Una vita dentro una canzone – 24: Everybody hurts (R.E.M.)

01Sembra di vederlo Michael Stipe, seduto sul bordo del letto nel suo loft di Canal Street, occhi lanciati oltre il finestrone che accarezza Tribeca, bicchiere a coppa penzolante in una mano. Volano i pensieri, mentre le parole sono a riposo. Un silenzio irreale per essere a New York City.

Notte. Tu e la notte. Questa volta pensi di averne avuto già abbastanza. Fa male. Niente di unico. Niente di fuori dal normale. Tutti soffrono. Ma, come si dice, quando hai tu il mal di pancia, sei tu che stai male, no? E ora il peso di una vita da solo ha iniziato a battere oltre lo scricchiolio delle ossa. Ma non vuoi lasciarti andare. E non vuoi neanche vederti piangere, come invece molti fanno. Sarebbe una liberazione? Sarà anche così…

Oggi la notte è più lunga del solito. E anche il giorno sembrava non far arrivare mai la notte. Quando il giorno non si chiude quando dovrebbe ti senti come se ti mancasse l’aria. Che spreco soffocare per un’attesa. Poi invece il buio è arrivato, la luce è quella dei lampioni, il rumore si è via via attenuato. Ma tu hai continuato a non sentire il suono delle scarpe delle ragazze che camminavano né vedere il colore dei capelli dei ragazzi.02

Di nuovo ti sembra che tutto sia sbagliato. Ti sembra che solo mettendoti a cantare insieme con chi non hai mai visto prima ti farebbe mantenere il controllo delle cose. Invece guardi fuori. Case e cielo. Ti sembra tutto sbagliato. Tutto meno uno: che tutti prima o poi soffrono. Sai che medicina…

Allora aspetti. Non fai niente. Che dovresti fare? Esiste una stampante in 3D per costruire la presenza di cui hai bisogno? Puoi continuare a spiare le vite degli altri in rete per dare la mano a distanza alla solitudine dei tuoi simili e sentire più leggero il peso dell’isolamento?

Sai che bel conforto…

03Hai gli occhi asciutti. Ti bagni le labbra col liquido che riposa nel bicchiere. Lo guardi. Neanche ti ricordi cosa ti sei versato. Sai solo che non farai alcun gesto. Tutti soffrono. Almeno qualche volta. Ma per fortuna ancora pochi staccano il biglietto di sola andata. Attendi. Aspetti. La tua storia si scriverà solo alla fine. Basta una frase fatta per tirarti un po’ le labbra. Quello era un sorriso. Una specie. Non sei solo.

 

A LIFE WITHIN A SONG – 24: EVERYBODY HURTS (R.E.M.)
04It seems like watching Michael Stip sat on the edge of the bed in his Canal Street loft, eyes cast over the big window that caresses Tribeca, chalice dangling from a hand. The thoughts fly, while the words are just sleeping. An unreal silence being in New York City.

Night. You and the night. This time you think you’ve had just enough. It hurts. Nothing special. Everybody hurts. But, you know, when you got the stomach ache it’s you suffering from it. And now, the weigh of a lifetime spent alone begins to go over the usual noises of your creaking bones. But you don’t want to let yourself go. And neither watch yourself crying, as many do instead. Would it be a liberation? That may be this way…

Tonight the night is longer than usual. And even the day, it looked like it didn’t want the night to come as well. When the day doesn’t come to end when it should, you feel like you’re gasping for air. What a wastefulness choking for a waiting! But the dark came in eventually, the light is the one of the streetlamps and the noise gradually faded away. You went on without listening to the sound of the shoes of the girls walking nor seeing the colors of boys hair.05

Once more it looks like that everything is wrong to you. You feel that only singing along with strangers would let you keep control. On the contrary you look outside. Buildings and sky. You feel that everything is wrong. Everything but one point: that sooner or later everybody hurts. What a good medicine…

So you hold on. You don’t do anything. What should you do? Does a 3D printer exist to create the presence you need? Can you go on spying other lives on the net to grab in the distance the loneliness of your same kind fellows just to feel lighter the weigh of your own isolation?

What a great comfort…

06Your eyes are dried. And you dip your lips with the liquid in the glass. You look at it. You don’t even remember what you poured into. You just know you won’t do anything. Everybody hurts, at least sometime. Luckily still few ones got one way ticket. You hang on. You hold on. Your story will be written only at the end. It’s enough an idiomatic phrase to let your lips strech a little. That one was a smile. A kind of. You’re not alone.

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6 thoughts on “Una vita dentro una canzone – 24: Everybody hurts (R.E.M.)

    1. Mi fa molto piacere che anche tu abbia apprezzato questa stupenda canzone. Nel mio blog puoi trovarne tante altre: infatti quando replico ai miei commentatori spesso chiudo la risposta con il video di un brano inerente al concetto che ho appena espresso. Nei commenti a questo post, ad esempio, ne ho caricati una decina: https://wwayne.wordpress.com/2015/06/28/una-spalla-su-cui-ridere/. Una domanda che ti pongo per ignoranza: cosa si intende per “voce da songwriter”?

  1. hai presente quegli storyteller americani che, dagli anni della Grande Depressione, mischiano blues e folk e con l’aiuto della sola chitarra raccontando storie di strada con una voce secca (non proprio da crooner ma quella è la direzione?). Brett Sparks degli Handsome Family tanto per fare un esempio vicino a noi.

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