Frank Lisciandro: Noi, gli amici di Jim Morrison

01Non è mai stato solo il fotografo o il filmaker di Jim Morrison. Sin dai giorni alla scuola di cinema, Frank Lisciandro è stato quello che sempre si nega una rockstar possa avere: un amico. E “amico” è una parola pesantissima. A maggior ragione se uno dei due è considerato un Dio di qualcosa. Come Jim Morrison. Più di un titolo dedicato alla voce dei Doors, dopo la sua scomaprsa nel 1971. Uno nuovo ora: Jim Morrison – Una Conversazione Tra Amici (Foschi editore), da poco nelle librerie, nato dalla necessità a oltre quarant’anni dalla morte di dire al mondo chi era realmente James Douglas Morrison, cercando così di rimuovere la massa di bugie, cattiverie e disinformazione varia che da troppo tempo ormai segue la memoria del Re Lucertola, soprattutto nel suo ultimo periodo. Un libro sconvolgente se appunto siamo pieni della vulgata tradizionale, spesso e volentieri vergata da chi Jim Morrison non l’ha mai incrociato nemmeno di striscio.

Dolce, educato, l’essere umano più strano che abbia mai incontrato, spirituale, razionale, imprevedibile, riservato. Sono solo alcuni aggettivi con cui gli amici di Jim lo ricordano oggi. Quali i suoi?

(FJL) «Gentile, cortese, generoso, intelligente, un buon amico, creativo, umano e certamente imprevedibile. E aveva un buon senso dell’umorismo, molto divertente. E fu uno dei poeti migliori della sua generazione.»02

Rich Linnell le rivela che una volta Robby Krieger gli disse che per lungo tempo i Doors non furono un gruppo ma in verità tre uomini contro Jim. La trovo scioccante. Ma davvero John, Ray e Robby soffrirono così a fondo la personalità di Jim?

(FJL) «No, John, Ray e Robby non soffrirono la personalità di Jim, ma furono incapaci di accettare Jim come un membro indipendente della band. Volevano dargli degli ordini mentre Jim non lasciava a nessuno questa possibilità. Ci furono conflitti, liti e dissapori. E John, Ray & Robby avevano aspettative, chiamiamoli sogni, che Jim non condivideva.»

Parlando dell’alcolismo di Jim, Bill Siddons le ha detto che con questo vizio Jim puntava all’oblìo. Un modo strano per scomparire, non trova?

(FJL) «Non so cosa Bill intendesse con questa affermazione. L’alcolismo è una malattia e forse alcuni alcolisti sperano in quel tipo di oblìo che mitiga o riduce la sofferenza fisica e psicologica. Forse Jim usò l’alcol per “tranquillizzarsi” dallo stress dell’essere una rockstar o forse era la somma di molteplici cause.»

Jim e Kathy Lisciandro. Pic by Lisciandro
Jim Morrison e Kathy Lisciandro. Pic by Lisciandro

Uno dei capitoli più belli è la conversazione con Kathy, sua moglie. Il modo in cui lei descrive la camminata di Jim è così notevole, impressionante da portare il lettore accanto a lei mentre lo vedeva camminare. Quelle righe le hanno dato la stessa impressione?

(FJL) «Kathy fu ed è tutt’ora una persona che ha un intenso spirito d’osservazione. Passò molto tempo con Jim sia nel lavoro sia in altre situazioni sociali. La sua descrizione del modo di camminare di Jim ci ridà perfettamente quella camminata. Si muoveva piano al battito della sua personale percussione cosmica. Non ha mai dato l’idea di avere fretta.»

Michael McClure rivela che la telefonata che lo informò della morte di Jim non fu inaspettata. Fu lo stesso per lei? Si aspettava di essere informato da un momento all’altro che il suo amico se ne era andato?

(FJL) «Io e mia moglie stavamo per andare a Parigi per passare un po’ di tempo con Jim quando la tragica notizia della sua morte arrivò. Jim era pieno di vita e di piani quando lasciò gli States; non mi sarei mai aspettato che morisse così giovane.»

Ha scritto che anche lei e sua moglie riceveste la notizia per telefono, fu Bill Siddons a farla. Non credette a un pessimo scherzo?

(FJL) «Bill Siddons era un amico e sapevo che non avrebbe mai scherzato su un evento così importante e carico di emozione. La sua voce al telefono rivelò tutto il suo dolore.»04

Quale fu la sua primissima reazione?

(FJL) «Shock, tristezza e un senso di personale perdita; avevo perduto un amico e un collaboratore creativo. Eravamo sul punto di partire per Parigi e sembrò tutto così irreale e incredibile.»

