66thand2nd: da New York al mondo intero

01Da otto anni i lettori italiani sanno che quando prendono in mano un volume con quel marchio la partita per non farsi rapire dalla storia, dalle vite e dai profili dei personaggi che le animano è perduta in partenza. La 66thand2nd ormai è già un piccolo-grande marchio classico che nell’universo editoriale di questo Paese gli amanti della lettura hanno imparato a riconoscere come unicum. Sport, cronaca, noir, story-telling, memoir, respiro nordamericano, passo africano, cuore italiano: il catalogo è più vivace di un ottimo Beaujolais Nouveau.

Come indica il sito ufficale della casa editrice (www.66thand2nd.com) “il nome è un omaggio a New York. Sixtysixthandsecond infatti è l’incrocio tra la Sessantaseiesima Strada e la Seconda Avenue, a Manhattan, dove gli editori hanno creato il primo nucleo del progetto editoriale di 66thand2nd”. Quella che vi apprestate a leggere è la chiacchierata con Isabella Ferretti, direttore editoriale, nonché co-fondatrice insieme a Tomaso Cenci, della casa editrice romana.

Quale pensa sia oggi il vero tratto che marca la differenza tra la letteratura contemporanea americana e quella italiana?

«Probabilmente l’ampiezza del respiro, della pagina e della storia, anche nei libri che non si fondano sulla trama. Anche uno sguardo più fresco e allo stesso tempo impietoso sulla contemporaneità. Noi italiani siamo più attratti dal passato, forse perché questo presente ci rattrista e demotiva.»

L'incrocio a NYC da cui il nome della 66thand2nd
L’incrocio a NYC da cui il nome della 66thand2nd

E quali gli elementi più significativi che distinguono il mercato degli States da quello del nostro Paese, considerando le altre voci che compongono il mondo dell’editoria e cioè: case editrici, lettori, librerie, saloni del libro…?

«Gli Stati Uniti sono ancora the land of opportunities, la loro crescita lo dimostra. Questo fa sì che una piccola casa editrice equivalente alla nostra possa avere l’aspirazione di arrivare al grande pubblico e realizzarla. Il nostro mercato è competitivo ma in maniera distorta: è difficile creare nuovi spazi di crescita e quelli esistenti sono allocati a grandi marchi affermati nella mente dei pochi lettori nazionali. Il sistema distributivo e promozionale, inoltre, penalizza gli editori indipendenti, non affiliati a gruppi editoriali e dunque nella impossibilità di realizzare economie di scala che, sole, potrebbero permettere loro di conseguire ricavi idonei ad effettuare seri investimenti per la crescita.»

03Il vostro titolo che ha venduto di più? Quanto?

«Suite 200, L’ultima notte di Ayrton Senna di Giorgio Terruzzi che ha venduto in tutto circa 15.000 copie. Se avessimo avuto la possibilità di fare pubblicità e il titolo fosse stato accolto con più entusiasmo nelle grandi catene – ancorate a logiche demotivanti di profitto interno al gruppo – avremmo venduto molto di più.»

Come funziona la vostra attività di scouting?

«La produzione di 66thand2nd è nata con la narrativa straniera, distribuita nelle diverse collane di cui si compone il nostro progetto editoriale. Le scelte sono il frutto di letture, proposte, suggerimenti e un paziente lavoro di accostamento a case editrici straniere e agenti di fiducia. Sul versante italiano invece la casa editrice predilige il lavoro fianco a fianco agli autori, cui commissiona i libri che vorrebbe veder comparire nel proprio catalogo. Accanto a queste “gestazioni collettive”, ascoltiamo anche in questo caso le proposte degli agenti e speriamo sempre di ricevere qualche sorpresa leggendo i numerosi manoscritti che ci arrivano, come è avvenuto nel caso di Massimiliano Boni, di cui pubblicheremo il libro dal titolo provvisorio Solo per un giorno alla fine di marzo.»

Che progetto c’è dietro la proposta delle vostre copertine e, più in generale, del progetto grafico con cui caratterizzate le edizioni?

