Un cavallo di nome America

01Sono passati quasi 45 anni da quando A Horse With No Name arrivò al n. 1 della Billboard Hit 100. Un successo planetario che spinse l’album (America) alle stesse vette. Solo il primo di una lunga serie che avrebbe dato agli America un posto centrale nella storia del rock. Il battito della West Coast in un trio dal sangue (anche) UK. La mia chiacchierata con Dewey Bunnell, voce e chitarra del gruppo. Quale congiunzione astrale è necessaria per scrivere hit come A Horse With No Name, You Can Do Magic o Survival? «Questa è una domanda molto difficile alla quale rispondere. Scrivere canzoni non è una scienza, è soprattutto questione di essere in uno stato mentale favorevole alla trasposizione di pensieri ed immagini in canzone. Quanto vorrei sapere la formula esatta!» Tre anni fa pubblicaste Back Pages, disco di cover di autori che vi hanno influenzato lungo la vostra carriera. Tra questi Bob Dylan. Chi è oggi, secondo voi, l’ex Mr. Zimmermann? «Un artista unico, tutt’oggi ancora difficile da definire. È davvero dura etichettare le sue canzoni e la sua persona, così come i suoi libri e i suoi concerti dal vivo. Direi che Dylan è un enigma.»02 Che rapporto avete oggi con le vostre hit? Pensate che in qualche modo vi abbiano tolto qualcosa nella memoria del pubblico? «È difficile descrivere un inizio di carriera così incredibile, ma eravamo giovani e sicuri di noi, sentivamo che sarebbe dovuto accadere. Abbiamo stabilito un legame con il pubblico della nostra generazione e ci sembrava di avere la strada spianata per continuare a fare la nostra musica. Ed eccoci ancora qui, 44 anni dopo.» 05Pete Townshend disse che piuttosto di suonare a 30 anni My Generation si sarebbe augurato la morte e Mick Jagger disse che proprio non si vedeva a 40 anni cantare Satisfaction; Dylan a un certo punto si rifiutò di suonare Blowin’ In The Wind perché non la sopportava. Le cose sono andate poi diversamente. Che effetto vi fa oggi suonare dal vivo A Horse With No Name? È rimasto ancora qualcosa di misterioso dentro questa canzone che vi sorprende quando la eseguite? «Strano a dirsi ma non mi reca alcuna preoccupazione suonare quella canzone ogni sera, fino a quando non ce la faccio più fisicamente. Adoro vedere il pubblico cantarla insieme a noi con i volti sorridenti. A Horse With No Name è stato l’inizio di tutto quanto, è il nostro brano preferito da suonare live. Ma ovviamente, io non sono Townshend, Jagger o Dylan.» 03Anni fa Gerry Beckley affermò che gli ingredienti del sound degli America si traducevano sostanzialmente in questo esempio: gli italiani sono profondi fan della musica da ballo, amano le ballate e hanno un cuore romantico. Lo stesso vale per il Far East. Siete sempre dello stesso parere? «Credo che la nostra musica abbia molti di questi elementi e i fan italiani rispondono sempre di conseguenza.» Come giudicate la scena musicale americana oggi? «Ogni generazione ha i suoi grandi artisti e la sua grande musica. Rispetto al passato non ne ascolto molta di nuova, ma ci sono sempre fantastiche canzoni che vengono scritte e suonate.» Qual è la vostra posizione sulla rivoluzione epocale che riguarda il modo di fruizione della musica oggi? «Se ti riferisci alla tecnologia, credo che abbia i suoi lati positivi e negativi. L’accesso ad una grande varietà di musica attraverso lo streaming e la radio satellitare è incredibile, ma io sono rimasto all’antica, mi manca tenere un album o un cd in mano e leggere le note di copertine o guardare le foto.»04 Meno CD venduti significa più attività live. Un bene o un male? «Per noi è molto bello poter suonare dal vivo. Sentiamo un contatto immediato con il nostro pubblico e avvertiamo la reazione in tempo reale. Fare concerti significa comunque viaggiare molto, il che a volte può essere sfiancante.» In Italia partecipaste nel 1990 al festival di Sanremo con Last Two Dance, versione inglese di Io Vorrei di Sandro Giacobbe. Che idea vi faceste di questo carrozzone musicale che in Italia da sempre riesce a dividere in due la popolazione tra chi lo apprezza e chi lo detesta? «Ci è sempre piaciuta l’esperienza vissuta al Festival di Sanremo, ma non è un