Oscurati dalle nuvole – One from the heart (Tom Waits)

01Questo disco rischiò fortemente di rimanere schiacciato dal fallimento del film. Di più, rischiò di non uscire proprio. Prima per le bizze di chi lo commissionò, poi appunto per il flop al botteghino e nelle recensioni dei critici del film di cui doveva fare da supporto e infine per il timore della major del caso che aveva deciso di preferire di mandare al macero tutte le copie che riempivano i suoi scaffali che regalare alle concorrenti un autogol di mercato che più beffardo non sarebbe esistito. Infine, tanto per non farsi mancare niente si misero di traverso anche i fan. Che c’azzecca il nostro eroe col musical più tecnologico che Hollywood abbia mai prodotto?

Piacevole dire di esistere con tutte queste premesse vero? Eppure non solo la colonna sonora del musical-movie One from the heart (Un sogno lungo un giorno nelle sale italiane) fu un disco strepitoso, ma a dispetto del film venne addirittura nominato all’Oscar. Musica-Cinema 2-0. Ciapa su e purta a ca’, si dice a Milano.02

Siamo nel 1980. Francis Coppola ha perduto il “Ford”, che tanto cinema evocava, e ora, dopo la sfida vinta contro tutti chiamata Apocalypse Now si vuole prendere una rivincita portando il coraggio al limite, anzi, leggermente oltre l’incoscienza. Un musical ipermoderno ambientato a Las Vegas, che parli dei sogni romantici di una coppia di persone comuni. Un musical che faccia sognare gli spettatori. Anche se il loro sogno dura solo un giorno e poi la realtà li riacchiappa. Per un giorno vivono con il comando del loro cuore. One from the heart, appunto.

04Riesce a contattare così un giovane musicista californiano che ha scritto un pezzo che lo sta facendo letteralmente impazzire. Se lo ascolta fino a farsi sanguinare le orecchie. Il pezzo s’intitola I Never Talk To Strangers ed è contenuto in un album, Foreign affairs. Lo ha scritto Tom Waits e quel pezzo lo canta insieme a una celebrità: Bette Midler. Coppola parte dall’impianto narrativo di quella canzone per aprire il capitolo successivo alla sua visione apocalittica della guerra in Vietnam. Ormai è un dio e può tutto. E Tom non solo accetta, ma si mette immediatamente a buttare giù canzoni su canzoni. Liriche, struttura musicale, arrangiamenti. Chiama Bones Howe alla produzione e in un anno (ottobre 1980 – settembre 1981) lo finisce bello che impacchettato. Non ha potuto chiamare di nuovo Bette Midler a duettare con lui per impegni professionali e così la scelta cade su Crystal Gayle, voce country che più tradizionale non esiste. Insomma, la sua prima colonna sonora è pronta.

Intanto esce anche il film. I commenti più buoni sono cattivi. I media lo massacrano, le sale si svuotano presto. Il film viene ritirato in un batter d’occhio. Cosa non ha funzionato? Forse la struttura: un film che è un po’ musical e un po’ no. Forse gli interpreti principali, non proprio due che fanno sognare (Frederic Forrest e Teri Garr). 09O magari il suo essere un po’ troppo avanguardista nell’uso della tecnologia applicata al cinema, l’uso del colore, il montaggio, il design del set che illumina la scena con una Las Vegas costantemente sotto le luci al neon. Sta di fatto che a fronte di 27,5 milioni di dollari il botteghino dice che i dollari rientrati non sono neanche 650.000. Le campane suonano a morto per il regista e i suoi American Zoetrope studios.

E qui interviene la colonna sonora. Nove mesi dopo nei negozi arrivò la musica. Che nel frattempo era sopravvissuta al boicottaggio dello stesso Coppola a cui non piaceva un disco così autonomo rispetto alla storia del film. Aveva chiamato perfino il suo studio legale per fermarlo. Come confessò Howe, o Tom Waits gli presentava qualcosa che assomigliasse a un nuovo Sgt. Pepper’s o non se ne faceva niente. Ma il musicista di Pomona aveva una testa molto dura e non gli presentò un nuovo Sgt. Pepper’s. Prima di arrivare a un compromesso, il film esordì e fu uno sfacelo.

