Morozzi e di come Bologna può trovarsi in Louisiana

01Per chi scrive è la voce più interessante della (ex?) nuova generazione italiana di scrittori. Italiana di passaporto, forse pure di cuore calcistico, ma di respiro e passo americano. Viene da Bologna, ma forse in Louisiana esiste una città con lo stesso nome. Quando emerge dalle pagine dei fumetti o abbandona la chitarra si mette a scrivere storie che, tra profilo noir (se non proprio crime), anima comica e tessuto extrasensoriale, ci portano in un universo molto lontano dalle coste italiche.

8th Of May ha incontrato Gianluca Morozzi. Che presto incontreremo di nuovo per una chiacchierata esclusivamente incentrata sul più grande figlio del New Jersey. Eroe rock per entrambi.

Quali sono le tue radici letterarie?

«Sono nato con gli Urania e la fantascienza classica, Isaac Asimov, Ray Bradbury, Arthur Clarke. Poi ho scoperto Stephen King, di cui ho letto tutto, letteralmente, anche se non ho amato tutto. Ma questo è normale: è come aver amato tutti i settemilacinquecento dischi di Neil Young, anche Fork in the road, anche Landing on water. King è una delle persone a cui voglio più bene al mondo, anche quando scrive brutture come L’acchiappasogni o robette come Joyland. Poi ho scoperto, sempre dagli Urania, Douglas Adams, che mi ha aperto un universo. E dopo, Buzzati. E poi sono arrivati Brizzi e la Ballestra, che mi hanno fatto scoprire questo piccolo dettaglio: si poteva scrivere un romanzo ambientato anche dietro casa mia, a Bologna, e avere successo. Non lo sapevo, all’epoca. Poi ho scoperto a ritroso Tondelli. E tutti gli altri.»

Hai un range narrativo piuttosto ampio, che pesca dal fumetto alla musica, dalla cronaca quotidiana al noir. Qual è il cambiamento più evidente che senti quando passi alla scrittura di un noir?

«Mah, guarda, per me è come per un chitarrista che schiaccia un pedale per passare dal suono morbido al distorto. Schiaccio un pedale in testa, questo è il pedale comico, questo è quello noir, tac, fatto.»

Leggere Blackout e non ricordarsi il nome dell’autore può confondere. Può dar l’idea che, per tensione e asciuttezza della lingua, si tratti di un romanzo scritto da un autore contemporaneo americano e ambientato a Bologna.blackout

«Questo perché ho passato quindici anni almeno a copiare fedelmente Stephen King. Quelle tonnellate di racconti mai pubblicati e mezzi romanzi iniziati mi sono serviti ad americanizzare quel lato del mio stile. Dopodiché ho copiato anche Paolo Villaggio, il primo Nick Hornby o Paolo Nori, per dire. Lo stile, uno se lo fa anche così. Un pezzo per volta. Mischiando.»

A proposito di Bologna. Da almeno un decennio contende a Torino la nomea di città più nera d’Italia. Bisogna risalire al 2 agosto 1980 o c’è qualcosa di più intimamente misterioso e pericoloso che fa della tua città un così interessante epicentro per il crime?

«Senza risalire indietro di pochi anni rispetto al 2 agosto, ai delitti del Dams, per dire, o ai carri armati di Cossiga in piazza Verdi, andando ancora più indietro abbiamo avuto la banda Casaroli, per dire, o i 666 archi che formano il portico che conduce a San Luca, e nel 1488 la famiglia dei Malvezzi uccise oppositori per un’intera settimana di massacri… se aggiungo che durante i lavori alla stazione hanno trovato una necropoli di epoca imperiale romana piena di corpi seppelliti in un modo ricollegabile ai vampiri, e che il primo romanzo italiano sui vampiri lo ha scritto il bolognese Mistrali nel 1869, direi che qui c’è stato un po’ di tutto.»

Difficile accostarsi ancora a questa città dopo Carlo Lucarelli e Loriano Macchiavelli?

«Questa città ha spazio per tutti. Ci si può raccontare qualunque cosa, in qualunque modo. Andrea Pazienza ce l’ha insegnato. Pensa che quando Macchiavelli ha iniziato gli dicevano che era impossibile scrivere dei noir in una città tranquilla come Bologna… e poi lui ha inventato il narratore seminvisibile!»

Chissà cosa diranno quelli che verranno dopo di te. Bologna resterà off-limit per un bel po’ di tempo non trovi?

