Oscurati dalle nuvole – Houses Of The Holy (Led Zeppelin)

01Schiacciare la bellezza con altrettanta bellezza sparsa prima e offerta dopo. Prima e dopo il 28 marzo 1973, il giorno in cui il mondo seppe che le case sacre dei Led Zeppelin erano abitate da canzoni incantevoli e potenti, affascinanti nel loro vestito dolce e misterioso. Questo il destino di Houses Of The Holy, recuperato dal giudizio di quel giudice (quasi) infallibile che è la Storia, ma che quando la Storia era ancora cronaca venne annientato dal precedente IV e dal successivo Physical Graffiti.

A dir la verità non è che passò proprio in silenzio (il disco arrivò alla prima posizione in Inghilterra e nell’allora agognata Billboard 200), ma passò abbastanza in fretta. Parlarono più altre questioni, con gli anni diventate leggende o restate al suolo di semplici curiosità.02

La copertina ad esempio. Il particolare art work ideato dallo studio Hipgnosis con quei bambini nudi che scalavano le rocce del Selciato del Gigante (il Giant’s Causeway) nell’Irlanda del Nord come sopravvissuti o primi abitanti del nuovo mondo accompagnati da un cielo virato arancia che ne imprimeva il carattere di fine/inizio di un’epoca.

«Era dove la nostra mente era diretta a quel tempo» commentò qualche decennio dopo Jimmy Page. «Un quadro di innocenza, noi che ci incamminiamo verso i luoghi della purezza.»

E dalla copertina nacque la prima leggenda che rafforzò nel tempo il profilo dell’album. Una domanda in particolare: ma è proprio vero che il compito era stato commissionato al guru Storm Thorgersone ma il suo lavoro venne rifiutato dallo stesso Page? Gli anni ci avrebbero detto che le cose andarono così, Thorgersone non gli piaceva proprio come persona, meglio darci dentro con l’altro genio creativo dell’agenzia, Aubrey “Po” Powell. La cui fetta di immortalità fu guadagnata anche grazie a quest’immagine. Che avrebbe tenuto con sé negli anni un risvolto beffardo per mister Page. Perché in realtà i bambini furono solamente due che Powell, passando la composizione all’aerografo, moltiplicò fino ad arrivare ad averne sei sul recto e cinque sul retro. Okay, questo si sapeva. I due erano Stefan Gates, oggi presentatore televisivo inglese, e sua sorella Samantha, attrice. «Ma non era Samantha Fox?» chiese anni dopo stupito e quasi deluso al giornalista Paul Elliott che gli aveva appena rivelato l’arcano. No caro Jimmy, le bocce e il mappamondo di quella Samantha furono una première per i lettori del Sun.

03Poi circolò la notizia che Rain Song (pura magia espressiva) fosse stata scritta in risposta a un’accusa di George Harrison secondo cui gli Zep non fossero capaci di scrivere una ballata come si deve. Le cose non erano andate proprio così, Harrison si era solo dispiaciuto che i Led Zeppelin suonassero raramente questo tipo di canzoni. Però si vede che ’sta cosa nell’ambiente girava, visto che Page diabolicamente scrisse Rain Song prendendo le prime due note di Something per poi creare dal nulla questo capolavoro adamantino, anche se il merito della primogenitura venne dato (ma non nei credit) a John Bonham per come un giorno si era messo ad accarezzare delicatamente la batteria con le spazzole.

E comunque, per quanto considerato da parte della critica episodio minore per il suo profilo atipico rispetto ai monolitici episodi del passato (e alla colossale opera immediatamente futura), per quanto una parte dei fan ne prese le distanze per l’atmosfera di fondo briosa e soavemente disinvolta, le canzoni dentro questo disco ci sono tutte. E che musica signori. Scrollato dalla ruggine del tempo, preso nel suo insieme Houses Of The Holy mostra una miscela sonora la cui varietà arricchisce addirittura le pur magnifiche composizioni individuali. Abbiamo scoperto le doti mmmmmmd’improvvisazione di John Paul Jones (No Quarter, ipnotica, buia, pura favola nera), esaltate oggi dalla riedizione dell’album curata da Page (come per l’intero catalogo degli Zep) che porta alla luce tesori nascosti del passato; siamo rimasti incantati dalla voce di velluto di Robert Plant, qui mai ferita da stili o cambi di ritmo interni dei pezzi che ne alterassero il dolce scivolare delle parole; strati di chitarra e linee di basso che così pulite non li avevamo mai ascoltati (e raramente lo avremmo fatto in futuro); pure “Bonzo“ non appare così fisico come lo avevamo conosciuto.