Si ricorda come proseguì quel giorno?

(FJL) «Mi ricordo che durante il resto del giorno rispondemmo al telefono da stressati fan e amici nel tentativo di superare il nostro dolore. Fu il parlare di Jim che ci aiutò ad alleviare la sofferenza e la confusione.»

Perché siamo così oscenamente interessati alla sua morte, il modo in cui arrivò e non invece alle perle che ci ha lasciato?

(FJL) «È una domanda sulla natura umana a cui non so rispondere. Nel caso dei media si tratta di avidità, come accade in quelle serie televisive che parlano della morte delle celebrità causata da circostanze sospette. In Gran Bretagna ne sta partendo una. I media pensano che questa sia l’informazione che il pubblico vuole. È un modo triste di onorare i nostri fratelli e le nostre sorelle più brillanti.»

pic by lisciandro 98Perché scelse Parigi e non ad esempio Londra nell’andarsene dall’America?

(FJL) «La gente lo aveva avvisato che Parigi era più aperta nei confronti degli artisti e dei loro strani modi. Inoltre conosceva dei registi a Parigi che sperava lo aiutassero nei suoi progetti cinematografici. C’era con lui anche Pamela Courson, che aveva trovato un appartamento per loro. Jim non sapeva quanto potesse essere duro vivere in una terra di cui non conosci la lingua.»

In un altro libro lei scrisse che le sue radici poetiche più intime si trovavano in Hart Crane e Arthur Rimbaud. Perché questi due poeti lo colpivano così tanto?

(FJL) «La risposta richiederebbe un intero libro. A chi è interessato alla poesia di Jim consiglio di esplorare e leggere Hart Crane e Arthur Rimbaud e scoprire da solo quanto i loro stili e le loro tematiche gli fecero da ispirazione. Io penso che Jim Morrison sia in maggiore debito verso Crane che verso gli scrittori e poeti americani beat. Leggeva e ammirava pure i poeti Romantici: William Blake, Lord Byron, John Keats e Percy Bysshe Shelley. Lo puoi notare nelle rime e nella metrica: il battito interno e il ritmo con cui si legge una sua lirica.»

Quanto al linguaggio, fece quello che William Blake aveva insegnato: sentirsi libero di utilizzarlo e modificarlo a proprio piacimento. Quindi Blake non si limitò a suggerire il nome “The Doors”, non è vero?

(FJL) «Solo una persona che possegga una forte presa sull’uso convenzionale della lingua può curvarla alla sua volontà facendone poesia. Morrison fu uno scrittore naturale che iniziò a comporre poemi da bambino. Poteva usare il linguaggio come voleva, come un grande musicista può estrarre qualunque voce dal suo strumento e farne emozione.»

Jim-Morrison-Rock-Muziek-Muzikant-Guy-1600x2560Una volta Fernanda Pivano, celebre studiosa della cultura nordamericana e cara amica di scrittori beat, chiese a Jack Kerouac: «Che cosa stai veramente cercando, Jack?». E lui rispose: «Voglio che Dio mi mostri il suo volto». Ecco, io trovo in queste parole la stessa visionaria sensibilità che nutrì l’immaginazione di Jim. Quelli erano giorni in cui un artista, un poeta, sfidava Dio a mostrare il suo volto. Un’era del tutto completamente opposta a questa che stiamo vivendo, non trova?

(FJL) «È una domanda molto difficile a cui rispondere perché ha molteplici dimensioni. Io penso che Jim stesse cercando – fosse proprio alla ricerca – una visione differente, o magari una metafora, di quella che cercava Jack. Jim osservava il comportamento umano e cercava di esplorare e spiegare il perché e il per come le cose umane funzionavano in quel modo. Stava cercando di dare un senso a come noi navighiamo nell’universo e quale fosse il significato della vita e della morte. Jack Kerouac voleva un’esperienza estatica e spirituale; Jim Morrison non sembrava averne bisogno.»

John Densmore ha addirittura scritto un libro per fare luce sulle cause legali che presero piede per l’eredità del nome “The Doors”. Non è amaro dover affrontare un argomento del genere?

(FJL) «Non ho nulla da aggiungere alle dinamiche interne del business “The Doors” o alle relazioni tra i membri della band dopo la morte di Jim.»06

Però per il mondo intero fu ed è tutt’ora un nonsense un gruppo chiamato The Doors senza Jim Morrison. Perché accadde?

