caduta del giorno.

the-police-band-400a013007Questo posto stava cambiando. Stavano trasformando in legni duri chiunque della razza umana. Uccidevano anche per una sigaretta. Per una sciarpa. Per una preghiera non detta o una che non aveva le giuste parole. Ma io decisi che non era venuto ancora il tempo di morire.

Non ho voluto morire. Questo è quanto. Non mi ha fatto mai paura l’idea di morire, in fin dei conti i colpi di mitra e questo odore di zolfo che si alza dai tombini mi hanno regalato una certa dimestichezza con la morte. Ma ho sempre pensato che non fosse giusto morire, visto che siamo nati.

Così ho cercato quel sole invisibile che dà calore a ciascuno di noi. Un sole che ci avrebbe permesso di alzarci ogni mattina, lavarci, fare colazione e presentarci al mondo puliti peacewarmurale stirati. Restare in equilibrio per quando sarebbe finito tutto. Perché questo tutto sarebbe prima o poi finito. Un lavoro duro. Che nessuna canzone o quadro sarà mai in grado di portare a voi. Che in nessun libro troverete raccontato per come è veramente stato.

 

A LIFE WITHIN A SONG – 33: INVISIBLE SUN (THE POLICE)

I hadnt’t great dreams to whom delivering my life. I even didn’t think I could dream of something. I had what I needed and I needed what I had been doing. To play my part, the citizen who works hard.

maxresdefaultffdddI didn’t even think to be a part of a song. To be sung in a music running with a synthesizer in loop, whose sound was like the air and the sky of the guerrilla war.

I was growing up believing that, as far as my future, I had to arrive on time at my work, coming back at evening, respecting the laws and my neighbour. Then the shots begun, day after day, the days became months and the months years. Then the bombs, pouring blood indifferent to the shame of the heat they would take off from this earth. So everything came clear to me.

Not about what I wanted. I still had what I wanted. No, I had clear what I didn’t want to become. I didn’t want to spend the rest of my days looking at the barrel of an Armalite. Nor spending the rest of my life keeping out of troubles not to pass from the road to a prison looking at the walls of my cell.

I decided not to play my part in the great statistic of the government nor to be a sign of the graphic on the number of the deads. Even though the day would start to remain dark and the night glowed forever, even though from my factory I saw the smoke touching the sky and that acetylene light blushing our eyes. I knew I was facing the day with my head caved in, so I let the cat find it and brought it out.tumblr_no1myaPvo21tq88x4o1_500

It was then that I found an invisible sun. A sun which worked like a ghost. Giving heat now and then.

This place had been changing. They were killing everybody in the human race. They would kill for a cigarette. Or for a scarf. For an unsaid prayer or one composed with the wrong words. But I decided that I didn’t want to die just yet.

I didn’t want to die. That’s the fact. I have never been afraid of the idea of dying. The assault rifles shots and that sulphur smell had given me a certain familiarity about death. But I’ve always thought that it’s not right dying, inasmuch we were born.

So I looked for that invisible sun giving heath to each of us. untitleddA sun which allowed us to get up every morning, washing, having breakfast and present ourselves clean and tidy. And having our balance for when everything would be finished. Because sooner or later all of this would be ended. A hard work. That no song or painting won’t ever bring to you. Something that no book will you tell how it really was.


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