«Abbiamo un Art Director, Silvana Amato, con cui lavoriamo sin dalla costituzione della casa editrice. Con lei abbiamo dato vita ai progetti grafici della collana Attese – con le illustrazioni di Alexis Rom Estudio – e Bazar – con le illustrazioni di Julia Bienfield, con l’intenzione di mostrare da subito la propensione per un oggetto che rivelasse la nostra cura anche nell’involucro esterno e anzi rendesse quest’ultimo una parte inscindibile rispetto al suo contenuto. Con Bookclub, abbiamo avviato una collana di ispirazione anglosassone in cui ogni libro è destinatario di un progetto grafico a sé stante, per offrire al lettore tanti pezzi unici. Con questa collana abbiamo anche cominciato ad aprirci alla fotografia, riscuotendo un buon apprezzamento da parte dei lettori. La collana Vite inattese reca la firma di Guido Scarabottolo e vuole proporre dei ritratti dell’anima, immagini che il lettore possa immediatamente ricollegare ai grandi campioni di cui si racconta.»

Due o tre cose da fare immediatamente a favore dell’editoria libraria in Italia.

«Aprire il mercato della promozione e distribuzione alla concorrenza, anche dall’estero; mettere a punto un efficace programma di sostegno dell’imprenditoria culturale basato sulla progettualità delle PMI del settore; creare una piattaforma di promozione dell’industria editoriale all’estero, con programmi di finanziamento alla traduzione e all’acquisto diritti; equiparare l’IVA del libro digitale a quella applicata al libro cartaceo; realizzare programmi trasparenti di coinvolgimento di tutte le fasce editoriali nelle attività di istruzione scolastica. …Continua!!! »

Quale il classico americano che sta al centro del suo interesse e della sua passione come lettrice?

«Il Grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald e in generale lo stesso Fitzgerald e Mark Twain.»

E quale il nome nuovo su cui scommettere?04

«Salvatore Scibona. Abbiamo pubblicato nel 2011 il suo romanzo d’esordio, La fine. Non ho mai letto nulla di simile e mi auguro di leggere presto altri suoi scritti.»

Avete pubblicato Bambina Mia di Tupelo Hassman. Romanzo di formazione si sarebbe detto negli anni ’70. Un’esperienza personale molto forte portata alla luce da una sensibilità letteraria fuori dal comune. Troppo presto o fuori luogo scomodare Raymond Carver, John Cheever e Corman McCarthy?

«Tupelo è una scrittrice giovanissima e molto dotata, il cui libro mi ha colpito per l’attenzione alla marginalità (non emarginazione). Tre generazioni di donne doomed, destinate, che vivono in un trailer nella periferia di una anonima cittadina del Nevada, che equivale a qualunque periferia del mondo. Tupelo non ha paura di parlare di quello che succede a una fascia della popolazione che preferiamo non vedere: quella che vive alle soglie della povertà e che fa ribrezzo anche a chi il lunario riesce a sbarcarlo. Abusi sessuali su minori, tentativi di suicidio, speranze dimenticate sugli squallidi banconi di bar anonimi: un monito universale del degrado in cui è costretto a campare chi è nato dalla parte sbagliata della soglia della ricchezza. Carver, Cheever, McCarthy? A me piace pensare a Tupelo Hassman come a una giovane e coraggiosa Pasolini americana.»

Letteratura e sport: avete pescato in tutti i campi delle discipline sportive portando alla luce in Italia titoli di uno spessore narrativo sorprendente. Tre esempi per tutti a totale discrezione di chi scrive: Gli All-Star di Mosé (Charley Rosen), Un giorno triste così felice (Lorenzo Iervolino), The Fan (Peter Abrahams). Ma allora è vero che un “tiro da tre”, una “rabona” e un plot letterario parlano la stessa lingua?

«Sì! La sfida di 66thand2nd è sempre stata quella di dimostrare che sport e intelletto possono andare di pari passo. A giudicare dal numero di editori che prova a buttarsi adesso in questo settore, dopo il successo inaspettato del memoir di Agassi, forse qualcosa di buono lo stiamo facendo anche noi. Soprattutto, nel nostro DNA c’è la voglia di connettere i lettori ai valori di cui lo sport è portatore e la speranza di lavorare con i ragazzi per avvicinarli di più alla lettura.»

