Alberto Pezzali, la mia foto suona il rock

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Classe 1989, milanese e interista. Sin da piccolo il piacere di mettere le mani su quello strano oggetto che si chiama macchina fotografica. Qualche anno più tardi le prime collaborazioni con riviste di tennis e atletica e quindi il Big Bang della musica e dell’immagine legata a essa. Un master in foto giornalismo presso l’Istituto Italiano di Fotografia e decine e decine di concerti che gli accendono la notte e gli illuminano la vita. Poi via. Destinazione Londra. 

I media non mancano. E neanche la voglia di musica. Libertines, Noel Gallagher, Paul Weller, Foals, Metallica, Strokes, Jesus and Mary Chain, Marilyn Manson, Charlatans, CSN, Neil Young. Il gioco si fa più professionale. Un sito web tutto suo (albertopezzali.format.com) e, non poteva mancare, la presenza su Instagram (http://(@albertopezzali_photo). 

Che giudizio dai sull’attuale scena musicale britannica?

«Il Regno Unito continua a sfornare nuove band quasi ogni settimana. La stampa musicale poi fa tantissimo per spingere questa o quella band. Penso che la Gran Bretagna sia ancora il punto di riferimento assoluto per determinati generi.»

Per un giovane fotografo come te che cosa rappresenta quello che comunemente viene chiamato Classic Rock?

Neil Young © Alberto Pezzali
Neil Young © Alberto Pezzali

«Il Classic Rock sono gli dei della musica, le band che hanno scritto la storia. Non amo particolarmente il loro pubblico che mentalmente è rimasto a quei tempi, per la maggior parte, non tutti. Reputo che attualmente ci siano artisti validissimi, forse anche più di molti monumenti intoccabili.»

© Alberto Pezzali
© Alberto Pezzali

Come realmente Londra reagì qualche mese fa alla notizia della morte di uno dei suoi figli più celebri, David Bowie?

«Londra ha reagito male ma bene. Mi spiego. Il giorno di uscita di Blackstar, in molti negozi il disco è andato sold out. Io stesso al pub parlavo con i miei amici di quanto fosse ancora un figo Bowie. Il lunedì mattina mi alzo e apprendo la notizia della sua scomparsa. È morto David Bowie. Nelle strade di Soho aleggiava un silenzio surreale. E qui è come in città sia stata presa male. Sin dalla mattina però, decine, poi centinaia, poi migliaia di persone hanno deciso di rendere omaggio al Duca portando dei fiori nella sua Brixton. Mi ha molto colpito come ci siano state persone che abbiano deciso di privarsi di un disco per lasciarlo davanti alla sua casa natale, questo è vero amore. La sera del 10 gennaio mi sono trovato a Brixton in mezzo a migliaia di persone in festa. Un funerale rock è una festa, quindi sono state bloccate molte strade per cantare e suonare le sue canzoni. Qui è come Londra abbia preso bene la notizia, per quanto si possa prendere bene la morte di Bowie. Ancora oggi a circa due mesi dalla scomparsa, moltissime vetrine espongono un vinile del Duca. Non da meno sono state le reazioni alla scomparsa di Lemmy Kilmister poche settimane prima.»

Quale lo stato di salute oggi della fotografia musicale in Inghilterra?

«C’è molta stampa specializzata, le riviste e le webzine di musica sono parecchie e c’è molta più possibilità di farsi ascoltare.»

FKA Twigs © Alberto Pezzali
FKA Twigs © Alberto Pezzali

Tra organizzazione dell’evento, venue, costi, spirito con cui il pubblico lo vive, quali le affinità e le divergenze più evidenti tra un concerto tenuto a Londra e uno a Milano?

