La Marie che si liberò da Simenon

01Port-en-Bessin. Cherbourg è sullo sfondo. Non vi ricordereste di questi nomi neanche se vi passaste qualche settimana. A far che poi non lo so. I vecchi sul molo guardano i giovani, i giovani guardano i vecchi sul molo. Immobili. Non si salutano. Magari si conoscono, possibile siano anche parenti, ma non hanno niente da dirsi. Le donne con gli scialli e sopra a zoccoli di cuoio verniciato entrano come formiche nei negozi del porto. Quando cade la prima foschia, in mezz’ora non c’è chi non abbia assunto l’andatura esitante che si mostra quando c’è la nebbia. Non sono i giorni a essere uguali a se stessi. È proprio lo stesso giorno che non lascia spazio ad altro che a se stesso.

Marie vive e lavora al Caffè della Marina. Così ha voluto il suo creatore Georges Simenon. La Marie del porto. Lei presto ha preso una via tutta sua. Come fanno tutti i grandi personaggi letterari. Lei serve ai tavoli, ma non si trova chi come lei emana tanta personalità col suo: «La Signoria è servita».

Non più bella di una ragazza poco appariscente. Lingua non più lunga di chi è abituata a usarla con parsimonia. “Acqua cheta” viene soprannominata. Perché non si sa mai quello che pensa e quello che vuole. Eppure è sempre in grado di fronteggiare e averla vinta su chi è abituato a comandare solo per i coglioni che gli ballano in mezzo alle gambe. No, una così non si dimentica.02

Se deve cucinare un lesso lo cucina buono. Lava i piatti come dovesse dipingere la Monna Lisa. Fa le camere perché le camere vanno fatte con giudizio. Nei momenti di pausa perde lo sguardo nel vuoto. Tiene i capelli spettinati perché non ha chi compiacere. Non si cura degli altri. Tiene la bocca sottile vestita sempre di un ombra di broncio perché è l’unico modo in cui sa stare al mondo. C’è lei e ci sono gli altri. Destini che si incrociano, ma che si lasciano tanto rapidamente quanto si incontrano.

Quando si mette il suo tailleur nero nelle occasioni di festa è addirittura buffa. E se c’è da accompagnare la sorella Odile fuori dal paese perché è ora di emanciparsi, lo fa senza troppe parole di corredo. La sua vita è monotona come un cielo d’invernoma lei non ci perde spazio nell’orologio a dedicarci un sentimento. La vita è quella, punto è basta.

03C’è un tipo che le ronza intorno. Chatelard. Almeno dieci anni più di lei. Di quelli che venderebbero la propria madre a un nano per una ricca pesca. Spavaldo, ma seriamente innamorato. Non una cattiva persona. Un maschio, ecco. Non si è maschi da quelle parti se si deve decidere di andare all’Opera. Le prospetta una vita ben migliore. I mezzi li ha e li impegna per farle capire che non è uomo di verbi e aggettivi. Si rosola da solo. Marie continua a servire ai tavoli e, in qualche modo, a fermare la scena quando vi entra lei. Com’è possibile che una donna basti a se stessa? Possibile che non si senta mai femmina e non ne accetti le conseguenze come invece dimostra di accettare quella fetta d’esistenza che le è capitata addosso? Più che possibile.

Marie è il nostro spirito inafferrabile di quando abbiamo perduto tutto eccetto la ragione di restare al mondo. Con la differenza che lei non ha mai avuto sogni. Il fantasma delle nostre aspirazioni che nel corso degli anni si sono fatte vento, ma che comunque procede non ammettendo un centimetro di ritirata al quoziente di dignità preteso per continuare a far parte della commedia umana. Marie è il rispetto che ci concediamo quando osserviamo gli altri lasciarci al palo e andare avanti. La consapevolezza che un giorno saremo polvere e che dovremmo ricordarcelo più spesso per camminare con maggiore equilibrio.