PIATTO OATES OK.qxd:Layout 1Avete appena pubblicato, per la prima volta in Italia nel suo testo completo, Sulla boxe di Joyce Carol Oates. Cosa vi ha fatto scegliere di pubblicare il punto di vista di questa grande scrittrice su quel mondo di combattenti feriti da lei stessa definito “crudelmente bellissimo”?

«66thand2nd ha già pubblicato tre libri sulla boxe: Hurricane, Il miracoloso viaggio di Rubin Carter di James Hirsch; Il colosso d’argilla di Budd Schulberg; Il ring invisibile di Alban Lefranc. Sulla boxe prosegue il dialogo iniziato con i lettori sulla nobile arte con una raccolta di saggi, cristallizzati nel tempo, che offrono il punto di vista di uno spettatore d’eccezione. Leggendo le parole della Oates, le statistiche dello sport perdono importanza: ciò che conta è quello che dice lei, come lo dice lei. Sulla boxe è un imperdibile trattato di emozioni e pensieri sul pugilato che rispecchia il modo di sentire della casa editrice su questa disciplina sportiva.»

Dopo il continente nordamericano vi siete aperti all’Africa. Cosa ci dice oggi quella terra dal punto di vista letterario?

«L’Africa è il posto dove le cose accadono in questo momento, un continente complesso pieno di intellettuali e scrittori straordinari. Personalmente rifuggo dall’etichetta ghettizzante della letteratura “migrante” e dalla pervicace localizzazione degli autori africani né sono a mio agio con la definizione di letteratura post-coloniale. Penso che uno scrittore sia bravo oppure mediocre per ciò che scrive, non in base al luogo da cui proviene. Gli autori che scegliamo uniscono il talento narrativo alla capacità di smontare i cliché occidentali sull’Africa e in generale colpiscono i pregiudizi che un certo mondo occidentale coltiva nei confronti del continente africano e dell’Asia. Questi autori, dunque, ci parlano del futuro del mondo.»

Alain Mabanckou (Zitto e Muori) e Florent Couao-Zotti (Non Sta Al Porco Dire Che L’Ovile È Sporco) sono l’esempio di come il crime oggi non abbia più confini e che il Congo valga New York e il Benin pareggi Los Angeles nel potersi mettere davanti a uno schermo e intrecciare un’interessante e divertente storia degna del più tradizionale noir?

«In Africa esiste una solida tradizione del polar, il genere all’intersezione tra poliziesco e noir che si rifà alla letteratura crime/thriller angloamericana, si pensi a titoli come African Psycho di Alain Mabanckou, fino alle sue propaggini scandinave. Ma, come dice proprio Mabanckou, laddove la narrativa nordica si sviluppa attorno alla neve e al gelo, gli scrittori africani di genere ci mettono il sole e l’azione. Ci vorrà un po’ di tempo prima che il lettore italiano riesca ad affiancare ai nostri bravissimi scrittori noir le atmosfere sudate e sanguinose del polar africano, ma ci arriveremo.»

Forse la questione ha già incominciato a stancare, forse è un non-problema: come si pone nella querelle tra libro tradizionale e ebook?

«Noi siamo favorevoli alla diffusione dell’ebook: è un modo alternativo per diffondere la lettura, perché dovremmo essere contrari?»

Perché legge?

«Si può vivere altrimenti? Salvatore Scibona disse una volta: “Se non leggo, dopo un po’ non so più cosa dire”. Trovo che abbia perfettamente ragione.»

 

66THAND2ND: FROM NYC TO THE WORLD

06Italian readers have been knowing for eight years that when they grab whatsoever title of this publishing house it’s a much lost from the beginning not to fall into the story narrated and not to get enchanted by the characters’ lives and profiles which vivify the story itself. Today 66thand2nd is a little-great classic brand which book lovers identify as an unicum in the publishing universe of Italy. Sports, chronicle, noir, story-telling, memoir, North-American breath, African pace, Italian heart: the catalogue is more vivacious than an excellent Beaujolais Nouveau.