«Mi ha colpito la facilità con la quale i concerti vadano sold out. Sembra che la gente viva per andare ai concerti. L’acustica delle venue è per la maggior parte delle volte perfetta. Pure in posti che non sono prettamente venue da concerti. I bagarini ci sono pure qui e sono dei veri personaggi. Poi non so a Milano, ma dopo i fatti del Bataclan i controlli alle attrezzature sono diventati molto rigidi.»

In Italia è scoppiata la polemica per gli altissimi prezzi dei biglietti per poter vedere e ascoltare a San Siro di Milano Bruce Springsteen il prossimo luglio. Com’è la situazione nel Regno Unito?

«In Inghilterra i prezzi non sono più bassi rispetto all’Italia, il Boss a Wembley chiede attorno alle 90 sterline per il pitch standing. La differenza sta nel servizio offerto. Per risparmiare qui si va ai festival, con il prezzo del biglietto di Springsteen puoi farti due o tre giorni a un festival e vedere trenta o quaranta band. Credo che la polemica in Italia sia scoppiata perché il Boss ha fondamentalmente deluso tutti, almeno quelli che non hanno acquistato il biglietto, per questo innalzamento vertiginoso dei prezzi. Ora è diventato un artista d’élite, purtroppo.»

 © Alberto Pezzali
© Alberto Pezzali

Qual è stata la tua strada come fotografo?

«Mi sto rendendo conto di come la fotografia abbia sempre fatto parte di me, sin da bambino facevo fuori un sacco di usa e getta e di rullini sulla compatta analogica di mia mamma. Avevo raggiunto il monopolio delle fotografie delle vacanze. Ho iniziato a vederla come un lavoro quando fotografai una 10 km di atletica e vidi le mie foto pubblicate su una rivista. Lì capii, successivamente ho coperto vari sport per poi approdare alla musica, la mia vera vocazione.»

C’è chi si trova a suo agio usando la macchina fotografica come un kalashnikov e sparando scatti come proiettili. Chi come Cartier-Bresson faceva al massimo un paio di scatti e si riteneva soddisfatto. Dove ti poni?

«Sotto il palco sparo abbastanza, non ho ancora la mira del cecchino e necessito di far fuori molte munizioni per portare a casa un lavoro completo. Quando scatto per me, invece, faccio quello che mi sento. A volte posso fare dieci foto a una persona, a volte me ne basta una.»

Paul Weller at Hammersmith Apollo © Alberto Pezzali
Paul Weller at Hammersmith Apollo © Alberto Pezzali

Cosa deve possedere, per essere il più possibile perfetta, un’immagine colta durante un concerto rock?

«Musicalmente parlando una foto la ritengo perfetta se mi suscita emozione, come una canzone, dopo tutto stiamo parlando di fotografia musicale, no? Detto questo, una foto, per risultare gradevole agli occhi, deve tenere conto di un mucchio di componenti quale una buona composizione, gli elementi del disturbo e le pose dell’artista. Un mix di tutto questo fa una buona foto.»

Sempre a proposito di live show: qual è il tuo giudizio sulle immagini prese ai concerti da parte di fotografi amatoriali che, dopo aver fatto il giro della rete, suscitano autentiche celebrazioni da parte dei fan verso l’autore degli scatti?

«Ci sono fotografi amatoriali anche nei pit che si dilettano con smartphone e tablet. Sono immagini che muoiono lì.»

Quanto a cultura dell’immagine, come siamo messi?

«“Mi mandi la foto che ti faccio pubblicità?” oppure “Vabbè, ma è una foto”. Generalmente così, ma per fortuna non sempre.»

Moats © Alberto Pezzali
Moats © Alberto Pezzali

Sembra paradossale ma in Italia uno dei nemici più pericolosi dei fotografi sono i media, proprio quelli che dovrebbero invece essere la più chiara fonte di guadagno. I giornali prendono la foto, la pubblicano senza credit e senza naturalmente pagarla. Ti è mai capitato quando lavoravi a Milano?