Anche Marie si fa fantasma. Il fantasma che a un certo punto decide di tessere una trama che quel fesso di Chatelard non vede nemmeno quando gli passa sotto il naso. Ha deciso di cambiare vita Marie. Dando benzina a una sottile sequenza di eventi che puntualmente si realizza dando a quel tonto del suo innamorato l’idea di averla in pugno. Roba da Sorbona. I suoi giorni non scorreranno più come acqua del rubinetto. Andrà in città.echo02a

Ma nessuno potrà mai dire di aver modificato il sangue della Marie del porto. E nessun lettore potrà mai dimenticare questa ragazza, uscita (uscita?) dalla galleria degli esseri umani scesi dalle dita del “Proust delle vite degli altri”. Se è vero quanto disse Baudelaire e cioè che il vero genio consiste nel creare un cliché, Simenon, che di stampi ne ha firmati almeno tre (il commissario Maigret/ l’uomo piccolo/ il piccolo uomo), si iscrive per diritto nell’esclusivo club.

Chissà quante concessioni dovette fare alla Marie del Caffè della Marina. Scommetto che lei gli avrà detto a brutto muso: «Fammi un po’ come mi vuoi, ma fallo in fretta. Non vedi che la coppia del tavolo accanto alla porta sta aspettando la pietanza?».

 

MARIE WHO SET FREE FROM SIMENON

04Port-en-Bessin. Cherbourg, the town, on background. You wouldn’t remember these names even spending some weeks there. The old men on the dock watching the young ones, the young people watching the old on the dock. Motionless. They don’t say hallo to each other. Maybe they know each other, it’s possible even they’re relatives as well, but they have nothing in common to say. The women with their shawls and wearing painted leather clogs getting into the shops by the harbour like ants. When the very first mist falls, within half an hour there’s none who haven’t got the stride used into the fog. The days are not alike. It’s really always the same day which doesn’t pass.

Marie works and lives at the Café of the Shore. His father Georges Simenon wanted it. She got her own way very soon. Like every great literary characters do. She waits on the tables, but there’s none like her realeasing such a personality saying: «Dinner is served».

Really not a eye-catching girl. Not accustomed in talking. No one knows what she thinks and what she wants. And yet she succeeds in being up against who use to command just because of the balls swinging between their legs. No, it’s impossible to forget one like her.

If she has to cook a boiled meal she does it really good. She washes dishes like she had to paint a Monna Lisa. She cleans the rooms because it’s a duty that must be done steady. She keeps her hair tousled because she has no one to please. She doesn’t take care of the others. Always a shadow of frown on her lips. When she puts the black suit on she’s even funny. Her life is boring like a winter sky but she doesn’t waste a second of her time to think of it. This is her life. Plain and simple.05

A guy hangs around her. Almost ten years older. Cocky but really in love with her. Not a bad lad. A male, that’s all. He has what she’d need to get her life better. He tells her and he feels his head blowing because she goes on attending to the clients. How’s possible a girl can go on living on her own this way? Is it possible she never feels the desire of living her being a female? More than possible.

Marie is the fleeting soul we feel when we’ve lost everything but the desire to remain on this earth. With the difference she has never had a dream. The phantom of our ambitions that faded away all along the years without allowing a lesser level of dignity in her remaining among the human comedy. Marie is the respect we grant us when we see the others leave us back and move forward. The awareness, we should think of more often, that one day we’ll be ashes.

06Marie becomes a phantom as well. The phantom that one day decides to intertwine a plot that will hook that silly man called Chatelard. Marie has decided to change her life. Following a series of events that persuade the guy in love to grab her fate. Something that neither at the Sorbonne is taught. She will go to town. Her days will be never dropping like water into the basin.

But no one can ever say to have changed her blood. And ther’s no reader able to forget this girl gone out (gone out?) from the gallery of the human characters fallen from the fingers of “others’ lives Proust”. If Baudelaire was right saying that the real genius is the one able to create a cliché, Simenon (who created almost three moulds) signs him up in the exclusive club.

Who knows how many concessions he had to allow to Marie. I bet she’ll have said to him: «Depict me how you prefer, but do it soon. Haven’t you noticed that twosome close to the entrance waiting for the dish?».

 

 

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