Thomas Ligotti e il pensiero più buio dell’umanità

01Il più oscuro, il più lontano, il più antinaturale e disumano che la mente sia mai riuscita a far uscire dalle tenebre dandone struttura. Nello stesso tempo, il pensiero più esile al mondo. Un capostipite, un discente preferito, uno stuolo di artisti che nel tempo ne ha staccato solo acini lasciando sull’albero il grappolo. Fa paura accoglierlo in toto. Anzi, terrore. No, repulsione.

Non ha nome. Oltre il pessimismo, oltre il nichilismo. Lo si può al massimo sintetizzare. Essere vivi non va bene. La vita non è cosa degna. L’unico nostro diritto alla nascita è quello di morire e solo una maledetta eccedenza di coscienza ha scaraventato l’essere umano nell’oceano della tragedia facendogli dimenticare che il suo percorso sarebbe solo nascita non richiesta, riproduzione e morte. La coscienza ha portato la conoscenza e la conoscenza è stata il vero peccato imperdonabile del nostro genere, quello che una religione spiega con la metafora della mela e dell’originario patto frantumato.

Il Re dei maledetti si chiama Peter Wessel Zapffe, filosofo con natali a Tromsoe, terra norvegese, centouno anni di presenza sul pianeta Terra. Gli assetati con toccata e fuga che hanno bevuto al pozzo si perdono in un cammino temporale ancestrale: Epicuro, Miguel de Unamuno, Lev Tolstoj, Fëdor Dostoevskij, Samuel Beckett, HP Lovecraft, Arthur Schopenhauer, Edgar Allan Poe, Jean Paul Sartre, T.S. Eliot, Emil M. Cioran, Luigi Pirandello. Le righe non completano la collezione.02

Poi lui. Lo studente migliore. Si chiama Thomas Ligotti. Ha sessantadue anni, vive isolato dalla più lontana luce sbieca mediatica. Forse non è davvero mai uscito da Detroit e riporta dentro sé il tonfo umano e sociale che l’industria pesante della città ha creato in decenni, regalando intere periferie ai fantasmi e a incubi più materiali. Di lui si sa poco. Ma che soffra di pesanti disturbi gastrointestinali sembra cosa acclarata. Perché sia il migliore lo dimostra ne La cospirazione contro la razza umana. Proprio il testo in cui Nick Pizzolatto si abbeverò a piene piani per le riflessioni del detective Rust Cohle nella prima stagione di True Detective.

Pagine che producono male. Che ci dicono che i nostri pensieri sono orribili e che la mente non fa che portare alla luce l’orrore di essere in vita, mentre le occasioni di dolore dovrebbero condurci a una costernazione che dovremmo smettere di combattere con infausti tentativi di sopravvivenza. Anche lui: tutta colpa della coscienza.

03Non vogliamo darla vinta alla verità. Comunque la giriamo, siamo privi di significato. Complesso di illusioni, specchi di duplicità, portatori insani di un autoinganno che rende ridicolo il nostro aggrapparci alla vita. Troppo umano per noi, creature senza senso, fare cose insensate?

Siamo una razza di ottimisti che, anche quando la malattia delle malattie ci ha praticamente vinto, difendiamo come Titani la nostra necessità di vivere. E non ci accorgiamo che sotto il nostro teschio si celano solo ombre che avvolgono il Nulla. Diventa quello che sei, il grido nietzschiano per arrivare a definire la completa e piena libertà dell’essere umano. Mai grido viene quotidianamente più offeso.

Noi e le nostre convinzioni deformi, il nulla in movimento che disegna i contorni e il centro di una vita nera. Incapaci di intorpidire le coscienze, rendiamo la sofferenza umana irrisolvibile finché esisterà l’ultimo uomo sulla terra. Viviamo nella fogna di un sistema solare dentro cui cloroformizziamo col pensiero la verità irrefutabile: il nostro corpo non può che obbedire alla sua biologia. Partiamo da Schopenhauer: “La vita è ciò che non dovrebbe essere: un male, e il passaggio al Nulla è l’unica cosa buona della vita”. Attraversiamo E. M. Cioran: “La vita umana è un errore di percorso”. E arriviamo a Epicuro (o a Woody Allen se vi è più familiare) per placare ansie e timori: quando ci siamo noi non c’è la morte quando c’è la morte non ci siamo noi. Quindi, che paure abbiamo?

