Nottambuli. Hopper e il romanzo che si scrive vivendo

nighthawksMagari quella coppia si è già detta tutto e il bar è solo l’illusione di poter rimettere i cocci. Un ultimo tentativo di ricomporre una vita insieme. La donna è uscita di casa scoraggiata e l’uomo l’ha raggiunta. Nell’urgenza di provare che non tutto è perduto si è pure dimenticato di togliersi il cappello.

Oppure la coppia non è una coppia. Solo due individui che accostano le proprie solitudini. Un tentativo di chiacchiera che l’ora molto tarda non aiuta a decollare. «Mi permette di ordinare due…?», «Ordini quel che le pare.», «Anche lei da sola?», «Guardi non è cosa…», «Mi scusi non volevo…», «Si figuri, è questa città che uccide…». Lui ha ordinato, ma altre parole non ne sono uscite.

O magari sì, i due sono compagni nella vita. Ma stanotte proprio non riescono a prendere sonno perché l’agenzia viaggi della donna non funziona più. Un lavoro superato dai tempi. Come il calligrafo, la sveglia umana o la centralinista telefonica. La possibilità di organizzarsi da soli i propri viaggi su Internet le ha prosciugato il giro d’affari e ora ha deciso che basta, chiude quell’attività in cui rifletteva la sua vita. Far viaggiare la gente… Parigi, Pechino, Londra, Roma. Le sembrava di essere sempre in giro per il mondo.02

Oppure è lui che se la passa male. Oggi al lavoro gli hanno comunicato che non serve più all’azienda. Gli hanno dato un piccolo scatolone per le sue cose personali, è passato in amministrazione per i compensi maturati e addio. Hanno deciso di scendere al bar, ma la donna non sa trovare le parole per riempire il vuoto che si sta mangiando il compagno. Non riesce a far altro che guardarsi le dita della mano. Ha il vizio di mangiarsi la pellicina delle dita e ora le fanno male e sanguinano pure.

Invece l’uomo da solo vuole solo guardare. Lo fa da una vita. Entra ed esce da solo da sempre. È un maestro nel guardare, mentre non gli piace più granché ascoltare. Non perché non sia curioso. Tutt’altro. Ma con gli anni ha capito che i discorsi delle persone si sono impoveriti. Anche quelli che permettono di ammazzare il tempo. Anzi, soprattutto quelli. Non gli piace come la gente si esprime. Non gli piace le parole che usa. Ma ha bisogno di stare in mezzo alle persone perché altrimenti annega nei suoi pensieri neri.

Ha superato, e non da poco, la mezza età e non capisce come sia potuto succedere così in fretta. Ha capito che c’è un mondo che lo ha superato, ma gli basta sfiorarlo per sentire di farne ancora parte. Si trovava sulla Greenwich Avenue, ha visto questo bar, da Phillies, e anche se è l’ora dei topi ci è entrato. Sta bene, il locale non diffonde musica imbecille, il barista sta al suo posto senza voler fare a tutti i costi il simpatico. E poi quei due non parlano. Quale allegria superiore potrebbe chiedere?

Il barista sbriga le sue faccende. Straccio a portata di mani e mani spesso nell’acqua. A quest’ora, chissà perché, gli viene sempre voglia di un cappuccino, ma anche dopo tanti anni non ce la fa a consumarlo se ci sono dei clienti. Non sta bene, pensa. Glielo hanno insegnato i suoi genitori («mai mangiare se c’è qualcuno e neanche farsi vedere a sgranocchiare, mi raccomando»). Il bar ora è suo. Ma se ricevesse una proposta seria ci penserebbe su. Si sente ancora giovane e disposto a mettersi in pista alla ricerca del suo avvenire.

05Se tornassi indietro andrei al college. Se avessi più tempo mi iscriverei a un corso di disegno. Se non dovessi aprire anche la domenica prenderei la macchina e andrei in giro per chilometri e chilometri anche solo per il gusto di stare fuori. Se guadagnassi di più mi prenderei un aiutante e il pomeriggio me lo godrei a zonzo, visiterei tutti i musei della città. Ma sono solo cose che pensa. Non ne parla mai con un cliente.

