Mr Carver, siamo noi Nancy?

01«La vuoi vedere una cosa?» Sam ha fatto quasi paura a Nancy. Il sonno l’ha abbandonata quando ha sentito un rumore provenire da fuori. Si è alzata. Nessuna paura, era il vicino che si apprestava ad andare a caccia. Ma prima le ha fatto vedere una cosa, bastava oltrepassare la staccionata che divide le due case. Lui si è chinato, ha puntato la torcia verso terra e lei ha visto. Dei grossi lumaconi bianchi agonizzanti su una zolla di terra. Questi bastardi sono dappertutto, devastano i fiori e il giardino, per questo ogni sera deve dargli la loro razione di Ajax, ha spiegato Sam.

Che vita, eh? Aggiunge. Che non è una vera domanda. E neanche un’affermazione. Un’espressione che va bene ovunque. Ma è pur sempre qualcosa. Un amo su cui si spera che qualcuno attacchi la propria umanità solidale. Soprattutto quando sono più le cose che abbiamo fatto che quelle che ci restano da fare. Più le cose che abbiamo lasciato per strada che quelle che abbiamo raccolto.

Che vita, eh?

E Nancy raccoglie: come stanno i ragazzi? Bene, fanno questo e quello, io ho smesso di bere, sai? E Cliff? Andata, ancora una volta la normalità non gli è sfuggita. Ora Sam può andare. Salutami il vecchio Cliff, notte Nancy. E così lei.

A Nancy basta mettere una mano sul cancello mentre rientra e dare un’occhiata alla strada silenziosa per sentire che la sua normalità ha una pasta tutta sua. Ad esempio, le gira per la testa questa cosa, venuta su dal nulla nella notte: cosa era quando era una ragazza? Chi erano le voci e i volti che la circondavano nel suo essere ragazza?Silhouette of young lonely woman waiting for the night

Per un attimo si sente lontano dalla sua stessa storia. E allora, se la testa le fa di queste belle pensate, ne fa anche una lei e pretende che l’animo la trasporti dove vuole. Vuole tornare a quei giorni. Ma, per quanto liberi i ricordi, capisce che non può farlo. Sa bene che la sua vita non è lontanamente parente di quella che sognava da ragazza quando pensava al futuro. Però, che strano… Per quanto si metta a pensarci su, non ricorda neanche tanto bene cosa si immaginava, cosa voleva fare della vita. Chiunque ha progetti per il futuro, e che diamine! Ma è tutto ciò che afferra. Anche lei aveva i suoi progetti. Stop. Anche suo marito Cliff ne aveva qualcuno.

Allora va su da lui. Sta dormendo. Lo chiama, gli dà una bella scrollata, lui mugola qualcosa, reagisce come scosso da un brivido ma resta nel mondo del sonno. Nancy gli mette la mano sul mento mal rasato e sente il suo respiro caldo. Lo chiama di nuovo. «Cliff…»

03Gli sfiora le palpebre, gli accarezza le rughe della fronte. E anche se lui continua a dormire lei gli deve parlare. La prima cosa che gli dice è che lo ha sempre amato e che lo amerà sempre e di seguito tutte le cose che le vengono in mente. Il lavoro, quella volta in vacanza ai laghi, il proprietario dell’autolavaggio, la nuova commessa nel negozio di scarpe all’angolo, la chiusura del ferramenta, la madre di lui, Sam con cui una volta era amico, ma che poi è andato tutto a scatafascio, che in cucina prima ha schermato la luna appoggiando le mani al vetro, che domani vorrebbe andare a fare la colazione in quella caffetteria dove hanno quella deliziosa torta al ribes che quando la mangiano si ciucciano anche le dita, che ne dice di fare pace con Sam.

04Alla fine gli dice tutto. Pure l’ultima che le era rimasta dentro, la peggiore. Che insieme stanno procedendo verso il grande nulla e non c’è rimedio per questo. Che importa se sono state solo parole e se lui non ne ha sentita una. Nancy si asciuga le guance dalle lacrime che le sono venute fuori. Poi torna a distendersi accanto a Cliff. Pensa ancora un’ultima volta al mondo là fuori, ma questa volta non ha più pensieri. Inutile ritornare su quelli già pensati. Solo una perdita di tempo. Che tolgono tempo prezioso al sonno.