Arrivarono quindi i tremori della Columbia Records. Saremo mica pazzi a far uscire il disco di un film di cui si è parlato tanto e male e ha fatto la fine della neve al sole. Non se ne parla. Qui inizia il lavoro meticoloso di Howe. Che crede tantissimo in quella musica. E implora ogni giorno la major di fare il gran passo. La svolta avviene quando Coppola decide di rimettere fuori il film. La Columbia si ammorbidisce. Ok esce ma zero pubblicità. Se si muove in silenzio bene, altrimenti va bene lo stesso, non ci saranno danni per noi, dicono i dirigenti.

03La seconda uscita del film pareggia nel peggio la prima. Ma il disco… I fan di Waits gli chiedono quasi scusa per aver dubitato di lui e di non essere (quasi nessuno) andati ad “ascoltarlo” al cinema. Il disco è di una bellezza che fa piangere. È così struggente, emozionante, malinconico, toccante, sublime che la Academy fa partire la nomination. Non vincerà l’Oscar, ma capite che colpo?

Si temeva che le qualità di eccellente storyteller di Waits nulla potesse contro il crocchio della sua voce, giudicato del tutto inadeguato per il successo commerciale di un’operazione del genere? E allora lui modifica registro per rendere il suono, voce compresa, più chiaro e limpido, pur rinunciando qua e là a qualche nuance da marchio di fabbrica. Lui ha un timbro inconfondibile, ma lascerà che sia il futuro a far dichiarare al critico Daniel Durchholz che la sua ugola suona «come se fosse stata immersa in un tino di whisky, poi appesa in un affumicatoio per qualche mese e infine portata fuori e investita con una macchina.»

Gli arrangiamenti sono trasparenti, dichiarati nel voler rispettare una tradizione legata all’immagine, non certo fumosi nel muovere emozionalmente le ombre dell’animo, estremamente cinematografici a dispetto delle preoccupazioni e gli ostacoli posti da Coppola. Le composizioni vivono di una bellezza sofisticata, che raramente si trovano così in gran numero e così profonde in altre colonne sonore, soprattutto nell’universo dei musical. Eleganti, sfarzose, emozionali nel vestire i sogni di gente del tutto comune se non addirittura ordinaria e grossolana.05

Un’atmosfera che pulsa sempre tra la nostalgia e l’illusione dei propri sentimenti, tra romanticismo e senso della perdita. Non c’è spazio per l’ironia sotterranea dell’autore, nulla del suo umorismo nero. Le voci scivolano l’una accanto all’altra, si appiccicano tanto sono adesive, teatrali come vuole la tradizione. Chi ha visto il film le sente aderenti alla storia anche se non la giustappongono. Ah se solo Coppola le avesse ascoltate con più attenzione. Un disco di standard. Che forse pure un purista come Woody Allen avrebbe saccheggiato solo ne avesse avuto la possibilità.

Il pezzo iniziale, un’intro al piano di Waits che fluttua nel duetto di Once Upon a Town, ci uncina subito emozionalmente. L’orchestrazione di Bob Alcivar arricchisce le forze in campo. I duetti sono solo quattro, ma talmente scintillanti nel loro strappato intimismo che diventano il marchio dell’elegante atmosfera notturna con cui l’autore ha voluto pennellare la sua opera. Picking After You ne è la prova. Ma anche quando Waits canta da solo è da brivido assoluto. La nostalgia evocata in Broken Bicycles è a più di 30 anni di distanza ancora sorprendente.