(FJL) «Orgoglio, potere, avidità, ego, più facilmente una combinazione di tutto ciò e, speriamo, il desiderio di fare musica. Pensiamo soprattutto ai fan che non comprarono i due album pubblicati da Ray, Robbie e John dopo la scomparsa di Jim. Quei fan sapevano che i Doors senza Jim non potevano esistere. Furono tutti d’accordo che Ray, Robbie e John avrebbero dovuto riformarsi, rinominarsi e incominciare un nuovo cammino. Continuare con il nome originale non fu il modo per onorare e riconoscere il genio di Jim o la fiducia dei fan.»

Uno dei loro più leggendari pezzi fu The End. Lo confesso, la canzone che preferisco. Jim le ha mai parlato di questo pezzo? A lei, oggi, produce ancora qualche effetto?

(FJL) «Jim non parlava mai nel dettaglio delle canzoni o delle sue poesie. Penso preferisse che fosse il suo lavoro a parlare. The End è un lavoro complesso, più vicino a una piece teatrale che a una canzone. La musica e le liriche hanno il potere dell’inatteso, dell’imprevedibilità. Mi ricordo Jim cantarla al Hollywood Bowl nel 1968, gli occhi che sorridevano mentre pronunciava le parole.»

pic by Lisciandro
pic by Lisciandro

Da fotografo: che soggetto era?

(FJL) «Aveva fiducia in me e mi lasciava arrivare a fare le immagini che volevo ottenere. Non mi disse mai: “Basta!”, mi lasciava praticare il mio mestiere. Una sola volta mi ricordo gli chiesi di posare per una foto.»

Dopo quasi cinquant’anni la storia si ripete: quando un giovane incontra Jim per la prima volta, c’è una sola parola che ancora usiamo per spiegare questa conoscenza: amore. Qualcosa più profondo dell’interesse intellettuale o del fascino del ribelle. I giovani impazziscono per lui. Al Père Lachaise, ancora oggi, è pressoché impossibile avvicinarsi alla sua tomba senza trovare uno stormo di ragazze e ragazzi a vegliarla. Perché tutto questo?

(FJL) «Da più di quarant’anni assisto a questo fenomeno, generazione dopo generazione una volta scoperto Jim Morrison o i Doors. Non ho una risposta definitiva, posso al limite offrire questi pensieri: la poesia di Jim è universale e classica e le sue liriche sono coinvolgenti nelle immagini e nelle parole. Alcuni giovani sono attratti da lui per la sua bellezza fisica, mentre altri si identificano nella sua natura ribelle. Quando Jim sarà accettato come filmmaker e dalla accademia come poeta, questa tendenza delle nuove generazioni nello scoprirlo continuerà a crescere.»

Perdoni la domanda sciocca: era così divinamente bello come i suoi scatti ce lo hanno consegnato?

(FJL) «Divinamente… be’ no; ma su un livello umano, era molto attraente. E aveva un modo di interagire con le persone che lo rendeva ancora più attraente. Non credo fosse consapevole della sua bellezza fisica.»

pic by Lisciandro
pic by Lisciandro

Ha mai pensato in che tipo di artista si sarebbe trasformato se non fosse morto? Più scrittore che cantante?

(FJL) «La vita è come un romanzo, ci prendiamo il numero di pagine che ci servono per completare la nostra storia. È inutile congetturare su ciò che “sarebbe potuto accadere”. La vita è troppo dinamica per cercare di descrivere il futuro.»

Nei suoi sogni o nella sua vita quotidiana, le è mai capitato di parlargli dopo quel 3 luglio 1971?

(FJL) «Sì! Che buoni sono quegli amici che non abitano i tuoi mondi incoscienti e subcoscienti?»

Frank Lisciandro e io
Frank Lisciandro e il sottoscritto

 

Nota: Un grazie di cuore pieno di riconoscenza a Seba Pezzani, che tra le diecimila cose che fa è anche il papà del festival letterario-musicale Dal Mississippi al Po, che si tiene ogni anno a Piacenza. La sua cura mi ha permesso di conoscere Frank Lisciandro e regalare la possibilità ai lettori di questa intervista.

 

 

 

 

FRANK LISCIANDRO: WE, JIM MORRISON’S FRIENDS

photo by Frank LisciandroHe’s never been only the photographer or the filmaker of Jim Morrison. Since the days at UCLA, Frank Lisciandro has been what we usually deny a rockstar can have: a friend. And “friend” is such a heavy word. Above all if one of the two is considered a God in something. Just like Jim Morrison.

