Modesta, Goliarda e la donna che diventa donna

01È una fatica che spacca la schiena essere donna. Anche dentro a un libro. Se poi il tempo imposto sono le prime decadi dello scorso secolo e il teatro scelto è la geografia siciliana, vivere da donna pareggia e supera Ercole e le sue fatiche.

Modesta la chiamarono. Perché anche nel nome da consegnare all’impiegato dell’anagrafe o da far pronunciare al prete che dà il battesimo bisogna procedere a un centimetro da terra se si tratta di dichiarare di aver messo al mondo una femmina. Sia mai che Dio si infiammi d’ira, ragiona la ragione beghina gonfia di ignoranza. E poi, perché sprecare un nome di luce quando il destino che meglio ti può coprire ti veste da suora?

Con Modesta però non funziona il passaggio lento e tranquillo del tempo. Modesta è una spina che non vuole farsi estrarre dalla carne. La sua, innanzitutto. Perché la vita è anche carne e dalla carne si deve cogliere ogni stimolo e piacere che essa sa offrire. Un delitto non farlo. Senza doverlo cercare necessariamente nel sesso opposto.02

Modesta è carne e testa. Tanta testa. Capisce presto come farsi adorare e li mette in fila uno dopo l’altro gli adoratori e le adoratrici. Dall’alto del gradino su cui si è seduta, principessa di un’intera villa nobiliare, domina gli umani e gli eventi. Ci vuole il terzo occhio, quello al centro del cervello, per scorgere il puntino di luce fonte di salvezza dentro a una decisione che per chiunque trasformerebbe la propria esistenza in isolamento. Di più, sepoltura.

Modesta non offre un pensiero. Fa di più. Impone un comportamento. Il suo. La vita è un orgasmo. Dura poco, ma ha il marchio della pienezza. Eccita e regala al fortunato o alla fortunata il frutto dell’eccitazione che essa stessa provoca. Non c’è spazio per una scelta che castra dentro di sé la parte sacrificata.

03Modesta legge e ragiona. Ha il gusto della parola, il piacere del discorso che nasce da un’idea personale e non da una tradizione. La tradizione è l’abitudine di chi è stato prima di noi. Non può toccarci fino a chiudere ogni forma di quel che sentiamo. Perché così si sfocia nella venerazione e il rispetto non è venerazione. Modesta non ha proprio in simpatia l’arte del venerare. A meno che non sia lei l’oggetto pensante.

E giù a puntellare la sua voce su Mussolini e Gramsci, su Sartre e su quei diabolici locali che passano sotto il nome di librerie. Trattando qualunque interlocutore con la cortesia della distanza. Siano essi sconosciuti, amici, spasimanti o figli.

Più gli anni le arrotondano il viso più Modesta si scopre anarchica e fumatrice. Come la mano che l’ha creata (a cui, al contrario, non venne dato un nome modesto). E continua ad aprirsi a ogni emozione forte che la vita sa offrirle. La Morte (o la Certa come la chiama) compresa. Perché anche la morte è un orgasmo. Che chiude il circolo della gioia completandola. Perché questa è la gioia completa. Libera mente, libero corpo, male non fare paura non avere. Alla fine l’ultimo diritto. Il diritto di andarsene dopo esserci stati e aver occupato lo spazio centrale del proprio tempo personale. Quando quel momento verrà, Modesta deciderà.

 

MODESTA, GOLIARDA AND THE WOMAN WHICH BECOMES WOMAN

04It’s a hard effort to be a woman. Into a book as well. And if the time imposed is the first decades of the last century and the stage chosen is Sicily, living being a woman is as hard as Hercules and his labours.

She was named Modesta (modest/humble in english, translator’s note). Because if you have to tell a female name to the civil registry’s clerk or to the priest for the baptism it’s better not to fly high. Perish the thought God gets angry, the human mind fed by ignorance uses to think this way. Then, why wasting a name full of light if the best fate you may tend to is becoming a nun?

But with Modesta it doesnt’ work this way. Modest is a thorn that doesn’t want to be extract from the flesh. Hers first of all. Because life is also flesh and by the flesh we have to pick up all the plaesures it can offer. A crime not to do it. And without chosing necessarily someone belonging to the opposite sex.

Modesta is flesh and brain. Lot of brain. She realizes how to be adored and organizes the line of the adoring ones one by one. From on high where she’s sitting, princess of a noble villa, she dominates humans and events. You need the third eye just in the middle of your mind to identify a tiny point of light source of salvation inside a decision that for everyone would turn the existence into isolation. More than this, entombment.05

Modesta doesn’t offer a way of thinking. More then this. She imposes a behaviour. Hers. Life is an orgasm. It lasts very little, but possesses the brand of fullness. She excites and offers the fruits of this excitement to the lucky man or woman. There’s no space for a choice castrating inside herself the sacrified part.

Modesta reads and thinks. She likes the taste of the word, the pleasure of a conversation that comes up from an original own idea and not from a tradition. Tradition is something built by the others who stood before us. It can’t touch us ‘till the point to shut every feeling. This is devotion and not respect. And Modesta feels no comprehension for devotion. Unless she is the thinking object of it.

So, no trouble in arguing on Mussolini or Gramsci, Sartre or those kind of shops considered subversives and called bookshops. Treating each interlocutor with the courtesy of the distance, sons included.

06The more years round her face the more Modesta finds herself an anarchist and a smoker. She goes on facing each strong emotion life can offer her, death included. Because also death is an orgasm. The point which closes the circle of joy completing it. Because this is the complete joy. Free mind, free body, no harm being fearless. Until the very last right. The right to pass by after being and occupying the middle of the place of our personal and own time. When that moment comes, Modesta will decide.

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