«Mi è capitato eccome. A volte ho ricevuto delle scuse, a danno già fatto, a volte nemmeno quelle. Forse è una lacuna nella cultura dell’immagine.»

Succede anche oltremanica?

«Non mi è successo per ora, spero continui a non accadere.»

Che armi avete per arginare il fenomeno?

«Pubblicare fotografie con copyright centrale e visibile, anche se è una cosa che proprio non mi piace, oppure spesso basta una qualità bassissima, in modo da non stuprare una propria immagine.»

Tra gli artisti che hai fotografato, quale il più difficile?

«Il Reverendo, Marilyn Manson, in un caldissimo giugno. Un solo pezzo a disposizione, un monumento vivente davanti all’obbiettivo, un miliardo di persone e MM nell’oscurità e nella nebbia.»

E quello che ti ha dato più soddisfazioni?

Noel Gallagher © Alberto Pezzali
Noel Gallagher © Alberto Pezzali

«Noel Gallagher. Sono cresciuto con gli Oasis, trovarmelo davanti è stata un’emozione incredibile. Non voleva fotografi di fronte, quindi soltanto ai lati di un palco enorme. Era luglio e alle 11 di sera c’erano 38°C.»

Da quale professionista hai “rubato” di più?

«Cerco di prendere più spunti possibili da Kevin Cummins, Mick Rock e Ross Halfin. Fotografano i più grandi con una naturalezza disarmante, passo le ore a guardare i loro scatti.»

Le tre copertine di dischi che reputi migliori proprio dal punto di vista della bellezza dell’immagine o dell’idea geniale che la sostiene. 

cop ita«Meno male che non devo scegliere l’ordine! La prima che mi viene in mente è Aladdin Sane di Bowie, tutta la bellezza androgina del Duca in uno scatto dove lui sembra guardarti nonostante gli occhi siano chiusi. Poi Definitely Maybe degli Oasis. La copertina di Brian Cannon è un insieme di elementi riconducibili ai componenti della band, geniale. Mi piace tantissimo anche la copertina di Don’t Forget Who You Are di Miles Kane. Lui immobile in mezzo alla gente in movimento, grande classe.»

Nel tuo girare per Londra sempre con la macchina fotografica per catturare qualunque cosa che meriti attenzione, che idea ti sei fatto di questa città e dei suoi abitanti?

«Londra è una città meravigliosa, i suoi abitanti sono abbastanza schivi in privato ma amichevoli nelle manifestazioni pubbliche. Offre scorci a ogni angolo, quindi almeno lo smartphone deve essere pronto per scattare.»

La capitale del Regno è anche un luogo splendido per i suoi cimiteri. Cosa ne pensi della fotografia cimiteriale?

© Alberto Pezzali
© Alberto Pezzali

«Tra gli scorci di cui sopra una buona percentuale è rappresentata dai cimiteri. Luoghi assolutamente magici dove rilassarsi un paio d’ore. La fotografia cimiteriale personalmente la trovo eccezionale. Mi piace quella malinconia e quello sguardo dentro se stessi che rappresenta ogni fotografia. Sapere che sotto i tuoi piedi giace qualcuno vissuto nel Settecento mette i brividi, ma di emozione e non di terrore.»

Considerato il mix di gente e colori, è la città più “riccamente fotografabile”?

© Alberto Pezzali
© Alberto Pezzali

«Non so se è la più riccamente fotografabile. Credo che non ce ne sia una più fotografabile delle altre, basta avere delle idee in testa e la ricchezza delle immagini si può trovare ovunque.»

Sei anche un grande appassionato di musica: Padre, Figlio e Spirito Santo del rock.

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The Stone Roses

«Padre: The Stone Roses; Figlio: Oasis; Spirito Santo: Joy Division.»

Il disco da portare nella tomba.

Il più grande disco di tutti i tempi: (What’s The Story) Morning Glory? degli Oasis.»

La canzone che hai ascoltato così tante, troppe volte da pensare di averla scritta tu.