06I brani cantati da Crystal Gayle sono poi di una totale magnificenza. Anzi, la più grande sorpresa fu proprio la Gayle che, da cantante country piuttosto piatta in scena, fu a suo totale agio con le coloriture jazz che le diede Waits e con cui disciplinò la sua ricca e limpida vocalità. Dimostrò di trovarsi a casa tra sax e altri fiati. Is There Any Way Out Of This Dream? impatta la sua triste dolcezza con l’altrettanto commovente solo del sax tenore di Tedy Edwards, la malinconia luccicante di Old Boyfriends lascia ancora oggi senza parole. Parimenti il duetto al piano di Take Me Home offre a Waits un astuto modo di far uscire la profonda sensualità della partner in voice. Un pezzo con Tom seduto al piano. Lui non canta, lei lascia chiunque a portata d’orecchio mentalmente, se non letteralmente, singhiozzante. La dichiarazione del suo intenso amore, sincera se ne rammarica, si dispiace, rimpiange e tu ascoltatore ti chiedi come reagiresti se qualcuno cantasse a te una canzone di questo tipo. Mentre l’album si chiude, ecco il momento più devastante e di redenzione dell’album. No, Bette Midler non avrebbe fatto meglio.

Un suono che non avrebbe più ripetuto nei lavori cinematografici o teatrali come The Black Rider o Frank’s Wild 07Years. Forse solo dentro al tango di Instrumental Montage si riconosce una eco del Waits che sarebbe stato dopo questa parentesi. E così anche in Little Boy Blue, dove il Nostro sputa le sue parole su una linea di basso andante che anticipa l’atmosfera che avremmo ammirato di lì a poco in Swordfishtrombones.

Un sogno lungo un solo disco fu questo gocciolare di bellezza suprema. Ma è nelle retrovie solitarie che di solito restano le gemme più indifese.

 

Tracklist

Tutte le canzoni sono state scritte da Tom Waits

Opening Montage (Tom’s Piano Intro/Once Upon a Town/The Wages of Love) – 5:16 – (Strumentale)

Is There Any Way Out of This Dream? – 2:13

Picking Up After You – 3:540010dcc3_medium

Old Boyfriends – 5:53

Broken Bicycles – 2:53

I Beg Your Pardon – 4:26

Little Boy Blue – 3:43

Instrumental Montage (The Tango/Circus Girl) – 3:00

You Can’t Unring a Bell – 2:20

This One’s From the Heart – 5:45

Take Me Home – 1:37

Presents – 1:00 – (Strumentale)

 

Musicisti

017-one-from-the-heart-theredlistTom Waits – voce, piano, arrangiamenti e orchestra

Crystal Gayle – voce

Bob Alcivar – piano, arrangiamento orchestrale, direttore d’orchestra

Ronnie Barron – organo in Little Boy Blue

Dennis Budimir – chitarra in Opening Montage e Old Boyfriends

Larry Bunker – batteria in The Tango

Gene Cipriano – sax tenore in The Tango

Greg Cohen – basso

Teddy Edwards – sax tenore

Victor Feldman – timpani in You Can’t Unring a Bell

Chuck Findley – tromba in Circus Girl

Dick Hyde – trombone in Circus Girl

Pete Jolly – piano, fisarmonica

Gayle Levant – armonica

John Lowe – strumenti a fiato in legno in Circus Girl

Shelly Manne – batteria in Opening Montage, Is There Any Way Out of This Dream? & Old Boyfriends

Lonny Morgan – strumenti a fiato in legno

Joe Porcaro – glockenspiel in Presents

Emil Richards – vibrafono in I Beg Your Pardon

Jack Sheldon – tromba

John Thomassie – percussioni in Little Boy Blue

Leslie Thompson – armonica Circus Girl

Don Waldrop – tuba in Instrumental Montage

 

Tecnici 

Bones Howe – produttore, fonico, direttore del mixaggio

Biff Dawes – ingegnere del suono

Tim Boyle – secondo ingegnere

Dave Demore – secondo ingegnere

Bob Winder – secondo ingegnere

Richard Beggs – montaggio sonoro

Kathy Morton – assistente di suono

 

OBSCURED BY CLOUDS – ONE FROM THE HEART (TOM WAITS)

08This record risked to be crushed by the flop of the movie. More. It risked not to arrive at the shops. At the beginning because of the caprices of who commissioned it, then the box office and reviews disasters and finally on account of the fear of the major which didn’t want to be dragged down by the fate of the movie. Also the fans of the author put their doubts: what the hell has our hero got to do with the most technological musical-movie of Hollywood? Against all odds the soundtrack One from the heart was (and it is still now) a terrific album. Music vs Cinema 4-0.

