Il violino insanguinato di Gabriele Formenti

4Gli amanti della Grande Musica ne conoscono la voce per i suoi ritratti, stravaganze barocche e la musica nel cinema a Radio Classica e RSI (l’emittente nazionale svizzera). Gabriele Formenti, milanese, classe 1978, è uno dei musicologi di punta della nostra nouvelle vague con poderosi studi alle spalle che lo hanno portato al diploma (più corretto: ai diplomi) ai Conservatori di Milano e Vicenza in flauto traverso e flauto traversiere nonché a una laurea in Storia della musica. Giornalista e musicista gli altri ruoli non a latere.

L’amore per la musica e la passione per le lettere lo hanno condotto a una seconda prova di narrativa dopo l’esordio con Il fortepiano di Federico. La sua nuova fatica si chiama Il violino noir (Bibliotheka, pagg. 250, euro 14), un thriller che gira attorno al violino (forse) più celebre della Storia, nato dalle mani di Stradivari, appartenuto a Jean-Marie Leclair, ucciso in circostanze oscure con lo strumento ancora in mano, a cui lasciò l’eredità di una macchia di sangue sul piano armonico, anneritasi col tempo.

Un romanzo dall’architettura complessa, sapiente nella scrittura e vivido nello stile. Ma soprattutto coinvolgente nell’intreccio del plot. Che poi è il comando numero uno per ogni thriller, noir, o giallo che dir si voglia.

Occasione d’oro quindi, per una chiacchierata con l’autore.

Il violino noir è costruito intorno a una serie di differenti piani narrativi, temporali e spaziali, autonomi tra loro ma intrecciati per creare un unico suono. Come se avesse voluto comporre una sinfonia piena di contrappunti. Cosa le ha portato questa scelta?

«L’idea è stata quella di raccontare la storia di uno strumento musicale attraverso i secoli, dal momento della sua ideazione e costruzione fino ai giorni nostri. Mi è dunque parso opportuno creare differenti ambientazioni storiche. Sono da sempre appassionato di romanzi storici ma anche di thriller moderni. Mi piaceva l’idea di creare qualcosa di nuovo unendo i due generi. Il paragone musicale che lei giustamente suggerisce deriva in effetti da questo “contrappunto narrativo”, dal dialogo fra il piano narrativo contemporaneo e quello storico.»

Jean-Marie Leclair è al tempo stesso personaggio del romanzo e motore centrale della cronaca che si è fatta storia. Un personaggio oscuro, solitario, isolato, una sorta di Monsieur de Sainte-Colombe. Eppure proprio la Storia l’ha battezzato l’Angelo, in contrapposizione con il Diavolo, al secolo Pietro Antonio Locatelli. Secolare contraddizione diabolica?Leclair_Jean_Marie2

«In un recente cd pubblicato dall’etichetta francese Alpha, dal titolo L’ange et le diable, dedicato a Leclair e Locatelli si ricorda, nelle note del libretto, che fu il cembalista Jacob Wilhelm che in una cronaca del 1728, raccontando un concerto con musiche di Locatelli e di Leclair al quale aveva assistito, definì il primo come “diabolico” e il secondo “angelico”. Visto quanto successo poi a Leclair, in effetti ci troviamo di fronte a una contraddizione davvero “diabolica”. Ma gli aggettivi “angelico” e “diabolico” furono riferiti in primis alle musiche di questi due violinisti, che vissero e composero nel medesimo periodo storico. Il loro violinismo in effetti è agli antipodi: mentre quello di Leclair guarda allo “stile italiano” introducendo finezze e complessità armoniche nuove, Locatelli propose un nuovo modello virtuosistico che prefigura, per certi aspetti, quello paganiniano.»

Lo stesso autore, come il narratore recita, “è convinto che le cose più belle risiedano negli abissi dell’animo umano, dove la tristezza a volte è l’unica padrona di casa”. Fuori dalla narrazione, anche lei pensa, come i francesi, che la misère provoque le génie?

«Penso in effetti sia così e non a caso questa è una tematica che sarà fatta propria dal movimento così detto “romantico”. Non dimentichiamo che le basi del romanticismo musicale le possiamo trovare – di fatto – proprio nell’epoca d’oro del barocco, dove la “teoria degli affetti” per la prima volta aveva messo l’animo umano al centro di una profonda riflessione estetico-musicale. In questo, vero maestro e antesignano dei romantici fu non già un francese, bensì Carl Philipp Emanuel Bach e più in generale tutto il movimento così detto Sturm und Drang.»

Qual è l’accompagnamento o il sottofondo musicale che l’ha accompagnata durante la scrittura? Quello indicato nelle pagine della “Discografia essenziale”, altro o il silenzio?

il-violino-noir-9788869342554«Purtroppo quando scrivo ho bisogno di assoluta concentrazione. Ma Leclair mi accompagna ormai da diversi anni e quando non sono intento a scrivere, le mie orecchie sono sempre piene della sua musica. Ascoltare musica è poi il mio lavoro e sono felice di dire che non mi stanco mai di viaggiare con la mente grazie alla potenza dei suoni. Diverso invece il discorso della lettura. Ho sempre letto ascoltando musica e mi pareva interessante dare qualche suggerimento discografico per guidare il lettore alla scoperta delle migliori incisioni disponibili oggi sul mercato dedicate alla figura di Jean-Marie Leclair.»

Il romanzo si costruisce anche grazie a una coralità di personaggi. Qual è il character risultato più ostico da mettere in pagina?