As the publishing house official site reports (www.66thand2nd.com) “the name is an homage to New York. As a matter of fact Sixtysixthandsecond is the cross road between 66th Street and 2nd Avenue, Manhattan, where the two publishers created the first nucleus of the project called 66thand2nd”.

Here’s the conversation I had with Isabella Ferretti, the editor in chief and co-founder together with Tomaso Cenci, of the Roman brand.

Which is today the main feature that marks out the difference between contemporary american and italian literature nowadays?

«Probably the dimension of the breath, the page and the story, even in books which are not based on a story line. Also a more lively and ruthless look on contemporary age. Italians are more attracted by the past, maybe because our present makes us sad and disheartnes us at the same time.»

Which are the most remarkable elements that stress the difference between the US and the Italian market considering other elements that form the publishing universe,such as editorial groups, readers, bookstores, meetings, book festivals…

«The US is still the land of opportunities, its growth proves it. This allows a small publishing house like ours to aim for reaching a greater audience of readers and succeed. Our business segment is competitive but in a distorted way: it’s difficult to create new spaces for full development and the existing ones are riserve to great succesful brands known by national readers, which are already few. Moreover our distribution and promotional system have an adverse impact on the independent publishers, who are not affiliated with editorial groups. It is impossibile for them to create economies of scale that enable those publishers to achieve suitable revenues to carry out substantial investments to support economic and professional growth.»

Which is your bestseller and how many copies has it sold?

«Giorgio Terruzzi’s Suite 200, L’ultima notte di Ayrton Senna (Suite 200. The last night of Ayrton Senna) with nearly 15,000 copies. If we had the opportunity to work on an advertising campaign and the title was adopted more enthusiastically by big chains, still attached to discourging reasons of profits, we would have sold many more copies.»

How does your scouting activity work?

«66thand2nd launched its project around foreign fiction its mold, spread throughout its different collections. Our choices are the result of readings, proposals, suggestions, and a very patient trusthworty agents. As far Italian side is concerned we like to work side by side work with authors to whom we commission those books that we wish to be featured in our catalogue. Alongside this collective making , we welcome agents’ proposals and look for good surprises by reading the several manuscripts that we receive. With Massimiliano Boni for example, we decided to publish a book his manuscript which we received with the temporary titled Solo per un giorno (Just for one day) at the end of March.»

Which is the project of your jackets and, more generally, the graphic of your editions?

«We have an Art Director, Silvana Amato, whitwhom we’ve been working from the beginning. Together her we gave life to the graphic project of Attese collection (with Alexis Rom Estudio’s illustrations) and Bazar collection (with those by Julia Bienfield). Our intention was to show immediately our propensity for the book as an object, revealing our care for the external appearence and actually would reveal package as a inseparabile part of the whole content. With Bookclub, we’ve started a colelction anglo-saxon oriented in which each book has its own particular graphic project, so to offer the readers lot of unique pieces. Thanks to this collection we’ve launched into photography, getting a good success among the readers. The collection Vite inattese bears the name of Guido Scarabottolo and it wants to propose some portraits of human soul, images that the reader can immediately apply to the various champions narrated.»

The most urgent things to make promptly in favor of the italian book publishing system.

«Opening the advertising and the distribution market to the competition, also from the foreign countries; tuning an efficient program to support the cultural enterprise based on the planning of the PMI (little and medium companies, note of the translator) working in this branch; creating a platform to promote our publishing industry abroad, with funding programs directed to the translations and the purchasing of the exclusive rights; equalizing the e-book VAT to the one applied to the traditional book; achieving transparent plans to involve each publishing category into the schooling activity. …To be continued!!! »

Which is the classic of US literature you prefer as reader?

«F. Scott Fitzgerald’s The Great Gatsby and, more in general, Fitzgerald himself and Mark Twain.»

And the next big thing to bet on?

«Salvatore Scibona. In 2011 we published his debut novel, The end. I’ve never read anything like that and I wish to read some other stuff by him early.»07

You’ve published Tupelo Hassman’s Girlchild. In the Seventies it would have been defined Bildungsroman. Such a personal and so strong experience brought to light by an out of common literary sensitiveness. Is it still early to compare her talent to Raymond Carver, John Cheever and Corman McCarthy?