E invece no. Invece, il rumore del mondo continuerà a essere quello che fa l’uomo che divora l’uomo. Siamo in un caos ontologico e le nostre vite vi galleggiano dentro. I nostri corpi non smetteranno di sprofondare nella sozza palude del mondo e continueremo a tirare avanti solo perché non sapremo come finirà, non certo se finirà.04

Appena ci capiterà di sentire l’odore della morte sulla lingua tremeremo e chiederemo aiuto a un muro, una panchina, il letto. Povere marionette dalla testa vuota. Sapienti ma ignare che il destino non ha niente di nero, quanto lo è invece il presente che ci illudiamo di aver seminato per strada. Dovremmo estinguerci consci che non avremmo mai fatto la scelta di nascere avendo avuto l’opportunità di farla. Se appunto solo diventassimo quel che siamo. L’umanità andrà avanti sempre così fino a esaurimento. Ma chi la esaurirà, se stessa o un evento esterno? Non potete scommetterci, le puntate sono sospese per eccesso di prevedibilità. In fin dei conti non siamo che esseri umani pensanti. Chiedetelo pure in giro.

 

THOMAS LIGOTTI AND THE DARKNEST THOUGHT ON HUMANITY

 05

The darknest, the more distant, the more antinatural and merciless thing the human mind has ever succeeded in blooming out from the obscurity giving it a frame. At the same time, the most exile thought of the world. A forefather, a favourite disciple, a multitude of artists which all along the centuries has grabbed only grapes leaving the entire bunch on the branches. It’s frightening picking up the whole of it. Rather, it’s terrifying. No, it’s a matter of repulsion.

It has no name. It’s beyond pessimism, beyond nihilism. It’s possible at most to summarize it. To be alive it’s not a good thing. Life it’s not worthwhile. The sole right from our birth is dying and only a wretched amplification of awareness threw humankind into the ocean of tragedy and let it forget that its natural path would only be: not requested birth, reproduction and death. Awareness brought to knowledge and knowledge was the real first unforgivable sin of our kind, the one a religion depicts with the metaphor of the apple and the original covenant then broken.

The King of the cursed is Peter Wessel Zapffe, philosopher born in Tromsoe, Norway, 101 years lived on planet Earth. Those who got their glass of water in the well come from an ancestral time: Epicuro, Miguel de Unamuno, Lev Tolstoj, Fëdor Dostoevskij, Samuel Beckett, HP Lovecraft, Arthur Schopenhauer, Edgar Allan Poe, Jean Paul Sartre, T.S. Eliot, Emil M. Cioran, Luigi Pirandello. These lines don’t complete the collection.

At the end Him. The best studente. Thomas Ligotti. Sixty-two years, isolated from media, maybe never left Detroit in his life. Very little known of him. The fact he suffers from gastrointestinal diseases it’s quite sure. His book The conspiracy against the human race shows why he’s the best. Exactly the text from which Nick Pizzolatto got what he wanted to depicts the profile of detective Rust Cohle in the fiirst season of True Detective.06

Pages which create suffering. Pages which tell us that our thoughts are horrible and our mind bring to light the horror for being alive, while the various occasions of grief and pain should lead us to a dismay whe ought stop to fight with inauspicious attempts to survive. He stresses it too: awareness is guilty.

We don’t want the truth to emerge. In any case we turn the         question we’re meaningless. A complex of illusions, mirrors of duplicity, bearer of self deception that make our grasping to life ridicuolus. Too much human for us, creature with no meaming, to play insane?

We’re a race full of optimism even when illness is going to overcome us. Always devoted to life. Become what you are, wrote Nietzsche to make us know what the full freedom is. But we’re deaf about it.

We’re nothing in movement. Unable to make human awareness go to sleep. Let’s start from Schopenhauer: “Life is what it should not be: the evil, and the transition to Nothing the best thing can happen. Let’s pass through E. M. Cioran: “Human lige is a mistake during the path”. And lets’ finish with Epicurus (or Woody Allen if you prefer) to appease our anguish: when we are alive, death is not around us. When there’s the death, we’re not around. So, what do we fear about?

08On the contrary, we go on with our chaos. We’ll go on lingering on only because we don’t know how it will end, of course not if it’s going to end. As soon as we’ll feel the taste of death on our tonge we’ll be in search of a wall, a bench, a bed. Poor puppets empty headed. We should estinguish ourselves and be conscious that we would never have chosen to be born if someone had asked us. Oh, if we only would become what we already are! Mankind would go on until a complete depletion. But how will it happen? Mankind itself will move forward or will it be necessary an outer event? Betting’s not allowed, we just know the final result. Ultimately we’re only human beings. Ask it even around.

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