Poi arriva il giorno in cui confessi a te stesso: la musica è finita

01Tutto incomincia con un fatto di per sé quasi senza significato, considerata la sua ripetitività nei decenni. L’aumento del prezzo dei biglietti per assistere a un concerto rock. Abituale come le tasse, la modifica del Parlamento dell’intestazione di una legge per vanificare la decisione di un referendum, gli slogan vuoti della pubblicità, l’esplosione delle graminacee ad aprile.

Però questa volta no. Questa volta non fai scorrere l’abitualità della cosa sullo scivolo della tua giornata. Ti fermi a riflettere. Possibile sia naturale che un concerto costi questo sproposito? Possibile tirar fuori un’infamia di soldi anche se si tratta di vedere il tuo eroe che da quasi quattro decenni segui in ogni modo? Hai toccato i cinquant’anni e per certe cose ti sei fatto più sensibile. Possibile che il tuo mito che canta quanto sia faticosa la vita in fabbrica e quanto angusta l’esistenza del migrante ti chieda quella cifra che ora senti come immorale? Torni a fare il pieno di tutte le giustificazioni possibili perché la patina che ti ha sempre permesso di decidere per l’acquisto del biglietto non si stacchi proprio ora. Ma questa volta cade tutto. Sipario e castello intero.

La tua trasformazione non si limita al concerto a cui decidi di non partecipare. Coinvolge proprio il tuo eroe. Non lo senti più credibile. Ha rotto una promessa e tu rompi il patto. Ti vedi come mucca che gli permette di continuare a fare la gran bella vita protetto in un maniero con il tinello nel New Jersey e la camera da letto a Los Angeles in un appezzamento di terreno che da solo vale quasi più del Pil di uno stato africano. E non vuoi più essere munto. Così ti viene naturale disfarti di ogni oggetto che hai collezionato negli anni. Improvvisamente ti infastidisce la sua stessa voce. Quando in un servizio alla televisione percepisci una sua celebre canzone in sottofondo ti viene naturale reprimere l’irritazione cambiando canale. Non cade il mondo. Hai solo preso un’altra direzione.cad363059ab0f5565bf86492a1c3aef2

Ancora. La tua trasformazione non si limita all’abbandono del cavaliere traditore. Giorno dopo giorno fai entrare nella tua personalissima sala degli interrogatori gli altri artisti che abitano gli scaffali di casa tua. Quante volte ti ho ascoltato in questi anni? Da quanto tempo non ti ascolto? Non sei necessario. Giù, nella borsa dei dischi da vendere. Vi entrano degli autentici mammasantissima del rock che solo a nominarli invano fino a poco tempo prima ti precludevano delle amicizie. E se i negozi te li rifiutano, ci sono sempre i sacchi della spazzatura sotto casa. Restano al loro posto gli indispensabili e ti accorgi che sono poco più di una manciata. Da oggi se vorrai ascoltare una canzone te la scaricherai e quando ti stuferai la cancellerai. Lo stesso vale per i libri che parlano di questi artisti. Non avresti mai pensato potesse capitarti una cosa del genere, non fosse altro per il ruolo che da quando avevi ancora i calzoni corti hai concesso alla musica di avere nella tua vita.

Senti che la trasformazione è più intima. D’accordo, ti sembra di aver scoperto un giochetto perverso dietro al mondo che regola questa musica e ci sarai arrivato in ultraritardo, ma la cosa non ti piace. Capisci che tutte queste canzoni che ascolti per un’ultima volta prima di disfartene non ti parlano più anche per un altro motivo. L’atomo madre di tutte le battaglie. Hai bisogno di bianco. Hai bisogno di spazio dentro te. Hai bisogno di dimenticare. Hai bisogno di abbandonare. Hai bisogno della tua voce ora. Perché hai realizzato che sì, hai ancora del tempo davanti a te (e ti auguri che sia davvero “tanto, anzi parecchio”), ma quel tempo non potrà mai più chiamarsi futuro.