«Diranno: “Bologna non è più quella di una volta, mica come ai tempi di Morozzi…”. Il tormentone “Bologna non è più quella di una volta”, a proposito, è una delle cose che più odio al mondo. Ha risposto bene Enrico Brizzi: “E tu, sei quello di una volta?”»

untitledScrittura veloce e sempre governata senza mai uno sfilacciamento, dialoghi curati di fino, profili dei personaggi che godono di una modernità da far invidia a Dave Eggers o Joe Lansdale, storia e colpo di scena da autentico scrittore. Parere personale sul tuo ultimo romanzo, Radiomorte: sai cosa gli manca per la perfezione? Un centinaio di pagine in più. Per avere più tempo, io lettore, di stare dentro al libro. Ci sono entrato, ci sto da dio, non voglio uscire per un po’ di tempo. Invece ecco arrivata la quarta di copertina.

«Sai cosa? Ci avevo pensato. Potevo dilatare un po’ tutto, dai flashback alle scene nello studio radiofonico. Ma mi sembrava… come dire… troppo americano. Da romanzo che deve arrivare per forza a 400 pagine, anche allungando il brodo. E il libro ha resistito a ogni mio tentativo di intervento. Quando i capitoli non vogliono essere allungati, non li devi allungare. E lo so che sembra un’affermazione da psicopatico, ma è così. Ma alla fine forse è che io non ci stavo da dio in quella dannata radio, ci stavo male, con Kristel e con quella famiglia maledetta. Anche in quelle dannate montagne. Io le odio, le dannate montagne. Tutti pensano che io soffra di claustrofobia, e invece no, soffro di vertigini.»

D’accordo, ma sarà mai possibile far uscire l’editoria italiana dalle canoniche 200 pagine con corpo generoso e ampi stacchi nelle facciate?

«Be’, sta per uscire Gli Increati di Antonio Moresco, ad esempio. E quando uscirà il mio romanzo L’uomo liscio avrà 800-1.000 pagine, per dire. Ce la possiamo fare.»

Cosa leggi oggi più volentieri?

«Cose che sanno sorprendermi, per una trovata particolare di stile, per una trama inusuale, per qualcosa di non prevedibile e scontato. Ma anche, da buon completista, tutto quel che esce degli scrittori del mio cuore, Roth, King, Welsh, Palahniuk, Nori e altri.»

E cosa stai cercando come scrittore?

«Intanto vorrei imparare a padroneggiare meglio l’arte della descrizione per piccoli tocchi, che mi viene sempre un po’ difficoltosa. Vorrei imparare a scrivere di notte anziché di pomeriggio. Vorrei riuscire a scrivere un po’ di più in stato di, come dire, emozione alcolica, dato che quando torno a casa dopo una serata in cui ci ho abbastanza dato dentro una mezza pagina bella mi esce, ma subito dopo inizio a fare avances da ubriacone alle mie amiche di Facebook. E poi vorrei riuscire a far convivere in modo armonioso le mie anime, quella noir e quella comica.»

Uno strumento che hai utilizzato per dare anima e sangue alle tue storie, è quello della realtà parallela, Colui che gli dei vogliono distruggere docet. Usalo ora pro domo tua: due o tre titoli di una qualsiasi letteratura che ti attribuiresti come autore se fossi tu stesso il protagonista della tua prossima storia.

«Quando troverò il Tardis, la cabina telefonica che è la macchina del tempo del Dottor Who, andrò a scrivere It, Guida galattica per gli autostoppisti e Destinazione stelle prima di Stephen King, Douglas Adams e Alfred Bester. Il Tardis ha un sistema di traduzione automatica, quindi potrò scriverli tranquillamente in inglese. Douglas Adams, avendo sceneggiato Dr.Who, forse sospetterà qualcosa.»

Woody Allen ha più volte affermato che ama molto più la fase della scrittura di un film che quello della regia operativa. Per te accade lo stesso o il momento del confronto con la pagina bianca è più orgasmatico della fase che la precede in cui identifichi storia e personaggi?

«Dipende. Il momento più bello, nei romanzi “di trama” è quello in cui tutti i pezzi vanno a posto, in cui ti viene il colpo di genio che risolve un terribile problema della storia. Può avvenire prima, a bocce ferme, o durante, in fase di scrittura. Nei romanzi comici, invece, mi diverto più scrivendo e rileggendo che meditandoci sopra.»

Capitolo Usa: che giudizio dai sulla narrativa contemporanea americana?

«Un po’ di autori che avevo molto amato nel periodo Foster Wallace – Lethem – Rick Moody, il periodo, come dire, Burned children of America, o ci hanno lasciato o hanno perso un po’ di brillantezza. Ora sto cercando voci nuove, dopo aver avuto un po’ di delusioni.»

