Silenzio, parla Leo

01Leo Longanesi. Controcorrente perché il sangue lo portava come i salmoni. In mezzo a orsi di ogni razza e faccia, aggressivi ma incapaci di fermarne le ardite risalite. Dissidente del pensiero, caustico all’eccesso da permettersi l’invenzione del più paradossale grappolo espressivo mordace che la lingua italiana gli metteva a disposizione.

Attaccava perché, osservando per bene la natura dei suoi simili, tra sarcasmo e pietà cristiana riteneva il primo più pietoso del secondo e, pur non avendo chiese cui genuflettersi e servire, ben conosceva la puzza dell’abisso a cui siamo tutti destinati.Leo Longanesi: la fabbrica del dissenso

Diresse giornali, scrisse libri, commedie e film, dipinse quadri, diede il nome a una casa editrice. Aforista “ma ciò non fece di lui un battutista”, ha puntualizzato Pietrangelo Buttafuoco. Che nel suo magnifico testo Il Longanesi animato riporta un gustoso ed esplicativo aneddoto. Gli Stati Uniti hanno appena deciso di entrare in guerra contro Germania e Italia. Benito Mussolini lo convoca per conoscere la sua opinione su quel mondo ancora così lontano. Da lui parte un unico suggerimento: «Studiatevi attentamente la fattura e la composizione di Life. Il rotocalco americano». Il Duce non è affatto d’accordo: «Vi sbagliate, Leo. È più bella la rivista del Popolo d’Italia». Uscito da Palazzo Venezia, Longanesi incontra il suo amico Giovanni Ansaldo. Taglia corto: «Non c’è scampo, abbiamo perso la guerra».

03Sempre seguendo Buttafuoco, Longanesi contribuì a fare il fascismo senza essere fascista. Il regime lo tollerò più dell’Italia liberata. Al massimo mise la mordacchia a qualche sua rivista, lasciandolo libero di essere il solito rompicoglioni, mentre la democrazia non intervenne mai apertamente sul suo lavoro perché mise direttamente la sordina all’uomo.

Di lui Indro Montanelli scrisse che era “fondamentalmente un uomo triste… un grande Maestro. Insopportabile, cattivo, ingiusto, ingrato. Ma un grande Maestro. L’ultimo”.

Mi sono dilungato già troppo. Vedo che ha iniziato a chiudere gli occhi con sinistro ritmo. Il mio terzo occhio mi dice che, all’interno, i suoi li rotea pure. Chiudo qua. Mi si permetta però ancora un passo da Il Longanesi animato su un tipo di regalo che era solito fare ai suoi redattori: Erano dei volumi, perfino con sovraccoperta, fatti di pagine bianche. Più che di stampa, erano prove di formato. Longanesi, infatti, professava la religione del dettaglio. “Usateli come quaderni” – così diceva ai suoi giovani collaboratori – “ma se non ci scrivete sopra, vedrete, già sfogliandoli riuscirete a leggervi i vostri pensieri migliori”.

 05

Il giornalismo

“La libertà di stampa è necessaria soltanto ai giornalisti che non sanno scrivere.”

“Mai come oggi così tanti asini dirigono e scrivono nei giornali.”

“L’articolo di giornale è sempre in primo luogo una scocciatura, e in secondo una bugia.”

 

04Il fascismo e Mussolini

“Il fascismo è hegeliano e clericale, pragmatista, totalitario, individualista, soreliano; combatte la democrazia e non sopprime il parlamento; è repubblicano e monarchico, cinquecentesco e futurista: non è nulla di definito. Tutte le contraddizioni che vi si scoprono sono quelle del suo capo.”

 (sulla guerra in Etiopia) “Ma l’argomento decisivo per la gioventù è la pubblicazione in cartolina dei ritratti delle abissine nude. Mai si ammirarono immagini di seni così turgidi e puntuti. Gli italiani del sud, soprattutto, non vedono l’ora di partire; l’Abissinia ai loro occhi appare come una sterminata selva di bellissime mammelle a portata di mano.”

“Le riforme del costume non si sono ancora esaurite: è sempre nel 1938 che si impone alle truppe il passo romano, un passo dell’oca concepito da un popolo con le gambe corte e i calzoni a soffietto.”