Wish-You-Were-Here-1030x615Le guardi quelle facce. Ti sembra di conoscerne vita, morte e miracoli. Perché sì, perché ormai ne sono morti un battaglione. E riconosci quanto sia ridicola tutta questa tua cultura. Perché diavolo devo continuare a conoscere le biografie di queste persone dall’ego famelico? Lo chiamano Classic Rock e ti chiedi se questa parola, rock, abbia ancora un qualche senso. Con quei prezzi che ci appiccicano sopra per andare a celebrare l’artista di turno… Con quei nuovi dischi che, basta un briciolo di onestà, non puoi che giudicare inascoltabili tanto masticano quelli passati… E con quelli vecchi che hai messo nel lettore o sul piatto milioni di volte e che ti suonano come la battuta di un comico che ami che però ascolti appunto per la milionesima volta.

Osservi per un’ultima volta l’oceano che ti appresti a dar via. Ti sono lontani gli eccessi di cui sono piene le storie di queste rockstar, l’ipocrisia che le alimentano, le furbizie e le miserie di un mondo che non ha più profilo. Sussurri e Daligrida registrati in quei solchi non hanno più presa. Quanti ne avevi presi perché bollati con cinque stelle dai magazine e perché chi sapeva di musica li dichiarava imprescindibili. Tu li hai ascoltati un paio di volte poi le tue orecchie ti hanno supplicato di lasciarli dove stavano, però potevi affermare di «avere tutta la discografia di…» e sai la bella figura?

Ti fa chiudere gli occhi la perdita di genuinità. Prendi in mano un quintuplo live e provi noia per il rito del concerto in uno stadio. Non ti vedi più fare lo spettatore saltante e gaudente. Forse sei entrato nell’anticamera della vecchiaia da quando ti sei buttato alle spalle anche l’ultima illusione, ma non senti più la necessità di delegare ad altri l’apertura del rubinetto delle emozioni. Ma cosa può veramente offrirti chi sta seduto sulla montagna di denaro che hai contribuito a consegnargli solo perché baciato dall’abilità di intrecciare due versi e fare due mossette sul palco se non il fastidio di riconoscerne il fine artificio e la scaltrezza con cui ha rinnovato il proprio canovaccio e la conseguente liturgia di anno in anno? Capisci che queste maxresdefaultrockstar non ce la faranno più a stupirti. Se accadesse la cosa stupirebbe te più di quanto un attacco di Al Qaeda a Cornaredo.

Sei cambiato soltanto tu. Un tempo guardavi il lato oscuro delle cose e scoprivi nel rock un antidolorifico eccellente. Prima contro i mali del mondo, col tempo contro i mali che toccavano a te (gli altri si curino da sé, hai imparato in età adulta). Ma stavi bene nell’ingenuo pensare che esisteva una salvezza legata a storie, voci, suoni che untitledprovenivano da un taglio del muro contro cui non avevi mai smesso di appoggiarti anche solo per assistere al passaggio delle ore. Ora vedi solo scimpanzé. E degli scimpanzé l’Enciclopedia Britannica dice che non bisogna fidarsi (non è vero, ma è una frase che come editor o correttore di bozze non cancellerei mai). Solo intrattenimento e anche piuttosto stanco. Che scambieresti all’istante con un bel concerto di jazz di quattro ragazzotti mai usciti da Vilnius o del sano rhythm ‘n’ blues di una band di Cracovia.

Quella musica “grandi firme” non ti fa più viaggiare. Non esercita più alcuna forma di suggestione su di te. È finita. Per ora almeno. Se tornerà un giorno non sono più fatti tuoi. Un borsone dopo l’altro, casa tua sembra acquistare il doppio dello spazio. Dentro di te è come aver guadagnato un’improvvisa leggerezza. Non andrai più alla scoperta di un granché, e comunque non lo farai più lancia in resta come quando avevi vent’anni. Ma se non altro ora ti senti più comodo e più sincero nei confronti del tuo più intimo modo di stare al mondo.

 

WHEN THE DAY THAT YOU CONFESS THAT THE MUSIC IS OVER COMES

aAll begins by something you’ve always considered meaningless only because it goes on happening since you don’t remember. The increase of the price tickets to attend a rock concert. Usual just like the taxes, the vacuum advertising slogans, the bloom of grass family on April.

Indeed this time is different. Today this fact don’t pass away just like it came. You meditate on it. Is it possible that a concert must cost an arm and a leg? Is it right to waste this high sum of money even though it’s for your heroe you’ve beeen following for nearly forty years any way possible? You turned fifty and you have become more sensitive about some certain things. Does it mean anything that your myth, who sings about the heaviness of the factory life and the daily pain of the migrants, asks an amount you feel immoral? One more time you try to fill your bucket with all the usual explanations you know just to let you buy the ticket one more time. But now the walls come tumbling down.