It’s 1980. Francis Coppola has cut off his very american and very cinematographic “Ford”. Nowadays, after the challenge called Apocalypse Now he can do whatever he wants. And what he wants is a hypermodern musical-movie that takes place in Las Vegas. A story about the romantic dreams of common people. Something that makes the audience dream. If though the dream lasts just a night before falling into reality once more. Just for one day the main characters live under the command of their heart. One from the heart, indeed.

He manages to get in touch with a young musician from California. The one who wrote a track which now is driving him crazy. He’s been listening to it for days and days. It’s called I Never Talk To Strangers and it’s cut in an album called Foreign affairs. Tom Waits wrote it. And he sings it in a duet with a very famous actress: Bette Midler. Coppola starts from that song to conceive his movie. Tom accepts and begins to write the tracks. Music, lyrics, orchestral arrangements, everything. He calls Bones Howe to be the producer and in just a year (oct 1980 – sept 1981) the record is ready. He didn’t succeed in having Bette Midler and the choice fell on Crystal Gayle, country voice, very traditional.

In the meantime the movie starts its way in cinemas. The best comments are bad. Media mangle it, theatres empty soon. The movie is removed. What did go wrong? Maybe the narrative structure: a movie that is a little bit a movie and a little bit it’s not. Maybe the two main characters, two actors that don’t embody passion and dream (Frederic Forrest e Teri Garr). Perhaps the director has been ahead of its time as far as the use of technology and color, the editing, the set design which enlightens the scene with a Las Vegas constantly under neon lights are concerned. The result is: $27,5 milion budget and less than $650.000 grossed at the box office. Death knel for Coppola and his American Zoetrope studios.920x920

Now it was the turn of the soundtrack. Nine months after it was released but still packed on Columbia’s shelves, the record appeared in the stores. The same music that, before the movie was out, was tackled by an attack of Coppola who didn’t like the songs because they were too free from the movie story. He rang up even his lawyer to stop the record. As Howe confessed he expected a new Sgt. Pepper’s from Tom Waits and claimed for it. But no new Sgt. Pepper’s came from the musician of Pomona.

Then it was the turn of Columbia Records and its trembles. We’re not fools to give the stores a record that is the mirror of such a failure. No way! But Howe believes in the power of those tracks. And he succeeds in convincing the major to take the great decision. That comes out when Coppola decides to try again giving the movie a new chance. It’s a sort of compromise: all right, the record out but without any kind of advertisment.

The movie’s second release is even worst than the first one. But the record… The record spreads a surpassing beauty. It’s so moving, touching, melancholy, terrific, sublime. The Academy Award nominates it for the original music score. The record won’t win but isn’t evident the success?

11Someone feared that Waits’ gorgeous storyteller talent nothing could against his scrubby and scruffy voice, considered unsuitable to get the commercial success for a soundtrack. It happens that Waits modifies the register of his sound (voice included) making it clearer and transparent. The arrangements become standards, avoiding every smokey cut. The tracks are sophisticated, emotional, in a way that rarely we find such an elegance in a record like this. A mood always pulsing between nostalgia and illusions, romanticism and sense of the loss. The two voices slide one close to the other. Woody Allen would use them if he could.

The opening track, an intro with Waits at the piano, floats into the duet Once Upon a Town that hooks us emotionally. Only four are the duets, but they’re so sparkling in their ragged intimacy and become the the real brand of the record. Picking After You is the evidence. But also when Waits sings solo we got a shiver. The nostalgia suggested in Broken Bicycles is still surprising 30 years later.

The tracks sung by Crystal Gayle are deeply marvellous. She’s the real surprise. A traditional country singer which is at home among jazz coloratura, sax and horns. Her clear and rich vocality expresses at its best peak. Is There Any Way Out Of This Dream? is a dialogue between the sad sweetness of her voice and the touching sax of Tedy Edwards, the glittering melancholia of Old Boyfriends leaves us astonished still now. Likewise the duet at the piano of Take Me 12Home gives Waits a smart way to make his partner in voice’s deep sensuality coming out. He plays without singing, she leaves us within earshot mentally, if not literally, sobbing. The declaration of her intense love, sincere she regrets and leaves us wondering: how would us react if someone sang a song like this to us? The album ends in its more devastating and redempting moment. No, Bette Midler couldn’t have done better.

