Raimon Fosca, l’impresa è essere normali

01L’eternità è lunga. Troppo. Averla chiesta non è stata una buona idea. Sì, magari i primi due, trecento anni ha fatto anche comodo. Poi il tormento è ben maggiore di quello che porta in dono il pensiero della morte. La morte non è la fine. Non certo per te Raimon Fosca. Magari lo fosse, vero?

Tenti di esistere dal 17 marzo 1279. Sei partito da Carmona e hai percorso la Storia del mondo partendo sempre dal cuore degli avvenimenti che la hanno scritta. Ma non sei riuscito a conquistarlo il mondo. Perché presto hai capito che non c’era una ragione per farlo. Neanche il divertimento di avere l’umanità ai tuoi piedi. Il gioco se non dura poco diventa per lo meno noioso.

Tenti di esistere, Fosca. E sai che tra qualche ora perderai anche Régine che ti sta ascoltando. Dopo aver perduto Marianne, Antonio, Tancredi, Caterina. Dopo aver perduto tutti gli uomini e tutte le donne che ti sono scivolati via dalla memoria. Perché, per quanto tu sia immortale, la tua memoria è rimasta umana. E la memoria cancella. Qualche ricordo sì, ti resta appiccicato addosso, ma per quanto? Così, prima o poi se ne andrà anche Régine.immortal

Grazia di Dio che non impazzisci, Fosca. Perché i tuoi pensieri ti portano diritto alla follia. Inizi a chiederti se non c’è veramente nessun rimedio alla morte degli altri, visto che, da quando fosti esaudito, la tua è un miraggio. Ti chiedi se non sia possibile davvero richiamarli in vita per un’ora i morti. No, Fosca. Per te esiste solo il cielo e il vento umido. Neanche più i colori dell’autunno puoi apprezzare.

Sei maledetto, Fosca. Prigioniero della tua carne che non invecchia, cammini sopra i massacri, le epidemie, le dittature, le guerre, le catastrofi, le schiavitù, che ci hanno portato fin qua. Le hai viste e vissute. E non hai provato emozione. Un modo come un altro per buttare via un po’ di tempo, visto che lo spreco non prosciuga chi lo persegue.

58467cfcdb0b677ed079f648fd180f2eE poi, peggiore condanna non ci può essere, non puoi essere amato. Se racconti la tua natura provochi orrore e fuga. Se non la racconti, prima o poi il giochino si svela da sé e allora l’orrore è cento volte più grande. Perché non possiamo innamorarci di chi non viene via con noi. Di chi ci ucciderà con il vuoto della sua testa cercando in circolo altri noi. Non vogliamo morire due volte. Se tu non arrivi alla prima, sono fatti tuoi.

Ho pena per te Fosca. Perché sei un uomo e tutti gli uomini sono mortali. Anche chi, come te, non vedrà mai la fine. Perché ritorna mortale il tuo spirito quando la Dea dell’Amore ogni tot secoli riesce a centrarti. Ritorni come noi. Ma noi un giorno partiremo e tu non potrai mai fermarci. Partiremo per ritornare, ma non saremo più noi. Finché non torneremo più. Resterai solo tu. Abiterai da solo questo mondo. E se non ti basterà, te ne troveremo altri nel frattempo. Ma non possiamo fare nient’altro per te, Fosca. La nostra impresa è restare normali. Qualcuno di noi ci riesce.

 

RAIMON FOSCA, THE CHALLENGE IS TO REMAIN NORMAL

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Eternity is too long. Too much. It was not such a good idea to have asked for it. Maybe the first two-three hundred years it could be of some use. Then the agony becomes deeper than the thought of the death. Death is not the end. Not for you, Raimon Fosca. Might it be for you, indeed?

You’ve been trying to exist from March, 17th, 1279. You left from Carmona and travelled all over the History of the world, getting yourself always in the heart of the events which had been writing it. But you didn’t succeed in conquering the world. Because sooner you’ve realized that there was no reason to do that. Niether the fun to watch humanity under your thumb. A game must be short to give fun.

You’ve been trying to exist, Fosca. And you know that in a few hours you’ll be losing Régine who’s listening to you. After losing Marianne, Antonio, Tancredi, Caterina. After losing all the men and all the women who slipped outside your memory. Because, even though you’re immortal, your memory has remained human. And the memory deletes. Some recollection gets sticky on you, but how long? So, sooner or later even Régine will fade away.d842e45c34b429df9a2973fa5775e75f

Thanks God you don’t freak out yet, Fosca. Because your thoughts can lead you straight to madness. You start wondering if really there’s no remedy to the death of the others. You wonder if it’s really impossible to call back the deads for just an hour. No, Fosca. Only the sky and the damp wind exist to you. Neither the colors of the autumn you can appreciate anymore.

You’re cursed, Fosca. Prisoner of your flesh which don’t get old, you’ve been walking over massacres, plagues, dictatorships, wars, catastrophes, slaveries, everything brought us ’till here. You watched and lived them. Without feeling the least emotions about that. An ordinary way to waste a little time, an account of the fact the wastefulness doesn’t dry out who’s responsable for it.

science-080512-002-617x416And last, worst than any conviction, you can’t be loved. If you tell your story you provoke horror and getaway. If you don’t tell it, sooner or later the trick reveals by its own with deeper effects. Because we can’t fall in love with those who can’t go away with us. With someone who will kill us with the emptiness of his mind, trying to search for others us running in circle. We don’t want to die twice. If you don’t catch the first one well, it’s your own business.

I feel pain for you. Because you’re a man and all men are mortals. Even who, like you, will never see his end. Because it’s your spirit that resumes to be mortal when the Godness of Love every certain amount of century succeeds in hitting you in the target. You get back like one of us. But one day we’ll be leaving and you can’t manage to stop us. We’ll leave to come back afterwards, but we won’t be the same ones of today. Until we won’t get back anymore. And you’ll be all alone. You’ll occupy this world all alone. And if this one it’s not enough for you we’ll have found some others. But we can’t do more for you, Fosca. Our challenge is to remain normal. Some of us succeeds in it.

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VIVERE E MORIRE A MILANO (CRONACHE METROPOLITANE)

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Un’anziana spogliarellista che non si arrende al tempo che passa, la tragi­ca follia di un ragazzo della comunità cinese, la donna col sedere più profumato della città, i clienti di un ben strano hotel, le performance notturne e i sogni frustrati di un bancario dotato di un membro gigantesco, la guerra dichiarata di due neonazi al telefono, la giornata senza scampo di un povero redattore di un mensile sportivo, il mondo esploso di un’adolescente enorme, il guaio di un giovane a cui ingrassa solo la testa, il terzo grado di un boss della mala.

Questi e altri insoliti personaggi popolano una Milano che vive alla luce del sole ma che più spesso assomiglia a un fantasma. Più che una città che si alza, lavora, mangia, si diverte e poi va a dormire, la fotografia in bianco e nero di un arredo urbano in movimento. Racconti in forma di cronache e cronache che raccontano una modernità priva di tempo. Una città che insegna a vivere. O da cui si impara presto come morire.

 

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