Di quando i Led Zeppelin entrarono nell’immortalità

01Il mondo ne venne a conoscenza il 5 ottobre 1970. Le registrazioni presero da gennaio ad agosto. Un’intera batteria di energia che viaggiò a 300 km/h lungo le autostrade senza curve della creatività e che si schiantò in un unico punto facendo esplodere il grande aleph, il big bang dell’arte musicale dei Led Zeppelin.

Since I’ve Been Loving You non è una canzone. Non è un pezzo rock con anima blues. Non è l’incastro di due liquidità, la musica e la voce, che sciolgono note e parole in un bollitore magmatico che si rovescia addosso all’ascoltatore. È un grido di vita che riduce a brandelli lo stomaco e piega il cuore come se non ci fosse un domani all’orizzonte, dopo aver scoperto che il meglio di sé non ha impedito al passato di diventare pura cenere.

Vuote le osservazioni di quei cronisti che camminano incapaci di sollevare lo sguardo dal terreno. Che Since I’ve Been Loving You non fu così grande se, prevista per l’album precedente, le venne preferita Whole Lotta Love; che paga qualcosa più di un tributo a Never dei Moby Grape da assorbirne addirittura l’attacco lirico seppur girato nel suo primo verso; che quel lose my worried mind lo aveva già cantato Lucile Bogan o che il riff di partenza annusa l’aria di New York City Blues degli Yardbirds pre Jimmy Page.02

Questi sette minuti e ventiquattro secondi consegnarono i Led Zeppelin all’immortalità. L’Hammond di John Paul Jones, il basso a pedali che suona contemporaneamente, lo struggimento che scende a grappoli dalla Les Paul di Jimmy Page il cui assolo emozionalmente doloroso leggenda vuole venne alla luce in una volta sola e chiese una sola volta per consegnarsi alla registrazione. Page mette in scena una preghiera, la sua Ave Maria di Gounod, il suo Requiem di Mozart.

03E poi la voce. Quel misto di ambrosia e rhum per volontà divina. Robert Plant. Bello come solo il sole sa essere. La voce che segue la progressione della musica che parte lenta, poi scappa, poi rallenta per scattare di nuovo. La voce entra in un luogo che non è affatto un luogo naturale. Plant sembra accorgersene fin dalle prime battute con quell’“oh” che anticipa la strofa d’apertura. “Oh, aspettate un attimo, non facciamo scherzi, ascoltate la storia di un tizio a cui è stato strappato il suo tempo”.

Lo vediamo che lavora dalle sette alle undici tutte le sere e che il lavoro rende la sua vita pesante. La ragione ci imporrebbe il contrario, Robert Plant non può lavorare. Invece siamo già scivolati nel racconto. Dell’amore per una donna che fa perdere la testa, tormentata al di là dei tradimenti. Il tradimento che ci confessa percepito attraverso un altro suono. La porta di casa che lui apre e in contemporanea il suono di quella del retro che si chiude.05

A nulla è valso essere il campione dei folli per vedersi sgretolare la propria vita. Al limite ci si può ubriacare, fumare due pacchetti in una sola serata o piangere. Il protagonista ci dice di avere pianto. Le sue lacrime cadevano come pioggia. Non le sentiamo cadere?

 

ABOUT WHEN LED ZEPPELIN GOT INTO IMMORTALITY

06The world knew it on October 5th, 1970. The recordings took upfrom January up to August. An whole battery of Energy which travelled 300 km/all along the highways with no bends of creativity and which crashed in just one point making the great Aleph, the Big Bang of Led Zeppelin’s musical art esplode.

Since I’ve Been Loving You’s not a song. It’s not a rock tracks with a blues soul. It’s not the joint of two liquidness, music and voice, that unleash notes and words into a magmatic kettle that spill on the listener. It’s a howl of life which tears the stomach apart and folds in half the heart as a tomoroww wouldn’t rise at the horizon, after the findness that the best of us didn’t prevent the past to turn into ash.07

Totally vacuum the remarks of those reviewers who walk unable to lift their eyes from the ground. That Since I’ve Been Loving You was not such a high point because, provided for the previous album, the four Zeps preferred to release Whole Lotta Love; that it pays something more than a tribute to Moby Grape’s Never even to replay the lyric start even though oveturned in the first verse; that that lose my worried mind had already been written by Lucile Bogan or that the beginning riff smells the air of Yardbirds’ New York City Blues pre-Jimmy Page.

Thes sevn minutes and twenty-four second led Led Zeppelin to immortalità. John Paul Jones’ Hammond, the pedal bass he played simultaneously, grieving that clustered falls from Jimmy Page’s Les Paul whose emotionally grievous solo came to light, the legend says so, out of the blue and in just one time to be recorded. Page stages a prayer, his personal Gounod’s Ave Maria or Mozart’s Requiem.

10Then finally the voice. That blend of ambrosia and rhum, gift of God. Robert Plant. Beautiful like the sun. The voice that follone the progression of the music which starts slow, then runs away, then slow down just to burst forth again. The voice gets into a place that is such an unnatural place. Plant seems to become aware about that since the first bars with that “oh” that brings forward the beginning stanza. “Oh, wait a minute, let’s not joke, listen to the story of this guy whose time has been torn off”.

We seem him working from seven to eleven every night, we watch his work making his life so heavy. Reason would tell us just the contrary, Robert Plant can’t work. But we’ve slipped into the tale. His love for a woman who makes his worried mind lose, worried beyond the treason. The treason he tells us about, perceived by another sound. The front door he opens and simultaneously the back one slamming.09

Nothing mattered to be the best of fools to see our life crumbled. It’s possible to get a booze, smoking two packs of cigarettes in just one night or crying. The protagonist tells us he cried. His tears fell like rain. Don’t we hear them falling?

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