The transformation doesn’t stop with the concert you decide to let it go. Your heroe gets dragged into it. You don’t feel him credible anymore. He broke the promise and you make the same with the covenant between you and him. You see yourself like a cow that allows him to go on living his terrific and wonderful life protected inside a country house with the kitchen in New Jersey and the bedroom in Los Angeles. And you don’t intend to be milked anymore. So it comes so natural for you to remove everything of him you’ve collected in so many years. Suddenly even his voice bothers you. On a tv program you listen to him singing background and repress the irritation with the remote control. It’s not the end of the world. You’re just changing direction.tumblr_nnzis7kGLT1r64l9co1_1280

Another step: your transformation doesn’t stop by giving up on the treacherous knight. Day by day you squeeze in your personal interrogatory room all those other artists who live in your home shelves. How many times I listened to you all these years? Since when I’ve not been listening to you? You’re not indispensable. Down, into the big bag of the records I’m going to sell. The untouchables together with the ones which can be easily sacrificed. And if the shops won’t want them the dustbins in the courtyard they’re going to make its work. Only a few stay where they stayed. A bunch not more. From now on if you like a song you’ll download it and when you have enough just delete. The same for the books about them. You never thought it could happen, music got such a great space in your life.

You feel the transformation is much heartfelt. You think you’ve discovered a bad trick behind this music. And you don’t rock-n-roll-is-deadcare if you’ve understood the whole of it so late. You know that all these songs, that you’re listening the last time before getting rid of, don’t speak to you for another reason. The atom mother of every battle. You need white. You need space inside you. You need to forget. You need to quit. You need your personal voice. Because you realized that even you can have a lot of time ahead, this time can be called future.

You look at their faces. You feel you know life, death and miracles of them. Yes even death, because a battalion has passed away. And you realize how much ridiculous this culture is. Why the hell I have to go on knowing the biograph of such people with a ravenous ego? It’s called Classic Rock and you wonder if this word, rock, gets still a meaning. The prices to pay to celebrate those artists… the new records that,to be honest, sound the same of the previous ones… and the previous ones you listened millions of times and that now sound like a the gag of a comedian you love but that you’ve listened exactly one million of times.

You observe for the last time the ocean you prepare to give away. So far the excesses of these rockstar, the deception that made them famous, the smarts and the misery of a world that has no reason for you. Whispers and shouts within jnòhnòthose tracks don’t grasp you anymore. How many records you bought just for the five-stars they got on the magazines or the words of the fans that considered them essentials. You listened to them just a couple of times because your ears implored you to leave them where they stayed but in this way you could assert: “I got them!”.

This loss of authenticity closes yor eyes. You take in your hands a set of a five live-record and feel bored thinking of the ritual of a stadium concert. You don’t see yourself as a hopping and pleasure-seeker fan anymore. Maybe you’ve come into the hall of the old age when you threw away your last illusion, but you don’t want to delegate the shelter of the emotions. What can really offer you who’s sitting on a mountain of money, you’ve contributed to build, just because kissed by the skill of intertwine two lines and able to move like a beast on the stage?

ClashOnly you are changed. Once a time so long ago you looked at the dark side of the things and discovered that rock was an astounding painkiller. At the beginning against the pain of the world, then against yours (when you grew up you realized how the others can be nursed by theirselves). But you felt good in your naivety thinking that there was a liberation connected with stories, voices and sounds coming from a sort of netherworld. Now you’re watching only chimpanzees. And the Encyclopaedia Britannica reports that the chimpanzees are not to be trusted (not true, but I’d never delete such a sentence as an editor or a proofreader). Only entertainment and even predictable. Something you would immediately exchange with a jazz concert played by a bunch of lads never gone beyond Vilius or a sincere rhythm ‘n’ blues by a band from Cracow.s-l225

That music doesn’t make you wander and daydream. No more splendour and spell on you. It’s over. At least now. If it comes back one day it’s not your business. One wide bag after the other, your home seems to have gained a double space. A sudden lightness inside you. You won’t discover anything big any day now. But, if nothing else, now you feel more comfortable and authentic toward your more intimate way of being in this world.

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