E più in generale, cosa sono stati e cosa sono ora gli Stati Uniti per te?

«Il posto che ospita la Marvel e la Dc, per esempio, un terzo dei miei possedimenti musicali. E il luogo da cui vengono Breaking Bad, I Soprano, i fratelli Coen, i fratelli Hernandez…»

Tipologia di scrittura, profilo delle storie raccontate, opportunità di farle conoscere, sistema distributivo, mercato editoriale: in cosa oggi Usa e Italia si differenziano maggiormente?

«Non ho studiato granché il mercato editoriale americano, ma su quello italiano posso dire che il problema è uno, principalmente: che gli italiani non leggono molto, e non solo non leggono molto, ma se ne vantano. Credo sia stato il frutto di qualche decennio di televisione devastante, ma anche di una scuola che, con ottime eccezioni, non ha fatto amare molto la lettura. Insomma, I promessi sposi è un capolavoro, ma non per ragazzini di undici anni, secondo me. Se fai vedere il libro come un nemico mortale, poi tirerai su della gente che guarda L’isola dei famosi o robe così.»

Tanti anni fa Wim Wenders in un’intervista confessò: “Il rock mi ha salvato la vita. Non so che fine avrei fatto senza di lui”. Ti senti di poter fare la stessa affermazione?

«Oh, sì, certo, lo puoi dire. E senza i fumetti, anche.»

Hai incentrato due brillanti e appassionati libri su Bruce Springsteen, musicista per il quale hai nato per rincorreremacinato migliaia di chilometri per vederlo suonare dal vivo, sottraendo ore e ore di sonno. Stiamo organizzando un’intervista esclusivamente sul Boss, ma non posso evitare una domanda: perché Bruce Springsteen?

«Perché a un certo punto ho letto il testo di State Trooper su un vecchio libro dell’Arcana. E poi ho seguito i miei amici in un concerto del ’93 a Zurigo. Quel che si dice, amore a prima vista.»

Il rock e i suoi apostoli. Chi oltre al Boss?

«Bob Dylan, Neil Young, Lou Reed, Who, Beatles, Rolling Stones, Velvet Underground, Rem, Pearl Jam, Beach Boys, Clash, Genesis, Led Zeppelin, Motorpsycho National, Nick Cave, Pink Floyd, Tom Waits, Kinks, Johnny Cash, David Bowie, Eels, Black Sabbath… e tanti italiani, anche.»

Sei anche un musicista. Cosa abbiamo perduto per apprezzarti come scrittore?

«Ve lo giuro, niente. Cinque o sei orrende canzoni scopiazzate dagli Afterhours e strimpellate con accordi facili. Nient’altro, direi.»

bologna fcUn’altra tua passione si chiama Bologna Football Club. Quale la figurina che tieni sempre in portafoglio?

«Quella con lo stemma del Bologna. Perché i giocatori passano, il Bologna resta.»

Quale nella Storia il giocatore rossoblù più rock?

«Ah, be’, Emanuele Filippini, per ovvi motivi springsteeniani. Negli anni passati, Domenico Marocchino, che aveva uno scazzo geniale cosmico da rockstar tossica, Osvaldo, e attualmente il pianista Zuculini.»

Con ogni probabilità tornerete in serie A. Volevo chiudere con una battuta del tipo: con voi in A saranno per noi, rossoneri, sei punti in più in classifica. Ma temo proprio non andrà così.

«Esatto. Ora che siamo diventati miliardari grazie a Joey Saputo, dobbiamo solo superare questo piccolo scoglio della serie B e poi la musica cambierà per sempre.»

 

MOROZZI AND HOW BOLOGNA CAN BE FOUND IN LOUISIANA

piccolaienaIn my opinion the most interesting voice of (former?) italian new generation of writers. Italian because his passport, maybe also as his football passioni s concerned, but american as breath and pace. He comes from Bologna, ma it’s possible that in Louisiana eexists a town by the same name. Hen he emerges from comics pages ar leave the guitar he gets to write stories which, within noir profile (if not exactly crime), comic soul and extrasensory compose, lead us into a universe so far from italic shores.

8th Of May met Gianluca Morozzi. And soon he’ll be back for a talk entirely based on the best son of New Jersey. Rock heroe for both of us.

Which are your literary roots?

