La monta delle vacche

Le prime pagine del racconto La monta delle vacche, contenuto nel mio e-book Vivere e Morire a Milano (Cronache Metropolitane). Il libro è acquistabile nelle migliori piattaforme digitali a 4,99 euro.

In coda al testo il link dei migliori store.

sSi è deciso, per una volta farà la vacca. Lui, Rocco Coppolo­ne, che da quando il Piacere Mio ha aperto a due passi dal­l’Isola, ha sempre assolto, e con deciso godimento dei partecipanti attivi e passivi, il ruolo di toro, questa notte sarà la vacca di altri tori.

Impiegato alla Sampaolo in Cordusio, il Duomo a un tiro di schioppo. Bancario dove qualunque bancario vorrebbe lavorare. Superati i quaranta, ma i cinquanta ancora un po’ in là a divenire e decisamente un gran bell’uomo. «Un pezzo di manzo» si spinge più in là una sua collega d’ufficio, Elena Squinterni, da un anno in attesa di riuscire a mettergli le mani addosso. Anzi, di mettere le mani addosso alla più indecente delle virtù maschili. Elena Squinterni sa tutto. No, quasi tutto. Ad esempio che Rocco è parecchio dotato. Lo ha scoperto incidentalmente durante la pausa di un workshop alla fine della scorsa estate a Formentera. Si erano dati appuntamento alla reception dell’albergo per uscire a fare il pieno di frutti di mare e sangria tutti assieme con quelli del loro gruppo. Lei si era cambiata in quattro e quattr’otto e, visto che la sua camera si trovava sullo stesso piano di quella del collega Coppolone, si era fermata a bussare per vedere se anche lui era già pronto. Con sua sorpresa aveva notato che la porta era accostata, da lì l’idea di entrare furtiva e fargli spavento.

Lo prese lei, lo spavento. Quando vide Rocco uscire dal bagno, togliersi l’asciugamano che gli copriva il sesso e andare nudo e capelli bagnati allo specchio a pettinarsi. In un attimo il suo sguardo fu riempito da un membro che, seppure a riposo, faticava a paragonarlo a chiunque di sua conoscenza in piena erezione. Uno shock visivo da cui non è più uscita. Con l’aggiunta di un sedere scolpito in primo piano che ne raddoppiò l’appetito. Il resto, quasi un metro e novanta di ffvcollega, pelle ambrata e capelli corvini che tiene folti, torace che scende a V, bicipiti e tricipiti che infondono sicurezza, gambe frutto di quindici anni di step, spinbike e climbmill. Un anno di tentativi vani per poter riuscire a fare suo un trofeo che, ci giura tutt’ora, anche giunto al quinto touch-down, non smette di procurare delizia a chi può manovrarlo.

«Boh, si vede che non sono il suo tipo. Ma chissenefrega se non sono il tuo tipo, bastonami come Dio comanda almeno una volta e finiamola lì, no?» ripete da allora il concetto a Ilda Bonomi, la vicina di computer con cui divide ogni tipo di confidenza e, dalla trasferta spagnola, pure ogni tipo di delirio erotico.

«Dopo il ristorante ci siamo fatti una passeggiata in riva al mare. Poi in hotel ognuno per conto proprio. Non mi ero messa giù particolarmente bene… sai, mi ero vestita senza immaginare la visione. Allora mentre camminavamo nel corridoio del nostro piano mi sono alzata i capelli con la mano e gli ho fatto gli occhi lascivi…»

Immagine3«Lo sguardo lascivio intendi?» la interruppe la collega.

«Sì quello, ho pure socchiuso un po’ la bocca perché notasse almeno la punta della lingua e poi si muovesse lui per prendermi, ma zero. Si è messo a ridere e mi ha augurato la buonanotte. Da allora Cazzodoro mi rimbalza. Non è gay per caso?»

«Cazzodoro gay? Ma stai scherzando? Lo hanno visto con le modelle di Armani al Just Cavalli.»

«Però nessuna in Intesa è riuscita mai a farselo e non dirmi che la Jacaranda è brutta! Avessi io tette, gambe e culo della Jacaranda…»

«Ma uno che va a cena e passa la notte con Scarlett Johansson che vuoi che gli frega della Jacaranda, che sì è carina, ma vuoi mettere con la Johansson?»Male-stripper

 

Ecco, questa è una bugia. Volata di bocca in bocca per diventare verità. Meglio così per lui. Perché sì, Rocco, o Cazzodoro, come tra loro le colleghe lo chiamano in sua assenza, è gay. Rari legami affettivi, al momento nessun innamoramento in corso. Soltanto il piacere di andare a letto con gli uomini. O scoparseli durante le serate che al Piacere Mio passano sotto il titolo La monta delle vacche. Per e con soli uomini mascherati. Chi decide di fare la vacca si posiziona come natura crea. Chi decide di fare il toro si mette dietro e spinge a più non posso. Una musica elettronica a supporto di gemiti e lamenti. Il pubblico seduto nelle poltroncine a semicerchio in attesa di rompere il silenzio e incitare gli stalloni a infilzare, rompere e battere le vittime neanche fossero al Colosseo. Tutto anonimo ovviamente, ma quando porti quella roba lì in mezzo alle gambe e un fisico intorno più vicino a un bronzo di Riace che a un impie­gato delle Poste, a cosa ti serve una mascherina da Zorro?

wefwRocco non ha mai accompagnato una modella e men che meno lo ha fatto nei locali á la page della città. Non ha nemmeno mai diviso il letto con una stella del cinema. La diceria che lo riguarda ha raggiunto le sue orecchie e lui, visto che non ha mai avuto l’interesse di dichiarare le sue preferenze sessuali, ha deciso di lasciarla correre, pur conscio che sul posto di lavoro tra invidia e gelosia lo scalino talvolta è così sottile da nascondere insidie dalle complicazioni inattese.

La testa di Rocco gira altrove. Non è credente, ma ogni tanto ancora chiede al Cielo perché ha premiato l’altro. L’al­tro Rocco. Il pornodivo. Stesso nome, d’accordo, ma membro leggermente più piccolo. Tre centimetri. Ventotto contro venticinque. Stessa circonferenza di sedici centimetri, ma quello di Rocco Coppolone è ben più virtuoso. Gesù, perché allora questa disparità di trattamento? (…)

 

 

VIVERE E MORIRE A MILANO (CRONACHE METROPOLITANE)

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Un’anziana spogliarellista che non si arrende al tempo che passa, la tragi­ca follia di un ragazzo della comunità cinese, la donna col sedere più profumato della città, i clienti di un ben strano hotel, le performance notturne e i sogni frustrati di un bancario dotato di un membro gigantesco, la guerra dichiarata di due neonazi al telefono, la giornata senza scampo di un povero redattore di un mensile sportivo, il mondo esploso di un’adolescente enorme, il guaio di un giovane a cui ingrassa solo la testa, il terzo grado di un boss della mala.

Questi e altri insoliti personaggi popolano una Milano che vive alla luce del sole ma che più spesso assomiglia a un fantasma. Più che una città che si alza, lavora, mangia, si diverte e poi va a dormire, la fotografia in bianco e nero di un arredo urbano in movimento. Racconti in forma di cronache e cronache che raccontano una modernità priva di tempo. Una città che insegna a vivere. O da cui si impara presto come morire.

 

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