qualcosa con il quale abbiamo a che fare ogni anno come il pubblico europeo.» (intervista adattata dall’originale precedentemente pubblicata su www.mescalina.it)   A HORSE CALLED AMERICA 06 Nearly 45 years passed since when A Horse With No Name got n. 1 at Billboard Hit 100. A worldwide hit that pushed the album (America) to reach the same position. The first of a long series which would put America at the heart of rock history. The West Coast beat in a trio with also UK blood. This is mine chat with Dewey Bunnell, the band’s singer and guitar. What kind of aligning of stars does it take to write such great hits like A Horse With No Name, You Can Do Magic or Survival? «That is a very difficult question. Song-writing is not a science so it is a matter of being in a state of mind that is conducive to putting thoughts and images into song. I wish I knew the exact formula!» In 2011 you released Back Pages, an album of cover songs from artists that influenced you throughout your career. Among them is Bob Dylan. In your opinion, who’s the ex Mr. Zimmermann today? «He is a most unique artist who continues too hard to pin down. His songs and his person, along with his books and live performances are hard to categorize. I would say he is an enigma.»07 What the relationship between you and your hits? Do you think they have somehow taken something out of the audience’s memory? «It is hard to describe such an incredible beginning, but we were young and self-assured so we felt like it was meant to be. We had connected with the audience of our generation and felt like we had the green-light to continue making our music. And here we are, 44 years later, still doing it.» 08Pete Townshend once said that he would have rather been dead than playing My Generation at age 30 and Mick Jagger said there was no way he could see himself singing Satisfaction at 40; Dylan refused to play Blowin’ In The Wind at a certain point because he couldn’t stand it anymore. Things turned out differently. How do you feel about playing A Horse With No Name today? Does it still have a certain mystery about it that surprises you when you play it? «Oddly enough I have no concerns about playing that song every night until I cannot physically do it anymore. I love seeing the audience sing along with smiling faces. A Horse With No Name was the beginning of everything for us, it’s our favorite song to play live. But of course, I am not Townshend, Jagger or Dylan.» Some years ago Gerry Beckley said the ingredients of America’s sound could be summed up by this statement: Italian people are great fans of dance music, they love ballads and have a romantic heart. The same goes for the Far East. Are you still of the same opinion? «I think our music has many of those elements and the Italian fans always respond accordingly.» What do you think of today’s American music scene?09 «Every generation has some great artists and music. I do not listen quite as much as before to new music, but there are some fantastic songs always playing.» What is your opinion of the revolutionary ways in which music is enjoyed nowadays? «If you mean the technology, I think it has it’s positives and negatives. The access to a wide variety of music through streaming and satellite radio is incredible, but I am old-school in the way that misses holding an album or cd and reading the liner notes and looking at photos.» Less record sales means more live shows. Good or a bad thing? «It’s very good for us to be able to play live. We feel an immediate connection to our audience and sense the reaction in real time. Live shows mean a lot of travel, however, which can be exhausting at times.» 10In 1990 you played at the Sanremo Festival with Last Two Dance, the English version of Sandro Giacobbe’s Io Vorrei. What did you think about this music event that’s always split opinion between those who appreciate it and those who hate it? «We always enjoyed the experience of playing the San Remo Festival, but it is not something we are exposed to every year like the European community.» (adapted from a previously published interview by www.mescalina.it)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...