Una vita dentro una canzone – 21: Into The Real World (Roy Orbison)

01Già, se potessimo vivere nel mondo dei sogni non avremmo neanche bisogno della tua voce malinconica di zucchero triste che ci blocca ogni volta che ci sale su per il naso. Non dovremmo chiedere permesso né ci dovremmo mai scusare. Non avremmo paura di essere quello che siamo, né timore che gli altri non siano quello che ci aspettiamo essere. Se potessimo vivere nei sogni non dovremmo neanche avere dei sogni con cui vivere.

Voleremmo alto, più alto delle nuvole più alte. Se potessimo vivere nel mondo dei sogni vedremmo Dio mostrarci il suo volto. Non ci sarebbero tattiche né strategie. Solo tu e io. E io ti potrei dire che ti amerò fino alla fine del mondo senza pensare che starò dicendotelo. Se potessimo fare della vita un sogno non ci sarebbe più la nebbia e più la pioggia. Se vivessimo dentro un sogno non ci preoccuperemmo più del tempo, perché il nostro amore non avrebbe più fine.02

E non rischierebbe di seccarsi come nella vita reale. Dentro la vita reale non solo non si aggiusta più nulla, ma per di più si rompe tutto. Dentro la vita reale ci chiediamo di cosa sono fatti i sogni, ma appena pensiamo di averlo capito i sogni non ci sono più.

Nella vita reale c’è un’età per coltivare i sogni e rincorrerli. Poi ci si ferma. Non che gli anni non ci si presentino più davanti. Ma non sono più carichi dello stupore di un’aria infinita che ci accarezzava il collo e le spalle. Sono solo anni formati da giorni, settimane e mesi. E dentro questi anni ci troviamo solo semi visibili. E non più lo spazio per dirti: “Dai, salta su che si va avanti finché c’è benzina”.

03Mentre l’amore non si misura col tempo. E la libertà non si costruisce coi patti. Se potessimo vivere nei sogni saprei parlarti bene, solcherei i cieli come un’aquila, altro che ronzarti attorno come un moscone. Oh, se soltanto ci restituissero l’età che reclama il nostro sangue, dentro a ginocchia e caviglie che ora urlano quando la strada s’impenna!

Se soltanto mi raggiungessero ancora i buzz delle radio a transistor e quelle innocue e infinite canzoni dell’estate. Mi basterebbe tirar giù a mano il finestrino della mia Citroen squalo in autostrada per far entrare l’aria d’agosto invece di pigiare un tasto. Mi basterebbe poter scegliere uno tra i tanti negozi di dischi nella mia città. Mi basterebbe vedermi mentre sto andando dal mio amico Guido per ascoltare l’ultimo disco dei Pink Floyd che ha acquistato il giorno prima. Mi basterebbe… Una sola volta. Un solo viaggio.04

Ma tutto questo non ha niente a che fare col sogno. Si chiama nostalgia. Di quando si era giovani e belli. Quant’è bella giovinezza, non vogliamo più invecchiare. La faccia che si scopre girando la medaglia del sogno. E il mondo reale… be’, non c’è regno migliore dentro il quale la testa s’intorcini senza lasciarci scampo cantandoci: “Quelli erano i giorni”.

 

A LIFE WITHIN A SONG – 21: INTO THE REAL WORLD (ROY ORBISON)

05Indeed, if we could live in the world of dreams it wouldn’t be even necessary your gloomy voice, sad sugar like, which blocks us every time it goes up upon our nose. We shouldn’t ever to ask for permission neither ever to say sorry. We wouldn’t get afraid to be what we are neither to be scared because the others are not the ones we expect they should be. If we could live in dreams we shouldn’t need dreams to live with.

We’d fly higher, higher than the clouds. If we could live in the world of dreams we would see God showing us its face. It wouldn’t be tactics and strategies. Only you and me. And I could tell you I‘ll love until the end of the world without thinking I’ll be saying that. If we could make a dream of our lives it won’t stay the fog and the rain anymore. If we would live inside a dream we wouldn’t worry about time because or love wouldn’t end anymore.

And it wouldn’t get the risk to dry out like in the real life. Within real life not only nothing can be mended, but everything get ruined. Within real life we ask what the dreams are made of, but when we guess we’ve understood it they’re are not there anymore.06

In the real life there’s an age to nurture dreams and run after them. Then we stop. Not because we don’t have no more years ahead. But because those years are not loaded by the same amazement that caressed our neck and shoulders. They’re just years made by days, weeks and months. And within those years we find just visible seeds. Andnot the spell to say to toy: “C’mon, get on we’ll drive until gasoline will lead us somewhere”.

But in love there’s no measure of time. And freedom it’s not built by deals. If we could live in dreams I’d be able to talk you good, I’d cut through the skyes like an eagle and not, like I do now, like a big fly. Oh, if only we would be given back the age our blood commands, inside knees and ankles that now moan when the street climbs up!

07If only I was reached by the transitors’s buzz and those harmless and staggering summer songs. It would be enough for me to roll down the window of my Citroen “shark” up the highway just by my hand and not pushing a bottom. It would be enough to choose from the many record stores of my city to buy an album. It would be enough to see me going to my friend Guido just to listen to Pink Floyd latest album he bought the day before. It would be enough… Just one time. Just one trip.

But all of this has nothing to do with dreams. It is called nosltagia. Of when we were young and beautiful. How much beautiful youth is, we don’t want to get old anymore. The side we seee turning the medal of the dream. And the real world… well, there’s no better kingdom of the real world into which our head wrap leaving us with no escape while it’s singing: “Those weere the days”.

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