Luca Crovi Confidential

01Critico letterario e musicale, speaker radiofonico, redattore, compilatore di antologie, sceneggiatore, autore di saggi e di racconti (e di un thriller, con Seba Pezzani), agitatore delle notti milanesi legate al giallo. Nonché figlio di tanto, tantissimo padre (Raffaele), amato per la sua preziosa opera di divulgazione da qualunque appassionato di noir o crime che dir si voglia.

Luca Crovi è un crocevia. Un must. Da seguire quanto e come si seguono i grandi nomi della letteratura nera. Laddove passano gli scrittori e i grandi romanzi di genere troviamo la sua voce a presentarci un profilo colto e originale dell’universo letterario legato al crimine. La sua fatica è la prova che mistero e delitto hanno una portata benefica, se non salvifica, sul genere umano.

Ha appena curato per Guanda il volume Il cuore nero delle donne in cui otto firme del noir italiano femminile raccontano altrettante storie nere consegnate alla Storia da “signore belle e mortali che il tempo ha consegnato al mito”, mentre per Garzanti ha arricchito e ampliato il suo eccellente Noir. Istruzioni per luso, vero e proprio (e imperdibile) atlante del delitto.

In Noir. Istruzioni per l’uso ognuno dei grandi romanzieri di cui presenti il profilo ha un suo modo di calarsi nella creazione di un libro. Deaver ogni sei pagine vuole un colpo di scena, Crichton sostiene che si può riscrivere ogni classico e trasformarlo in nuovo best-seller noir, Agatha Christie si metteva dentro una vasca da bagno di alberghi di quart’ordine così da identificarsi meglio nella “fabbrica di salsicce” in cui pensava di essere diventata, P.D. James se non faceva un sopralluogo in un luogo specifico non scriveva. Cosa ti suggerisce questa poliedrica follia collettiva?cover 2

«Ogni autore ama caratterizzare a suo modo la narrativa di suspense. Ama avere le proprie situazioni e i propri personaggi e non segue per forza uno schema narrativo fisso. Nel libro ho dato voce a scrittori che hanno idee diversissime su come si possano scrivere le indagini poliziesche. Trovo che la varietà di questo genere di storie e la sua capacità di reinventarsi frequentemente renda la letteratura thriller, gialla, noir, horror tutt’altro che prevedibile e soggetta a continui rinnovamenti. C’è chi usa i cliché, chi li rifiuta, il bello della letteratura di suspense è questo: ognuno può trovare una propria forma personale per arrivare al cuore dei lettori e di solito più è originale e più permette allo scrittore di scrivere storie singolari e uniche.»

E come ti poni verso liste, ricette, vademecum che ogni scrittore prima o poi cede alla volontà di lasciarci per arrivare a scrivere il “libro perfetto”?

«Credo che le ricette preconfezionate non servano a nessuno, né agli scrittori affermati, né agli aspiranti scrittori, né tantomeno ai lettori. Però queste liste vengono sempre chieste in maniera ossessiva dai giornalisti. Tutte le regole di scrittura che ho raccolto sono spunti interessanti da leggere perché portano a dibattere sullo stile e il concept della scrittura, ma credo che nessuna dia fino in fondo risposta.»

Sulla struttura del romanzo poliziesco dai voce a Bertolt Brecht, il quale affermò che alla base di tutto ci sta la logica perché questo tipo di letteratura esige che il lettore ragioni come se stesse facendo un cruciverba. Sosteneva che il successo del poliziesco sta nella variazione di elementi fissi. Trovi che questa riflessione valga anche in età digitale?

«Nell’epoca contemporanea tutta la letteratura di genere è contaminata e spesso priva di schemi, per cui le regole sulla logica che Brecht sosteneva non possono essere applicate ai testi moderni perché soprattutto in certi thriller non vengono rispettate in alcun modo.»

Dürrenmatt invece parla di menzogna del noir e mette sul banco degli imputati proprio la logica: i polizieschi non sono credibili perché l’intreccio che porta alla soluzione si avvale di troppa matematica, mentre nella realtà un delitto può essere risolto solo se non si pensa di trovarsi su una tavola da scacchi. Forse non si deve chiedere a un autore di essere un commissario?