«Live Forever. Senza dubbio le più belle parole che un essere umano possa anche solo pensare di scrivere. Non ci sarei mai arrivato, ma Noel Gallagher l’ha fatto per noi.»

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Foals at Arena Wembley, © Alberto Pezzali

Dal centro del Regno, come si vede la periferia italica?

«L’Italia non è messa male come si pensa. Rimane solo nel suo brodo senza proporre praticamente nulla di innovativo rispetto al resto.»

Uso e riproduzione delle immagini ©Alberto Pezzali solo previo permesso del titolare.

 

 

ALBERTO PEZZALI, MY PICTURE PLAYS ROCK

01 ingBorn in Milan in 1989. Since he was a child he got the pleasure of touching and keeping in his hands that odd object called camera. Some years later his first works with tennis and running magazines, then the Big Bang called Music. And the image connected with it. A master in photojournalism at the Italian Institute of Photography and, after that, an endless list of gigs to switch on his nights and light his life. Just to get his start. Destination London.

Media are not lacking. The desire of music as well. The Libertines, Noel Gallagher, Paul Weller, Foals, Metallica, The Strokes, The Jesus and Mary Chain, Marilyn Manson, The Charlatans, CSN, Neil Young. The game gets more professional. A personal website (albertopezzali.format.com) and – it couldn’t miss it – his presence on Instagram (@albertopezzali_photo). 

Which is your opinion on UK current music scene?

«United Kingdom keeps on cranking out new bands almost every week. Moreover, music press plays a deep role to promote them. I think that Great Britain is still the point of reference for particular kinds of music.»

What does Classic Rock mean to a young photographer like you?

CSN © Alberto Pezzali
CSN © Alberto Pezzali

«Gods of music, bands who wrote the History, of course. I don’t like particularly its audience that is still living at those times as far as open mind is concerned. The most of them, not all obviously. I think nowadays it’s possible to find such valuable young artists maybe better than the untouchable monuments.»

How really London reacted to the death of the beloved son, David Bowie, some months ago?

11012016-_ALB3165 © Alberto Pezzali«London reacted bad, but well at the same time. The day Blackstar was out in the record shops it went sold out in a while. Also me, in the pubs with my friends, I spoke about how cool and cute Bowie was. On that Monday morning I wake up and get the news he has passed away. David Bowie is dead. An unreal silence lingered on all along Soho streets . A bad atmosphere. But since the early morning tens, hundreds, then thousands of people decided to pay their homage to the Duke, bringing flowers at his Brixton. I’ve been moved by the fact that someone decided to leave their records of Bowie at the entrance of his childhood home, this is real love. On the evening of the 10th of January I was there among thousands of people celebrating the event. A rock funeral is a feast, so many roads have been blocked to let people play and sing his songs. This is what I mean for a good reaction insofar it’s possible to take this news in a good way. Still now a vinyl of the Duke is exposed in several shop windows. The reactions to the loss of Lemmy Kilmister a few weeks before were not less so.»

How is the health condition of music photography in UK today?

«There are many specialized media, lots of magazines and websites and lots of chances to be listened by an audience.»

Which are the most evident similarities and differences between a concert held in Milan and in London as far as organization, venue, ticket price and spirit among the audience are concerned? 

The Libertines © Alberto Pezzali
The Libertines © Alberto Pezzali

«It takes me by surprise about how easily the concerts here go sold out. It seems that people live to go to the concerts. The acoustics of the venues are nearly always perfect. Even where a place was not build precisely for live music. Ticket scalpers don’t miss and they’re real characters. I don’t know what’s happening now in Milan, but after the tragedy of Bataclan controls of the facilities have become real severe.»

A great controversy burst in Italy about the high prices of the tickets for the forthcoming concerts of Bruce Springsteen in Milan and Rome next July. What’s the situation like in England? 