Ma la sua vita non è ormai più curva come invece la vetrata del suo bar. Trasparente come essa appare, magari questo sì. Ma il suo locale è l’unica fonte di luce in quella notte e lo spazio che conosce fin quando era bambino delimita ermeticamente ciò che c’è da ciò che non c’è.

Deve controllare se ha riempito per bene le saliere e le zuccheriere. Tra poco chiude. Sua moglie, che aprirà di mattina, non ne avrà il tempo. Sarà impegnata con le colazioni.

 

Per chi non lo avesse intuito: Edward Hopper, Nottambuli, 1942, olio su tela, 76,2 x 144 cm, Chicago, The Art Institute of Chicago.

 

NIGHTHAWKS. HOPPER AND THE NOVEL WRITTEN BY LIVING

03Maybe the couple has used all the words that had to be said and the bar is just the illusion to pick up the pieces. The very last chance to put back a life together. The woman has got out home first and the man has shown up a little bit after. He forgot to take off his hat grip of the rush to prove that not everything has been lost.

Otherwise the twosome is not a couple. Just two people that are pulling together their solitudes. An attempt for a talk that can’t spread considered the late hour. «If you allow me to offer you…», «Do what you think.», «Even you so lonely?», «Please, it’s not the moment…», «I beg you pardon, I didn’t want to…», «No problem, it’s just that this town kills…». He’s ordered, but no more words have come out.

Or otherwise why not, the twos are living a long relationship. But today they have a sleeping trouble because the woman’s travel agency is failing. A job outdated now, just like the calligraphist, the human alarm clock or the bowling pin picker. Internet helps you to organize a travel wherever you want saving money. She has just decided to say it’s finished with this job even though it was her life. Sending people… Paris, Bejing, London, Rome. It seemed that she was the one flying all over the world.

04Or maybe it’s him being in trouble. Today at work he has been kissed off. He got a small box to pick up his things, dropped in to the administrative office for the payment and bye-bye. They decided to pass a little time here, but the woman doesn’t know what to say to relieve the vacuum that’s destroying his partner. She’s not able to do anything but looking at her hands. She gets the vice to bite her fingers’ pellicles and now they hurt her and bleed.

Instead the lonely man just wants to give a look. He’s been doing it since forever. He gets in and out alone. He’s a master in watching, on the contrary he doesn’t like hearing what people say anymore. Because of the words chosen. Because of the sentences. But he needs to stay among people otherwise he drown into his blackest thoughts.

He’s middle aged and he can’t understand how it could happen so in a hurry. He realized that a world overcame him but it’s sufficient to touch it lightly to feel he’s still a part of it. He was walking on Greenwich Avenue, noticed this bar, Phillies, and even though it’s the wee-wee hour he got into. He feels good. The place doesn’t broadcast stupid music, the barman’s working without acting like a entertainer and that twos don’t talk. No better situation.mqdefault

The barman’s handling his stuff. Mop ready and hands often into the water. When this moment comes he always would like a capuccino, but still now he can’t have one because of the presence of customers. It’s not proper. His parents taught this idea (never eat or crunch if you’re not alone at work). Now he owns the bar. But if he received an offer he would seriously think about it. He still feels young and ready for new challenges.

If I got back I’d enroll on a college. If I had much time I’d register for a drawing class. If I had not to stay open on Sunday I’d grab my car to drive all day long just for the taste to stay out. If I earned more I’d take an assistant and spend my afternoon visiting museums. But these are just things in his minds. He never speaks to a customer about it.

nighthawks_playBut his life is not a ascending parabola. His bar is the sole source of light on that moment and that space he has known since when he was a little child marks what exists from what it doesn’t.

He must check to have filled salt shakers and sugar dispensers properly. Soon he’ll be closed. His wife, who’ll open the bar in the morning, won’t have time to do it. She’ll have to prepare breakfasts.

 

For those have not understand yet: Edward Hopper, Nighthawks, 1942, oil on canvas, 76,2 x 144 cm, Chicago, The Art Institute of Chicago

 

 

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5 thoughts on “Nottambuli. Hopper e il romanzo che si scrive vivendo

    1. Grazie per le parole, Pina. Si tratta di un artista che amo come pochi. Tempo fa scrissi un articolo su un suo dipinto, “Mattina a Cape Cod”, il quadro verso cui provo una sorta di Sindrome di Stendhal. Se hai tempo e voglia…

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