«I was born with Urania books and the classic science fiction, Isaac Asimov, Ray Bradbury, Arthur Clarke. Then I discovered Stephen King, whose I read everything word for word, though I didn’t love everything of his stuff. But this is normal: it’s just like loving Neil Young’s all seven thousand five hundred records, even Fork in the road or Landing on water. King is one of the people I feel affection more in the world, even when he writes bullshit like Dreamcatcher or rubbish like Joyland. Then it was the time, always all around Urania, of Douglas Adams, who opened me a universe. And then Buzzati and Ballestra who made me discover this little detail: it was possible to write a novel located behind my house, in Bologna, and getting a good success. I didn’t know at the time. Then Tondelli. And all the others.»king

You got a rather wide narrative range. You pick up from comics to music, from the daily chronicle to the noir. Which is the most evident change you feel to face when you’re involved into a noir writing?

«Well, to me is just like a guitar player who presses a pedal to pass from a soft sound to a distorted one. I press a pedal in my mind, this is the comic pedal, this is the noir one, tock, just done.»

Reading Blackout without memorizing the name of the author can result misleading. It can give the idea that, as far as the power and the dryness of the language are concerned, we’re reading a novel written by a contemporary american novelist who sets the story in Bologna.

«It can happen because I spent fifteen years keeping on copying accurately Stephen King. Mine piles of never-published novels and cuts of just-begun novels, helped me to become americanized in that part of my style. Therfater I’ve copied also Paolo Villaggio, the early Nick Hornby or Paolo Nori, so to speak. You can forge your style also this way. A brick after the other. Mixing up.»

Talking of Bologna. Since almost a decade it has been competing with Torino the notoriety of “blackest town of Italy”. Do we have to come back to the bomb at the train station, August 2nd, 1980, or is there something thoroughly much misterious and dangerous that makes about your town a so interesting epicentre for crime?bologna

«Back from August 2nd: the Dams murderers, Cossiga’s panzers in Verdi Square, the Casaroli group or the 666 arches which shape the colonnade guiding to San Luca, the murderers of the opponents by the Malvezzi family that went on a full week in 1488… If I add that during the works at the station a necropolis full of corpses connectables with vampires dating back the roman imperial era has been found and that the first italian novel on vampires was written by the Bolognese Mistrali in 1869, well, I can say that here everything happened.»

Is it difficult to approach this town after Carlo Lucarelli and Loriano Macchiavelli?

«This town has space for everybody. You can tell everything, in every manner. Andrea Pazienza taught us. Yo must know that when Macchiavelli began he was told that it was impossibile to write a crime located in such a quiet town like Bologna… then he created the semi-invisible narrator!»

I wonder what the new writers will think. Bologna will be off-limit for a long time, don’t you agree?

«They’ll say: “Bologna is no more the one it was once, it’s not like when Morozzi would write…” By the way, the catchphrase “Bologna is no more the one it was once”, is one of the things I hate most in the world. Enrico Brizzi hit it on the nail: “And you? Are you still your same old you?”»

Speedy writing, always under control, with no off-road; well-finished dialogues, characters’ profiles shining modernity that would be the envy of Dave Eggers or Joe Lansdale, story and coup de théâtre really worthy of a pure writer. Personal opinion on your latest novel, Radiomorte: it lacks about a hundred pages to reach the perfection. I, the reader, want to have much time to stay into the book. I’m in, I’m feeling good, and don’t want to get out so early. On the contrary, here it comes the back cover.

«You know what? I thought about it. I could expand a little bit just the whole of it, from flashback sto the scenes in the radio station. But it seemed to me… how can I say… too much american. A novel that had to reach 400 pages, even milking it for all its worth. The novel held up on any attempt to do it. When chapters don’t want to be strung out, you must not string them out. I know you can think I’m a psychopathic but it works this way. But the true is that maybe I didn’t feel good in that damned radio, it made mefeel sick, with Kristel adn that unbearable family. Even those horrific mountains. I hate them, the horrific mountains. Everyone thinks I suffer from claustrophobia, but it’s not true, I suffer from dizziness.»

Al right but will it ever possible in Italy to come out from the consecrated 200 pages, printed with big lettering and wide separations on the pages?

«Well, it’s going out for sale Gli Increati by Antonio Moresco, for example. And my L’uomo liscio is published, it will have 800-1,000 pages. We can make it.»

What do you read with pleasure at the moment?

«Stuff able to amaze me, on account of a particular stylish bright idea or an inusual story line or something not predictable. But als everything comes from the authors I prefer, Roth, King, Welsh, Palahniuk, Nori and others.»

And what are you looking for as an author?