«Here the ticket prices are not lower than in Italy. The Boss at Wembley costs about 90£ for the pitch standing. The difference is in the offered service. To save money, people go to festivals. With the same amount of a Springsteen’s ticket, you may listen at least to thirty of forty bands in a 2-3 days festival. I guess that the controversy in Italy spread out because the Boss disappointed everyone, at least those who didn’t buy the ticket on account of this stratospheric growth of the prices. Unfortunately now he’s an élite artist.»

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© Alberto Pezzali

What has been your way as a photographer?

«I become aware about how photography has always been a part of me. Since when I was a child I used to take out disposable cameras and fills lots of films of my mother’s analogic compact one. I got encharged of taking photos of our vacations. I began to live it as a work when I was asked to take photos on a 10 kilometres running race and saw my pictures published in a magazine. Later on I covered various sports before approaching to music, my real calling.»

There are those who hold the camera just like a kalashnikov shooting photos like bullets. Or those, as Cartier-Bresson did, who are satisfied with a pair of shoots. Where do you place yourself?

«In the pit I shoot a lot, I’ve not the sniper’s aim yet and I need a lot of cartridges to bring my work at home. When I shoot for my personal pleasure I do what I feel at the moment. Sometimes I take ten pics, sometimes one is enough.»

Metallica © Alberto Pezzali
Metallica © Alberto Pezzali

What is the perfect rock image?

«The one which gives me emotions just like it happens with a track. After all we’re talking about music pictures, aren’t we? That said, a picture must take care of many elements to be pleasant: a good composition of frame, the elements of interference the artist posing. A mix of this makes a good picture.»

Always on live shows: how do you stand about the shots taken during the concerts among the crowd by amateur photographers that, after a tour on the web, get authentic celebrations by the fans?

«There are amateur photographers also in the pit who fiddle around with smartphones and tablets. Images that live and die in a while.»

How high or low is our culture about the profile of your role?

«“May you send me the pic that you get publicity from my publication?” or “Alright, but it’s just a photo!”. Usually, fortunately not always this way.»

Underworld © Alberto Pezzali
Underworld © Alberto Pezzali

It can sound as a paradox but here in Italy one of the most dangerous enemies for your professional category are the media, just those that should be the source of your earnings. Newspapers and magazines get a picture, they publish it without credits and of course without spending a cent. Did it happen to you when you lived in Milan?

«Of course. Sometimes I got apologies, damage done, sometimes neither those. Maybe it’s a cultural lack.»

Even under the Queen?

«No, never happened. I hope it goes on this way.»

What can you do to protect yourself?

«Publishing pictures with the copyright in the middle and big seized, but it’s something I really dislike. Often a very low quality can be enough not to allow to violate a own image.»

Among the musicians and singers you have photographed, who the most difficult one?

Marilyn Manson (© Alberto Pezzali
Marilyn Manson (© Alberto Pezzali

«The Reverend, Marilyn Manson, in a deep hot June. Just one track to shoot, a living monument in front of my lens, the venue overflowing and MM in the darkness and the fog.»

The one who gave you more satisfaction?

«Noel Gallagher. I‘ve grown up with Oasis and being face-to-face to him was an unbelievable emotion to me. I didn’t want anyone in front of him, only in a huge stage sideaways. It was in July, 11.00pm and 38°C.»

From which photographer you’ve “stolen” more?

«I try to take as much as I can from Kevin Cummins, Mick Rock and Ross Halfin. They photograph the greatest artists with a disarming simplicity, I spend lots of hours just looking at their shots.»

The three best record covers of all time according the beauty of the image or the brilliant idea that supports it.

DefinitelyMaybeOasis2PR200712«It’s not a rank table, ok? Well, I’d first say Bowie’s Aladdin Sane, the whole androgynous beauty of the Duke into a shot where he looks like he’s looking at you you in spite of his closed eyes. Then Oasis’s Definitely Maybe. Brian Cannon’s cover photo is a mix of elements connected to the band members. So brilliant! I also appreciate the one of Miles Kane’s Don’t Forget Who You Are. He, motionless, among moving people, great style.» miles kane Don’t Forget Who You Are.