“Il fascismo cerca di ridurre le distanze fra le due classi, instaurando una nuova democrazia che non si ispira al mito della libertà, ma piuttosto a quella marxista dell’uguaglianza sociale. Eguaglianza che, certamente, non sarà raggiunta, ma alla quale il fascismo aspira. Mussolini nega la lotta di classe, non l’elevazione delle classi popolari, alle quali fa continui appelli. È innegabile, infatti, che il trasformismo socialista compì minori conquiste sociali e introdusse un minore numero di gente del popolo nella vita politica italiana che non il regime di Mussolini.”

“Prima della catastrofe, riusciremo tuttavia, a scorgere nella sua opera aspirazioni non spregevoli e reali risultati. Incolpare gli italiani di aver creduto a Mussolini è oggi la costante accusa degli antichi oppositori, ma è accusa senza fondamento, perché i primi a credere in Mussolini furono proprio gli stessi antifascisti.”

“Quando potremo dire tutta la verità, non la ricorderemo più.”

 07

La democrazia in salsa italica

“La nostra democrazia, grazie al suffragio popolare, manda alla Camera non dei deputati, ma dei numeri. L’elettore non vota per questo o per quello, ma per un partito: egli non sceglie, ubbidisce a un distintivo, vale a dire agisce come massa, come componente di un esercito che non ha il diritto di scegliersi i capi. Prevale, insomma, anche nella nostra democrazia, il criterio del branco, caro alle dittature, criterio che limita la libertà dell’elettore.”

 

“Dice M.: «In Italia tutti sono estremisti, per prudenza».”

«Lei è democratico?»

«Lo ero.»

«Lo sarà ancora?»

«Spero di no.»

«Perché?»

«Perché dovrebbe tornare il fascismo, soltanto sotto una dittatura riesco a credere nella democrazia.»

 

06La borghesia e l’Italia

“Chi possiede un miliardo, possiede novecentonovantanove milioni di più di chi ne possiede uno soltanto: è una differenza di zeri, fra gente che vale zero.”

“Se la cultura è ciò che resta in noi dopo che abbiamo dimenticato tutto quello che avevamo imparato, allora al borghese è rimasto ben poco.”

“La cultura, oggi, è un lusso che il ricco borghese non pratica o non rispetta più (…). In realtà, il borghese ricco vive in una società in cui la cultura, anche la più modesta, anche quel sottoprodotto della cultura che è il dativo gusto o il decoro, non è necessaria nemmeno come ornamento.”

“Avremo un’Italia gonfia di vanità provinciali, di bestemmie e di rutti locali.”

 

«Credete che a Roma verranno a bombardarci?»

«A Roma no, a Roma c’è il Papa e poi Roma è troppo bella…»

«Credo anch’io. Meglio che bombardino Milano…»

L’unità d’Italia poggia su questi ideali.

 

Camminando per le stradeLeo Longanesi: la fabbrica del dissenso

 “Cercava la rivoluzione, trovò l’agiatezza.”

“Quando suona il campanello della loro coscienza, fingono di non essere in casa.”

“Vissero infelici perché costava di meno.”

“Tutto quel che non so l’ho imparato a scuola.”

“B.C.: Non capisce, ma non capisce con grande autorità e competenza”

“Tutte le rivoluzioni cominciano per strada e finiscono a tavola.”

“La sua anima indossa l’a maiuscola quando entra in società.”

“B dice: «Creda a me: non creda a nulla».”

“L’arte è un appello al quale troppi rispondono senza essere chiamati.”

“È così egocentrico che se va a un matrimonio vorrebbe essere la sposa e a un funerale il morto.”

“Ieri sera, in casa R.: scambio di idee prese a prestito tra gente che presta i quattrini al venti per cento.”

 

12Su di sé

“Per contribuire alla mia immortalità, la signora mi consigliò di togliere una virgola al mio libro. Era la sola cosa che sarebbe passata ai posteri.”

“Sono un conservatore in un Paese in cui non c’è niente da conservare.”

“Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano queste idee.”

“Ho il coraggio di essere superficiale.”

“Non datemi consigli, so sbagliare da solo.”

“L’ironia è il pudore della mia coscienza.”

“Gettate il mio cuore in un bicchiere di rum.”


2 risposte a "Silenzio, parla Leo"

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