A sound Tom Waits would never repeat in projects like this one. Not in The Black Rider, not in Frank’s Wild Years. Maybe only within the tango of Instrumental Montage we recognize a echo of his future. And the same as far as Little Boy Blue is concerned, where he spits his words on a walking bass line that reveals in advance the atmosphere shortly afterwards we’ll have found in Swordfishtrombones.

A dream along just a record it was this dripping of supreme beauty. But it’s in the rear side usually that the most vulnerable pearls rest.

 

Tracklist

1776

 

 

 

 

All tracks written by Tom Waits.

Opening Montage (Tom’s Piano Intro/Once Upon a Town/The Wages of Love) –  5:16

Is There Any Way Out of This Dream? – 2:13

Picking up After You – 3:54

Old Boyfriends – 5:53

Broken Bicycles – 2:53

I Beg Your Pardon – 4:26

Little Boy Blue – 3:43

Instrumental Montage (The Tango/Circus Girl) – 3:00

You Can’t Unring a Bell – 2:20

This One’s from the Heart – 5:45

Take Me Home – 1:37

Presents (Instrumental) – 1:00

 

Musicians

Tom Waits – vocals, piano, orchestral arrangement

Crystal Gayle – vocalsboneshowe2tomcrystal_l

Bob Alcivar – piano, orchestral arrangement, conductor

Ronnie Barron – organ on Little Boy Blue

Dennis Budimir – guitar on Opening Montage & Old Boyfriends

Larry Bunker – drums on The Tango

Gene Cipriano – tenor saxophone on The Tango

Greg Cohen – bass

Teddy Edwards – tenor saxophone

Victor Feldman – timpani on You Can’t Unring a Bell

Chuck Findley – trumpet on Circus Girl

Dick Hyde – trombone on Circus Girl

Pete Jolly – piano, accordion, celeste

Gayle Levant – harp

John Lowe – woodwind on Circus Girl

Shelly Manne – drums on Opening Montage/ There Any Way Out of This Dream?/ Old Boyfriends

Lonny Morgan – woodwind

Joe Porcaro – glockenspiel on Presents

Emil Richards – vibes on I Beg Your Pardon

Jack Sheldon – trumpet

John Thomassie – percussion on Little Boy Blue

Leslie Thompson – harmonica on Circus Girl

Don Waldrop – tuba on Instrumental Montage

 

Technical personnel

Bones Howe – producer, sound, engineer, remixer

Biff Dawes – engineer

Tim Boyle – second engineer

Dave Demore – second engineer

Bob Winder – second engineer

Richard Beggs – sound montages

Kathy Morton – sound assistant

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VIVERE E MORIRE A MILANO (CRONACHE METROPOLITANE)

cover.jpg                  cover.jpg                  cover.jpg

Un’anziana spogliarellista che non si arrende al tempo che passa, la tragi­ca follia di un ragazzo della comunità cinese, la donna col sedere più profumato della città, i clienti di un ben strano hotel, le performance notturne e i sogni frustrati di un bancario dotato di un membro gigantesco, la guerra dichiarata di due neonazi al telefono, la giornata senza scampo di un povero redattore di un mensile sportivo, il mondo esploso di un’adolescente enorme, il guaio di un giovane a cui ingrassa solo la testa, il terzo grado di un boss della mala.

Questi e altri insoliti personaggi popolano una Milano che vive alla luce del sole ma che più spesso assomiglia a un fantasma. Più che una città che si alza, lavora, mangia, si diverte e poi va a dormire, la fotografia in bianco e nero di un arredo urbano in movimento. Racconti in forma di cronache e cronache che raccontano una modernità priva di tempo. Una città che insegna a vivere. O da cui si impara presto come morire.

 

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