What’s your idea about London and its people in your wandering throughout the town with your camera ready to capture a moment?

«London’s a terrific town, the inhabitants are rather introverted in their private but very friendly during their public expressions. It offers perspectives at each corner so, at least with your smartphone, you’ve to be always ready to shoot.»

The Capital of the Kingdom is also a stunning place because of his graveyards. What about the cemetery photography? 

© Alberto Pezzali
© Alberto Pezzali

«Among the perspectives I said before, a great percentage is made by graveyards. Absolutely magic places where it’s possible to relax for a couple of hours. Personally I find the cemetery photography totally outstanding. I like the melancholy, the inner and heartfelt look portrayed in each picture of that kind. Realizing that underneath your feet lies someone lived during the Eighteen Century gets a shiver, I mean emotion not dread.»

 

Considering London as a mix of people and colours, is London the best town to take photos of? 

«I don’t know. I don’t think there’s one town better than others. It’s enough to have some ideas to get the richness of the images everywhere.»

You feel a deep passion about music. Father, Son and Holy Spirit of rock.

Joy Division ©Credit Kevin Cummins_Idols WE RESERVE THE RIGHT TO INCREASE REPRODUCTION FEES BY 50% FOR ANY CREDIT OMITTED Artist: Joy Division Band Members: Ian Curtis, Bernard Sumner, Peter Hook, Stephen Morris Special Category: Band Image ref: JOYDI-14005-014 Restrictions: No Pornographic Titles Contributor: © Credit Kevin Cummins _Idols Date Image Captured: 06 Jan 1979 Place: Hulme, Manchester Theme: Location Demographic: Music Decade: 70s Keywords: 70s , Band , Bernard , Curtis , Division , Hook , Hulme , Ian , Joy , Location , Manchester , Morris , Music , Peter , Stephen , Sumner
Joy Division

«Father: The Stone Roses; Son: Oasis; Holy Spirit: Joy Division.»

Oasis
Oasis

The best record to take in the coffin with you.

The greatest of all time: (What’s The Story) Morning Glory? by Oasis.»

The song you have listened endlessly times that you feel you have wrote it.

«Live Forever. Undoubtedly the best words human being could ever think to write. I’d have never succeeded in it, Noel Gallagher did it for us.»

Black Keys © Alberto Pezzali
Black Keys © Alberto Pezzali

From the centre of the Kingdom, how do you see the outskirts called Italy?

«Italy is not as bad as usually people think of it. It only goes on stewing in its own juice without proposing nothing innovative compared with the rest of the countries.»

Pics  ©Alberto Pezzali use only by permission. 

 

 

 

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VIVERE E MORIRE A MILANO (CRONACHE METROPOLITANE)

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Un’anziana spogliarellista che non si arrende al tempo che passa, la tragi­ca follia di un ragazzo della comunità cinese, la donna col sedere più profumato della città, i clienti di un ben strano hotel, le performance notturne e i sogni frustrati di un bancario dotato di un membro gigantesco, la guerra dichiarata di due neonazi al telefono, la giornata senza scampo di un povero redattore di un mensile sportivo, il mondo esploso di un’adolescente enorme, il guaio di un giovane a cui ingrassa solo la testa, il terzo grado di un boss della mala.

Questi e altri insoliti personaggi popolano una Milano che vive alla luce del sole ma che più spesso assomiglia a un fantasma. Più che una città che si alza, lavora, mangia, si diverte e poi va a dormire, la fotografia in bianco e nero di un arredo urbano in movimento. Racconti in forma di cronache e cronache che raccontano una modernità priva di tempo. Una città che insegna a vivere. O da cui si impara presto come morire.

 

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