Monsieur de Sainte-Colombe, il significato della musica

01Torna Signor de Sainte-Colombe! Non per insegnare musica a celebri dita di milionari nuovi dei che non sono in grado di impararla. Fatica sconfitta. Tempo perduto. Torna, sì. Ma solo perché non ci hanno ancora abbandonato il dolore che la muove e l’oscurità dentro cui oscillano le nostre vite.

La Storia non ti ha conservato il nome di battesimo, né ha registrato la data della tua nascita e poi si è girata quando te ne sei andato per raggiungere la luce a cui hai rivolto la tua infinita grandezza. Dal capanno in cui ti chiudevi perché nessuno potesse interrompere il dialogo con lo spirito di tua moglie e giudicare il suono che creavi è uscita comunque qualche briciola di te. La tua viola da gamba modificata con l’inserimento di un’ottava corda per aggiungere una voce grave in più ad esempio, una nuova impugnatura dell’archetto per raggiungere nuove tonalità espressive, l’inimitabile scorrere delle tue dita sullo strumento.

Ti sei nascosto per secoli, ma per te hanno parlato i tuoi allievi. Marin Marais, ad esempio. Il talento più detestato, ma forse anche quello che più ti ha amato. Poche ulteriori fonti sparse che farebbero pervenire a noi la memoria del “più grande esecutore” della viola da gamba.

A noi invece è arrivato anche il quaderno con la copertina di cuoio con le composizioni a cui non desti mai luce in una qualunque pubblicazione che ti sarebbe stata pagata a peso d’oro perché quelle partiture racchiudevano il senso più intimo, il significato atomico dell’essere musicista e del creare musica.02

Aprire un varco per raggiungere chi non ha più parola e pensiero. Una porta per tornare a vedere davanti a noi chi, piangendo, non abbiamo mai smesso di fiutare attorno. Un ponte per il Regno dei Morti a cui siamo destinati. La voce più pura per arrivare nell’aldilà senza farci sedurre dai boccoli delle parrucche di corte. Perché le anime perdute non aspettano che tornare a farci visita e noi dobbiamo imparare a tirar fuori da quell’intreccio di nervi e neuroni che siamo il suono perpetuo per farle di nuovo apparire accanto a noi. E ascoltare nel suono che produciamo la loro stessa voce.

04I nostri morti non sono mai morti davvero. Non per sempre, per lo meno. Non c’è bisogno di essere matti per poter dividere con loro di nuovo uno spazio materiale. Né la loro presenza diventa il frutto di autosuggestione. Quando li vediamo è perché davvero sono arrivati. Perché finalmente siamo riusciti a chiamarli. Li abbiamo toccati e ci siamo liberati. Chi con la musica, chi con…

Ecco la tua impronta Monsieur de Sainte-Colombe. Vissuto per la musica, non con essa.

 

MONSIEUR DE SAINTE-COLOMBE, THE MEANING OF MUSIC

05Come back Monsieur de Sainte-Colombe! Not to teach music to famous fingers of billionaire new gods unable of learning it. Defeated effort. Lost time. But do come back, please. Only because the grief that moves music and the darkness we swindle into never leaved us.

History didn’t preserve your Christian name, nor took note of your birth date, and turned its back when you passed away to reach the light you used to address your infinite greatness. Nevertheless, from the cabin you closed yourself into, just not to allow anyone and anything to disturb the conversation with the spirit of your wife and in order that nobody could judge the sound you created, some scraps of you got off. Your bass viol, modified with the insertion of a eight chord to have a new low one for example; a newhandhold of the bow to reach new expressive keys, the inimitable flow of your fingers on the instrument.

You hid yourself for centuries, but your pupils spoke in your name. Marin Marais, for example. The most despised talent, but maybe the one who loved you more. Few additional sources which would lead us the memory of “the greatest performer ” of the bass viol.

But we got the leather-bound notebook in which you wrote down the compositions you never published weight in gold because those scores held the more intimate consciousness, the atomic meaning of being a musician and creating music.03

Opening a break to reach who don’t own word and thought anymore. A door to come back to see in front us those we never stop di feel around us. A bridge to the Reign of the Deads to where we’re addressed. The purest voice to arrive to the netherworld without being seduced by the wigs of royal court. That’s because the lost souls don’t look forward coming by and we must learn to pull out from the twine of nerves and neurons that shape us the never-ending sound to make them appear beside us. And listening to their voice in the same sound we produce.

06Our deads never really died. Not forever, at least. It’s not necessary to be crazy to share with them our material space once more. Nor their presence is the result of our autosuggestion. When we see them is just because they arrived. Because finally we succeeded in calling them. We touched them and freed ourselves. Someone with music, someone with…

Here it is your track Monsieur de Sainte-Colombe. Lived for the music, non with it.

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