«Paradossalmente proprio il personaggio di Leclair. È il protagonista del racconto, ma non sappiamo quasi nulla del suo carattere. Capita così con quasi tutti i compositori del passato. Che carattere aveva Vivaldi? Cosa amava fare nel suo tempo libero? Bach? Era simpatico, gentile, severo? Certo, le biografie o le autobiografie, queste ultime piuttosto rare, possono aiutare ma nel caso di un romanzo storico è l’autore che deve immaginare il personaggio, dargli un carattere e una personalità.»

Ha raccontato una storia in cui i fatti realmente accaduti e consegnati alla Storia camminano su un tappeto di pura invenzione narrativa. In casi come questo, quanto e come lo scrittore può discostarsi da ciò che realmente accadde?

«Direi che l’autore ha, in questo caso, ampia libertà. I fatti reali sono la cornice, ma all’interno, il “dipinto” è pure invenzione e penso che sia proprio il bello di questo genere narrativo. È come tornare indietro nel tempo per conoscere atmosfere ormai scomparse completamente. Certamente bisogna stare molto attenti ad attenersi al quadro storico per non risultare fuori contesto.»

Lei ha affermato che molti editori hanno rifiutato il manoscritto così come pervenuto loro in quanto non convinti dell’ambientazione anche americana della storia. Lei è stato bravo a tener duro. Si può sapere la ragione di questo dubbio?

«Davvero non ho capito questa osservazione che mi è stata mossa. Penso sia derivata da una considerazione puramente commerciale, in quanto all’estero cercano soprattutto romanzi italiani che possano raccontare il nostro paese. Detto questo, devo dire che ringrazio questo editore, di cui non faccio il nome, in quanto mi ha comunque fornito diversi spunti di riflessione. Non sono molti gli editori che rifiutano dando comunque un parere sull’opera.»

Manovre oscure, numeri cabalistici, massoneria, banconote e ouverture d’opera gonfi di esoterici richiami. L’investigazione dei due agenti speciali Michael Turner e Sharon Bliss esce presto dai binari del consueto. Lontano da ogni modestia, se il suo romanzo fosse appunto una partitura chi la avrebbe potuta comporre?

«Penso Stravinskij, forse il più importante compositore del Novecento che per primo seppe guardare al passato musicale per innovare un linguaggio che necessitava di nuova linfa. I continui contrappunti temporali, la coralità dell’insieme, la musicalità di certe situazioni li ritroviamo nella sua musica.»1

A tratti la sua scrittura mi ha ricordato il bellissimo Il Circolo Dante di Matthew Pearl, ma si sa che le strade dell’ispirazione e del debito creativo sono infinite. Ha seguito una sua spiritual guidance nella stesura della storia?

«Ho ben presente il romanzo che cita. L’ho letto tanti anni fa, appena pubblicato e devo dire che mi colpì molto la storia personale di Matthew Pearl. Detto questo, il genere del romanzo storico ha oggi tante voci ma pochi, per non dire nessuno, si è cimentato con il romanzo storico di carattere musicale. Non dico di essere stato il primo, ma mi piace pensare di aver dato vita a un nuovo filone narrativo. Diverso il discorso per quanto riguarda il thriller moderno, uno dei generi oggi forse più amati. Da questo punto di vista devo dire che lo scrittore che seguo e stimo più di tutti è Robert Harris, davvero un maestro del genere che ha saputo confrontarsi molto bene con la storia.»

Al di là dei personaggi umani, il primo motore della storia è il celeberrimo violino Leclair, lo strumento costruito nel 1721 da Stradivari, con la sua macchia di sangue appartenuta al violinista, diventata nera nel corso dei secoli. A proposito di strumenti originali, qual è il suo commento sull’esperimento condotto in due sale, a Parigi e a New York, in cui alcuni violinisti bendati hanno suonato a turno violini Stradivari e violini ipermoderni senza comunicarlo al pubblico, il quale poi ha premiato in grande misura il suono di questi ultimi rispetto ai più celebri avi?5412

«La cosa non mi stupisce affatto. È risaputo infatti che oggi i violini più ricercati dagli intenditori e dalle case d’asta non siano, paradossalmente quelli di Stradivari (i quali peraltro sono stati quasi tutti modificati nel corso dei secoli per venire incontro alla moderne esigenze degli esecutori) ma quelli dell’Ottocento e del primo Novecento, in grado di assicurare una più longeva vita e una evoluzione forse più interessante. I moderni liutai non hanno nulla da invidiare ai grandi maestri del passato ma, come i migliori vini, penso che il tempo possa giocare oggi ancora un ruolo fondamentale per l’evoluzione sonora come anche del prezzo.»

Un altro dei tanti momenti misteriosi nella storia della musica è la morte di Mozart, tanto che si è perduto il conto del numero delle ipotesi succedutesi nei secoli. Morte arrivata quando il compositore, già malato, stava ultimando quel Requiem che un committente oscuro attraverso un messaggero ancora più oscuro lo aveva convinto a scrivere grazie a tanta moneta sonante. Com’è che la letteratura non si è mai occupata di farne un romanzo? 1

«Penso sia dovuto al fatto che Milos Forman ha fatto un bellissimo film, Amadeus, sulla vicenda. Questo ha di fatto “bruciato” una possibile trasposizione letteraria. Anche la musicologia ha frenato – penso – per quanto in maniera inconsapevole, la nascita di romanzi con protagonista Mozart e la sua fine. Quando si tocca da vicino un mito come Mozart bisogna stare molto, molto attenti…

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