«Ci sono autori di noir e thriller contemporanei che sono stati ispettori e commissari nella realtà e che quindi hanno imparato prima a risolvere i crimini giorno per giorno per strada e poi hanno deciso di narrarli nei romanzi. Dürennmatt con il suo pessimismo legato al cuore nero degli uomini, all’ineluttabilità di certi delitti e all’impossibilità di dare un volto a certi assassini o anche la difficoltà nel poterli catturare e incriminare, è uno degli autori più vicini alla sensibilità dei moderni noiristi. Il suo desiderio di spiegare che il giallo è fintamente consolatorio mentre il noir non deve esserlo affatto è legittimo e condivisibile.»

Di Derek Raymond dici: per lui “scrivere storie noir non è un modo consolatorio per tranquillizzare gli animi borghesi, bensì un vero e proprio viaggio all’inferno capace di impedire a chi legge e a chi scrive di trasformarsi in un assassino”. Ma il noir può veramente arrivare a questo? derek raymond

«I noir ci fanno guardare con occhi lucidi le meccaniche criminali. Non sono tranquillizzanti, spesso non danno soluzioni. Possono persino permettere inchieste su fatti accaduti usando una chiave di lettura che è preclusa al giornalismo. Leggendo certe storie da una parte il lettore si sente meglio perché capisce che sono di fiction, dall’altra prova il cupo malessere di sperare che non accadano mai a lui certi eventi che sono dannatamente reali.»

Raymond mi ricorda la parabola esistenziale di Louis-Ferdinand Céline: mettere le mani nella merda, respirare il vomito della strada prima di raccontarla sui libri. Accostamento valido o troppo ardito?

«Non ho mai letto Celine in vita mia, mi sa che dopo la tua domanda mi toccherà farlo.»

Nel noir spesso l’ironia è presentata come gemella siamese del macabro. Conosci un’autrice più ironicamente macabra di Patricia Highsmith?

«Patricia Highsmith ha sempre sostenuto di scrivere romanzi che assomigliavano il più possibile ai dipinti di Francis Bacon, secondo lei l’artista che meglio aveva ritratto in nero il mondo, ovvero: «Il genere umano che vomita nel gabinetto con il sedere nudo in vista». Forse per questi motivi le venne così naturale descrivere la banalità del male in tutte le sue forme ed ebbe sempre una sua lucida idea di come andasse costruito un noir: «Penso che concentrarsi sul chi è stato sia solo un modo sciocco di stuzzicare la gente… a me non interessa come non mi interessano i rompicapo». A lei interessavano di più le dinamiche criminali, gli assassini che più che patologici a lei sembravano avere caratteristiche animali simili a quelle dei predatori. Uomini e animali sono spesso identificati nelle sue storie.»

ann riceHai fatto dire ad Anne Rice che da piccola era affascinata dalla vita dei santi e hai fatto confessare a Patricia Cornwell che da bambina si abbuffava delle favole dei fratelli Grimm. Crescendo ci si dimentica di essere angeli?

«Pensa che curiosamente entrambe quando hanno potuto parlare di angeli e demoni nella loro letteratura lo hanno fatto. L’elemento gotico, religioso e favolistico è fondamentale per poter capire la loro letteratura.»

Giochetto sciocco cercare le differenze nel noir a seconda che sia scritto da un uomo o da una donna?

«Non esiste questa differenza. Basta leggere Rice, Vargas, Highsmith, Rendell, Giménez-Bartlett, Cornwell, Gerristen, Bucciarelli, Verasani, Pastor per comprendere che non c’è uno stile al maschile o al femminile noir. Se togliessimo i loro nomi dalle loro opere e chiedessimo a un lettore se sono libri scritti da un uomo o da una donna credo lo metteremmo in difficoltà nella risposta.»

Dì la verità, appena lo hai saputo anche tu hai stentato a crederci: Stieg Larsson che prende spunto da Pippi Calzelunghe per dare fondamenta al giornalista Mikael Blomqvist e all’hacker Lisbeth Salander.

«In realtà scoprire quell’aneddoto è stato semplicemente illuminante per rileggere la Millenium Trilogy.»

A proposito del suo Millennium: cosa ne pensi del quarto volume che la Norstedts, la casa editrice di Larsson, pubblicherà ad agosto a firma di David Lagercrantz sugli appunti dello stesso Larsson?

