Una vita dentro una canzone – 25: Faces of stone (David Gilmour)

01Quel giorno mi prendesti la mano al parco. Non era per incollarti a me e difenderti dal vento che mulinava con un impeto che non ricordavo. Non era neanche per lasciarti condurre o fare gli amorini tra la natura. Quel giorno eri spaventata. Paura che i volti di pietra che uscivano dall’intreccio oscuro dei rami ti si presentassero davanti. Ti osservavano da lontano, come ti guardavano da anni in ogni occasione della tua giornata, ma in mezzo al parco ti sentisti più vulnerabile.

Ogni volto rimandava a un’immagine squadrata e ogni immagine la vedevi penzolare dalle braccia degli alberi. Allora, tu che non hai mai permesso a un timore di avere il sopravvento, fosti tu a parlare prima che lo facessero loro giocando d’anticipo, togliendoti il fiato e lasciandoti al massimo un’esile possibilità per una debole replica.

Mi parlasti dei tuoi anni giovani e di come quegli anni avevano lasciato spazio ad altri anni, solo più secchi. Come succede alle foglie. Nel mezzo se ne era andato il tuo amante, mentre il rimpiazzo ti dava la mano. Camminammo fin quando il grigio s’annerì e tu mi parlasti per tutta la notte di quanto fosse ancora chiara nei tuoi sogni la tua casa d’infanzia vicino al mare.02

E io credetti a ogni singola tua parola. O per lo meno, ora che ricordo, credetti di farlo. Procedetti come indossando una maschera, un travestimento che tu avevi scelto per me. Intanto la notte procedeva. Ci ritrovammo seduti su un tetto, mentre tutto quel buio ci aveva sommersi. Smisero le tue parole, non ne dicesti più una. Ma tanto avevo capito di sapere quel che dovevo sapere.

03Sorridevi come un’attrice. Tanto una meraviglia che il passato tornò improvvisamente, si fermò in quel punto e riprese a brillare. O forse era invece il futuro. Che per una volta mi facesti vedere, staccandolo da tanto lo tenevi stretto sul cuore.

 

 

A LIFE WITHIN A SONG – 25 FACES OF STONE (DAVID GILMOUR)
04

That day you took my hand in the park. It was not to be glued to me defending from the wind that swirled with a violence I didn’t recall. It was neither to leg me guide you or to play the fool lovers in between nature. That day you was frightened. Worried that the faces of stone that you saw getting out of the dark twine of the Leaves would show up in front of you. They were watching you from afar, as they had been doing for many years in every step of your daily life, but into the park you felt vulnerable.

Each face led to a framed image and you saw each image hanging high from the trees. So, because you’re not used to letting a fear to have the upper hand, you started talking first, grabbing their scene.05

You talked to me about the days of your youth and how they gave space to the following ones that revealed dry as the leaves. In between your lover gone, while the replacement was giving you his hand. We walked ’till the grey turned into deep black and you talked all night long of how your childhood home by the sea was still so clear in your dreams.

06I believed each words. Or I was supposed to. I went ahead wearing a mask, a disguise you had chosen for me. While the night was walking. We found ourselves sat on a roof as that darkness had overflowed us. Your words stopped. Nothing you pronounced more. But I knew what I had to know.

You smiled like an actress. So beautiful that all of a sudden the past shew up and began to shine again. Or, on the contrary, it was the future. That eventually you let me see, taking it off your heart.

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