 

MR CARVER, ARE WE NANCY?

05«Want to See Something?» Sam nearly scared Nancy. The sleep left her when she heard a noise outside. She got up. No fear, it was just her neighbour who was getting to go hunting. But, before leaving, he made her see something. It was enough to overpass the fence which divides their houses. He bent down, pointing the flashlight to the ground and she saw. Some slugs in the throes of death. Bastards, they’re everywhere, devastating the garden and the flowers, so each night he gets to spread insecticide, Sam explained.

What a life, huh? That’s not really a question. Neither a statement. A verbal expression good always and everywhere. But it’s still something. A hook we hope somebody hangs own human solidarity on. Above all when the things we’ve done are much more than the ones we’ve not yet. The things we left all along the way more than the ones we’ve picked up.

What a life, huh?

Nancy hangs hers: what about the kids? Good, they do this and do that, know I cut with drinking, And Cliff? Gone, once more normality didn’t slip away from him. Now Sam can go. Greet me the old Cliff, night Nancy. So does she.

It’s enough she puts her hand on the gate while getting back and gives a look around at the quiet road to feel her normality is something different. For example, this thing keeps on twisting around her head, come up from nowhere in the night: what was she when she was a girl? Which the voices and the faces at the time?

06For a while she feels far away from her own history. Therefore, if the mind makes fun of her, she pretends the soul carries her where she comands. She wants to come back to those days. But, however she set her memory free, Nancy realizes she can’t manage to do it. She knows so well her life is very far from the one she would dream when she used to thing of her future. But, it’s strange… Even thinking on she doesn’t remember very well what she imagined about her life. Everybody keeps some projects for the future, what the heck! But it’s all she manages to grasp. She too had some projects. Stop. Even her husband Cliff got some.

Then she goes upstairs to him. He’s sleeping. She calls and shakes him, he mumbles something reacting just like got a shiver but remains inside his sleep. Nancy places her hand on his bas shaved chin and feels his hot breath. She calls him again. «Cliff…»

She touches lightly his eyelids and caresses the wrinkles of his forehead. And even though he keeps on sleeping, she must talk to him. First she says that she has always loved him and always will then she adds whatever comes up to her mind. The job, that time on vacation to the lakes, the owner of the carwash, the new salesgirl at the corner shoe-shop, the closure of the hardware shop, his mother, Sam once he was friend of before they had a falling out, that just before in the kitchen she shaded the moon placing her hands on the window, that tomorrow she would like to have their breakfast at that cafeteria where they can have the delicious currant cake which makes them suck their fingers, what about to reconcile with Sam.07

She tells everything. Even the last thing left inside, the worst one. That they’re heading together toward the big nowhere and there’s no remedy for that. What does it matter if they were just words he has not heard? Nancy dries her cheeks from the tears that shew up. Then she comes back to lay near Cliff. Once again she thinks of the world outside there, but she has no thought anymore. It’s useless to go back on those already thought. It’s only a waste of time. That subtracts precious time to her sleep.

 

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VIVERE E MORIRE A MILANO (CRONACHE METROPOLITANE)

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Un’anziana spogliarellista che non si arrende al tempo che passa, la tragi­ca follia di un ragazzo della comunità cinese, la donna col sedere più profumato della città, i clienti di un ben strano hotel, le performance notturne e i sogni frustrati di un bancario dotato di un membro gigantesco, la guerra dichiarata di due neonazi al telefono, la giornata senza scampo di un povero redattore di un mensile sportivo, il mondo esploso di un’adolescente enorme, il guaio di un giovane a cui ingrassa solo la testa, il terzo grado di un boss della mala.

Questi e altri insoliti personaggi popolano una Milano che vive alla luce del sole ma che più spesso assomiglia a un fantasma. Più che una città che si alza, lavora, mangia, si diverte e poi va a dormire, la fotografia in bianco e nero di un arredo urbano in movimento. Racconti in forma di cronache e cronache che raccontano una modernità priva di tempo. Una città che insegna a vivere. O da cui si impara presto come morire.

 

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