«Tupelo is so young, a very talented writer. Her book moved me for the attention she feels toward borderline existence, that is something different from marginalization. Three generations of doomed women who live in a trailer in the outskirt of an anonymous small town in Nebraska, which is the same of any other outskirt of the world. Tupelo is not afraid to talk about what happens to a class of population that we prefer not to look at: the one that lives border to poverty disgusting those who instead usually get by. Sexual child abuses, suicide attempts, vanished hopes on the bleak counter of anonymous bars: an universal warning of the degeneration in which who was born on the wrong side of richness threshold is compelled to live in. Carver, Cheever, McCarthy? I prefer thinking of Tupelo Hassman as a young courageous american Pasolini.»

08Literature and sport: you usually pick up from any sport discipline offering us titles of an astounding narrative profile. I’d mention three examples above all: The House of Moses all-Stars (Charley Rosen), Un giorno triste così felice (Lorenzo Iervolino), The Fan (Peter Abrahams). So, is it true that a three-pointer, a rabona and a literary plot speak the same language?

«Of course! The challenge of 66thand2nd has always been proving that sport and mind can go hand in hand. Considering how many publishing houses, after the unexpected success of Agassi’s memoir, have decided to explore this branch, maybe we can declare that we’re doing something really good. Above all, it’s in our Dna the desire to bring the readers to the values that sport leads to and the hope to work with girls and boys to approach them to the reading.»

Now you publish On Boxing by Joyce Carol Oates, the complete text for the first time in Italy. What made you choose the point of view of this great author about that world of fighter she definined “cruelly beautiful”?PIATTO LEFRANC.qxd

«66thand2nd has already published three titles on boxe: Hurricane: The Miraculous Journey of Rubin Carter by James Hirsch; The harder they fall by Budd Schulberg; Le ring invisible by Alban Lefranc. On boxing continues the dialogue begun with the readers on the noble art thanks to a collection of essays, crystallized in time, that offers a point of view of this particular onlooker. Reading Oates’ words, the stats about this sport loose any substance: what counts is what she says and how she says it. On Boxing is an unmissable essay of emotions and thoughts that reflects the way we feel about this sport.»

After US here it is Africa. What does this land tell us on a literary point of view?

«Africa is the place where things happen now, a complicated continent full of intellectuals and extraordinary writers. Personally, I shy away from the ghetto label called “migrant literature”, I don’t like the stubborn habit to confine to a Reservation the african writers, neither I feel comfortable with the definition of post-colonial literature. I think that a writer is good or lousy because of what he writes and not on account of his hometown. The authors we choose combine a narrative talent with the skill to dismantle western cliches on Africa and they strike all the prejudices that a part of western globe pursues versus the african continent and Asia too. Therefore, these authors speak us about the future of the world.»

mabanckou_zitto_coverxwebAlain Mabanckou and Florent Couao-Zotti are examples about how today crime literature has lost its traditional borders. Congo is as worthwhile as New York and Benin got Los Angeles same breath if you sit in front of a video trying to intertwine an interesting and fun story worthy of the most traditional noir. Do you agree?

«In Africa lives a strong tradition about polar, the genre which intertwines thriller and noir, born from american crime/thriller literature. Let’s think of titles such as African Psycho by Alain Mabanckou to the scandinavian offshoots. And how Mabanckou himself says, where the Nordic literature develops around snow and freeze, african writers of this genre put sun and action. It will take some more time before the italian reader feels natural pulling alongside our terrific noir authors the sweaty and bloody atmospheres of african polar, but we’ll reach this point.»

Maybe the matter has already begun to irritate or maybe is not a problem anymore: how do you stand on traditional book and ebook battle?

«We support the ebook diffusion: it’s an alternative way to spread reading. Why should be contrary to it?»

Why do you read?

«Is it possible to live otherwise? Once Salvatore Scibona said: “If I don’t read, later on I don’t know what to do”. I find he’s perfectly right.»

 

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