Incontriamo gli Zep in versione pop-rock con Over The Hills And Far Away e Dancing Days, il quasi reggae divertente di D’yer Mak’er sul cui titolo i fan s’interrogarono se si trattasse di una nuova astrusità oscura in stile Aleister Crowley che copriva una canzone dal ritmo scherzoso (no, era solo la distorsione cockney del termine “Jamaica”), l’inedito funk che guarda a James Brown di The Crunge e il rock più familiare della finale The Ocean. Il tutto, dopo il doppio knockout iniziale di The Song Remains The Same (frase che presto oltrepasserà nella storia della band il semplice riferimento al titolo della canzone) e Rain Song. Houses Of The Holy, la canzone, quella no. Fu scartata e avrebbe fatto parte del plotone di pezzi che avrebbero consegnato ai posteri il successivo monumentale Physical Graffiti.05

Come scritto, l’album non fu certo un flop. Il tour estivo del gruppo fu un successo tale che al Tampa Stadium sbriciolarono il record di spettatori appartenuto ai Beatles suonando quasi sempre comunque davanti a non meno di 50.000 spettatori. Ma il suo posticino tra le stelle Houses Of The Holy non se lo prese mai. Con troppi fratelli geni e ingombranti dovette competere. Ha il marchio del “Oh caspita, ma c’è anche questo!” tra i nuovo scopritori degli Zep. E non se lo leverà mai.

 

Tracklist

  1. The Song Remains The Same (Page, Plant) – 5:30
  2. The Rain Song (Page, Plant) – 7:38
  3. Over the Hills and Far Away (Page, Plant) – 4:49
  4. The Crunge (Page, Plant, Bonham, Jones) – 3:17
  5. Dancing Days (Page, Plant) – 3:43
  6. D’yer Mak’er (Page, Plant, Bonham, Paul Jones) – 4:22
  7. No Quarter (Page, Plant, Jones) – 7:00
  8. The Ocean (Page, Plant, Bonham, Jones) – 4:31

 

Led Zeppelin sul disco

Jimmy Page – chitarra acustica, elettrica, steel, cori04

Robert Plant – voce, armonica a bocca

John Paul Jones – organo, basso, cori

John Bonham – batteria, cori

 

 

Data di Pubblicazione: 28 marzo 1973

Etichetta: Atlantic

Cover art: Aubrey Powell (Hipgnosis)

Studi di registrazione: Stargroves e Headley Grange (Rolling Stones Mobile Studio), Island Studios London

Mixato a: Olympic Studios London ed Electric Lady Studios New York

Prodotto da: Jimmy Page

 

OBSCURED BY CLOUDS – HOUSES OF THE HOLY (LED ZEPPELIN)

07Squashing the beauty with the same amount of beauty scattered before and offered later. Before and after March 23rd, 1973, the day the world came to know that Led Zeppelin’s houses of the holy were inhabited by enchanting and powerful songs, charming in their sweet and mysterious dress. This happened to be Houses Of The Holy’s fate, blessed by that (nearly) perfect judge that we know it’s History, but on those days totally sandwiched by the previous IV and the following Physical Graffiti.

Just to say the truth it’s to be stressed that the record didn’t pass over in silence (it hooked n. 1 both at UK Charts and at that longed isle at the time called Billboard 200), but passed over soon. Other matters talked much more than tracks, in time turned into legends or remained on the ground of the simple curiosity.

The album sleeve art design for example. The particular art work created by Hipgnosis studio with those naked children trying to climb the rocks of Giant’s Causeway in Northern Ireland like survivors or first inhabitants of the new world under an orange sky that suggested the idea of end/begin of an era.

«It was where our mind was heading us at the time» Jimmy Page will comment some decades later. «A picture about innocence, we all setting out for the places of purity.»