More than a title about The Doors’ voice, after Jim’s departure. A brand new one: Jim Morrison: Friends Gathered Together , born from the necessity, after nearly forty years from that day of July, 1971, to tell the world who really Jim Morrison was, trying to sweep away the huge pile of lies, wickedness and disinformation that since then has been following the memory of the Lizard King , above all in his very last moment of his life. A striking book if we’ve have been fed by the traditional vulgata, so often signed by whom never bumped into Jim Morrison even not with one eye.

Gentle, polite, the most odd human being I’ve ever met, spiritual, logical, unpredictable, discreet. These are only some of the adjectives his friends you talked to describe him. What yours?

(FJL) «Kind, considerate, generous, intelligent, a good friend, creative, humane and definitely unpredictable. And he was humorous, very funny. And one of the best poets of his generation.»

In your conversation with Rich Linnell, he reveals that once Robby Krieger said that for a long time The Doors was not a band but in a fact three men vs Jim. Shocking to me. Did John, Ray and Robby really suffer so deep Jim’s personality?

(FJL) «John, Ray and Robby did not suffer Jim’s personality but they were not able to accept Jim’s as an independent member of the band. They wanted to dictate to him while Jim never let anyone tell what to do. There were conflicts and arguments and disagreements. And John, Ray & Robby had expectations (call them dreams) that Jim did not share.»

03. Frank Lisciandro on the far right with Jim December 8 1970. Copyright Frank Lisciandro
03. Frank Lisciandro on the far right with Jim December 8 1970. Copyright Frank Lisciandro

Speaking about Jim’s alcoholism Bill Siddons said that with this habit Jim aimed at the oblivion. Strange way to disappear don’t you find it?

(FJL) «I don’t know what Bill meant by this statement. Alcoholism is a disease and perhaps some alcoholics hope for the kind of oblivion that will relieve or reduce physical and psychological pain. Maybe Jim used alcohol to ‘mellow out’ from the stress of being a rock star or maybe it was an addiction with multiple causes.»

One of the best chapter is the conversation with Kathy, your wife. The way she describes how Jim used to walk is that remarkable, so impressive to drive the reader exactly there, where she’s watching him. Did those lines give you the same impression?

(FJL) «Kathy was and is an extremely bright and observant person. She spent lots of time with Jim in business and social situations. Her description of Jim’s walking style is exactly true. He moved slowly to the beat of his own cosmic drummer. He seemed never to be in a hurry.»

Michael McClure reveals that the phone call that informed him about Jim’s death wasn’t unexpected. The same for you? Did you expected to be informed any moment that your friend had gone?

(FJL) «My wife and I were on our way to Paris to spend time with Jim when the tragic news of his death arrived. Jim was full of life and plans when he left the USA; I never expected him to die at such a young age.»

pic by Lisciandro
pic by Lisciandro

You wrote that also you and your wife got the news of Jim’s death by a phone call, it was Bill Siddons calling. Didn’t you believe it was a horrible joke?

(FJL) «Bill Siddons was a friend and I knew that he would not joke about such an important and emotional event. His voice on the phone revealed his grief.»

What was your very first reaction?

(FJL) «Shock, sadness and a sense of personal loss; I had lost a friend and a creative collaborator. We were on our way to Paris to see Jim and spend time with him. We were leaving in just a few days. It seemed unbelievable and yet very real.»

Do you remember how that day went on?

(FJL) «I remember that during the rest of the day, we answered phone calls from distressed fans and friends as we tried to overcome our own grief. It was talking about Jim that helped relieve the pain and confusion.»

Why are we still so obscenely interested in his death, the way it came, and instead not that careful with the pearls he left us?

(FJL) «This is a question about human nature that I can’t answer. In the case of the media it’s about greed, like in the case of the TV series that focus on the deaths of celebrities caused by suspicious circumstances. There is another series being made right now in the UK. Media outlets feel that this is the kind of information the public wants. It’s a sad way to honor our brightest brothers and sisters.»

Why did he chose exactly Paris, and not for example London, to get out of the States?

(FJL) «People advised him that Paris was more accepting of artists and their strange ways. And he knew filmmakers in Paris who he hoped would help him with his own film projects. Pamela Courson was there with an apartment she had found for them. Jim didn’t know how hard it could be living in a country where you don’t speak the language.»fdgnjhkgfds

In another book you wrote the names of Hart Crane and Arthur Rimbaud about his most heartfelt poetry roots. What of these two poets did strike so much?

(FJL) «The answer to this question would fill an essay or book. I suggest that people interested in Jim’s poetry explore and read Hart Crane and Arthur Rimbaud to discover for themselves how much inspiration Jim drew from their styles and themes. I think Jim Morrison owes a greater debt to Crane than to the American Beat writers and poets. And he read and admired the Romantic poets: William Blake, Lord Byron, John Keats and Percy Bysshe Shelley. You can hear it in the rhymes and the meter: the internal beat or rhythm with which it is read.»