«First of all I wish I learn better the art of the description by tiny spots that now I don’t manage to handle so well. I’d like to learn writing at night instead of in the afternoon. I’d like to succeed in writing in a state, how can I say, of “alchoolic emotion”, because when I get home after an evening in which I’ve profusely pitched in, I can put down a good half-page, but soon I miss the direction with my drunken avances towards my Facebook female friends. Eventually I’d like to cross in a balanced way my souls: the noir and the comic.»

A narrative idea you used to give strenght to your books is that of the “parallel reality”. Use it now: two o three titles you’ d appoint to yourself as author of them if you were the main character of your forthcoming novel. tardis

«When I find the Tardis, the time machine  and spacecraft in the science fiction programme Dr. Who, I’ll go to write It, The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy e The Stars My Destination by Stephen King, Douglas Adams and Alfred Bester. The Tardis has an automatic translation system and so I’ll be able to write them straight in english easily. Maybe Douglas Adams, having adapted Dr. Who, will suspect something.»

Woody Allen said that he loves more writing his stories than shooting them. I sit the same for you? Is creating in your mind plot and character more orgasmic than filling the page?

«It depends. In the novels with a story line, the best moment is when all the pieces go where they have to go, when the stroke of genius that solves a delicate point in your plot eventually arrives. It can happen before you start with the forst word or after. In my comic novels I get fun more writing and rereading than mulling over it.»

US chapter: what is your judgement on contemporary northamerican literature?

«Some authors I had loved very much in the Foster Wallace – Lethem – Rick Moody, period, the one, as to say, Burned children of America, left us or lost a little sparkle. Now I’ve been looking for new voices, after some disappointment.»

And more in general: what the US has been and is now for you?

«The place that houses Marvel and the Dc, for example, a third of my musiclìal possessions. And also the place where Breaking Bad, The Sopranos, Coen brothers, Hernandez brothers come from.»

Typology of writing, profile of the stories being narrated, opportunity to make them known, distribution system, publishing market: which the most notable element that nowadays marks out the difference between US and Italy?

«I didn’t study US publishing market so much, but about the italiano ne I can say that one is the central problem: italians don’t read much. Not only, they’re proud of it. I guess this is the result of some decades of crushing television and of an educational system that, a part from remarkable exceptions, didn’t make students love reading. Alessandro Manzoni’s The Betrothed is a masterpiece, but not for eleven year old kids. If you preset the book as a deadly enemy then you’ll grow up a youth that will watch I’m a celebrity, get me out of here or crap like that.»

Many years ago, during an interview Wim Wenders confessed: “Rock saved my life. I don’t know what I would have done without it”. Do you think you can share the sentence?

«Oh, for sure, you can bet. And without comics too.»

bruceYou wrote two brilliant and interesting books hinged on Bruce Springsteen, a musician for whom you travelled a heap of kilometres loosing many hours of sleep just to watch him on stage. We’ve been arranging an interview based on him but now I can’t help inquiring you: why Bruce Springsteen?

«Because in a particular moment of my life it happened to me to read State Trooper’s lyric from an old book published by Arcana (italian publishing house, note of translator). Then I followed some friends of mine to a concert in 1993 held at Zurich. And that was what is called love at firs sight.»

Rock and its followers. Who else other than the Boss?

«Bob Dylan, Neil Young, Lou Reed, Who, Beatles, Rolling Stones, Velvet Underground, Rem, Pearl Jam, Beach Boys, Clash, Genesis, Led Zeppelin, Motorpsycho National, Nick Cave, Pink Floyd, Tom Waits, Kinks, Johnny Cash, David Bowie, Eels, Black Sabbath… and many italians as well.»

You’re also a musicians. What have we lost for appreciating you as a writer?

«I swear you: nothing. Five or six hideous songs copied by Afterhours and strummed away with easy chords, nothing else.»

Antother passion that wears you out is called Bologna Football Club. Which the card you keep in your wallet?

«The Bologna official badge. Players go, Bologna remains.»

Who, in the history of this club, the most rockstar player?

«Well, Emanuele Filippini, on account of clear springsteenian reasons. In the past, Domenico Marocchino, who showed a so gifted cosmic boredom noteworthy in a toxic rockstar, then Osvaldo, and currently Zuculini, the pianist.»

Most probably Bologna F.C will be back in serie A (italian football Premier League, note of the translator). I wished I closed with a joke something like: next year 6 points guaranteed for my Milan A.C. But I fear it won’t come this way.

«Exactly. Now that we’re billionaire thank to Joey Saputo, we just have to overcome this little hurdle called Serie B (Second League, note of the translator) then the music is gonna change forever.»

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