David Bowie, our Brixton Boy

Alberto Pezzali, fotografo milanese di stanza a Londra era là. A Brixton. A salutare il Duca. E stare in mezzo a chi ha amato e ama l’artista che si dipinse una freccia freccia rossa e blu sul volto. Queste righe la sua testimonianza.

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Lunedì 11 gennaio Londra si è svegliata con la peggiore delle notizie: David Bowie non c’è più.

L’incredulità del mattino si è immediatamente trasformata in rassegnazione. Se ne parlava la sera prima al pub di quanto fosse bello il disco, di quanto dettasse ancora lo stile nelle foto. Proprio in quelle ore ci stava lasciando. Chi scrive non esagera, l’intera atmosfera in città era (ed è) triste.

_ALB3190David Robert Jones venne alla luce l’8 gennaio 1947 in una delle schiere di case vittoriane a due piani di Brixton, al numero 40 di Stansfield Road. Ciò che è il Duca per Londra si è rivelato ieri in tutta la sua enormità nello spontaneo omaggio della sua città natale. Dalla mattina Brixton è andata via via popolandosi di fan. Celebre è il dipinto di Aladdin Sane proprio di fronte all’uscita della tube, ieri divenuto una lapide urbana senza bisogno di epitaffio, che si è riempita immediatamente di fiori, lettere, candele e dischi. Le persone hanno sacrificato i propri dischi in omaggio al Duca. _ALB3178

La O2 Academy Brixton (due vie dopo la sua casa natale) ha composto il nome di David Bowie, seguito da forever hour hero. Analogo è quanto avvenuto al Ritzy, storico cinema di Brixton Oval, dove a caratteri cubitali sull’insegna hanno scritto David Bowie our Brixton boy RIP.

Grazie ai social network, si è creato un raduno spontaneo nel quartiere. L’unica richiesta è stata rivolta a chiunque sapesse suonare, di portare uno strumento.

Io ho raggiunto il posto attorno alle 20.30, ma l’omaggio è iniziato parecchie ore prima. Pesante la tristezza e densa la commozione di fronte al graffito, come se fosse lì apposta a raccogliere lo stato d’animo di chi, spaesato se non proprio affranto, aveva lasciato baracca e burattini perché chiamato dalla voce di Bowie nelle strade del quartiere nero per eccellenza, il più borderline e working class di Londra, dove fareste meglio a non girare mai con una camicia a quadretti e vestito da mod, le stesse che per prime lo videro camminare.

_ALB3218A migliaia sono state le persone con la leggendaria saetta dipinta sul volto. Le lacrime sono state meno del previsto. Si è trattato di una celebrazione più che di una vera e propria veglia funebre. In fin dei conti (ma lo abbiamo capito a posteriori) era stato Bowie stesso a scrivere il proprio Requiem regalandoci un disco incredibile, l’ultimo Blackstar, uscito non più di due giorni prima, non c’è stato un bisogno ulteriore di versare _ALB3252lacrime. Siamo a Londra dopo tutto. La gente vive di musica, al Duca avrebbe di certo fatto piacere osservare il suo quartiere intero paralizzato da migliaia di persone con strumenti e amplificatori. È stato bello così, la vera commozione sta nel vedere la gioia della gente nel cantare Starman sotto la statua di Sir Tate dipinta con la saetta.

Probabilmente avrebbe voluto proprio così, anche se sono convinto invece che sia stato lui stesso a decidere tutto. Pure l’omaggio della sua Brixton.

Alberto Pezzali

DAVID BOWIE: OUR BRIXTON BOY

 

Alberto Pezzali, Music Photgrapher, lives in London and was there. In Brixton. To give David Bowie his last greeting. And staying among the people who loved and love the artist who painted a red and blue arrow on his face. This lines his testimony.

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Monday, Jan 11th. London woke up with the worst of the news: David Bowie has passed away.

The incredulity of the morning turned into resignation right away. Just the previous evening at the pubs we would talk about how much beautiful his latest record was and how he still would drive the style as far as the photos are concerned. Just during those moments he was leaving us. Who writes this notes doesnt’t go too far, the whole atmosphere and mood in town was (and still is) sad.

David Robert Jones came to light on Jan 8th, 1947 in one of the typical terraced victorian two-story houses of Brixton, Stansfield Road n.40. What the Duke meant for London has been reaveled to us yesterday in all its hugeness thanks to the spontaneous homage of his hometown. From the early morning Brixton Bowie’s fans occupied all the streets. The so famous Aladdin Sane painting just in front of the tube way out became a urban headstone without any need of epitaph, immediately full of flowers, letters, candles and records. People sacrificed their own records as a homage to the Duke.  _ALB3203

The O2 Academy Brixton (two streets after his birthplace) composed his name followed by forever hour hero. The same happened at the Ritzy, the Brixton Oval historical cinema, where under the sign we read in tall letters: David Bowie our Brixton boy RIP.

_ALB3193Through the social networks a spontaneous meeting has been created in the neighborhood. Just one request to everyone was able to play: bring your instrument with you and play!

I was there round 08.30 pm but the homage had taken place many hours before. Heavy the sadness, dense the emotion around the graffiti, just like the work was there on purpose to gather the mood of whom, bewildered if not heartbroken, had left everything because of the calling of Bowie’s voice on the streets of the most black, borderline and working class London neighborhood. The ones which first saw him walking.

_ALB3250Thousand people with the arrow painted on the face. Not many tears, for sure less than expected. A celebration more than a real waking. After all (but we realized hindsight) Bowie himself had just written his Requiem giving us an unbelievable record, the last, Blackstar, only two days before, and we didn’t need to pour or tears. We’re in London after all. People live of music, the Duke would like to watch his place entirely paralized by_ALB3188thousand people, instruments and amplifiers. Good and right this way, the real emotion stands in looking at the joy of girls and boys. Women and men singing Starman under Sir Tate statue, now pianted with the red arrow.

Probably he would appreciate it even though I’m persuaded that it was him deciding it all. Even the homage of his Brixton.

Alberto Pezzali

 

 

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