As far as the language is concerned he would use the English like William Blake used to do: completely free to turn it into his will. So Blake didn’t give him only the name “The Doors” did him?

(FJL) «Only a person who has a good grip on the conventional use of can bend it to his will in poetry. Morrison was a natural writer who started composing poems at an early age. He could use the language any way he wanted like a great musician can make an instrument the voice any emotion.»

Once Fernanda Pivano, a famous italian scholar of US culture and close friend of beat writers, asked Jack Kerouac: «What are you really looking for Jack?». He answered her: «I want God to show me his face». Well, I find in this words the same kind of visionary sensitivity that filled Jim’s imagination. Those were the days where an artist, a poet, challenged God to show his face. Another era from this present one don’t you find?

(FJL) «I find this question difficult to answer because it has many dimensions. I think that Jim was looking for – searching for – a different vision (or perhaps metaphor) than the one Kerouac sought. Jim was looking at human behavior and trying to explore and explain why and how human beings worked. He was trying to make sense of how we navigate Universe and what was the meaning of life and death. Jack Kerouac wanted an ecstatic spiritual experience; Jim Morrison didn’t seem to need.»

John Densmore wrote even a book to clarify what was going on with the lawsuit on the exploitation of the name “The Doors”. Isn’t it bitter to be compelled to face this subject?

(FJL) «I don’t have anything to add about the inner workings of the Doors business or about the relationships between the members of the band after Jim died.»

For all the world it was and it is a nonsense a group called The Doors without Jim Morrison. Why did it happen?

(FJL) «Pride, power, greed, ego or, most likely, a combination of all of those and hopefully a desire to make to music. Think about all the fans who did not buy the two albums released by Ray, Robbie and John after Jim’s death. Those fans knew that The Doors could not exist without Jim. They all agreed that Ray, Robbie and John should have reformed, renamed and started a new path. Continuing with the original name was not the way to honor and acknowledge Jim’s genius or the trust of the fans.»

One of the Doors most legendary song is The End. I confess it’s my favorite one. Did Jim ever talk to you about this track? And what you feel now when it happens you listen to it?

(FJL) «Jim did not talk about his lyrics or poems in detail. I think he preferred to have the work speak for itself. The End is a complex work, more like a short theater piece than a song. The music and the lyrics have the power of the unexpected. I remember Jim singing the song at the Hollywood Bowl in 1968, his eyes smiling as he said the words.»pic lisciandro 10

Talking to the photographer: which kind of subject was he?

(FJL) He trusted me to make the documentary images I wanted to make. He never said: Stop! He allowed me to practice my craft. There is only one time that I can remember when I asked him to pose for a photograph.»

After nearly fifty years the story remains the same: when a young meets Jim for his/her first time , being attracted to, we have just one word to describe his/her feeling: love. Something deeper than the intellectual interest or the rebel allure. The young are still crazy for him. In Père Lachaise, a.d. 2015, it’s quite impossible to approach to his tomb without finding the presence of a crowd of boys and girls. In your opinion, why does it happen?

(FJL) «For more than 40 years, I have seen this phenomena repeated with each new generation that discovers Jim or The Doors. I have no definite answer but I can offer these thoughts: Jim’s poetry is universal and classic and his lyrics have compelling images and words. Some young people are attracted to him because of his physical beauty, while others identify with him because he was a rebel. When Jim is accepted as a filmmaker and accepted by academia as a poet, this trend of young people discovering him will continue to grow.»

pic by Lisciandro
pic by Lisciandro

Forgive the silly question: was he really so divinely beautiful as your shots led him to us?

(FJL) «Divinely beautiful… no; but on a human level, very attractive. And he had a way of interacting with people that rendered him even more attractive. I don’t think he was aware of his physical beauty.»

Have you ever thought what kind of artist he would have become if he hadn’t passed away? I mean: more writer than singer?

(FJL) Life is like a novel; we each get the number of pages we need to complete our story. It is useless to speculate about ‘what would have happened’. Life is too dynamic to try to describe the future.»

Did he ever come into your dreams or in your daily life to talk to you after that July, 3rd 1971?

(FJL) «Yes! What good are friends if they do not inhabit your conscious and subconscious worlds?»

 

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Note: A deep thank to Seba Pezzani, father (among other ten thousands things he does) of the literary and music festival Dal Mississippi al Po (From Mississippi to Po), held each year at Piacenza. His politeness and care let me know Frank Lisciandro and give the presence of this interview to the readers.

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