Una vita dentro una canzone – 27: On The Road Again

01Non cercare una mia lacrima nel fazzoletto, non cercarne le tracce sulle mie guance, non cercarla nelle canzoni che canto e nelle pagine che scrivo. E neanche nel suono della mia voce. Non cercarla. Sono stato talmente stufo di piangere che quel giorno mi sono detto: “Tu non piangerai più. Se ti cacceranno di nuovo in strada farai andare le gambe, non più l’animo. Se così non farai ti impiccherò al primo albero”. E ora sono di nuovo per strada. Sono di nuovo per strada ma l’unico movimento che vedi sono questi piedi che da qualche parte mi porteranno.

Sono più fortunato ora, la prima volta che ho viaggiato c’erano pioggia e neve. Mi ricordo solo di questo, pioggia e neve. Anzi no, mi ricordo anche che non avevo un centesimo, né un salario e manco un posto dove andare. Quella volta viaggiai da solo. Ma non pensare che fossi privo di esperienza. No, la mia amata madre mi aveva già lasciato quando ero ancora giovane. Non so perché ma si rivolse a Dio e non a me. Gli disse: «Abbi misericordia di questo figlio cattivo» tanto che all’inizio non pensavo gli stesse parlando di me.

È così che va la mia vita, non mi posso lamentare. Ogni tanto qualche donna mi chiede ancora: «Ma non hai una donna che sia per te un’amica speciale?», e io all’inizio non sapevo manco cosa rispondere. Amica speciale? Io che non so neanche cosa sia un amico, figurati se arrivo a capire cosa sia averne una speciale. E comunque no, non ho un’amica speciale.02

Credimi, è meglio se mi stai un po’ alla larga. Non c’è un motivo. Non c’è un motivo particolare, intendo. Perché non ce ne deve essere uno. So solo che presto una mattina andrò giù in strada e… cara, accetta questo consiglio, non piangere neanche più tu. Prenderò quella più solitaria e me la farò tutta e se mi porterò dietro qualcuno non sarai tu. Se dovrò portare qualcuno con me, porterò qualcun altro.

Perché? Boh, credo perché prima di questa mia canzone ce ne sono state altre piene di polvere a cui ho attinto. Erano tutte maledettamente simili al mio cuore e ai miei nervi, hanno lasciato delle tracce e io le ho seguite. Io ci ho aggiunto solo qualcosa. Ad esempio quando cammino mi piace cantare in falsetto e portarmi dietro quel suono sempre identico che sembra un’irritante zanzara ipnotica. Poco altro, la canzone è già in strada da dover solo essere imitata.

02bisE nelle canzoni tu arrivi fino a un certo punto. Poi c’è scritto che prima o poi devo tornare a proseguire da solo. Oppure con qualcun altro che non potrai mai essere tu. Non avertene a male che mi viene il magone. Se non fosse così non ci sarebbe la canzone. Sapessi quanto sono stufo di piangere, ma sono di nuovo per strada. Non ti posso impedire di ridermi dietro. Se ti limiterai a quello ti ricorderò al Signore. Gli dirò: «Dio, ascolta quest’uomo malvagio e proteggi la signorina dal cuore in frantumi».

 

A LIFE WITHIN A SONG – 27: ON THE ROAD AGAIN (CANNED HEAT)

03

Do not try to find a tear of mine in the handkerchief, do not look for it in the traces on my cheeks, do not search for it nor in the songs I sing nor into the pages I write. And neither inside my voice. Do not look for it. I’ve been so tired of crying and that day I told to myself: You won’t cry anymore. If they chase once more out in the road again you’ll move your legs and not your soul. If you don’t act like that I swear I’ll hang you on the first tree we’ll meet. And now I’m on the road again. I’m on the road again but the only motion you can see are these feet that will head me somewhere.

I’m luckier now, the first time I travelled there was rain and snow. I just remember this, rain and snow. Well not, I also remember that I didn’t get a dime, neither a payroll nor a place to go to. That time i travelled alone. But do not think I was not experienced. My beloved mother had already left me when I was quite young. I don’t know why she talked to God and not to me. She said: «Lord, have mercy on my wicked son» and at the beginning I didn’t realize she was talking about me.

This way my life goes, I can’t complain. Every now and then some women still ask me: «Don’t you have a woman you can call a special friend?». The first times I didn’t know what to answer back. Special friend? I don’t even know what friend means, wouldn’t you know if I understand what a special one is. But no, I don’t have a woman as special friend.

Believe me, it would be better if you kept clear of me a little bit. There’s no a reason. There’s no a particular reason, I mean. Because it’s not necessary one. I just know that one morning I’ll go out on the road and… mama, take this advice, do not cry you too anymore. I’ll get the solitary one and I’ll walk the whole of it and if I carry someone it won’t be you. If I carry someone with me, I’ll carry somebody else.

04Why? Dunno, I guess because before this song of mine there have been some others full of dusty I gleaned from. They were so damned alike my heart and nerves, left some traces that I began to follow. I’ve added only something of mine. For example, when I’m walking I love to sing in falsetto and having with me that monotonous sound always still that’s like an irritable mosquito. Little bit more, the song is already out on the road ready to be impersonate.

And in these songs you can reach a certain limit. But there’s written that sooner or later I’ve to get to go on all by myself. Or with someone else that can’t be you. Don’t take it bad, otherwise I feel the blues. If it wasn’t this way there wouldn’t be the song. Would you know how much I’m tired of crying, but I’m out on the road again. I can’t oblige you not to laugh at my back. If you restrict yourself to it I’ll talk to God of you. I’ll say to him: «Oh Lord, listen to this wicked man and protect miss Broken Heart».

 

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VIVERE E MORIRE A MILANO (CRONACHE METROPOLITANE)

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Un’anziana spogliarellista che non si arrende al tempo che passa, la tragi­ca follia di un ragazzo della comunità cinese, la donna col sedere più profumato della città, i clienti di un ben strano hotel, le performance notturne e i sogni frustrati di un bancario dotato di un membro gigantesco, la guerra dichiarata di due neonazi al telefono, la giornata senza scampo di un povero redattore di un mensile sportivo, il mondo esploso di un’adolescente enorme, il guaio di un giovane a cui ingrassa solo la testa, il terzo grado di un boss della mala.

Questi e altri insoliti personaggi popolano una Milano che vive alla luce del sole ma che più spesso assomiglia a un fantasma. Più che una città che si alza, lavora, mangia, si diverte e poi va a dormire, la fotografia in bianco e nero di un arredo urbano in movimento. Racconti in forma di cronache e cronache che raccontano una modernità priva di tempo. Una città che insegna a vivere. O da cui si impara presto come morire.

 

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