«Sicuramente mi toccherà leggerlo. Ma non mi aspetto nulla come lettore. So quanto sia difficile proseguire certe saghe se uno non le ha ideate. Lagercrantz si è preso la responsabilità di essere giudicato da milioni di lettori. Se il suo sia stato coraggio o sconsideratezza lo potremo dire solo dopo avere letto il libro.»

E sulla decisione della Corte Suprema americana di cancellare il diritto d’autore sui personaggi letterari entrati nel nostro immaginario dando la possibilità a chiunque di scrivere romanzi utilizzandoli come protagonisti delle proprie storie?

«Trovo che si possano scrivere ottime storie usando anche eroi già straconosciuti ai lettori. Bisogna però da una parte conoscere bene i personaggi ai quali si doneranno nuove storie, bisogna amarli davvero per saperli reinventare. Devo dirti che fino a oggi autori come Alan Moore, Bjorn Larsson, Alberto Ongaro, Paco Ignacio Taibo II, Kim Newman, Philip José Farmer, Joe R. Lansdale hanno saputo stupirmi nelle loro reinvenzioni letterarie di personaggi di Stoker, Stevenson, Dumas, Salgari, Burroughs, Howard.»

Non trovi che il noir si sia evoluto nel corso di un secolo gonfiando a dismisura la centralità della figura del protagonista e stemperando parallelamente la portata della storia in sé?

«Un buon noir deve avere personaggi forti e una storia diabolicamente originale per funzionare al meglio. Certe tematiche e certe situazioni possono anche essere ripetute ma bisogna saperle padroneggiare per risultare originali.»

Ho trovato particolarmente interessante l’accostamento di Victor Gischler tra western e noir. Il secondo sarebbe nient’altro che il primo in un nuovo secolo. È per questo che la tradizione letteraria americana continua ad avere quell’impronta immediatamente identificabile qualunque genere esplori?

«In America la nuova e vecchia frontiera sono ancora lì da esplorare. La nascita delle metropoli americane non ha cancellato né le abitudini né i personaggi del Far West.»

Don Winslow, Joe R. Lansdale, Stephen King: chi il più americano?

«Tutti e tre, pur avendo diverse sensibilità narrative.»

A proposito di King: aveva paura a guardare con la mamma i film di Bambi e non riesce a guardare per intero The Blair Witch Project. Ci sta prendendo per il culo dì la verità…

«King è un narratore sincero, un lettore sincero e un uomo sincero. Anche negli incontri pubblici si racconta sempre con il cuore in mano. Non ha bisogno di proteggersi né di fingere. Leggendo il suo ultimo romanzo Revival si comprende che è davvero una persona che ama reinventarsi ogni volta e sperimentare qualsiasi cosa in maniera sincera e naturale.»

Anche tu ti sei cimentato nella narrativa pura. L’arma migliore per far fuori il lettore.

«Credo che la sincerità applicata da King funzioni sempre in letteratura.»

acacasCAIn questi ultimi anni la fiction USA di genere ha proposto degli altissimi prodotti, grandi in primis in sede di scrittura. Ritieni che la Nuova Frontiera nella scrittura del noir possa trarre linfa dal tv americana?

«Credo che le nuove fiction televisive siano veri e propri romanzi per immagini, che abbiano una qualità narrativa incredibile. Sono storie altamente influenzate dalla letteratura e che a loro volta non possono che influenzare direttamente anche quest’ultima.»

Giriamola come vogliamo, ma il noir è essenzialmente mistero. Bene, tu che sei un maestro, ci spieghi perché diavolo Edgar Allan Poe nel momento di spirare continuò a pronunciare: «Reynolds! Reynolds!»?

«Eh per avere una risposta bisognerebbe evocare lo spirito di Poe con una bella seduta medianica.»

Sempre E.A. Poe tracciò un profilo degli scrittori di maggior successo. In sintesi, chi ha successo ed è sulla pagine dei giornali è quello che riesce meglio ad adulare i critici o a prenderli per sfinimento. In “ciarlatanesimo autoriale” siamo migliorati o peggiorati rispetto al periodo dello scrittore americano?

