Una vita dentro una canzone – 19: The Bottomless Hole (The Handsome Family)

01Non chiedetemi che nome porto. Non me lo ricordo. Ero un po’ come tutti. Venivo da un certo posto, Ohio mi pare di ricordare, una moglie e dei bambini che insieme alla nostra casa facevano la mia vita. Anche un’auto con degli ottimi pneumatici, ma forse questo non importa granché.

C’era quel buco scuro, così profondo da non vedere la fine. Dietro al granaio. Vi buttavamo qualunque cosa. Spazzatura, rimasugli di cucina. Perfino pezzi di trattore e cadaveri di mucche. Buttavamo giù e non sentivamo il tonfo arrivare. Non arrivava mai. Come se l’oggetto continuasse a viaggiare giù nel profondo.

Fu quella buca nera a portarmi lontano da casa. Dovevo capire cosa succedeva là dentro. La notte era come se mi prendesse l’ansia. E se fosse un buco senza fondo? E, detto tra noi, iniziavo ad avere noia del mondo. Con tutto il rispetto della mia consorte e dei miei figli, anima della mia anima. Ma voi dimenticatevi questo.

La sera non aveva ancora spento la luce. Andai al buco. Lo fissai per non so quanto tempo. E così decisi. Ormai la mia mente era là dentro. Mia moglie non è che fosse proprio dell’idea, ma non ebbe il coraggio di contrastarmi. «Le corde!» le dissi come ridestandomi da un sonno ipnotico. 02

Le tirammo fuori e in più portammo fuori perfino una vasca arrugginita. Costruimmo una biga. Be’, qualcosa che la ricordava. Avrei viaggiato per quel buco come su una carrozza. Mi misi dentro e mia moglie iniziò a buttare giù corda. Iniziai a scendere oscillando, sbattevo da una parete all’altra. Però colpo dopo colpo era un pezzo di abisso sempre un po’ più scuro. Poi anche l’ultima corda si tese dritta e io e la mia biga calammo diritti in attesa della fine.

03Niente, non arrivava. Il fondo non arrivava mai. Stavo calando troppo piano? Sarà stata una pazzia, ma estrassi il mio coltello e tagliai l’ultima corda. Un po’ di spinta, dai. Dissi addio a mia moglie, ai miei figli, alla mia casa, al granaio e all’auto con quegli eccellenti pneumatici. Giù, libero nella galleria maligna.

Sto ancora cadendo. Io, la biga e il vuoto. Il tempo mi pare morto. Possibile tutto questo? No, finché il fondo non arriverà e io non ci sbatterò finalmente contro non crederò mai di precipitare dentro a un buco senza fondo.

 

 

A LIFE WITHIN A SONG – 19: THE BOTTOMLESS HOLE (THE HANDSOME FAMILY)

04Don’t ask for my name. I don’t remember it. I was nearly like you all. I would come from a certain place, Ohio I guess, had a wife and children too who with our home made my life. A car as well,with good tires on, but I think it doesen’t matter so much.

There was that dark hole, so deep with an invisible bottom. Behind the barn. We used to fill it with everything. Garbage, kitchen scraps, dead cows and even tractors broken. We’d throw them down without ever hearing the thud coming up. It never came up. Just like the object would go on travelling into the abysmal.

It was that black hole to drag me far away from home. I had to know what was happening in there. I used to be cought by anxiety in the night. And if it were a bottomless hole? And, so to speak, I already would start to be bored to tears about the world as I knew it. Not to disrespect my wife and my children, soul of my soul. And you do forget this.

That night I hadn’t turned off the light yet. I went to the hole. I stared at it, I can’t say how long. And so I decided. My mind was already in there. Well, my wife, I can’t say she was really favorable, but she didn’t feel like opposing me. «Let’s get out the ropes!», I told her as awakening from an hypnotic state.

05We got the ropes out and, more than this, we carried a rusty tub. We built a chariot. Well, something that looked like a chariot. I would have travelled through that hole as into a carriage. I got into and my wife began to feed me down the ropes. I started swinging and bumping on the walls. Each bump was a piece of the abyss become darker and darker. Then even the last rope pulled tight and my chariot and me sank straight waiting for the end.

Nothing, the bottom was not coming. Never. Was I sinking too slowly? Maybe it was a foolish thing to do, but I got my knife out and cut loose from the last rope. A little bit of push more. I told goodbye to my wife, my beloved children, my home, the barn and that car with those good tires on. Down, free into that evil gallery.

I’m still falling. The chariot, the vacuum and me. Time seems dead to me. Is it possible this all? No, until the bottom will appear and I’ll hit it, I’ll never believe to fall on a bottomless hole.

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