And from the cover the first legend that strengthened forward the outline of the record was born. A question: but was it really true that the task was first commissioned to the guru Storm Thorgersone but his work was refused by Page himself? The following years would say things went this way. He didn’t like Thorgersone as a person, better to work aubrey-powellwith the other creative genius of the agency, Aubrey “Po” Powell. Whose slice of immortality was earned also thanks to this cover. A result that would keep during many years a mocking implication to mister Page. Because the children in reality had been only two and Powell multiprinted them to create the effect of eleven individuals that can be seen on the album. OK, we already knew it. They were Stefan Gates, today a British television presenter, author, broadcaster and live-show performer, and his sister Samantha, actress. «It was not Samantha Fox on it?» several years later he, astonished and nearly disappointed, asked journalist Paul Elliott who had just revealed him the enigma. No dear Jimmy, the boobs and the globe of that Samantha were a première for the Sun’s readers.

08Then there was a talk on a rumor about the fact that Rain Song (pure colorful magic) had been written as an answer to George Harrison’s accusation who would say that the Zep were not able to write a proper ballad. Things didn’t go right this way. Harrison had only said he was sorry about the fact that Led Zeppelin rarely were used to playing this kind of songs. But the rumor got a little success since he devilishly came to write Rain Song taking the first two notes of Something to create from nowhere this pure masterpiece, even though the first hint of the primogeniture was given (but not in the credits) to John Bonham who one day got to caress slowly his drums with the percussion brushes.

Anyway, even considered by a part of the critics a lesser episode on account of its atypical profile compared with the record of the past (and with the following gigantic album), even a part of the fans took the distance because of its cheerful mood, the songs within this record don’t pay any kind of jealousy. What a kind of music, lads! Shaken off the rusty of time, considered in its wholeness, Houses Of The Holy shows a musical blending whose variety even enriches the gorgeous individual compositions. We’ve discovered how much John Paul Jones was gifted as far as improvisation is concerned (No Quarter, hypnotic, pure black fairy tale) nowadays glorified by the remastered version by Page (as far as the whole Zep catalogue) that brings to light hidden treasures from the past; we’ve been enchanted by Robert Plant’s velvet voice, here never wounded by styles or inner changes of rhythm that adulterate the sweet sliding of the words and bass lines we would never listened so clean and smooth (and rarely it would happen in future); even “Bonzo” is not so material as we were used to listening.11

We face the pop-rock version Zep with Over The Hills And Far Away and Dancing Days, the nearly funny reggae of D’yer Mak’er whose title the fans interrogate on if it dealt with a new unclear oddity in Aleister Crowley-style on the top of a jovial song (no, it derived from the phonetic spelling of a Cockney pronunciation of “Jamaica”); the original funk looking-at-James-Brown of The Crunge and the familiar rock of the conclusive The Ocean. Everything after the opening double knockout of The Song Remains The Same (expression that soon in the history of the band will cross the mere reference to the title of the song) and Rain Song. Houses Of The Holy, I mean the song, not. That was rejected and would take part of the tracks platoon which would deliver to the posterity the forthcoming majestic Physical Graffiti.09

As wrote before, the album was absolutely not a flop one. The summery tour was such a big time that at Tampa Stadium they blow Beatles audience record to pieces playing nearly always in front of more e than 50.000 people. But Houses Of The Holy never got its little place among the stars. Too many gifted and cumbersome its siblings. It got the brand “My God there’s also this one!” among Zep new discoverers. And it won’t ever take it away.

 

Tracklist

  1. The Song Remains The Same (Page, Plant) – 5:30
  2. The Rain Song (Page, Plant) – 7:38
  3. Over the Hills and Far Away (Page, Plant) – 4:49
  4. The Crunge (Page, Plant, Bonham, Jones) – 3:1712
  5. Dancing Days (Page, Plant) – 3:43
  6. D’yer Mak’er (Page, Plant, Bonham, Paul Jones) – 4:22
  7. No Quarter (Page, Plant, Jones) – 7:00
  8. The Ocean (Page, Plant, Bonham, Jones) – 4:31

 

Led Zeppelin on the record

10Jimmy Page – acoustic, electric and pedal steel guitars, theremin on No Quarter, production

Robert Plant – lead vocals

John Paul Jones – bass guitar, keyboards, synthesiser bass, backing vocals

John Bonham – drums, backing vocals

 

Released: March, 28th, 1973

Major: Atlantic

Cover art: Aubrey Powell (Hipgnosis)

Studios: Stargroves e Headley Grange (Rolling Stones Mobile Studio), Island Studios London

Mixed at: Olympic Studios London and Electric Lady Studios New York

Produced by: Jimmy Page

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VIVERE E MORIRE A MILANO (CRONACHE METROPOLITANE)

cover.jpg                  cover.jpg                  cover.jpg

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