«Direi che nulla è cambiato rispetto a quello che raccontava Poe dei salotti americani per letterati.»

simenonDi Simenon dai un profilo nuovo rispetto a ciò che in tutti questi anni abbiamo letto. Sintetizzo in una definizione le tue righe: il primo autore industriale di noir, direttore marketing delle sue stesse opere. Pensi sia stato così processed anche in sede di scrittura delle storie?

«Simenon è un uomo che ha da sempre studiato nel dettaglio sia la linea editoriale dei suoi romanzi, sia la loro grammatica, sia i loro plot, persino i nomi delle vie non sono causali e nemmeno il numero di parole usate. Devo dirti che per capirlo meglio mi è stato utile non solo poter chiacchierare su di lui per anni con mio padre (che si occupò personalmente in Mondadori della riconferma del suo contratto editoriale) e parlare delle sue abitudini con il figlio John, che curiosamente è stato il produttore francese che si è occupato del lancio europeo di Guerre stellari, durante un’intera giornata al Salone del Libro di Torino.»

Simenon e Héléna, due contemporanei che dividevano anche gli stessi spazi geografici e letterari. Due autori dalla produzione elefantiaca. Perché il papà di Maigret ebbe tutto quel successo che gli tributiamo e André Héléna invece fece la fame tutta la vita?

«Il primo accettò più di un compromesso e studiò nel dettaglio la propria carriera. Ebbe la fortuna di essere scoperto e lanciato da una donna di grande cultura come Colette e seppe approfittare di tutte le buone occasioni che la vita gli diede. Il secondo cercò invece di sopravvivere e sbarcare il lunario tutta la vita, scelse di raccontare il malessere della strada, visse in maniera anarchica la propria socialità. L’uso di pseudonimi annullò la carriera letteraria di Héléna, Simenon invece fece in modo di sfruttare al massimo le sue capacità letterarie assumendo nomi diversi e sperimentando con essi stili diversi che gli permettessero di sbancare.»

Più disperato André Héléna o Jean-Claude Izzo?

«Direi disperati entrambi. Ma i francesi forse ti direbbero che l’appellativo più consono per Héléna è maudit

Una terra che ha dato grandi firme è la Spagna. L’esperienza franchista ha influito sulla letteratura di questo genere o, anche per via della sua particolare posizione geografica, la Spagna non poteva che emergere tra le grandi nazioni europee del polizesco?

«La novela negra è nata come risposta politica e sociale al franchismo. Il regime impedì la pubblicazione di gialli e bollò autori come Ledesma come “rossi e pornografici”. Non si possono capire i moderni polizieschi spagnoli, ma anche quelli greci e cinesi, se non si comprende che questo tipo di letteratura si misura libro dopo libro con crimini che spesso sono stati causati dalla mancanza di libertà civile e sociale.»

Quanti titoli possiedi nella tua biblioteca di casa?

«Allora, tenendo presente che non li ho mai schedati, e che ogni settimana aumentano, direi di avere più di settemila libri e oltre diecimila cd. Lotto ogni giorno per trovare loro spazio in casa e per fortuna ho quattro bimbi che sono molto complici nelle mie passioni e che difendono la presenza in casa anche di migliaia di fumetti e dvd.»

 

LUCA CROVI CONFIDENTIAL

imagesWT17997LLiterary critic and music reviewer, radio speaker, copy editor, compiler of anthologies, scriptwriter, author of essays and (he also wrote a thriller novel with Seba Pezzani), enterteiner of the Milanese nights connected with the universe of the crime literature. As well as son of such a father (Raffaele), loved by each fan of crime literature for his educational activity.

Luca Crovi’s a crossroads. A must. As important in Italy as the great noir writers. Wherever the authors and their books walk in bookstores, there’s his voice to introduce us always a cultured and original profile of the literary crime planet. Crovi is the evidence that mystery and murder sometimes carry out a healthy and redeeming action on human being.

He’s just edited for Guanda the volume Il cuore nero delle donne (The black heart of women) in which eight female italian noir writers tell just as many black episodes delivered to History from “beautiful and mortal ladies who time consign to the myth”, while for Garzanti has eriche and uenlarged his excellent Noir. Istruzioni per luso (Noir. A guideline for the use), a real and (unmissable) murder atlas.

