Si balli la Danza Macabra! (finché il gallo non canta)

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Visto che a Samarra prima o poi la vita ci condurrà a incontrare la Signora con la falce, finché siamo in tempo prendiamoci un po’ gioco della Morte con eleganza e irriverenza. Così magari quando ci incontrerà, avrà pure un tantino di rispetto in più per noi.

Prove non ho, ma so che fu questa la Dea ispiratrice di Camille Saint-Saëns nella composizione della sua Danse Macabre. Un poema sinfonico che in sette minuti ci consegna un grottesco quadro in movimento della vita che a noi ancora viventi non è permesso vedere.

Strumenti che danno voce alla lirica impudente del poeta parnassiano Henri Cazalis dal titolo Uguaglianza-Fraternità (Égalité-Fraternité). Non fatevi sviare dall’accostamento di due dei tre sostantivi cardini della democrazia francese. Qui siamo più vicino alla livella del principe Antonio De Curtis.01

La morte girovaga in un cimitero inciampando tra tombe e lapidi e quando giunge mezzanotte si siede su una pietra tombale e si mette a suonare il violino. Un lamento sinistro da uno strumento del tutto scordato. I defunti s’alzano alla chiamata e si mettono a ballare come mai hanno fatto in vita. Schioccano le ossa, rumbano i piedi sui viali per il battere, piroette leggiadre si disegnano nell’oscurità.

Una delle etoile però perde il velo e si ritrova nuda in mezzo al camposanto. Finché il suo compagno di ballo non la copre abbracciandola. Si dice fosse una nobildonna quando era dotata di sangue, muscoli e pelle. Mentre l’uomo non fu che un povero carrettiere. Ora non si staccano più, quel violino sgangherato unisce gli spiriti e gli scheletri. E così il re danza mano nella mano col villano e qualunque zotico si trova a fianco di un barone.

Fino però al sorgere del sole. La Signora non ripete e i ballerini tornano alla loro eterna posizione. Il gallo ha cantato. Il mondo è finito. L’uguaglianza e la fraternità hanno proceduto a braccetto in un bel sogno. Nel nuovo regno potremo esserne testimoni diretti.

Saint-Saëns compone il suo arco sonoro partendo dai dodici rintocchi che danno il via alla festa. Un colpo, un pizzicato d’arpa. Il contrabbasso dà forma ai passi nel cimitero e il violino “alterato” ci dice che è arrivata la Morte. Arrivano i defunti e allora il flauto inizia i suoi ghirigori, il lamento sonoro della Signora si fa più duro, l’orchestra organizza l’intera danza cadenzandola col triangolo e coi timpani rullanti. È una sarabanda spettrale dentro cui si esaltano il contrabbasso e il violoncello, gli ottoni ci danno le grida e le risa dei defunti mentre lo xilofono ci scrocchia il rumore delle ossa dei danzatori, trombe e tromboni sibilano il vento, gli archi esplodono perché anche una danza del genere vuole il suo climax.maxresdefault

Ogni cosa arriva a una sua fine. Il gallo canta, ce lo dice l’oboe. Ragazzi, si deve sbaraccare, dice la Morte tremolante. Un ultimo pizzicato d’archi e via. Serrate per bene le tombe, mi raccomando. Si è svegliato il mondo delle differenze. E i vivi fanno sempre paura. Non scordatelo mai.

 

LET’S DANCE THE MACABRE DANCE! (UNTIL THE ROOSETR DON’T START SINGING)

Considered that sooner or later life will lead us to Samarra to meet the Dark Lady, let’s make fun of the Death with elegance and irriverence until we’re in time. It can be that at the moment of our date She’ll show some more respect to us.saint-saens-sheet-music

I don’t get evidence, but I know that this was the Goddess that nurtured Camille Saint-Saëns composing his Danse Macabre. A tone poem which offers us seven minutes of grotesque moving painting of life hidden to the living of us.

The instruments give their voice to Henri Cazalis’s cheeky lyrics entitled Equality-Fraternity. Watch out! Nothing matter with the famous catch-phrase of French democracy, but something close to the following poem of italian prince Antonio De Curtis.

Death wanders within a graveyard stumbling among tombs and headstones and when midnight comes She sits on a tombstone playing violin. An ominous lament from a totally out of tune instrument. The deads get up at the calling and keep on dancing as they never did before. The bones crack, the feet beat the ground, graceful pirouettes lit in the darkness.

One of the etoile loses the veil and remains naked in the graveyard, but her dance mate gives his protection hugging her. She said to be a noble woman once, when she was provided with blood, muscles and skin. The man instead was nothing more than a poor carter. They don’t separate anymore, that ramshackle fiddle unifies souls and skeletons. So the King dances with the villain hand in hand and any boor stands beside a baron.

But only ‘till the sunrise. The Lady doesn’t give an encore and the dancers come back to their eternal position. The roomster sang. The world ended. Equality and Fraternity proceeded by the arm in a beautiful dream. In the forthcoming reign we’ll be able to be direct witnesses of it.vvv

Saint-Saëns composes his work starting from the twelve tolls that open the feast. A toll shaped by a single pizzicato of harp. The double bass evoke the paces in the cemetery and the “adulterate” violin tells us that Death has come. The deads show up so the flute begins its resonant doodles, the Lady’s lament becomes harder, the orchestra arranges the whole dance marking the rhythm with the triangle and rolling timpanis. It’s a spooky saraband where the double bass and the cello inflame, the brass give us the cries and the laughters of the deads while the xylophone shapes the noise of the dancers’ bones, trumpets and trombones whistle the wind, the strings explode because of even in a dance like this a climax must come.

Everything comes to an end. The rooster’s singing, the oboe tells us. Guys, it’s time we cleared up, says the trembling Death. A last pizzicato of the strings and go. Make sure you close your tombs perfectly, don’t forget! The world of differences woke up. And the living ones always scare. Don’t ever forget it.

 

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