In Noir, istruzioni per l’uso each writer you present got a own method to create a story. Deaver wants a coup de théâtre every six pages, Crichton believes it’s possible to rewrite a classic turning it into a new best-selling noir, Agatha Christie used to write into a mean hotel bathtub, P.D. James didn’t write before an inspection of the place she was going to write about. What does suggest you this all?

«Each novelist loves to mark out the suspense-literature at his or her own will. Situations and character don’t start from a unique scheme. It lets this kind of literature to renovate itself. There are those who love stereotypes and those who don’t. Everyone has a personal way to reach the reader.»

What about you on recipes and vademecum coming from the most famous writers on how to write the perfect novel?

«Recipes are worthless for everyone but the critics, because they contain interesting hints on the way of writing.»

Bertolt Brecht said that the logic is the most important part of the structure of a thriller. Readers must think logically to come up through the story and succeed in its development. The writer must should be capable of changing and intertwinning the various fixed elements. Is it true even in the digital era?

«In the contemporary age all this kind of literature has been contaminated, so Brecht’s rules in some thrillers are not respected at all.»

On the contrary Dürrenmatt charges with logic saying that crime literature is not plausible because the twine of the facts in a plot is always too much precise and mathematical. Real life is not a chessboard. Would a detective say the same?

«There have been noir and thriller writer who in their previous life were detectives. They learnt from their street experience how to solve cases and they narrated on a book. Dürennmatt, a pessimistic man, is closer to modern writers than we can imagine.»

About Derek Raymond you say: “Writing noir stories is not a device to comfort middle-class souls although a real trip to hell able to prevent the reader and the writer to become a killer”. Can crime literature really do this?

«Certainly this literature helps us to look more precisely criminal dynamics. Reading this wide range of stories, on one hand the reader feels good because he realizes it’s fiction and on the other hand he feels the gloomy malaise passing through him and hopes not to have ever something to do with those facts that are so damned real.»

Raymond reminds me Louis-Ferdinand Céline’s existential trajectory: putting the hands in the dirt, breathing the vomit of the road before writing his experience in a book. Does it match in your opinion?

«Never read Céline in my life, but I guess that after your question I’ll have to do.»

In this kind of books often irony is the opponent face of macabre. Do you know a female author more ironically macabre than Patricia Highsmith?

«Patricia Highsmith always said she wrote like Francis Bacon painted, in her opinion the artist who painted the black of the world best. Maybe for this reason it was so natural for her to describe the banality of evil in every its shapes. She didn’t care who done it, the crime I mean, she was interested in the criminal dynamics and the criminals themselves, so close to the animals as far as the predator characteristics are concerned. Human beings and animals are so often identified in her stories.»patricia cornwell

You made Anne Rice say that when she was a child she was fascinated by the lives of the saints and made Patricia Cornwell confess that at the same age she was nurtured by the Grimm brothers fairy tales. Growing up we forget we are angels, don’t we?

«Strangely they both dealt with angels and demons in their literature. The gothic, the religious and the fable elements is basic to understand their writings.»

Silly play trying to find the differences in a noir written by a male or a female author?

«This difference doesn’t exist. It’s enough reading such female writers as Rice, Vargas, Highsmith, Rendell, Giménez-Bartlett, Cornwell, Gerristen, Bucciarelli, Verasani, Pastor to understand that there’s no masculine or feminine style in the noir literature. If you’d cut out their names from their books and would ask a reader if they’re written by a man or a woman you’d cause the reade a very big problem for the answer.»

Tell the truth: it was hard to believe it for you too when you knew that Stieg Larsson had taken the cue from Pippi Longstocking to create the journalist Mikael Blomqvist and the hacker Lisbeth Salander.

«Well, discovering that anecdote has been simply enlightening to re-read the Millenium Trilogy.»

millenniumTalking of the Millennium Trilogy: what do you think of the fourth volume that Norstedts is going to publish signed by David Lagercrantz who used Larsson’s notes?

«I’ll have to read it I know, but I don’t expect nothing as a reader. Lagercrantz brought on his shoulder the responsability of being judged by millions of readers. If this is courage or unwariness, we can say it after reading the book.»

And what about the decision of the US Supreme Court to erase the copyright on literary characters whom the popular imagination has detached from their real authors allowing, in this way, everyone to use them as characters of their books?

«I find it’s possible to write very good stories using those characters. But you must know them very, very well. You must love them to be able to reinvent. I have to say that until now, writers such as Alan Moore, Bjorn Larsson, Alberto Ongaro, Paco Ignacio Taibo II, Kim Newman, Philip José Farmer, Joe R. Lansdale have succeeded in the literary reinvention of characters by Stoker, Stevenson, Dumas, Salgari, Burroughs, Howard.»

Don’t you think that during the last decades the main character of a crime story has become so much important respect the story itself?

«A good noir must join strong characters to a devilishly original plot to work. Some situations, some subjects can be repente, no problem, but you must be capable to work on them very well to present them as original ones.»

I found very interesting Victor Gischler’s combination between western and noir. The second one is the first one of the new century. Is it for this that the literary american tradition goes on with that mould which makes it being recognizable every genre we explore?Victor Gischler e crovi

«The old and the new US frontier is always there to be explorated. The birth of metropolis has neither deleted the habits nor the Old Wild West characters.»

Don Winslow, Joe R. Lansdale, Stephen King: whose the most american?

«All of them. With different narrative sensitiveness.»

About King: he got scared to watch, even with hois mother, Bambi movies and he still can watch to the end The Blair Witch Project. He makes fool of us, doesn’t he?

king«King is a sincere narrator, a sincere reader and a sincere man. Even in public he’s so big-hearted when he talks of himself so. He doesn’t need to cover up or to pretend. It’s enough to read his latest book, Revival, just to understand how he’s a man who loves to reinvent and to experiment everything in a sincere and natural way.»

The weapons to knock the reader down.

«I think that King’s honesty keeps on working very well.»

In these latest years US crime drama television series have proposed huge examples of stories, above all as far as the writing is concerned. Do you think that the noir New Frontier can be nurtured by US television?

«I think that the new series on tv are real novels made by images, they’ve a terrific narrative quality. They’re stories highly influencede by literature which in turn can influence literature.»

Noir calls out mystery. Well, can you explain why in the deathbed Edgar Allan Poe went on saying: «Reynolds! Reynolds!»?

«We should evoke Poe’s spirit with a séance.»poe

E.A. Poe drew the line of the average best-selling writer: sycophantic of the critics, a pain in the journalisists’ neck. Better or worse the situation now?

«I’d say that nothing has changed from that moment.»

About Simenon, from your profile we learn he was the first author to understand the strenght of marketing linked to his books. Do you think he was so processed also in the writing of his novels?

«Simenon was a man who left nothing to chance. He always studied the least ins and outs : editorial policy of his novels, their grammar, their plots, even the names of the streets weren’t by chance, nor the number of the words he used to use. My father, who dealt personally with his contract for Mondadori, told me a lot of him and some years ago I had the opportunità to speak all day long with Simenon’s son, John, during the book exhibition in Turin.»

Simenon and Héléna, two contemporaries who produced so much stuff. Why Georges Simenon was a best-selling writer while André Héléna starved all his life?

«The first one accepted more than one compromise and studied the ins and outs of his career. He got the luck to be discovered by a great intellectual woman such as Colette and managed to exploit each good occasion life shown him. The second always tried to survive and to make ends meet, chose to tell the malaise coming from the streets, lived in an anarchist manner his social relationships. Then, the use of pen names which thwarted his career, on the contrary was something that brought a great help to Simenon because gave him the opportunity to experiment new styles.»

helenaAndré Héléna and Jean-Claude Izzo: who’s the most despaired?

«The both of them. But the French would tell you that the best definition for Héléna is maudit

A great land for noir is Spain. Do you think that the period under Franco influenced this kind of literature?

«The novela negra was born as a political and social reaction to the Francoism. The regime banned the publishing of thrillers and noir, branded authors like Ledesma as “reds and pornographics”. It’s not possible to understand the spanish modern noir, as the same for Greeks and Italians ones, if we don’t understand that this genre of literature often comes from crimes and murders caused by the lack of civil and social freedom.»

How many titles live in you personal home library?

«Well, considering that I never archived them and that they increase week by week, I’d say: more than seven thousand books and more than ten thousand cds. I fight daily to create a news pace for thwm and just my luck I’ve four children who are a party to my passions, defending the presence at home of thousands of cartoons and dvds.»

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